
“Dovremmo essere consapevoli del nostro valore
e del grande dono che possediamo:
l’ originalità. “
Parlare di condizionamenti, me ne accorgo anche nel mio
ambiente lavorativo, risulta particolarmente “faticoso” sia come argomento da
sottoporre all’attenzione altrui, che come “realtà” da accogliere e sulla quale
lavorare.
Siamo talmente immersi nei “modi atavici” di pensare, ragionare, riflettere,
valutare, considerare la Vita e le sue dinamiche, che sganciarsene risulta
veramente un lavoro tantalico.
Eppure non siamo liberi e ce ne accorgiamo, ma i condizionamenti sono un
qualcosa di talmente sottile ed appiccicato alla nostra esistenza, al nostro
corpo emotivo, che individuarli, aggredirli, smantellarli è veramente
impegnativo.
Per esempio …
Quali sono o possono essere i principali, diciamo i 10 condizionamenti più
importanti, nella vita di una donna?
Nemmeno uno?
Beh, oggi chiacchiererò proprio a questo proposito, partendo da lontano … da un
tempo che ha influenzato parecchio la nostra storia e quindi il nostro
quotidiano attuale.
Ricordate i Celti?
Partirò proprio da loro …
Per gli antichi Celti, ma pure per altre culture precristiane, l’archetipo
femminile era diviso in tre età o stadi, la
Fanciulla (the Maiden), la
Madre (the Mother ) e la
Donna Saggia (the Crone), ognuno dei quali offre determinati cambiamenti
fisici, ormonali e psicologici.
L’età della Fanciulla, età della bambina, porta in sé
l’innocenza, la purezza, la giocosità, la leggerezza, la libertà, ma anche l’energia
grezza e il potenziale creativo.
E’ il periodo del nostro svezzamento, una fase molto importante: a livello
personale è unico perché è qui che impariamo che cosa significa per noi essere
una donna, una madre, una compagna, una amica.
È qui che si formano la maggior parte
dei nostri “condizionamenti e delle credenze” che governeranno l’esistenza nostra
come donne e che costituiranno la base di tutte le nostre relazioni.
È in questo momento che inconsciamente, senza averne ancora le
capacità, la consapevolezza, né gli strumenti, facciamo delle scelte che
guideranno tutta la nostra esistenza e che, si andranno a depositare nella
nostra Anima, influenzando anche le vite future.
I 10 condizionamenti più importanti?
Presto detto!
Veniamo programmate per essere:
- La brava bambina, la brava donna, la brava moglie, la brava madre
- Carine, che significa benvolute, anche fisicamente, per piacere agli altri
- Umili e poco avvezze alla riuscita, perché una donna di successo fa paura, soprattutto agli uomini
- Fragili e bisognose, quindi sottomesse (perché incapaci di provvedere a noi stesse)
- Senza autostima, quindi con poca consapevolezza e fiducia nelle nostre potenzialità
- Regine della casa, soprattutto dei fornelli
- Limitate e quindi negate per svolgere certe azioni, attività, percorsi di vita, studi…
- Incapaci di amarsi e rispettarsi, perché l’amore a sé ci veniva venduto come “egoismo”
- Brave mamme, ma per esserlo dovevamo saper rispettare vari doveri
- Poco amorevoli verso le nostre parti intime, perché sporche e malvage
La
società, proprio ai suoi esordi, ci
ha insegnato, marchiandoci quasi a fuoco, che se avessimo rispettato le regole
saremmo state a posto e per migliaia di anni…
E fu così che la donna si mise
al servizio del genere umano, e da allora si è sempre messa da parte per
servire gli altri: il padre, il fratello, poi il marito, i figli, e ancora la
sua famiglia d’origine.
Presente ancora oggi quando un genitore sta male … a chi tocca prendersene
carico?
Al figlio maschio o alla femmina?
Diciamo che “tendenzialmente” si punta
alla figura femminile, dandola come una presenza certa, quindi come colei
che se ne farà “sicuramente” carico, perché è così, perché le spetta,
perché è un suo compito, un suo dovere.
Vuoi essere brava? Allora ti tocca!!
