La Pace interiore. Essere compassionevoli al posto della vendetta

“L’uomo non troverà la pace interiore
finché non imparerà ad estendere la sua compassione a tutti gli esseri viventi.”
(Albert Schweitzer)

Lo so, vi stupirete per quanto sto per scrivervi oggi, ma mentirei se vi dicessi che di fronte ad un torto, per quanto grande fosse, mi sia mai venuta la voglia di vendicarmi, perché essa non mi appartiene, può sembrare strano, ma è così.
Al contrario possiedo un senso “spiccato della giustizia”, che non è comunque più facile da gestire, soprattutto perché, non cercando vendetta, mi servo delle vie  “ordinarie” per avere ciò che la mancanza di amore, di coerenza, … di giustizia di un’altra persona mi hanno in qualche modo tolto o intaccato.
Mi rendo comunque conto che è molto presente, più istintivo e a volte forzatamente presente il dilemma del cosa fare o come rendere pariglia a chi in qualche modo ci “ferisce”, a volte pure mortalmente.
La situazione diventa ancora più spinosa, quando le vie legali per avere riconosciuti i propri diritti violati non ti supporta e sembra volersi fare beffa di qualsiasi principio e virtù, in cui noi crediamo.
E’ allora che subentra, anche nei cuori più mansueti, il possibile pensiero di farsi giustizia in autonomia, la convinzione che oltre il danno la beffa, sia veramente da “aggredire” e ricusare.
È sicuramente facile, e comprensibile, arrabbiarsi nei confronti di chi ci ha ferito, di chi ci fa o ha fatto soffrire, e quindi, quasi istintivamente cercare soddisfazione in qualche maniera  e misura.
Moltissime persone, accogliendo le vocine buie interiori, cercano allora, per giorni,  di individuare quale sia la vendetta più appropriata per ripagare il torto subito.
Ma siamo sicuri che la vendetta sia la risposta più giusta nei confronti di chi ci ha fatto così male?
Io so di applicare un metro di misura che difficilmente ci appartiene, ma lavorando con le creature angeliche, conosco ed utilizzo il loro, perché è quello che essi adottano nei nostri confronti, sempre, anche quando usciamo dagli schemi, quando trasgrediamo, quando ci allontaniamo dall’Amore e dai Valori veri di cui dovremmo essere intrisi.
La vendetta, so per certo, che non da soddisfazione e non funziona, perché non ci fa stare meglio, anche se qualcuno sostiene di “essere felice” per avergli fatto provare le stesse cose” …
C’è addirittura, se ci pensiamo, un modo di dire che ci rammenta che esistono dolori che “non si augurerebbero nemmeno al nostro peggiore nemico” …
Se la saggezza popolare, frutto di scottature e ferite ataviche ha creato un tale memento, … credo che un motivo ci sia e vada ricordato …
Il dolore che abbiamo sperimentato, la delusione, la forza devastante che ci ha colpito, come un uragano, spezza noi nello stesso identico modo in cui farà con il nostro “nemico” … e cosa ne nascerà???
Nulla di diverso da ciò che è germogliato dentro di noi, al momento della sferzata …
Vendicarsi???
La vendetta potrà forse farci provare un certo senso di soddisfazione nell’immediato, ma di certo non ci sentiremo meglio con noi stessi, soprattutto con quella parte di noi che racchiude i valori infranti dai dolori, né causticherà o farà scomparire le nostre ferite .
Dentro ci rimarranno solo cocci, … su cocci …, ci resterà il nuovo dolore per essere stati “stronzi”, passatemi il termine, esattamente come l’altro.
E allora, che differenza c’è tra noi e lui, tra i nostri valori e i suoi???
Con la vendetta non facciamo altro che trascinarci ad un livello più basso, spesso infimo, degradando noi stessi e la nostra dignità, quella dignità che un tempo magari ci diversificava da lui, dal nostro aggressore.
In genere poi queste cose capitano tra persone che in qualche modo si conoscono, si frequentano o si sono comunque per qualche motivo frequentate.
Ci vendichiamo perché qualcuno ci ha ferito, ma nel fare questo facciamo del male all’altro, che si arrabbia a sua volta, creando una spirale destinata a compromettere ogni relazione presente e spesso addirittura futura.
Certo, possiamo sempre dare la colpa all’altra persona, ma la verità è che anche noi ora, nell’attimo in cui ci muoviamo con la stessa modalità, stiamo contribuendo in modo decisivo al deterioramento del rapporto umano.
Di fronte alla nostra sete di vendetta appagata, potremo anche obiettare che non ci importa, che non vogliamo rapporti con persone che possono ferirci, e questo può essere vero, ma di solito è una  valutazione dettata dalla rabbia, non di una valutazione fatta con calma e in modo razionale, secondo i nostri principi di base.
L’idea di vendetta ci GUIDA e ci spinge ad agire solamente sotto l’effetto dell’impulso animale e della paura.
