Il Perdono

Il Perdono è un’Azione Amorevole, dispensata e sostenuta soprattutto dalla Fiamma Violetta per i bisogni specifici dell’Umanità

Perché bisogni specifici? Perché è qui sulla Terra che si è reso manifesto il bisogno di Perdonare.
In altre Dimensioni Superiori, dove non esiste la densità generatasi su questo Pianeta, si vive nella “completezza” Divina e dunque nella Pura Armonia. Ciò che è Armonico non richiede di essere trasmutato, perché si Esprime nella sua Integrità e Interezza, dunque nella sua pienezza d’Amore.

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L’Aria un Bene Prezioso

Cammino a passi veloci sotto un sottopasso.
E’ ampio e l’Aria dovrebbe circolare in modo adeguato, sebbene fiancheggi la carreggiata dove transitano numerosi veicoli.
Al contrario, lì sotto, noto che si fatica a respirare, infatti alcune persone si lamentano. La densità dell’Aria pare sia diversa. C’è una sorta di odore sgradevole che raggiunge le narici e offre la sensazione di inalare del gesso, qualcosa di strano da definire e comunque inadatto alla Vita, ad una sana vita. Sorprendente è che poco prima, all’andata, avevo percorso lo stesso tragitto da sola e la sensazione era stata completamente diversa.

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L’Acqua un Elemento Straordinario

Mi sono seduta per scrivere pensando all’Acqua ed è appunto a Lei che desidero offrire la Pagina odierna, in quanto parte della nostra Natura, un Elemento presente e parecchio Amorevole nel fluire della Vita, di cui è parte. Amo raccontare quel passato che qui sulla Terra venne cancellato con maestria.
Tutto ebbe inizio con l’accoglienza dei nomadi planetari che presero il sopravvento sull’Essere Cristico, il quale decadendo creò una distorsione della Vita che andò a toccare Tutti i regni, nessuno escluso.
L’Acqua che attualmente ci circonda e permette l’esistenza dell’Uomo e personifica la Vita, è uno degli Elementi che subì la disarmonia ingenerata con la creazione dei veli.

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Accetto il mio Ego.

Gli Arcangeli oggi chiedono che vi parli dell’Ego, di una parte di noi che sta frenando, come sempre, la nostra ascesa e la nostra presa in carico di una modalità nuova di essere, di crescere, di vivere e di amare, in modo da poterci rapidamente avvicinare alle dinamiche e alle scie luminose del Cielo.
Sinceramente passerei volentieri la mano, perché riuscire ad inquadrarlo e quindi smontarlo, per poi rigenerarlo e farvelo osservare da altre prospettive, mi spaventa un po’…
E’ parlare di un fantasma che ci attanaglia e ci “perseguita”, ma di cui spesso non ce ne avvediamo.
E’ una parte di noi, così come siamo messi ora, che spesso ci controlla e distrugge la nostra ascesa spirituale.
Di chi sto parlando?
Di un mostro?
No!
Sto parlando dell’Ego, cioè di quella vocina interiore che spesso lavora a favore del Libero Arbitrio sfrenato, contro la nostra disponibilità piena ai “piani del Cielo.”
Questa volta non lo aggredirò, perché fa comunque parte di noi, ma cercherò di avvicinarlo in maniera tale da riuscire a farcelo visualizzare al meglio, per prenderci confidenza (almeno lo spero), ed “amarlo” e farlo quindi interagire al meglio con ciascuno di noi.
L’Ego è colui che ci fa dire al nostro innamorato/innamorata:” Mi ami? Ma quanto mi ami??”
E’ forte e vuole spazio, conferme.
Lui è veramente il nostro migliore e peggiore nemico, è un casino … e ci rende caotica la Vita.
Individuarlo è intrigante e faticoso, perché si sa occultare talmente bene, che spesso non ci accorgiamo assolutamente di avergli lasciato carta bianca e di essere quindi in suo potere, in piena balia dei suoi meccanismi …
Quando vuole qualcosa, sa come fare, è un maestro di bravura in questo senso e sa avvalersi di meccanismi unici, oserei dire, come fosse una macchina: sofisticati.
Incominciamo con il dire che durante la nostra crescita lui è stato un eccellente alleato, perché ci ha permesso a volte di non lasciarci “interamente diseducare” dalle modalità sociali vigenti.
Ribelle, ci ha dato quella spinta a porre dei freni alle interferenze esterne, agli schemi e pregiudizi sociali, che altrimenti sarebbero veramente infiniti, dentro ognuno di noi.
So che tutti, quando iniziamo un percorso spirituale gli dichiariamo guerra, disseppellendo l’ascia del “Mo’ ti ammazzo”, … per poi spessissimo riporla esausti o lasciar comunque perdere quella che avvertiamo come una battaglia “persa”, soprattutto se il nostro sembra piuttosto corpulento.
Non è così.
Non lo dobbiamo cancellare dal nostro dentro, né evitare sempre come fosse la peste, ma imparare a gestirlo.
Oggi voglio spezzare una lancia in sua favore.
Più gli facciamo la guerra e più lui cercherà di marcarci da vicino, con risultati solitamente favorevolissimi a lui.
Vale quindi la pena di cercare di approcciarlo in altra maniera, guardando il suo lato o meglio lati “utili”.
Lui è sopravvivenza, è un appoggio, se però lo conosciamo e quindi lo adoperiamo per noi, non contro di noi…