Ed ecco che la donna, che aspira ad essere considerata valida, brava, ha sempre
aspirato ad essere tale, prima come bambina,
poi come donna, in seguito da moglie ed infine come madre, dimenticandosi di se
stessa, dimenticandosi, proprio perché “creatrice per l’Universo” di farne
parte e quindi di avere un ruolo, un ruolo importante in una società, che senza
di lei era ed è votata all’estinzione.
Accadde allora, tanto tempo fa, che qualcuno iniziò a “farci crescere così”.
Il rischio?
Il rischio, mai estinto, fu ed è di cadere in questa trappola, che ci trasforma
e ci fa vivere una vita non nostra, una Vita dove la donna è plasmata secondo le aspettative degli altri e questa è la
via sicura per l’infelicità del “pianeta donna”.
Il secondo passo, ben studiato, fu poi quello di insegnarci ad essere carine, per piacere agli altri.
Siamo state addestrate a soddisfare, e a compiacere.
Chi? Tutti!!
Per oltre duemila anni siamo state programmate a vivere sotto un riflettore
invisibile, telecomandate, tanto che anche adesso, quando rivestiamo ruoli
direttivi, e quindi comandiamo, al lavoro o in famiglia, tendiamo a farlo in
maniera poco convinta, come se imporci apertamente fosse pericoloso, ci
costasse, fosse faticoso e ci facesse perdere l’amore, la benevolenza altrui.
“Devo mostrarmi carina con gli altri per meritare il loro riconoscimento.”
Chi vuole emergere, veramente, e non vuole farlo secondo questi antichi schemi,
entra quindi in lotta con questa parte “atavica” di sé e tende ad assumere
modalità e atteggiamenti tipicamente maschili ed aggressivi, che, supportati
dall’emotività femminile, scatenano la nostra parte, più violenta, e danno
spazio “al peggio” di noi.
Ci comportiamo allora come la persona timida, paurosa, che per timore di essere
aggredita, attacca tutto e tutti.
Squali.
2 modalità diverse, ma che non ci hanno ancora consentito di “essere veramente
e pienamente noi”.
Portare la maschera del sorriso forzato, dell’essere carina a tutti i costi, è
un atteggiamento che, in generale, se non appartiene alla persona, comporta sicuramente
parecchia fatica e non dura a lungo; chi finge, prima o poi sbotta, rovinando
tutte le relazioni (anche quella con se stessa, anzi forse quella è al primo
posto), passando dall’essere carina all’essere acida.
Verità!
Ci vuole verità!
Imparare a dire tutto con gentilezza ed Amore.
Il vero segreto?
E’ sapere o meglio essere gentili, cosa che non appartiene nemmeno a noi donne
in maniera immediata, già alla nascita, non carine.
Successo??
Una donna non può avere successo!
Quando apparve un settore femminile nell’ambito delle arti e della letteratura?
Meglio se non ce lo ricordiamo?
Perché?
Perché il successo era tipicamente maschile e doverlo assegnare ad una donna faceva
e fa ancora oggi paura agli uomini, non a tutti, grazie a Dio, ma a buona parte
sì.
Ecco allora un altro condizionamento strettamente collegato
a quello precedente.
Quante volte noi donne non abbiamo e ancora adesso non esprimiamo pienamente il
nostro potenziale per paura di perdere le persone che vivono o stanno accanto a
noi?
Gli schemi ci riportano sempre e comunque ad una donna “casalinga”, che
trottola solo intorno ai figli, perché ogni cosa che non va nelle varie
generazioni dipende ed è dipeso dal nostro disamore e distacco dal focolare
domestico.
E l’uomo?
Non ha un posto nella crescita e nell’educazione della prole?
Serve solo per la parte diciamo “creativa”?
Dobbiamo veramente rivedere tutto questo ed iniziare a muoverci come coppie,
con come “accoppiati”.
Una donna di successo, poi, rompe gli schemi sociali che vorrebbero una donna
sottomessa e disponibile e una mamma rassicurante.
Come faccio a sostenere ste’ cose?
Mi basta leggere …
Le ricerche ci dicono, e quindi dimostrano, che solo il 56% degli
uomini e il 61% delle donne dichiara accettabile che in una coppia sia la donna
a guadagnare di più … e questo la dice lunga.
E l’Amore?
