“Non ha molta importanza cosa avete pensato, creduto, sentito o fatto in precedenza.
Questo è un nuovo giorno.”
Cheri Huber
Perdonare non è semplice, soprattutto quando nasci con una specie di misuratore interiore che rileva la minima variazione sul tema, a proposito della correttezza.
Sai essere inflessibile con te stesso … e quindi lo richiedi agli altri, con la grossa responsabilità poi di faticare sia a farti accogliere nella tua modalità, che nei tuoi pensieri.
Ma perché a volte siamo così puntigliosi?
E come mai ci sono persone molto “alternative” nel rispetto??
Non è forse un qualcosa di universale?
E se la correttezza appartiene all’Universo, perché non lo siamo tutti e sempre?
Sia chi applica la correttezza, che chi se ne dimentica faticano in due diverse modalità, ma faticano
C’è una storiella zen, veramente carina per partire insieme oggi a riflettere
Il Signore Buddha aveva un cugino perverso che si chiamava Devadatta, che era sempre geloso e determinato a screditarlo.
Un giorno, mentre il Buddha camminava tranquillamente, Devadatta gli gettò una pietra molto pesante con l’intenzione di porre fine alla sua vita.
Tuttavia, la roccia cadde accanto al Buddha senza toccarlo.
Il Buddha vide quello che era successo, ma impassibile, continuò a camminare sorridendo.
Alcuni giorni dopo, tornò di nuovo ad incontrare Devadatta e lo salutò calorosamente.
Molto sorpreso suo cugino gli chiese:
“Non sei arrabbiato?”
“Ovviamente no!!!”, rispose il Buddha.
Senza nascondere il suo stupore, Devadatta gli chiese il perché …
Buddha rispose:
“Perché tu non sei più quello che ha lanciato la pietra e io non sono più quello che stava lì quando questa gli è caduta accanto.”
“Perché tu non sei più quello che ha lanciato la pietra” risposta che fa davvero riflettere.
E’ proprio questo lo step che fatichiamo a cogliere e a fare nostro e che ci permette di applicare l’Amore incondizionato, senza giudizio
Coloro che hanno consapevolizzato la transitorietà della vita e degli accadimenti, non restano legati alle cose e quindi riescono più facilmente ad applicare ed essere perdono, infatti anche Buddha dice di sé: ”… io non sono più quello che stava lì…” ed usa in maniera molto consapevole la terza persona, per indicare la sua estraneità a quell’episodio.
Se sappiamo amare, tutto per noi è perdonabile, da qualunque parte ci troviamo.
Restare legati all’accadimento e all’odio, al rancore ed al risentimento che ne scaturiscono, è molto pericoloso in quanto sono proprio questi sentimenti che alla lunga creano le nostre malattie più nefaste, perché le energie, che vengono dal rancore, si bloccano dentro il nostro corpo umano e lo aggrediscono.
Le emozioni negative ci impediscono, infatti, la piena guarigione, come può succedere, per esempio, dopo un incidente stradale, magari provocato da altre persone, in cui siamo rimasti coinvolti o di cui siamo stati gli artefici.
Una cosa molto frequente è rimanere zoppi.
Siamo rimasti talmente sconvolti dall’accaduto, che non riusciamo più a ritrovare il nostro equilibrio, anche fisico, e il corpo lo manifesta claudicando: egli esprime solo il nostro disagio interiore verso i fatti e le persone coinvolte, che reputiamo ingiuste nei nostri confronti.
Non sto parlando di giusto o sbagliato, ma di dati di fatto.
È di fondamentale importanza allora, essere consapevoli che la vita è in continua evoluzione e cambiamento e che le cose non sono mai le stesse e noi dobbiamo concedercelo, per cambiare le situazioni, oltre che noi stessi.
