
Come poter essere grati a colui che sembra divorare le nostre certezze?
Leggi e scoprirai che tutto è possibile, basta cambiare prospettiva.
Ho parlato spesso della Gratitudine, ma sicuramente non ti saresti mai aspettato di trovare un mio articolo con un protagonista “così discusso”, messo in primo piano e, non solo, vedermi ringraziarlo.
Sì, lo ringrazio. Sono grata a questo personaggio, così discusso, visualizzato dalle masse come un “mostro” sociale.
Provo per lui Gratitudine, perché ci sta costringendo a fare quello che da tempo avremmo dovuto avere il coraggio di fare, ma non ci decidevamo a fare, e cioè, fermarci e respirare, e assaporare ogni cosa, incluso il tempo.
Sì, a lui, proprio a lui voglio dedicare in maniera molto esplicita questo articolo, un articolo che non solo continua il precedente, quello apparso il 12 di marzo scorso, ma in un certo senso lo arricchisce, offrendo l’occasione anche a te, che stai leggendo, di guardarlo negli occhi, questo virus, un virus che stiamo considerando come un nemico, e di osservarlo e forse di scoprire che così malvagio poi non è.
E meditare, meditare tanto, meditare ulteriormente, uscendo da tutte le nostre restrizioni e dai nostri pregiudizi mentali. Viviamo per lavorare, non più per vivere e stiamo tralasciando tutti quegli aspetti che rendono viva e vitale la nostra esistenza, dandole quel “soffio magico/divino”, arricchente, quell’alito di vento che ti fa stare bene e sentire in armonia con chiunque.
Senza sosta.
Preda dei social.
Vuoti dentro.
Incapaci di trattenere nella nostra mente costipata anche solo un nome, un nome appena sentito, il nome di una persona appena incontrata.
Ed è arrivato lui.
Quando tutto è in accelerazione spaventosa e tu stai per spappolarti contro il palo che hai di fronte…, lui.
Non lo aspettavi.
Non lo hai invitato, ma lui è arrivato, mandato non dalle ombre, ma dalla Luce.
Perché?
Per evitarti di precipitare.
Per indurti ad ascoltarti.
Per portarti dove da solo non riuscivi ad andare: nel tempo, il tuo Tempo, il tuo Qui ed Ora.
“Dovevi fermarti per Vivere” e scoprire la Vita, e dovevi farlo proprio attraverso la paura della Morte o, purtroppo, la morte stessa di una persona cara.
La Natura ti ha chiamato più volte, ha cercato negli ultimi anni di farti rallentare e di portarti a riconsiderare le tue scelte, ma nulla, tu avevi le orecchie sorde.
Ha allora fischiato, ti ha ripreso, ti ha redarguito, come è solita fare una madre con i suoi figli, ma tu non la stavi ad ascoltare.
Non la volevi ascoltare, perché devi guadagnare, perché devi possedere, perché devi avere un posto al sole, perché vuoi un casa tua, di proprietà, perché ne hai una, ma la vorresti diversa, magari più grande e… tanto altro.
Così, vista la tua sbadataggine, è intervenuto lui, il padre, l’Universo e, come tutti i padri, lo ha fatto in maniera più forte ed autorevole, perché tutti, anche tu, tu che sei più restio ad ascoltare, rispetto agli altr,i ti arrendessi alle sue parole e rivedessi il tuo modo di giocare a vivere.
Un Virus, esattamente come può accaderti online.
La peste del 2020.
Non eri preparato, vero?
Non avresti mai pensato che a te, capace di farti passare il mal di testa con una semplice compressa o la depressione con una capsulina e qualche goccia, potesse pararsi davanti un cosino piccolo piccolo, invisibile, capace di farti sentire “nudo” e impotente.
Ma così è stato.
Perché?
Perché eri sordo.
Perché?
Perché devi ritrovarti!
Perché?
Perché devi finalmente scendere dal tuo trono e… recuperare la tua umiltà, quell’umiltà che rappresenta il più grande dono che ci accomuna al cielo.