Se tutto venisse portato avanti con Amore e nell’Amore ed Amorevolezza né la
differenza dei ruoli in tutto, né i quattrini guadagnati sarebbero un “problema”
nella coppia, che sarebbe disposta a vivere la “piena condivisione” di ogni
cosa, dall’educazione, alle spese, a qualsiasi fattore legato al vivere insieme,
sotto lo stesso tetto…
Così ci rinneghiamo e questo è orrendo sia per una donna, che per un uomo.
Non accogliersi, non esprimersi, … non amarsi è uccidersi …da una parte e dell’altra.
Perché allora farlo?
Una donna che soffoca la sua vocazione o non mette a frutto
i suoi talenti difficilmente sarà una compagna felice, ma questo è passato
veramente in secondo piano.
Si capì subito, che chi generava nel dolore sapeva “sopportare” … così le cose
andarono di conseguenza, ma questo non è più tempo che accada.
Una donna forte e indipendente non ha bisogno di nessuno, se la spicca sempre,
magari in una modalità che non risponde alla logica maschile, ma ce la fa.
Per molto tempo, siamo state abituate a pensare che una donna forte e
indipendente è una donna che sa badare a se stessa, che non ha bisogno di
nessuno e che non le è permesso, perché gli uomini non lo fanno, né piangere,
né chiedere aiuto, ma questo è estremismo puro, è il frutto della “lotta
armata, ingaggiata per “riappropriarci di noi”… scimmiottando ciò che non deve
più essere.
Chi ha stabilito che un maschio non può e non deve piangere?
Perché non gli è stato dato in dotazione un cuore?
Le madri dei secoli, hanno concorso a queste “credenze”.
Non avete mai provato a piangere di gioia con il vostro uomo o di dolore o di
rabbia?
Non per lui, ma con lui …
E’ questo che ci manca …
Il condividere veramente, l’essere complementari, non diversi e distanti anni
luce …
Due gocce d’acqua salata sul viso non rendono un uomo meno uomo, anzi, né una
donna un’emula perfetta di Rocky, sai che roba!
Non è quindi una sorpresa se c’è una bella spaccatura, perché a molti uomini è
arrivato esattamente questo messaggio, dal nostro essere entrate in certi “modelli”
e ci siamo ritrovate sole.
E quante volte ci siamo sentite deboli, inadeguate, “non all’altezza”, sbagliate,
quando non riuscimmo o non riusciamo nel nostro intento? Vogliamo fare una
statistica?
Evolviamo soprattutto
attraverso le nostre relazioni con gli altri e soprattutto tramite il rapporto
con gli uomini, perché è così che possiamo accedere al vasto potenziale
femminile, ma occorre concederci il permesso di collaborare insieme donne e uomini!
Alziamo la mano se, almeno una volta nella vita, non ci siamo sentite nel
giusto per aver ottenuto qualcosa.
“Questa promozione non me la merito, prima o poi si accorgeranno che non
valgo!!”Quante volte ci sminuiamo e non riconosciamo i nostri successi e i nostri
traguardi?
Anche quando sono gli altri a riconoscerceli, minimizziamo dicendo che “lo
potevano fare tutti”, “non abbiamo fatto niente di speciale”, che tutti lo
avrebbero saputo fare.
E’ una vera sindrome.
Se veniamo elogiate per i nostri risultati, invece di esserne gratificate,
ci convinciamo di non aver poi fatto granché e che ci sarebbe riuscito
chiunque.
E i maschi lo fanno anch’essi?
Quando ci viene dato un riconoscimento pensiamo, spessissimo, di non meritarlo.
Quando riceviamo una promozione abbiamo paura di non riuscire a tenere il passo
e di deludere.Per poter esprimere le nostre potenzialità è necessario che impariamo ad
avere fiducia in noi stesse: se non crediamo noi stesse, per prime, alle nostre
capacità, non ci sarà alcun
riconoscimento esterno in grado di convincerci del nostro valore.
Vogliamo continuare a stirare solo camice, da qui all’eternità?
Ci sono altre cose che andrebbero riviste …
Un esempio?
Le pulizie di casa, ma soprattutto i pasti.
Ci reputiamo le uniche responsabili dei veri pasti in famiglia.
Che bello, invece, essere interscambiabili, ma soprattutto pasticciare in
cucina con il nostro uomo e poi anche con i figli.
I condizionamenti, che abbiamo ereditato, ci portano a pensare di dover essere
responsabili dei pasti della famiglia, che senza di noi non pulisce, non
sistema casa e soprattutto non mangia.