  • Ecco quindi la prima cosa da fare è veramente: essere consapevoli che sappiamo e possiamo imparare a gestirlo.
    La convivenza è assodata.
    E’ un inquilino difficile da sfrattare e quindi meglio capirlo e farselo amico.
  • Il secondo è quello quindi di riconoscere i nostri comportamenti egocentrici, che scattano dentro e partono quindi dal nostro profondo, proprio per camminare con lui.
  • Osservarli e quindi essere più presenti a quanto ci accade, a come viviamo ed affrontiamo le cose, quando lui è l’accompagnatore del nostro tour. Questo ci farà essere più distaccati da lui, perché scatta la consapevolezza e quindi la possibilità di gestirlo al meglio, di sfruttare gli aspetti positivi del suo modo di operare.

Come?
Beh, ci sono dei comportamenti da osservare attentamente e accettare che ci stiamo muovendo solo per suo volere, non per spirito altruistico, amore, amorevolezza incondizionate.
Per esempio?
Per esempio qunado:

  1. Agiamo per dimostrare.
    Qualsiasi iniziativa stiamo sostenendo, lui è in quel preciso momento, il padrone indiscusso di noi, e noi ci ritroviamo a fare una cosa, non per Amore, in maniera disinteressata, ma perché, in fondo, vogliamo essere riconosciuti, gratificati.
    Ecco allora l’antidoto.
    Ogni volta che stiamo per fare qualcosa, impariamo a chiederci:

“Lo sto per fare in maniera disinteressata, per me o per dimostrare qualcosa a qualcuno?”
“Lo faccio perché amo questa situazione, questa persona, … in maniera quindi incondizionata o lo faccio per me?”
Non è una domanda da poco.
Se lo faccio per dimostrare qualcosa agli altri o a qualcuno in particolare,  sto seguendo i suoi binari, quelli dell’Ego, e quello che faccio non sarà mai abbastanza, non sortirà mai gli effetti sperati, desiderati,  e mai verrà quindi apprezzato a sufficienza e da tutti.
Quando agiamo in questo modo ci facciamo carico di una modalità di muoverci che diventa poi di una vita intera, vale a dire che per tutta la nostra esistenza cercheremo di rendere felici gli altri, per sentirci apposto, appagati, gratificati, riconosciuti, considerati ok.

