Uscire dal copione degli Avi

Il lavorio a cui l’Anima è sottoposta all’interno della fisicità le serve per espandersi ed esprimersi, rientrando nella sua Individualità, vale a dire nella sua Pienezza Divina, che è venuta per manifestare nella materia. La Vita nella Fisicità è allora un vero e proprio Cammino d’Individualizzazione, di natura Superiore. Questo processo comporta la “scoperta” di Sé e di ciò che ci rende unici. Scoprirsi equivale a mettere in atto la propria Missione, quella appartenente al proprio Cuore.

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La Ricchezza appartiene all’IO SONO

Quando nella Vita di un Uomo compare in maniera chiara una disarmonia, un vizio o quello che viene additato umanamente come il male, intervenire su di sé per modificare ciò che sta creando questi effetti è facile e in genere porta in breve tempo, ai risultati attesi.
La Volontà aiuta il lavoro interiore e consente di trasmutare ogni situazione negativa in un evento Positivo.
Al contrario quando il negativo all’interno è occultato ed è protetto dalla logica, dagli schemi e perfino dalle leggi della società umana, notarlo è faticoso e richiede una Coscienza espansa e più Libera.

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Cercasi Autostima

L’autostima, dopo il virus tanto acclamato, credo sia uno degli argomenti più frequentemente ricorrenti.
Si tratta di una parola “alla ribalta”, dietro la quale si nasconde un bisogno odierno, piuttosto generale, e reale.
Un po’ in tutti gli ambiti scopriamo che dovremmo avere maggiore sicurezza e quindi solide basi personali, che ci consentano di stare bene, procedere senza troppi tentennamenti, guardando ogni evento con la dovuta sicurezza, serenità ed equilibrio.
Cosa faticosa, almeno per parecchie persone.
Basta poco per crearti un disagio più o meno palese e più o meno faticoso da sostenere, tanto che un’altra parola ricorrente è la parola “problema e problematica”.
Anche a scuola, è facile imbattersi in situazioni e disagi, che sono strettamente connessi all’autostima del ragazzo.
Ci sono situazioni quotiane che portano alcuni alunni a sperimentare un disagio.
Un ragazzo senza o con scarsa autostima, esprime in maniera limitata e difforme le proprie abilità, teme il giudizio altrui e a volte capita che subisca vessazioni da parte di altri coetanei o le procuri, senza riuscire a realizzare il proprio reale potenziale.
Perché?
Perchè manca uno dei pilastri dell’autostima, il principale, vale a dire “la consapevolezza di sè” e di conseguenza una vita piena, consapevole.
Essere consapevole significa che devi essere qui, presente alla tua realtà e a te stesso e non camminare girato all’indietro.
La consapevolezza ti porta a sapere perfettamente chi sei e cosa desideri dalla vita.
Cresce con te e include ogni tuo passo.
Questo comporta che tu vivi in pienezza ogni cosa che fai, consapevole del cosa hai detto e fatto, senza rimpianti e luoghi comuni.
Tu vivi nel tuo qui e ora e fai ciò che ti fa stare bene.
Sei come un pesciolino che sta pure dentro una boccia, ma apprezza quell’acqua e ci nuota con un certo “gusto”.
Non importa cosa ti dicono della boccia, non ti tocca ciò che si dice a proposito del ripiano dov’è collocata: tu la vivi al tuo meglio e scegli di farlo.
Sei consapevole di come vuoi sentirti e ti attivi per esserlo, anche nella tua boccia.
Per moltissime persone questo non accade.
Perché? In genere perché esistono credenze che depistano, credenze, ripetute come mantra, che pur essendo prive di qualsisi fondamento, hanno una presa sul nostro inconscio e sulla nostra mente.
Chi vive, girato verso il passato, è in genere un eccellente cultore di certe credenze.
Quali?
Ne esistono tantissime.
Nel mio settore, per esempio, si va ripetendo che gli alunni degli anni precedenti erano emotivamente più forti, meglio preparati, più attenti e sicuramente avevano una maggiore autostima.
Questo accade anche in altri ambiti e in altri settori lavorativi.
Si tratta di considerazioni che spopolano e che condividiamo, convinti che la storia umana prima funzionasse, e che quanto ci è stato dato di vivere negli anni trascorsi sia stata l’eccellenza, mentre l’oggi non funziona.
In realtà sono “credenze”, frasi completamente prive di qualsiasi veridicità.