Quando ci scagliamo contro qualcuno perché ci ha fatto un torto, la nostra reazione non è guidata da una valutazione logica, morale o razionale, perché siamo accecati dalla rabbia e quindi non siamo capaci di individuare la soluzione migliore per gestire la situazione complicata, nella quale ci troviamo.
E’ l’istinto che ci domina, l’ impulso dettato dalla rabbia e dalla paura.
E’ un qualcosa che appartiene al nostro “animale interiore”, quindi una reazione naturale ed io non credo,  che seguire i nostri istinti senza fermarci almeno per un istante a riflettere, sia la soluzione migliore quando già c’è dolore …
Non stiamo bene e presto ce ne accorgiamo sia negli atteggiamenti che assumiamo, che nelle modalità con cui iniziamo a relazionarci con il cibo : siamo portati a procrastinare continuamente e a mangiare, mangiare, come lavandini, spesso pure cibo che in genere consideriamo spazzatura.
Qualcuno eccede anche con l’alcol o con il fumo e questi sono chiari segnali che, malgrado la nostra apparente soddisfazione per la vendetta, qualcosa dentro non quadra più e non è il dolore dovuto al colpo subito …
Dovremmo invece, sull’esempio del proverbio cinese, lasciare all’Universo ogni cosa …
Si dice infatti: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.”
Personalmente anziché sedermi preferisco riprendere il più in fretta possibile a vivere e ad interessarmi di nuovo di ciò che amo e mi piace, al resto penserà il fiume …
Cercare di adottare l’abitudine di fermarci e riflettere ogni volta che avvertiamo l’urgenza di un impulso, dovrebbe essere la norma per tantissime situazioni, norma capace di placare almeno un poco la rabbia e la paura, facendoci individuare con maggior raziocinio la strategia migliore.
La vendetta poi, non ci fa guadagnare punti o recuperare o aumentare il rispetto, anzi … la rabbia, che di solito la accompagna, da spesso fastidio, quindi … è sicuramente più facile che i punti li perdiamo …
E’ invece bello sentirsi capaci di gestire le situazioni in modo calmo, amorevole, diverso dal solito …, magari anche con una punta di ironia o capacità di sdrammatizzare …
Al contrario quando ci vendichiamo, sappiamo tirare fuori il lato peggiore di noi stessi.
Diventare ed essere persone migliori è proprio questo, cioè riuscire a dare in ogni circostanza la “versione” migliore di noi stessi.
Questo implica il saper perdonare, l’ agire in modo compassionevole, il non farci accecare dalla paura o dalla rabbia, il gestire, come direbbe qualcuno, le situazioni in modo maturo.
Lo so, non è una cosa semplice da fare, né ovvia, né scontata, perché altrimenti i tribunali avrebbero meno contenziosi in essere e gli avvocati probabilmente curerebbero orti, ma credo che dovremmo sforzarci di considerarla come una linea guida da seguire quando siamo in grado di valutare le situazioni con calma.
Del perdono ho già parlato, ma voglio rammentare un aspetto nuovo, quale è appunto la compassione di fronte al caos generato per mille motivi da una persona, nei nostri confronti.
Questo non significa andarci ancora a braccetto, o fare chissà quali cose …
E’ il concedere a noi stessi di lasciare andare, prima ancora che concederlo all’altro …
Sicuramente questo passo, alternativo, ci consente di esprimere la parte migliore di noi e ci fa stare bene, ci fa guadagnare punti, aumentare il  rispetto e soprattutto ci rende un esempio.
Rispondere al fuoco nemico con una forma di “gentilezza” disarma,  e fa cadere ogni istinto guerrafondaio, da parte dell’altra persona, che evidentemente sta affrontando delle difficoltà.
Se vogliamo migliorare le condizioni generali di questa vita terrena, dobbiamo veramente attivarci per rendere il mondo un posto migliore e per farlo dobbiamo sicuramente fare la differenza, smettendo di agire in forma istintiva, sotto il dominio della rabbia e della paura.
La rabbia la sentiamo nascere e crescere, quindi è importante prendere consapevolezza delle sue dinamiche e di cosa accade nel momento in cui stiamo per esplodere dalla rabbia.
Invece di agire sulla base di questo impulso, fermiamoci, respiriamo, allontaniamoci da chi  è stato fonte di questa situazione e dei conseguenti malesseri. E’ importantissimo prendersi un pausa per riflettere, far sgonfiare l’ira e valutare al meglio ogni cosa, prima di AGIRE.
E’ possibile e molto piacevole riuscire a creare una pacata sensazione fisica, che ci consente di stare malgrado tutto in pace o sospesi, piuttosto che avvinghiarsi alla situazione che ha disturbato o ferito, provocando il nostro impulso “omicida”.
In genere dopo il fattaccio, siamo arrabbiati e/o impauriti, un po’ confusi e continuiamo a raccontarci, a ripeterci il fatto accaduto, come se fosse una storia …