Siamo ancora noi donne a soddisfare i bisogni fisici ed emotivi dei bambini.
È stato così, per quasi tutti gli uomini, nei secoli e questo spiega perché, a
livello inconscio, sopravvive una visione simile.
Non è vero, nella maniera più assoluta, che un uomo non possa preparare la cena
o occuparsi dei piccoli, ma di solito, visto le diversificazioni di ruolo, a
cui siamo stati educati, non sono in molti a farlo.
L’interscambiabilità è un dono meraviglioso per la coppia e per la famiglia
tutta.Se vogliamo che in futuro sempre più uomini trovino normale lavare,
stirare, cambiare pannolini, svegliarsi la notte se il bimbo piange, siamo noi
donne, come madri, che dobbiamo instradare i nostri figli maschi, futuri uomini
compagni/padri in questa direzione.
Dobbiamo affrontare e cambiare gli stereotipi culturali.Se desideriamo che i nostri figli, e parlo anche delle femmine, abbiano
delle relazioni appaganti, in cui il vivere in coppia sia positivo, dobbiamo lavorare
per questo e dare loro anche l’esempio.Un altro condizionamento tipicamente femminile è il nostro non considerarci
mai all’altezza, soprattutto rispetto a certi compiti o a certe materie.
Ci sono facoltà in cui il numero di donne che si iscrivono, è ancora oggi di
gran lunga inferiore agli uomini.
Ancora adesso, in media, i genitori hanno, di solito, meno aspettative nei
confronti delle femmine in materie come matematica e ingegneria, perché le
considerano ancora “cose da maschi».
Spesso è in famiglia che le ragazze sviluppano la convinzione di non essere
capaci nelle materie scientifiche, perché è questo il messaggio che assorbono.
Dobbiamo prestare attenzione a tutti i condizionamenti,
anche che inconsci, che trasmettiamo ai nostri figli, fin da piccoli, … è
veramente giunto il momento di cambiare le cose.
E i sensi di colpa?
Sono veramente tantissimi per molte donne.
Amarsi?
Se amo me stessa, sono egoista!
Siamo state abituate, mi permetto quasi di dire “programmate” a mettere sempre
gli altri al primo posto e ci lasciamo prendere dai sensi di colpa ogni volta
che osiamo anche solo reclamare un po’ di tempo per noi, anche quando stiamo
poco bene e il nostro corpo ce lo chiede.
Per noi accudire la casa, anche con la febbre è normale, non eccezionale.
Le lagnone, “piatolose” ci sono, ma la stragrande maggioranza di noi, fa
sempre, comunque.
Ci siamo mai accorti che c’è un luogo dove veniamo invitate a fare il
contrario, o meglio: a salvare noi donne per prime?
Sui voli aerei.
Avete presente quando l’equipaggio mostra le procedure di sicurezza da
adottare, in caso d’incidente? Ci invitano ad indossare prima noi la maschera
di ossigeno e poi ad assistete i bambini e le persone che ne hanno bisogno.
Wow!
Perché?
Perché il bimbo ha bisogno della madre e quindi se lei sta bene, lui si sente
al sicuro e qualunque situazione dovrà affrontare lo farà al meglio, perché ha
vicino sé lei.
E così anche nella vita.
Se non ci assicuriamo di avere risorse ed energie a sufficienza per noi stesse,
prima di tutto nessuno lo farà per noi e finiremo per esaurirci, e quindi non
potremo prenderci cura degli altri ed assolvere, guarda caso al nostro “ruolo
trito e contrito”.
“Ma una brava mamma non farebbe mai così!”,
mi direbbe la mia bisnonna.
Non importa ….
Devo esserci e al meglio, per essere anche per gli altri; non posso
vendere/dare ciò che non ho più.
Le mamme che lavorano, poi, sono numerose,
ma più facilmente soggette ai sensi di colpa.
Questi sensi sono una vera spada di Damocle, affilatissima e stradannosa.
Siamo, ancora oggi convinte, soprattutto di fronte alle difficoltà
generazionali attuali, che realizzarsi nel lavoro rubi tempo
prezioso alla famiglia e tutto concorre a farcelo credere, infatti
siamo le fautrici dei telefonini per i controlli a distanza, come fossero dei
microchip per la tutela dei minori e non.