Le situazioni odierne sono il risultato e il totale delle situazioni e degli episodi passati.
La realtà odierna è poi ben diversa, rispetto a quella passata e per passata intendo anche solo 20 anni fa.
Non c’è modo di paragonare un accadimento di ieri ad un accadimento odierno, perché è come mettere a confronto una pera con una mela.
Le trasformazioni economiche, sociali, politiche, tecnologiche, culturali e lavorative sono state incisive, radicali e importanti.
Per fare un esempio, nessuno di noi, oggi, può dire di aver vissuto la “stessa situazione” che sta vivendo suo figlio.
Siamo su due piani completamente diversi, quindi non è possibile metterci a confronto.
Immagina una casa a più piani; ogni piano si affaccia sullo stesso paesaggio, ma ad una diversa altezza, il piano appunto; questo comporta una diversa condizione della luminosità interna e delle caratteristiche sue proprie, di ciascun appartamento.
Trasponi questo nella realtà tua e di tuo figlio.
Siamo nella medesima casa, ma in piani diversi e in appartamenti diversi.
Anche solo la presenza dei Social, rende tutto “diverso” tra noi, il nostro vissuto e quello dei nostri figli.
Oggi, in una palestra o in una classe, un compagno può catturare, non visto, la sua immagine, la sua voce, una sua situazione sfavorevole e postarla su un Social, commentarla, condividerla, abbandonandola alla mercé di chiunque.
E questo indubbiamente lo disturba.
Questa condizione rende, per esempio, anche solo il timore, del “giudizio altrui”, del resto sempre esistito, diverso dal tuo, molto più coinvolgente e sconvolgente.
Questa possibile dinamica, che potrebbe vivere, e vede in essere tra coetanei, se non ne prende direttamente parte, anche come artefice, è un vissuto impegnativo e molto forte da affrontare.
Immagina se dovesse accadere.
Di fronte ad un evento di questo genere, tuo figlio che è stato postato sui social e deriso, tu potresti affermare che ai tuoi tempi non sarebbe successo e che quindi si stava meglio allora, ma ti stai solo muovendo in maniera anacronistica e secondo le modalità di cui ho parlato sopra.
Ogni periodo ha i suoi “eventi” e questi, odierni, sono solo il frutto di un cammino che procede.
Per quanto tu possa essere giovane, il tuo vissuto è completamente diverso rispetto a quello di tuo figlio e anche il fatto che il tuo vissuto sia solo un “ricordo” te lo rende neutro, quindi comunque privo dei riferimenti necessari per un possibile confronto.
Ti trovi nell’identica condizione di quando ricordi il “sapore” o il profumo di un piatto, di un dolce o di un cibo che erano solite prepararti tua madre o tua nonna; quello che riporti in essere, che richiami alla memoria, non è un qualcosa di reale, ma è un qualcosa che tu stai rivisitando ora, da adulto, cn un diverso coinvolgimento emotivo.
Ricordare, fa sì, in questo caso, che tu creda che ciò che appartiene “genericamente” al passato sia stato comunque migliore, rispetto a un qualcosa che anche adesso tu vivi comunque in maniera “discosta”e secondaria, perchè a te viene semplicemente riferito, ma chi lo vive è tuo figlio o un suo amico.
In realtà sono quindi due condizioni non solo distanti nel tempo, ma nè l’una, nè l’altra, tue.
E’ il “luogo comune” che ti spinge a dire che “era meglio allora”, era “meglio non averli”, che si “stava meglio quando si stava peggio”, ma così non è.
Sono credenze, sono luoghi comuni, sono pregiudizi vetusti, che è tempo di smantellare.
Siamo Anime in cammino e il meglio “deve ancora venire”.
Quello che abbiamo dietro alle spalle ci è solo servito per arrivare dove siamo ora.
Ogni periodo, anno, momento della storia umana puoi paragonarlo ad una stazione, ad una meta e niente di più.
L’autostima, quindi, per ritornare al nostro punto di partenza, oggi non esiste perchè non esisteva nemmeno ieri, perché l’autostima va coltivata, va sostenuta, va educata, ma farlo richiede che tu sappia cos’è e quindi come va attivata.
Come puoi costruire una pagoda se non sai cos’è, com’è fatta e a cosa serve?
La stessa cosa a proposito dell’autostima che possiamo vedere un po’ come appunto un “tempio fisico” dove far risplendere la nostra Anima, il nostro spirito, il nostro Cuore.
Quindi non è possibile paragonare l’uno all’altro, cioè passato e presente, te stesso e tuo figlio, anche se sicuramente oggi ci troviamo nel piatto tutte le cose che non abbiamo mangiato e ben gestito nel passato.