Invece di rimuginare sull’accaduto in sé, dovremmo fare attenzione sull’effetto che questa situazione ha sul nostro corpo, da un punto di vista fisico.
Dove avvertiamo disagio, fastidio, magari dolore???
Nel petto, allo stomaco, al collo, alle spalle, alle labbra o al viso?
Quali sensazioni fisiche notiamo???
Se la nostra mente ritorna a pensare all’accaduto, dobbiamo cercare di ripensare alle sensazioni fisiche provate e cercare di mantenerle, ma dando a quelle stesse sensazioni un po’ di compassione e cercare di allargare la nostra prospettiva, cercando di vedere le difficoltà che l’altro può vivere nel frattempo.
“Io provo questo, e lui/lei?”
Se ci lasciamo avvolgere anche da questo aspetto, riusciamo ad incanalare anche gli ostacoli e i problemi che l’altra persona sta affrontando.
E a che pro?
Forse per riuscire a cogliere l’aspetto che solitamente ci sfugge, vale a dire che l’altra persona, per essersi comportata così, sta sicuramente attraversando un momento difficile e lottando contro alcune difficoltà… Forse ora sarà più facile  provare un pò di compassione e non esisterà solo l’offesa ricevuta.
Cosa possiamo fare di COMPASSIONEVOLE sia per noi, che per l’altro???
Con calma, con gentilezza, cercando di muoverci per portare TUTTI fuori dalla rabbia e dal disagio insorto, modificando le emozioni che l’hanno generata, accompagnata o seguita.
Avere un confronto calmo e un dialogo aperto?
Porre fine al rapporto in modo tale che nessuno dei due soffrirà nuovamente?
Coinvolgere una terza persona, non per dargli addosso, ma perché possa offrire una prospettiva imparziale?
Sarebbe eccellente.
Ci sono molte opzioni a disposizione e la vera grandezza ora, che farà la differenza, sarà partire da uno o più punti di vista, che traggano origine nella tua gentilezza e nella tua sensibilità.
Questo non significa assolutamente essere sottomessi, o lasciarsi calpestare dagli altri, ma avere un profondo rispetto per sé, tanto da volersi sganciare da tutto ciò che può in qualche modo generarci altri fastidi e un malessere presente e futuro, ancora più pressante.
Mettersi nei panni della persona con cui abbiamo avuto un diverbio, uno scontro, cercando di cogliere come i suoi ostacoli, problemi e difficoltà l’abbiano portata a comportarsi in un certo modo è “utilissimo e educante”.
Magari avremo bisogni di alzare le barricate, oppure di essere più fermi e decisi, per salvaguardarci, perché siamo i soli responsabili per la difesa di ciò che ci sta a cuore o di non rimanere in silenzio, mentre qualcuno ci fa del male.
Potremo però imparare a esprimere ogni cosa, cioè il nostro punto di vista, in modo chiaro e gentile, magari mettendo dei punti fermi, ma senza mai perdere le staffe, ponendo dei confini con l’altro, senza chiassate e  senza rabbia.
Non è facile, ma è crescere, scegliendo una via diversa, per porre fine alle faide fratricide.
Non sostengo che ci siano soluzioni miracolose e di facilissima esecuzione, ma che tutto è possibile, se solo ce lo concediamo.
Fa male, a tutte le persone coinvolte,  compromettere un rapporto  passando alla vendetta reciproca; vivere nella rabbia, nella delusione e nel risentimento, ci toglie energie e benessere.
Riportare al più presto ogni cosa allo stadio antecedente il fattaccio, non sarebbe forse la soluzione migliore???
Essere compassionevoli è diventato per noi, nel corso dei secoli, una fatica immane, non certo facile, ma se riuscissimo finalmente a fare un gesto di apertura e a mettere in gioco la compassione, contribuiremmo a rendere la Terra un posto più a misura d’uomo e a fare del Mondo un posto migliore e più ricco di felicità, abbattendo l’orgoglio  e l’ego, che imperversano e devastano ogni cosa.
Non pensi sia possibile???

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Massimo

    Ciao non so cosa scrivere ho quasi 60 anni e tanta rabbia e vendetta. Lo so che è sbagliato mi rendo conto. Purtroppo vorrei ma non so se merito

    • *** ti degli Arcangeli

      Ciao Massimo.
      Non ci sono limiti temporali, nè di altro genere per il mondo angelico e tanto meno ci devono essere da parte nostra.
      Accorgerti di cosa provi è già il primo passo.
      Ora il successivo è “saper lasciare andare”. Qualunque cosa ti sia stata fatta o tu abbia fatto perdona e perdonati.
      Dio è molto accogliente. Siamo noi a non concederci spesso, ciò che Lui di suo ci dà.
      Se hai sentito quello che ti si agita dentro è perchè tu ora possa scegliere di “lasciar andare”.
      Concediti di cambiare!!!
      Perdona!
      Perdonati!!!
      Puoi avere una nuova Vita, se te lo permetti, a partire da ora.
      Te lo assicuro, ma tu devi volerlo.
      Om Shanti.

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