Un albero non si incensa, eppure quante cose fa e può fare, nel più assoluto anonimato; lui pulisce l’aria per te ed i tuoi figli, trattiene la terra ed evita sciagure, ti toglie il malessere, quando passi sotto le sue fronde, senza che nemmeno tu te ne accorga, master Reiki, senza eguali; lui ti dà ombra, frescura, frutti, fiori e foglie.
E tu, cosa gli dai in cambio?
Cosa riservi a lui ed ai suoi figli?
Forse è meglio parlare d’altro, vero?
Allora parliamo di cosa ci ha invece portato il “mostro”, partendo da me, da qualcosa di straordinariamente bello, che mi è successo in queste notti, grazie a lui.
Lui ha catturato la salute di alcuni amici e parenti, di persone a me care.
Si è insinuato in mille e più modi nella loro quotidianità e, di conseguenza, nella mia.
Allora, insieme, abbiamo riscoperto la gioia di “ascoltarci”.
Whatsapp e il telefono per parlare di Vita, nonostante il dolore.
Due strumenti.
Due strumenti così presenti nella nostra vita, solitamente usati per stupidaggini, frasi cretine, emoji senz’anima, emoji e frasi fatte, venduti e svenduti a quintali, ora finalmente usati per “fare bene”, per dire bene, per unire 3 persone, … due vive e una morente, in un grande caldissimo abbraccio.
Nascere è bello, ma anche morire dovrebbe esserlo, se solo sapessimo vedere la morte non come la fine, ma l’inizio di tutto.
Ma come fai, come puoi avere una giusta considerazione di colei che quando arriva ti toglie dai tuoi beni, da ciò che tu possiedi, dalle uniche cose per cui ti sei affannato ogni giorno, ogni singolo fottuto giorno della tua Vita?
Lei spezza questo tuo percorso.
Ti “ruba” ciò che pensavi di avere, quindi è praticamente una sorta di megera senza cuore, che fa solo danno.
Poi il virus e lei trionfa.
Parte con gli anziani, ma poi … dilaga.
Si allarga a macchia d’olio.
E tu, come ti senti?
Un piccolo vermetto, un uccellino implume che il vento forte paracaduta dal nido, rovesciandolo.
Passi dalla certezza di essere un “intoccabile”, una specie di escluso da qualsiasi fatto ed evento, allo stupore, alla paura, al terrore …
E il terrore, l’ansia, l’energia tesa collettiva ti divorano.
Mangiano il tuo bellissimo trono, lo fanno cadere rovinosamente e allora tu cosa puoi fare?
Puoi solo rialzarti, rialzarti con nel cuore finalmente l’umiltà, quell’umiltà che genera attenzione, che solletica il risorgere dell’empatia, che ti rende di nuovo presente, qui, nel tuo qui ed ora, tanto da tenere tra le tue mani, la mano “online” ad un amico che sta lasciando andare la vita sì, ma con te, accanto.
E’ un qualcosa di unico, qualcosa di eccellente, veramente magico e inaudito, per come siamo soliti vivere e gestire queste cose, noi, solitamente.
Un cellulare finalmente “usato al meglio”, per infondere pace, per fare una carezza, una vera carezza, un cellulare per dare un bacio, senza “consunti” emoticon, ma con lo schiocco sincero delle tue labbra, che passano nell’etere e arrivano sul suo viso e lo distendono e gli dicono piano:” Ci sono”… non avere paura, perché sono con te, con lei, con Voi.
E allora grazie!
Grazie a questo “mostro” che ci ha fermati, che ci sta permettendo di non dormire la notte, anche per questo.
Grazie a questo attore di tutte le testate e gli organi di stampa, un personaggio unico, capace di far ritrovare ai medici la loro umanità, alle infermiere la loro gentilezza, ricordando loro che non tutti sono pronti a lasciare questa vita e che il loro non è un compito qualunque, ma è “il compito”, perché scritto tra i primari.
Grazie a questo esserino, repellente, capace di far chiudere perfino le scuole, per qualche settimana.
Perché grazie?
Perché ti ha concesso, di accorgerti quanto è bello stare tra i banchi, da questa o quella parte, poco importa: lì ci sono tanti amici e compagni, con cui puoi ridere, scherzare, parlare, fare squadra, per costruire il tuo futuro e quello di tutti noi. E dovi li trovi ogni santissima mattina?