E’ come se, tutti i cibi dimenticati o lasciati volontariamente nel piatto, nel corso degli anni, fossero ancora tutti qui ad aspettarci.
Il contesto è diverso, siamo saliti di uno o più piani, e questo è positivo, e ti permette che ci siano tutte le premesse per fare al meglio ciò che va fatto.
Oggi siamo in un momento storico ed economico impegnativo, ma eccellente.
Ti è mai capitato di trovarti in una situazione veramente faticosa e di aver messo in campo forza, tenacia, determinazione e competenze, risorse e tanto altro, che nemmeno immaginavi di avere?
Ecco! In quel frangente, come la stragrande maggioranza delle persone, hai attinto da ciò che ti appartienene a livello inconscio, portandolo alla luce, facendolo riaffiorare per la “tua buona causa”.
Una persona con autostima vive consapevolmente questi processi e quindi tende a fare la stessa cosa in maniera costante.
Lei utilizza sempre al massimo le sue risorse.
Una persona, con autostima, tende ad attingere da tutto quello che ha, da tutto quello che possiede, e a metterlo in campo, per trasformare al meglio, ogni situazione che vive.
Qualunque cosa le accada o veda non inizia nessuna cantilena legata alle credenze, ma semplicemente si rimbocca le maniche e vede come affrontare e risolvere quello che mai definisce o definirebbe come un problema, ma semmai come una “situazione.”
E’ la condizione del pesciolino rosso “soddisfatto”, nonostante i pensieri altrui.
Così, proprio come il nostro pesciolino rosso, sei una persona con autostima, quando di fronte ad uno scoglio, pensi subito a come poterlo in qualche modo superare, mantenendoti fedele a te stesso.
Non ti serve piangere e pensare che nel passato non ti sarebbe successo; ora sei qui e semplicemente procedi, vai avanti.
Naturalmente sei proattivo, per esempio nella scelta delle parole, con cui esprimi ciò che stai vivendo, e cerchi di far fronte e di arginare qualsiasi fatto, evento, situazione, semlicemente con gli strumenti che ora sono in tuo possesso.
Ecco allora, che qualsiasi fatto, strumento, momento, persona, evento, proprio come il cellulare, l’informatica, la digitalizzazione, li sperimenti semplicemente come un’occasione, una possibilità, uno “strumento aggiunto”, uno strumento magari nuovo, più impegnativo, ma comunque uno strumento che ti permette qualcosa che prima non potevi fare e che ora, grazie alle trasformazioni tecnologiche, puoi realizzare in maniera diversa.
E quindi studi, tenti, ti metti in gioco e ti applichi.
L’autostima ti fa stare bene in qualsiasi contesto, anche là dove ti devi “rimboccare le maniche”.
Quello che possiedi lo puoi utilizzare per trasformare anche te stesso, in quanto perfettibile.
Vivere consapevolmente, significa gettare il primo pilastro della tua “pagoda”.
Comporta l’avere presente e chiaro cosa ti va e cosa non ti va e essergli fedele.
Torniamo all’esempio del nostro pesciolino.
Tu sei un pesciolino e ami l’acqua, la ami moltissimo; lei ti permette di vivere e di muoverti, di agitarti felice e di trovare il cibo.
La boccia ti limita, non è il mare.
Non ti piace la boccia, ma sei lì dentro.
Cosa fai?
Rimpiangi il mare per il resto dei tuoi giorni e ti consumi pensandolo e richiamando alla memoria il bellissimo passato trascorso a nuotare felice, mentre le alghe sul fondale ti accarezzano, fino a morire di crepacuore?
Oppure rimani immobile a guardare le pareti che ti limitano e sospiri e maledici quel vetro che ti blocca e ti impedsce di stare nell’acqua del caro mare?
Esiste poi una terza opzione, quella di chi possiede autostima.
Come ti comporti?
Ti concentri sull’acqua, cioè sull’elemento vitale, che possiedi anche lì e ne godi.
Focalizzi ogni cosa partendo dall’elemento che ancora ti offre cibo, benessere e movimento.
E stai bene, anche se sei dentro una boccia.
Ti fai carico e sei responsabile di quello che vivi, partendo da una prospettiva positiva, edificante, connessa con la realtà, non anacronistica.
Questo pilastro, questo “principio” vitale dell’autostima è esattamente ciò che dovrebbe indurti a chiederti se sei coerente con ciò che pensi e ciò che fai.
Se rispetti i tuoi Valori.
Se agisci in maniera “conforme” ai tuoi stessi Valori.