  1. Cerchiamo di occultare i nostri limiti.
    Cosa significa? Che siamo pronti ad immolarci pur di non ammettere che abbiamo dei limiti.
    Quando per esempio scegliamo dei comportamenti che riteniamo socialmente molto apprezzati o condivisi come eccellenti, per esempio quello di avere più figli, farsi carico di persone affaticate, volere gestire a tutti i costi un ammalato terminale, … spesso crediamo di farlo in nome di uno “spirito amorevole”, mentre in realtà vogliamo “dimostrare” che siamo così, come la società ci vorrebbe e se ci sentiamo affaticati, cerchiamo in tutti i modi di occultare questa nostra situazione, questo affaticamento, perché sarebbe un venir meno, uno sminuirci, un gettare la spugna.
    Non possiamo concederci di non farcela e questo è l’Ego a chiedercelo, non il Cielo, non l’Amore incondizionato verso noi stessi o gli altri.
    Antidoto sarà quindi quindi quello di individuare i nostri limiti, per ascoltarli, accoglierli, abbracciarli e quindi superarli nella modalità che riterremo ogni volta più adatta a oi, più adeguata.
  2. Vogliamo essere visti, a tutti i costi, distinguerci.
    Da piccoli lo manifestiamo con azioni senza senso, pianti improvvisi, strilli, piedi che danzano la rabbia più pura …
    Siamo alla ricerca semplicemente di attenzioni e questo, sotto un certo aspetto, è più normale, ma da adulti un po’ meno.
    Quanti di noi vivono di selfie …
    Perché?
    Cosa cercano?
    Un posto al sole e questo è l’Ego che lo richiede e lo pretende a gran voce.
  3. Vogliamo essere migliori degli altri.
    Questo significa darsi dei livelli e non voler mai scendere, chiedere a noi stessi di vivere in un eterno stato di competizione, di competitività volta solo a primeggiare.

Il pensiero che spesso ci accompagna, in questi frangenti è:”Non esiste che io sia, dia, faccia, risulti… meno di lui/lei.”
E’ una gara senza esclusione di colpi, nella quale prima che verso l’altro, manco verso me stesso: non mi concedo il diritto di sbagliare, di essere a volte meno del possibile, né di potere, per i più svariati motivi, essere meno prestante del solito.
L’essere il meglio non è sbagliato, anzi, lo stesso Spirito punta a quello, ma sbagliata è la modalità, il fine ultimo di questo mio desiderio.

