“Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso.
Eppure, per tutta la vita,
non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo.”
Thomas Bernhard
Abbiamo modalità spesso diversissime nel cogliere e vivere le stesse situazioni.
La Verità è una, ma le strade che conducono ad essa possono essere veramente infinite.
Le emozioni giocano un ruolo preponderante in tutto questo ed insieme ad esse il “nostro passato”, inteso in senso veramente ampio e pieno.
Vi mostrerò oggi il mio sentiero, che collima con quello delle soavi Creature Angeliche.
Ricordo che da piccola a volte osservavo i grandi litigare o discutere e pensare:”Ma come fanno a non capirsi, stanno dicendo la stessa cosa?”
Oppure rimanevo sgomenta di fronte ad una lettura distorta di un fatto, di un evento, un qualcosa che ai miei occhi era chiarissimo e ineccepibile, ma non altrettanto a quelli dell’altra persona…
Come era possibile che per me fosse B e per lei/lui A???
E’ possibile, possibilissimo e questo dipende da un’infinità di situazioni …
Tendiamo ad un nostro compimento d’Anima e lo facciamo con fatica, perché continuiamo a percepire la Vita secondo date forme e date leggi, a cui ci atteniamo rigorosamente, seguendo spessissimo la primaria legge: se non vedo non credo!!
Al contrario, se permettiamo alla nostra parte Superiore, quella connessa con il divino, di muoversi agilmente e liberamente, tutto, incluso il materiale, diventa trasparente e leggero e noi siamo finalmente capaci di leggerlo e gustarlo oltre il nostro Io, la nostra parte piena di limiti e restrizioni.
Il problema più grande è che tendiamo al cielo, come se guardassimo attraverso la toppa della serratura, raccogliendo quindi un’immagine piccolissima, deformata e spesso buia, negativa del tutto.
Questo accade a nostra insaputa e genera quella differenza di opinioni, di modi di essere, di fatiche quotidiane, perché ognuno ha il suo spiraglio da cui sbirciare.
C’è una bella storia del Budda, che ci fa riflettere proprio sulla differenza di percezione che possiamo vivere e notare.
Dice così:
“Un giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.
Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”.
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”.
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”.
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”.
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”.
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”.
Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”.
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano.
Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.
Lao Tzu dice che:”“Non uscendo dalla porta si conosce il mondo.
Non guardando dalla finestra si scorge la via del cielo.”
Come mai??
Forse perché, siamo capaci di due tipi di conoscenza, una logico – razionale, tenuta in grande considerazione da noi e l’altra libera, immediata, intuitiva.
Una è, in genere, esattamente l’opposto dell’altra.
La seconda appartiene all’atteggiamento spirituale orientale.
La prima è di tipo rigoroso, scientifico e detiene il primato di analizzare, discernere, discriminare, soppesare, dividere, sperimentare, confrontare, misurare e ordinare per categorie.
E’ un modo operativo fatto di concetti astratti e di simboli; con questa strategia si considera l’ambiente come se fosse fatto da parti separate, che unite creano il puzzle della realtà.
L’altro pensiero invece ha una concezione del mondo ben diversa, vede l’uomo come parte integrante di questa e
tutto quello che classifichiamo con l’intelletto come relativo e approssimativo.
La conoscenza vera, piena, assoluta è allora l’esperienza della realtà sciolta dalla nostra parte razionale -intellettuale, è un’esperienza che nasce da una coscienza non ordinaria, che si crea con l’elevazione attraverso la meditazione, la ricerca mistica e spirituale.
E’ la pienezza della gioia.
Essere consapevoli significa essere sereni, giocosi e gioiosi.
Significa vivere con leggerezza ogni istante.
Oggi stiamo cercando questa parte vera di noi, ma trovarla con le modalità della vita ordinaria è impensabile.
Abbiamo alle spalle una educazione secolare e un forte condizionamento ambientale; il funzionamento della nostra mente è legato a un particolare tipo di logica, con tanti concetti e preconcetti dove tutto viene catalogato attraverso un sistema di opposti:bianco – nero, buono – cattivo, giusto – sbagliato, vero – falso.
Partendo da questo non possiamo raggiungere l’obiettivo, cioè l’unità, mantenendosi su questa scala;è necessario lavorare continuamente, osservando le dualità per renderle unità.
E’ il tempo del“risveglio”.
Come?
Per esempio attraverso la meditazione è l’accettazione di ciò che succede, perché deve succedere.
Per questo serve un lungo percorso e una grande conquista spirituale.
Attraverso la meditazione si può fare l’esperienza di sentire la nostra parte originaria, sopita, addormentata, dimenticata.
E’ importante stare sempre nel qui ed ora; fare una cosa alla volta e consegnarci totalmente, cioè partecipare – vivere intensamente quell’esperienza; questo è il modo più efficiente di essere, di vivere la nostra vita.
La vita è così com’è, il lavoro è così com’è, il mondo è così com’è, e forse, se sappiamo accettarlo così com’è, ci sveglieremo al suo significato.
In ogni situazione, la cosa importante è sviluppare a poco a poco, con l’esercizio, la consapevolezza, e attivare quella compassione e gentilezza amorevole che già sono dentro di noi.
Questo non è impossibile, ma alla portata di tutti.
C’è una frase molto bella, che mi sono appuntata; credo che l’autore fosse Blake; dice:
” Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è:
infinito.”
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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