Se, per esempio, sei un cultore del cibo “positivo”, magari dovresti chiederti perché dici tante belle parole e poi ti mangi regolarmente schifezze, e magari frequenti, a pranzo o cena, i Fast food.
Essere consapevole implica essere responsabile, quindi coerente.
Là dove contravvieni ai tuoi principi, entri in rotta di collisione con una parte di te e questo ingenera, sia a livello consapevole, che soprattutto inconscio, un conflitto, una sorta di “autosvalutazione interiore”, tanto che una parte di te cerca di sfrattare la parte inadempiente.
La lotta intestina crea malessere e porta spesso alla malattia fisica, perché molte energie vengono spese nel tentativo di imprigionare la parte “saggia” di te, di imprigionare quel pesciolino rosso che vuole guizzare felice, gustando l’acqua, che è sempre meravigliosa acqua, chiudendola nel famoso vaso di Pandora.
Se recrimino con mio figlio perché sta sempre incollato al cellulare e il suo dito è un prolungamento della tastiera, ma io stesso, magari anche mentre lo rimprovero, vivo la stessa realtà sono in “contrasto” valoriale, quindi metto in essere una lotta intestina, interiore, tra il me valoriale e il me scadente, e non solo: sono un esempio fattivo per mio figlio.
Un figlio apprende non tanto da ciò che dici, che comunque nota, ma da ciò che fai.
E vogliamo parlare di quando decidi di sposarti una ragazza, semplicemente perché state insieme da molti anni e ti senti “obbligato”?
Che obbligo è? L’obbligo non esiste, ma prende forma nel momento in cui tu fai questo tipo di scelta: il matrimonio.
Ti senti forse obbligato a tenere e indossare un paio di scarpe, buche, perchè le hai da 10 anni? Sicuramnte no, anzi: le sciogli da ogni legame e le affidi ad una nuova storia.
Lasci andare e affidi al suo nuovo percorso una scarpa, una ciabattina, un indumento verso il quale hai perso interesse, oppure che per tanti svariati motivi ora non rientra più nelle tue giornate, ma tieni “obbligatoriamente”, legata a te, una persona che non stai più considerando nella sua interezza e nel suo “Pieno valore”.
Quando fai scelte di questa portata stai dando “più attenzione e più valore all’oggetto” che non alla persona, che sta da tempo al tuo fianco.
Tu riconosci l’ inestimabile Valore dell’altro, nel momento in cui hai il coraggio di dichiarare a te stesso che non provi più per lei, la stessa attrazione di un tempo, che non la ritieni più così presente, importante e vitale nel tuo cuore e nelle tue giornate, e quindi, responsabilmente, le parli e la lasci andare con gratitudine.
Obbligare significa infatti legare “a sè” e tu leghi al tuo cammino, al tuo destino, una persona verso la quale non nutri più le stesse sensazioni ed attenzioni di un tempo.
Vale il tempo impiegato con lei o è la persona ad avere un valore?
Se quella persona ha perso valore ai tuoi occhi, perché non la ringrazi, le auguri ogni bene e cambi la tua destinazione?
La scelta di tenerla accanto per il semplice sentirsi “costretto” dal tempo a “legarla” a te per sempre è solo la premessa di una “sventura” annunciata, di una sorta di discesa già in essere, lungo la quale finirete con il precipitare insieme.
Perché?
Tutto deve essere “mantenuto” nella sua dignità e nel suo Valore, tanto più i sentimenti e le persone che li generano e li muovono.
Rispetti te stesso e lei, se hai il coraggio di essere coerente e responsabile, soprattutto nel compiere una scelta che dovrebbe essere definitiva e essere il punto di arrivo di un cammino. Se sei arrivato solo o lei è arrivata da sola, perché ostinarsi a voler tagliare il nastro in due?
Insieme sarete voi a vivere, non le persone che ora non volete far soffrire o indurre a pensare o parlare male.
L’opinione altrui non deve cozzare con quello che hai dentro, con il tuo fuoco sacro, con la tua essenza primaria.
Amorevolmente ti