Per vivere e crescere veramente è necessario lasciarsi alle spalle le cattive esperienze del passato, sia che siano state generate da noi, verso gli altri, o dagli altri verso di noi
Ecco allora che scatta, o meglio entra in gioco, il perdono, grazie al quale riusciamo e possiamo liberarci dal risentimento, quel veleno che ci contamina l’Anima e mina le nostre giornate.
Perdonare, letteralmente significa “donare per” …
Noi pensiamo che sia fare un dono all’altra persona coinvolta, mentre in realtà è UN DONO PER NOI STESSI, che altrimenti subiamo oltre il danno, anche la beffa.
Perdonare è allora permettersi di andare avanti sul Sentiero evolutivo della consapevolezza, è scegliere, e un farsi un regalo bellissimo.
Sì, ma COME possiamo IMPARARE A PERDONARE?
Ognuno di noi, almeno una volta nel corso della propria vita, ha provato “la gioia Infinita” e lo dico con un briciolo di ironia, di essere ferito da un’altra persona con parole e/o gesti, o azioni.
E’ un sentimento spiacevole, che ci turba non poco, soprattutto quando avvertiamo che siamo stati “volontariamente”, presi di mira dal nostro Devadatta di turno, il quale, con un pizzico di cattiveria e una spolverata di malvagità, tenta di schiacciarci con un bel pietrone.
Dopo il lancio, la fiducia dentro ci si insozza, mentre il dolce equilibrio interiore si spezza, qualcuno direbbe irrimediabilmente, e magari arriviamo al proposito di troncare con tutto e tutti e di modificare completamente le nostre modalità relazionali, perché essere gentili, sembra non portare a nulla di buono.
In realtà non è così!
Sarebbe veramente così, se tutti arrivassimo a fare i Devadatta di turno …
Il cuore è sfregiato, da un brutto episodio, magari un po’ indurito, ma batte ancora.
“Ingiusto! Ingiusto! Ingiusto!” , pensiamo e ripensiamo
L’intensità del dolore, che proviamo in queste circostanze, ci aggrappa al nostro ideale di giustizia ed ingiustizia, così lo lasciamo radicare nel nostro animo, diventare insopportabile e lo portiamo con noi ovunque, molto a lungo e lo distribuiamo poi, a nostra volta, indistintamente a tutti.
Entriamo in un circolo “poco virtuoso”, in cui, non riuscendo a non vedere il sasso lanciatoci, proviamo prima il dolore, poi le varie sofferenze ad esso legate, poi del rancore, … emozioni, insomma, tutte strettamente connesse e prodotte solo dai nostri pensieri, scaturiti dalle ferite, che gli altri ci hanno inferto.
Si genera una condizione generale di sfiducia e varie dinamiche che ci portano sempre più a fondo: abbiamo difficoltà a coltivare le relazioni e ad aprirci a nuove persone, oppure e a nuove situazioni ed esperienze.
Siamo agitati, bui e ora diamo poca fiducia anche alle persone solari, perché pensiamo che esse abbiano n mente a loro volta di tirarci qualche altro brutto scherzo.
Il dolore è ormai il nostro compagno e ci distrae dal lavoro e dalla famiglia e da ogni nostra passione.
Tutto il nostro entusiasmo risulta soffocato.
Siamo in una spirale in discesa, tremenda, vorticosa, come un mulinello …
Rabbia e dolore, sono predominanti, e ci fanno perdere l’opportunità di godere in pieno delle gioie della vita e di saperci esprimere come individui unici, al meglio delle nostre possibilità.
Stiamo forse perdendo l’opportunità di crescere e di aiutare il prossimo a crescere?
Cosa dobbiamo fare?
LASCIARE ANDARE!
Abbiamo, semplicemente e faticosamente, bisogno di imparare a lasciare andare e per poterlo fare dobbiamo attivarci per imparare a perdonare, per apprendere la capacità di perdonare, per muovere oltre il dolore e la sofferenza e riacquisire così la nostra piena felicità.
Faticoso?