Beh, vogliamo parlarne?
E’ stato pubblicato un attento esame, fatto
a partire dal 1991 sulla relazione tra l’assistenza all’infanzia e lo
sviluppo infantile.
I risultati sono stati pubblicati solo nel 2006, ma sono stupefacenti e
dovremmo appenderli sul figorifero, al posto o con le calamite …
Sapete cosa è emerso?
E’ emerso che non c’è nessuna differenza tra i bambini che sono stati accuditi
dalle mamme e quelli che non lo sono stati.
Nessuna differenza, né a livello di comprensione, cognitiva, linguistica e
nemmeno attitudinale.
Anche gli aspetti emotivi e relazionali erano uguali.
Non c’erano nemmeno le differenze, che noi supponiamo spessissimo, nella
qualità del legame tra il bambino e la madre.
Come mai?
Perché i gruppi analizzati erano formati da coppie che si facevano entrambi
carico, nel vero senso del termine, dei figli, della casa.
Bello vero?
La cosa fondamentale quindi, non è che restiamo tappate in casa, ma che ci sia un
comportamento positivo e sensibile di entrambi i genitori e un’intesa ed una
vera intimità emozionale della coppia.
Cucinare insieme?
Sostenersi anche nei lavori domestici?
Meraviglioso e costruttivo.
E’ avere intanto il tempo per raccontarsi, è condividere il cibo, è … creare
magia a tavola insieme, per sé e per gli altri …
E’ risparmiare tempo e quindi averne in
eccedenza da spendere insieme, facendo magari cose pazze.
E perché no?
Oppure per i figli, per i piccoli.
I bambini hanno bisogno di avere genitori che diano loro non solo cure, ma
soprattutto amore, tempo, attenzioni e questo può avvenire anche se entrambi i
genitori lavorano fuori casa.
Alcuni dati ci suggeriscono addirittura, che l’essere fuori casa, può favorire lo sviluppo dei figli,
soprattutto per le femmine.
E’ questo che ci manca, non la
catena e la palla al piede, e la campionatura, dello studio statunitense, ce lo ha mostrato ampiamente.
Questi fattori influenzano la crescita del bambino dalle due, alle tre volte di
più, di quanto possa fare una mamma casalinga, frustrata e stra – social.
I bambini hanno bisogno di amore,
tutti ne abbiamo bisogno; devono avere d figure di riferimento
adulte, anche non sono sempre mamma e papà, ma dei bravi educatori, persone che
ci tengano veramente a lui, senza ansie assurde.
Oggi i nostri sensi di colpa materna e familiare, ci spingono poi a
giustificare sempre i comportamenti dei pargoli di casa, ad essere troppo
clementi, a cercare di schivare loro ogni seppur piccola emozione ed ogni
inezia, soprattutto la frustrazione e questo sta ingenerando altri schemi e
situazioni a rischio.
L’ultimo aspetto o meglio condizionamento, soprattutto femminile, riguarda la
nostra sessualità ed il rapporto con le nostre parti intime.
Siamo state condizionate e spinte a considerarle
causa del male maschile e sociale, ma solo questo aspetto meriterebbe un’altra
paginona.
Riflettuto?
Cosa pensate di tutto questo?
Nella giornata odierna, nella quale, molte di noi festeggiano un momento forte
nella nostra storia di donne, forse vale la pena riflettere e mettersi in
discussione come “educatrici”.
Il figlio che abbiamo partorito sarà un uomo e un compagno, in futuro.
Lo vogliamo di vecchio “stampo” o desideriamo che sia finalmente un Vero Uomo?
Sbottare non serve!
Illudersi di “addomesticare il compagno” e renderlo come vorremmo noi è solo un’utopia
e non sa da fare.
Nessuno può cambiare l’altro, ma semmai è solo il soggetto in questione che lo
può fare e per farlo deve essere stato educato al confronto, al dialogo, al
rispetto, alla condivisione, al valore
vero dell’essere un “Uomo”.
E’ questo che ci spetta e quando sono piccoli.
Se i figli crescono in maniera diversa, saranno diversi e domani non “sopporteranno”
i dolori e le fatiche , che sono appartenute alle generazioni precedenti.
Buon lavoro a tutte/tutti!!
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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