Dinamiche e prospettive.

Essere permalosi è una sorta di caratteristica che ci accomuna un po’ tutti.
Viviamo in un contesto “giudicante”, scuola inclusa, anzi forse la scuola detiene uno dei primi posti, in questa sorta di “pesatura” e di conseguenza cresciamo con il terrore della bilancia, la paura dell’essere pesati come persone inadeguate, manchevoli, distrattamente non al top.
Questo ingenera in ciascuno di noi, una sorta di “reattività”, come fossimo dei reagenti chimici, pronti all’esplosione o al danno.
Hai presente quando mescoli tra loro due prodotti per la detersione della casa e inneschi una reazione chimica che va ad intaccare lo smalto del tuo lavandino o genera una sorta di esalazione fetida e pungente, una specie di piccola esplosione che a mala pena riesci a scansare, ma che comunque le tue narici percepiscono e che gli occhi avvertono?

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Le donne sono state continuamente represse. A Tu per Tu, con Osho.

Un mio alunno, un ragazzino molto perspicace e intelligente, rientrò a casa brontolando con la mamma, perché gli era capitata, a suo dire, una Prof. veramente ok, ma con una pecca: era femminista.
Quella Prof. sono naturalmente io.
La conclusione di questo mio simpatico alunno, è legata ad un lavoro di storia, nel quale avevo approntato  un certo tipo di percorso, che chiedeva ai ragazzi di rilevare i problemi sociali, economici, culturali o d’altra natura di alcuni periodi storici e come l’Uomo li avesse affrontati e risolti.
La risposta era unica: facendo guerra ai propri simili.
Partendo da questo dato di fatto, avevamo cercato insieme possibili soluzioni, confrontando le risposte femminili e quelle maschili e arrivando alla conclusione che mentre la donna lavora per creare unità, aggregazione e costruzione, quindi fondamentalmente in “modo creativo”, la parte maschile, che detiene per altro le sorti della Terra, da tempi immemori, lavora per “distruggere”.
Messi bene a confronto ed in evidenza i tratti femminili e maschili, che ci contraddistinguono, sembra avessi urtato la parte maschile di questo mio alunno, che era rientrato a casa brontolando, perché gli uomini sono fatti così e vanno bene così.