Beh, dipende da come ci “educhiamo e ci attiviamo”, perché siamo gli unici responsabili di questo processo.
Provare per credere!
Ognuno di noi ha l’opportunità di provare sulla sua pelle come il perdono sia in grado di migliorare la sua, la nostra esistenza da tantissimi punti di vista, per esempio, rendendo più intense e autentiche le nostre relazioni, restituendoci la serenità, l’equilibrio e l’armonia.
Saper perdonare ci cambia e cambia la nostra esistenza; perdonare NON SIGNIFICA PERDERE IL SENSO E LA MEMORIA DI QUELLO CHE E’ STATO, cancellare integralmente il passato o dimenticare l’evento e la persona che hanno causato il nostro dolore, così come non significa neppure che l’altra persona cambierà il proprio comportamento, questo del resto dipende da lei e solo da lei, non è sotto il tuo controllo.
Perdonare significa semplicemente lasciare andare il dolore e la rabbia, significa muoverci in direzione dell’AMORE INCONDIZIONATO UNIVERSALE, verso un modo di essere più armonioso e confortevole.
Non è facile, ma IMPARARE A PERDONARE E’ POSSIBILE.
COME?
Ecco qualche semplice consiglio da parte dei nostri Meravigliosi Amici Arcangeli, in particolare di Uriele:
1 Voglia ed impegno.
Per farlo ricordiamoci che dobbiamo volerlo e sceglierlo.
Non impareremo a perdonare nel giro di due secondi, perché riuscire a lasciare andare il proprio dolore e la propria rabbia richiede tempo, anche perché tendiamo a ripercorrere mentalmente l’accaduto, quindi a creare dei rinforzi
Allora, bisogna impegnarsi, farne una necessità e al tempo stesso una priorità.
Riconoscere che è ORMAI GIUNTO il tempo di abbandonare il dolore che ci sta ferendo.
- Valutare i pro e i contro.
Quali problemi ci sta procurando questo dolore?
In genere ci rende irritabili e ci porta a compromettere le relazioni con il nostro prossimo, magari influendo negativamente anche sul nostro lavoro.
In genere il dolore ci ostacola nell’inseguimento dei nostri sogni e ci impedisce di diventare persone migliori.
Felici?
Per nulla, anzi
Allora, cosa fare?
Focalizziamo tutti questi aspetti e realizziamo che abbiamo davvero bisogno di un cambiamento.
Per rendere più proficuo il tutto, dobbiamo provare ad immaginare i benefici che otterremo anche noi, come promotori del perdono, dal perdono stesso
Perdonare come ci fa sentire? Più felici?
Ottimo!
Sentiamo il passato ed il dolore più lontani e meno intensamente presenti?
Eccellente!
E le relazioni?
Di nuovo più tranquille e spontanee?
Meraviglioso
Allora, dopo aver immaginato, NON VALE LA PENA PASSARE ALL’AZIONE?
A noi l’ardua sentenza e di conseguenza l’azione.
3.Scegliere!
Non abbiamo assolutamente la possibilità di controllare né i pensieri né le azioni degli altri, ma possiamo decidere di avere il controllo di tutte le nostre azioni e prima ancora dei nostri pensieri.
Sta a noi decidere cosa fare, dopo l’aggressione dell’altro.
Procedere come Buddha e quindi optare per il perdono, oppure scegliere il rancore, la vendetta, la rabbia, la parte buia che ci suggerisce di agire con le stesse modalità.
Possiamo, anche come ho detto, decidere di lasciar scivolare via il dolore, quindi di abbandonare la rabbia e muovere oltre, offrendo “il dono” a noi stessi e di conseguenza all’altro/altri.
Uscire dal vortice o permanervi e intensificarlo?
Noi abbiamo questo potere e ci compete solamente imparare ad esercitarlo.
- Mettersi nei panni dell’altro, uscire dal sé, curando la ferita!!!