  1. Altra forma dell’Ego, molto forte è quella di voler fare tutti contenti.
    Non è possibile!!
    Se ci aspettiamo che tutti siano soddisfatti di noi, contenti di ciò che facciamo, beh, questo è un traguardo logorante, veramente impossibile ed improponibile, che spesso però pretendiamo da noi stessi, spinti da questa nostra parte, che desidera sempre un posto al sole.
    All’inizio, anche se in maniera inconsapevole, credo di averlo in parte sperimentato, quando desideravo poter cambiare la Vita a chiunque leggesse queste mie pagine …, per riaccendere la Luce interiore, e per riportare tutti al Sé supremo, ma così non è, non può essere.
    Siamo creature, esseri umani in divenire, con centinaia di storie e di Libertà …, quindi pronti a fare, dire, muoversi nelle più svariate modalità.
    Ora non mi chiedo più come sia possibile che qualcuno non colga il senso di ciò che scrivo, né mi aspetto che tutti si attivino subito e/o sappiano vedere i numerosissimi segnali Angelici …
    Per me sono assodati, sono parte integrante di me e perfino un silenzio dei miei Custodi ha un messaggio, è un modo di parlarmi, ma non per gli altri, per la stragrande maggioranza delle persone.
    I numeri sono un codice straordinario, eppure moltissime persone non li vedono, non li colgono nella loro validità piena; anche se li consultano, non mettono in pratica, non notano la direzionalità dei numeri frequenti, non li sentono parte della propria vita e della propria quotidianità.
    C’è chi non si accorge che oggi ricorrono, per esempio, i numeri con l’8, perché il Cielo mi sta invitando ad accogliere l’abbondanza in arrivo, per esempio mostrandomi un 808, piuttosto che un 88 o un semplice 8; domani magari mi verrà sottolineato l’arrivo del cambiamento attraverso le infinite combinazioni del 5 e così via …
    Gli Arcangeli si sbracciano, si “inventano” per noi, ma siamo cechi, sordi, zoppi … beh, diciamo veramente unici nella nostra multiforme sconnessione terrena al nostro Mondo “superiore”.
    Siamo diversissimi, quindi è veramente anacronistico il chiedere/pretendere di essere chiari con tutti, capiti da tutti, simpatici – accolti – raggiunti da tutti.
  2. L’ultima cosa che voglio affrontare oggi è quella che, quando ci muoviamo con l’Ego, vogliamo avere sempre ragione.
    Questa, purtroppo, è una dinamica parecchio diffusa e guasta tantissimo i rapporti sia in generale, che in maniera più specifica, negli ambiti lavorativi, affettivi e/o creativi.
    Quando vogliamo avere ragione, non accettiamo ciò che l’altro ci offre, non importa cosa: un lavoro, se viene da questa persona non va bene, un regalo, non è ben accetto, un pensiero è sconclusionato a prescindere …insomma non c’è nulla di suo che possa farci mettere in movimento positivamente e quindi farci giungere allo scambio e tanto meno all’accoglienza.
    Noi siamo i detentori della verità, stop.
    Quello che pensiamo noi è legge, quello che sappiamo è l’eccellenza, quello che facciamo è solo ed esclusivamente la cosa unica e giusta da fare.
    In realtà, ognuno di noi ha una sua visione del Mondo e noi dobbiamo rispettare questo fatto e amarlo, accoglierlo; la verità assoluta non esiste e siamo qui per completarci a vicenda e per creare in maniera interattiva.
    Usiamo i social per condividere, mentre in realtà sono solo lo specchio del nostro “egoistico modo di fare”, di voler essere e volerci mostrare e dimostrare.
    Se vogliamo costruirci dei rapporti positivi, sani, solidi, non sono queste le modalità da cui partire.
    Se poi vogliamo crescere, dobbiamo entrare nell’ottica che, almeno ogni tanto, dobbiamo saper mettere da parte le nostre barricate e con umiltà saperci confrontare, perché è solo dallo scambio e dall’apertura che aumento le mie consapevolezze e mi arricchisco e contribuisco veramente al bene collettivo, generale.
    Così cresciamo ed evolviamo.
    Portiamo fuori da noi un messaggio più sentito, amorevole, sano, quindi costruttivo e conforme al Cielo.
    Siamo in apertura incondizionata, quindi nella meravigliosa modalità universale, divina, suprema.
    Cosa fare quindi per il futuro?
    Rileggere questa pagina.
    Osservare i comportamenti che abbiamo.

    Non accusarci o puntarci il dito o pensare subito a Tizio che…, a Caio che forse …, per giustificarci, ma preso atto di noi stessi, … con leggerezza, cercare di indirizzare in altro modo la nostra modalità di essere, al fine di ottenere una piena e/o buona collaborazione da parte del nostro Ego.
    Niente quindi “insulti” e dita puntate, ma leggerezza e movimento nuovo per cambiare veramente in maniera costruttiva.
    Così la Vita cambierà e lui, il nostro Ego, si troverà meglio accolto e quindi sarà meno “prepotente” ed invasivo del solito.
    L’azione ripetuta poi diventare un comportamento acquisito e quindi tutto filerà meglio e in maniera più dolce, leggera e costruttiva.
    Così e solo così possiamo diventare incisivi e non invasivi e quindi degli attori validi e capaci di grandi traguardi.
    In tutto questo però, come sempre, dobbiamo avere fede, crederci, perché nessuno può farlo al posto nostro, se non noi stessi.
    Amorevolmente ti*** degli Angeli

Accetta e sarai accettato

Essere accettati è quasi un bisogno scritto nel nostro DNA, soprattutto in una società come la nostra, dove il renderci tutti uguali, crea discrepanze, paure e quindi forme di isolamento, a volte veramente forti e difficili da gestire.
Il diverso non piace, non è ben visto, non è amato, né spesso cercato.
Naturalmente, ci sono effettivamente situazioni nelle quali tutti abbiamo bisogno che qualcuno partecipi al nostro vissuto, oppure convalidi le nostre emozioni e decisioni, quindi è perfettamente comprensibile, che almeno ogni tanto si senta questa esigenza e si cerchi di colmarla.