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Faccio pace con il mio Bambino Interiore

Anche nell’articolo odierno, mi concentrerò sull’importanza dell’appartenerti, del sapere veramente chi sei e cosa desideri maggiormente dalla Vita, perché lo ritengo un argomento fondamentale, in questa fase della nostra storia umana, soprattutto se desideri compiere al meglio il tuo cammino ed esprimere appieno la tua natura animica.
Siamo convinti, da tempi immemori, che ciò che viene fatto dalla moltitudine ne avvalori la veridicità e la sua forza, la sua genuinità, ma così non è.
Cosa significa questo?
Semplicemente che se una cosa viene fatta così da millenni è sicuramente e solo così che la possiamo fare.
Questa modalità da un lato ci ha “rassicurato e preservato” dai grandi cambiamenti, tanto temuti dal genere umano, ma dall’altro ci ha spinti verso l’omologazione di massa e la scarsa espressione del sé.
E’ così che quello che veramente sei, ami, quello che tu vuoi, ciò che desideri, giacciono sepolti da qualche parte in te, in un angolo remoto e buio e raramente trovano modo di esprimersi.
Ogni tanto cercano di farsi strada, quando le cose si ingarbugliano e allora nel caos generale, si crea un piccolo pertugio interiore, nel quale queste parti vere di te si insinuano con tenacia, con la speranza di essere riesumate e quindi di poter finalmente essere.
Ti guardi allo specchio, ma spessissimo la persona che vedi riflettersi sopra quella superficie liscia, non sei veramente tu e fatichi sia a dirtelo, che a riconoscerlo.
Indossi moltissimi abiti, a volte l’uno sopra l’altro, uno per ogni occasione e situazione, e per riscoprirti devi ora, veramente, trovare il coraggio di iniziare a toglierti tutti quegli strati, per riuscire ad osservarti.
Guardi, ma non ti vedi.
Ti scruti, ma non ti conosci.

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Desidero essere me stesso e lo sarò

Cerco di essere una Creatura Libera.

Puntare sull’unicità, non sull’appiattimento di massa, o meglio ancora sul poter esprimere quello che ci appartiene nel migliore dei modi, per dare spazio a noi stessi e creare e contribuire al cammino generale dell’Uomo.
Ogni essere umano, non essendo un’isola, nel suo percorso di crescita,  “eredita” inevitabilmente, il linguaggio, le credenze, i valori, le regole e i ruoli tipici del proprio popolo, della propria famiglia e del gruppo sociale a cui appartiene.
Nasco nella giungla eredito questo e questo…
Nasco nel deserto questo e quell’altro …
In altri termini, apprendiamo il modo di vedere la realtà e di vivere la propria vita da chi sta intorno a noi, ambiente incluso.
Come si chiama tutto questo processo?
Inculturazione e socializzazione.
Importanti?
Sì, ma nella misura in cui ci “rendono liberi”, non soggetti a …, cosa che in realtà avviene regolarmente.
Sono indubbiamente passaggi essenziali, che ci rassicurano, soprattutto da bambini, quando guardiamo i grandi e vorremmo essere forti come il papà, scaltri come lo zio, pacati come il nonno …
Sono tappe che ci consentono di orientarci nel mondo e diventare membri riconosciuti della società, ma c’è un prezzo da pagare, e piuttosto alto, per tutto questo.
Più introiettiamo questa eredità culturale, più ci abituiamo a vedere la realtà solo ed esclusivamente attraverso certe “lenti preconfezionate” e a ragionare secondo determinati schemi mentali.
Siamo come macchine, o meglio, è la
nostra mente che, per certi versi, ci rende simili a un computer, programmato in larga misura da altre persone, dai nostri genitori, dalla scuola, dai libri, dai mass media, per fare, dire o non fare, non dire certe cose.
Abbiamo bisogno di fare invece più esperienza, per acquistare maggiore autonomia “versatile”.
Esperienza?
Perché non ne facciamo?
Sicuramente sì, certo, in tutto entra anche un po’ della nostra esperienza diretta, ma è poca cosa: non più del 5-10 per cento di quanto sappiamo e crediamo vero deriva dalla nostra esperienza personale, tutto il resto è qualcosa che abbiamo letto su libri o giornali, che abbiamo visto e udito al cinema o alla televisione, che ci hanno detto i nostri genitori e gli insegnanti, quindi qualcosa che “ci viene consegnato”.
Ogni situazione è come una medaglia, ha due facce.
Anche questo processo di apprendimento “dagli altri” presenta quindi, da un lato, importanti vantaggi, perché ci consente di velocizzare il nostro orientamento nel mondo, senza che ogni generazione debba ripartire dall’età della pietra, ma dall’altro,  diventano, con il tempo, un ostacolo formidabile alla nostra crescita individuale e collettiva se non si evolvono fluidamente.
E questo, purtroppo, è quello che è avvenuto alla nostra civiltà e a ogni altra civiltà attuali.
Perché sostengo questa posizione?
Perché ogni civiltà, una volta raggiunto un certo grado di organizzazione sociale, tende ad irrigidirsi su se stessa, in uno strenuo mantenimento di principi, credenze, valori che un tempo erano nuovi e funzionali, ma che poi, non evolvendosi, divengono sempre più anacronistici.
Perché ci si irrigidisce?
Per una forma di conservazione: i gruppi e le classi dominanti vogliono mantenere il loro potere, la loro condizione, così come tutti i soggetti, o una buona parte di chi forma una società.
Certo, qualcosa di stabile, che funga da pilastro sociale, ci vuole, è utile, anzi spesso indispensabile, per non perdersi in un mare di input sensoriali.
Il problema è che gran parte degli schemi, delle credenze, o dei valori di una società vengono portati avanti a prescindere dalla loro effettiva validità,  a volte per semplice ignoranza o superstizione, più spesso per altri motivi, non sempre edificanti.