L’empatia, un qualcosa che a livello animico pratichiamo e sperimentiamo con naturalezza e a livello terreno smarriamo.
Proviamo a decentrare la nostra attenzione, tutta puntata sul danno, sull’aggressione, sul torto subito e a calarci nei panni del prossimo.
Ci verrà spontaneo chiederci:
“Perché l’ha fatto?”.
Proviamo a considerarlo come una persona normale, non malvagia, ma semplicemente una persona che ha agito per un certo motivo, sbagliando.
Cosa lo ha spinto ad agire così?
Mettiamoci sulla sua traiettoria e quindi vedremo le cose secondo la sua prospettiva …
Come può essersi sentito mentre prendeva quella decisione e passava all’azione?
Si sentirà bene?
Non dobbiamo darle ragione, ma cercare di vedere il lato B, il lato oscuro della situazione
Quando agiva in quella maniera, cosa ha provato subito dopo? E come si sente ora?
Si tratta di comprenderne la sua posizione e cercare di provare empatia nei suoi confronti.
Un altro aspetto che credo funzioni a meraviglia, almeno vedo che fa quadrare i conti, è quella di immaginare fisicamente il torto come fosse un taglio, una ferita.
Quando un oggetto ci taglia, di cosa ci preoccupiamo?
Del coltello affilato o della ferita?
Credo proprio, tranne che non abbiamo qualche venerdì spostato, che ci venga spontaneo prenderci cura in tutti i modi necessari, della nostra ferita.
Perché non facciamo la stessa cosa dopo “un ferimento” di altra natura?
Continuando a pensare all’aggressore e al suo agire, è come ripercorressimo con la mente il fatto in sé, e continuassimo a maneggiare il coltello, anziché bloccare la fuoriuscita di sangue e lavare e disinfettare nostro taglio.
La ferita deve essere disinfettata e in qualche modo o suturata o comunque bendata o protetta.
Le nostre “energie curative” devo essere rivolte a noi, non all’oggetto che ce le ha procurate.
La stessa cosa con un’offesa.
Dobbiamo sanarci e usare le nostre energie per questo, non passarle all’altro, all’oggetto agente che ce le ha procurate.
L’altro è solo uno strumento.
E come possiamo curare la nostra ferita?
Non lasciando che s’infetti, quindi, evitare tutte quelle azioni che ci possano portare altro dolore e situazioni pericolose, incancrenenti.
Se il perdono disinfetta e ci fa stare bene, usiamolo!
E’ il nostro laccio emostatico, il nostro disinfettante, il cerotto o i punti per la sutura
5.Cogliere le nostre responsabilità.
Pensiamo sempre alla ferita, che ci ha procurato uno spigolo contro il quale abbiamo cozzato, un coltello affilato, oppure un paio di forbici o altro …
Quali responsabilità abbiamo in merito a quanto successo???
Potevamo evitare?
Come?
Possiamo non avere nessuna responsabilità?
Qui non dobbiamo assumerci tutto il peso o scaricarlo tutto sull’altro, ma cercare di fare luce sull’accaduto.
Per esempio il non aver chiuso lo sportello della cucina, può aver contribuito a farmelo poi colpire
Dobbiamo arrivare a realizzare che non siamo solamente delle vittime, ma individui responsabili in grado di cogliere la successione dei fatti e se ci sono, ammettere i propri errori.
6.Sto nel qui e ora.
E adesso??
Il taglio c’è e tutto quello che doveva succedere, per qualche strano motivo è stato e non si ripeterà più, se non nella nostra mente ostinata, che in questo modo risveglia le stesse emozioni e le medesime sensazioni provate durante l’incidente, chiamiamolo così.
Ripensare, rielaborare servirà solo a procurarci una dose elevata di nuovo dolore, rabbia, ansia, infelicità e tantissimo stress …
Rientriamo allora nel presente!
Quel che è stato è stato!
Focalizziamoci sul presente.