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La Pace interiore. Essere compassionevoli al posto della vendetta

“L’uomo non troverà la pace interiore
finché non imparerà ad estendere la sua compassione a tutti gli esseri viventi.”
(Albert Schweitzer)

Lo so, vi stupirete per quanto sto per scrivervi oggi, ma mentirei se vi dicessi che di fronte ad un torto, per quanto grande fosse, mi sia mai venuta la voglia di vendicarmi, perché essa non mi appartiene, può sembrare strano, ma è così.
Al contrario possiedo un senso “spiccato della giustizia”, che non è comunque più facile da gestire, soprattutto perché, non cercando vendetta, mi servo delle vie  “ordinarie” per avere ciò che la mancanza di amore, di coerenza, … di giustizia di un’altra persona mi hanno in qualche modo tolto o intaccato.
Mi rendo comunque conto che è molto presente, più istintivo e a volte forzatamente presente il dilemma del cosa fare o come rendere pariglia a chi in qualche modo ci “ferisce”, a volte pure mortalmente.
La situazione diventa ancora più spinosa, quando le vie legali per avere riconosciuti i propri diritti violati non ti supporta e sembra volersi fare beffa di qualsiasi principio e virtù, in cui noi crediamo.
E’ allora che subentra, anche nei cuori più mansueti, il possibile pensiero di farsi giustizia in Leggi tutto…

La Vita in una favola

“Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo.”
Gandhi

Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate.
“Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare.
Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco”.
Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.

“Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. ”
Poi ne parleremo”.

Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa.
Portare il sacco non era particolarmente gravoso.
Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello.
Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.
Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era anche Leggi tutto…

8 passi con me stesso per imparare il PERDONO

“Non ha molta importanza cosa avete pensato, creduto, sentito o fatto in precedenza.
Questo è un nuovo giorno.”
Cheri Huber

Perdonare non è semplice, soprattutto quando nasci con una specie di misuratore interiore che rileva la minima variazione sul tema, a proposito della correttezza.
Sai essere inflessibile con te stesso … e quindi lo richiedi agli altri, con la grossa responsabilità poi di faticare sia a farti accogliere nella tua modalità, che nei tuoi pensieri.
Ma perché a volte siamo così puntigliosi?
E come mai ci sono persone molto “alternative” nel rispetto??
Non è forse un qualcosa di universale?

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Ricominciare a vivere

“Cio’ che tu sei, il mondo e’.
E senza la tua trasformazione, non puo’ avvenire nessuna trasformazione nel mondo”
Jiddu Krishnamurti

Spesso iniziamo fasi faticose del nostro cammino e soprattutto noi, Tramiti celesti o Guerrieri della Luce veniamo inseriti in queste dinamiche più frequentemente, per essere forgiati e approntati al soccorso per chi fatica …
Quando finiamo un capitolo personale e soprattutto  si conclude una storia affettiva/ emotiva, piccola o grande che sia stata, non importa come, se con un abbandono o con un addio, siamo tenuti a scrivere un piccolo finale, che spesso fatichiamo a tramutare in realtà, per poter girare pagina e ricominciare.
Il senso di fatica è enorme e vorremmo portare indietro le lancette del tempo per ritentare e avere altre possibilità, ma il gioco va avanti, con o senza di noi …
Tutto quello che ci resta da fare è sfogliare questa pagina della nostra vita, girarla, perché se non concludiamo continuerà ad inseguirci e continueremo a ripetere le stesse esperienze, finché non riusciremo a mettere un punto fermo e quindi ad andare veramente a capo, attraverso un processo di lutto, che Leggi tutto…

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