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Non accetto i ladri di sogni.

E’ sicuramente capitato a molti di noi, se non a tutti, di avere in mente un obiettivo da raggiungere o una qualsiasi idea da realizzare e sentire improvvisamente il nostro entusiasmo, e il nostro livello di sicurezza, abbassarsi drasticamente, dopo averlo condiviso con qualcuno.
Perché?
Il parlarne ha sollevato una serie di reazioni, anche inespresse verbalmente, ma avvertite dal nostro sé, generate o dalla poca fiducia a proposito di ciò che avevamo in mente di voler realizzare, o dal poco credito concesso dall’ altra persona, alle nostre effettive possibilità, in merito alla realizzazione.
Il viso stranito, l’espressione crucciata, la perplessità dipinta sull’arco sopraccigliare, le parole … ci smontano, pezzo a pezzo, riducendoci in pochi istanti, nelle persone più insicure della terra.
Esiste un nome molto ‘forte,’ con il quale vengono etichettate le persone che ci stanno intorno e che, con un atteggiamento di sfiducia, più o meno dichiarata nei nostri mezzi e nelle nostre “colorate” idee, che ci tolgono appunto la sicurezza: li chiamano “i ladri di sogni”.
Bel nome vero?

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I condizionamenti femminili


“Dovremmo essere consapevoli del nostro valore
e del grande dono che possediamo:
l’ originalità. “

Parlare di condizionamenti, me ne accorgo anche nel mio ambiente lavorativo, risulta particolarmente “faticoso” sia come argomento da sottoporre all’attenzione altrui, che come “realtà” da accogliere e sulla quale lavorare.
Siamo talmente immersi nei “modi atavici” di pensare, ragionare, riflettere, valutare, considerare la Vita e le sue dinamiche, che sganciarsene risulta veramente un lavoro tantalico.
Eppure non siamo liberi e ce ne accorgiamo, ma i condizionamenti sono un qualcosa di talmente sottile ed appiccicato alla nostra esistenza, al nostro corpo emotivo, che individuarli, aggredirli, smantellarli è veramente impegnativo.
Per esempio …
Quali sono o possono essere i principali, diciamo i 10 condizionamenti più importanti, nella vita di una donna?
Nemmeno uno?
Beh, oggi chiacchiererò proprio a questo proposito, partendo da lontano … da un tempo che ha influenzato parecchio la nostra storia e quindi il nostro quotidiano attuale.
Ricordate i Celti?
Partirò proprio da loro …
Per gli antichi Celti, ma pure per altre culture precristiane, l’archetipo femminile era diviso in tre età o stadi, la Fanciulla (the Maiden), la Madre (the Mother ) e la Donna Saggia (the Crone), ognuno dei quali offre determinati cambiamenti fisici, ormonali e psicologici.

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