Cosa ci sta succedendo ora?
Ci fa male il “taglio”, ma siamo dopo tutto incolumi.
Un taglio non è niente, dopo tutto e si rimargina in fretta, se ce ne occupiamo bene, velocemente e lo vogliamo.
Come ci sentiamo?
Potremmo anche pensare:” Che poteva andarci peggio!”
Quale gioia, quale piacere possiamo ancora trovare e provare in questo istante?
Ci sono persone che maledicono questo e quello, dopo un incidente
Non pensiamo mai, che avremmo potuto non uscire mai più da quelle lamiere?
Qualunque cosa ci sia accaduta, ricordiamoci che abbiamo vicino degli Angeli Custodi e quel che è accaduto è stato in gran parte attutito, come fossimo stati sostenuti dall’airbag di un’auto ( il nostro Angelo).
Proviamo e concediamoci ancora la gioia nella vita nel nostro nuovo qui e ora, così come si presenta, con le ginocchia escoriate, la lingua tagliata, un braccio fratturato o altro, ma ci siamo e quindi smettiamola di rovistare nel passato.
Quando la nostra mente si riaggancerà al passato, e questo prima o poi accadrà, magari con il supporto di qualche conoscente o un amico che rivangherà la bruttura di quanto ci successe, ( perché siamo “masochisti nati e ben allevati in questo modo”), gentilmente, ma con fermezza rientriamo e riposizioniamo la nostra attenzione sul momento presente, sul qui ed ora.
- Consentiamo e diamo il benvenuto di nuovo alla pace.
Non siamo sicuramente il Buddha, ma se abbiamo fatto i 6 passi precedenti e abbiamo capito che amare la nostra ferita e quindi noi stessi, dipende dal lasciar perdere ciò che ci ha procurato il male, concedendogli il “dono” di andare lungo il suo cammino, come Devadatta, riammettiamo nella nostra esistenza la Pace.
Concentriamoci sul respiro, sul Chakra cardiaco, sul presente
Immaginiamo che ogni espirazione trascini via con sé una parte di quanto è successo, del nostro sgomento, del dolore, della paura passata, e di vedere il nostro corpo ora sempre più leggero, la mente più pulita e il cuore radioso, luminoso.
Immaginiamo che ogni inspirazione riversi in noi un oceano di luce, di pace, colmandoci della sua calma immensa, della sua serenità ed armonia e tutto sarà nuovo, meglio di prima.
Lasciamo andare il dolore e il passato.
Impariamo ad accogliere la pace nella nostra vita, lei è qui, proprio ora, nel nostro presente.
Siamo viviiiiiii!
- Siamo amorevoli!
Ora perdoniamo anche quella persona e realizziamo che attraverso il perdono stiamo evitando alla nostra ferita di infettarsi, quindi stiamo consentendo a noi stessi, già provati poco fa, per l’accaduto, di riprenderci, di saper andare oltre, di tornare ad essere felici perché ce lo MERITIAMO.
Ogni Perdono è un regalo che offriamo prima di tutto a noi stessi.
Siamo empatici nei confronti di quella persona e auguriamole che possa solo essere felice, affinché non faccia più queste cose.
Lasciamo che l’amore incondizionato, che non aspetta nulla in cambio, si espanda dentro di noi e intorno a noi, dando frutti nuovi.
Avvertiamo tutta la pienezza della nostra Vita e la grandezza che ci lega in profondità agli altri.
E’ questo l’Amore!
E’ seguire il filo, che ci tiene nonostante tutto uniti tra di noi
E’ scegliere di essere e fare la differenza, amando semplicemente il prossimo, non importa se si sono comportati da sportello, forbici, coltello, o altro
Io mi curo e amo.
Tu scegli per TE STESSO, perché la responsabilità di ciò che fai è TUA E SOLO TUA e prima o poi ne pagherai il pegno se continuerai così
Con amorevolezza, Ti degli Angeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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