Lì, dove prima non capivi perché dovessi stare chiuso tra 4 mura, imprigionato in un banco, a volte troppo stretto, o dietro una cattedra a volte così faticosa, lì, a scuola, solo ora tu, ti sei accorto che stai creando, costruendo, vivendo momenti magici e unici, che ora ti mancano.
Da svogliato, demotivato, costretto dagli eventi a fare, aspettando la domenica o le sante vacanze, hai improvvisamente, grazie al virus, capito il valore dello stare a scuola, e deciso di prendere ora in mano la tua vita, proprio grazie a lui.
Che bello, stamattina, addirittura prima delle otto, vederti apparire tu, ed i tuoi compagni, uno dopo l’altro nel giro di una frazione, di un istante, tutti presenti, decisi a “continuare”, interagendo, per scelta, non più per costrizione.
E chi è mancato all’appello si è sentito male, fuori posto e me lo ha scritto.
Che bello ritrovarsi, grazie a queste ore di dolore felici di essere vivi.
Noi uomini, potremmo arrivare ad essere ciò che siamo, per ricongiungerci all’Uno, senza la sofferenza, senza il dolore, ma sembra che ci tocchi questa modalità, perché siamo così, “dolcemente complicati” e parecchio “stonati”.
E allora ancora grazie al mostro che ci è stato mandato, per farci di nuovo impegnare nel produrre tutte le “vere abilità” di cui necessitiamo.
Cosa ci solletica a fare il nostro Coronavirus?
Prima di tutto a ritrovare, per combatterlo, il nostro humor, il signor buonumore, il negletto, il bandito, l’esiliato…, colui che è stato soppiantato dai musi duri e dalle labbra strette; poi, l’heros, la voglia di amare in maniera ampia, partendo dai contatti, dalle relazioni più disparate, per finire in quelle più intime, più grandi e più forti.
E poi?
Poi grazie, perché finalmente ci ha fatto scoprire che siamo capaci di sentire la nostra felicità interiore addormentata, di risvegliarla e farla riaffiorare, dopo secoli che andavamo cercandola fuori di noi, altrove.
Ora lo sai, che lei è lì, a dispetto di quanto accade fuori di te.
Hai finalmente la consapevolezza che lei ti appartiene, non solo: puoi espanderla e servirtene per risvegliare anche quella altrui.
Lui, il Corona, ti sta spingendo a impegnarti, a farlo con più accanimento ed intenzione, calcando altre strade.
Sì, tu, proprio tu, che non ti pensavi capace e che, grazie a lui ora sai che puoi produrre tutte quelle abilità necessarie per vivere, e per farlo al meglio, su questa terra.
Cos’altro stai facendo emergere dal tuo profondo, di speciale?
Ah sì, la tua creatività.
Nella fatica, così forte e dinamica, o ti attivi o dai sfogo al tuo peggio.
E non credo tu voglia vivere di lamentele, critiche, parole grette e cariche di paura.
Questo è il tempo per te, per ricollegarti al tuo sé, quello superiore, quello che avevi imbavagliato e costretto in qualche angolo buio.
E’ tempo.
E’ la tua linea evolutiva, o meglio quella della tua coscienza, che prende il volo.
Come? Anche solo attraverso lo stare, l’esserci, quindi il sentirti vivo, presente, qui.
E’ una condizione che avevi dimenticato nella fretta quotidiana e che ora ti consente di stare bene, aumentare le tue endorfine, bevendo piano un buon bicchiere di vino, oppure leggendo un libro, giocando con tuo figlio, accarezzando la tua compagna.
Perfino portare a passeggio il cane, ora, lo puoi fare al meglio, con presenza.
E le endorfine aumentano il tuo sistema immunitario.
E così vivi e finalmente hai tempo e finalmente sei qui e nel migliore dei modi.
Non sto dicendo che il virus sia una benedizione fine a sé, ma lo è nel momento in cui ti ha saputo far cogliere quanto vali e di cosa sei capace se solo ti sai fermare a respirare e …vivere.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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