
“Essere o non essere, questo è il problema!”
La nostra mente è parecchio variopinta e poco addomesticata.
Spesso diciamo che abbiamo poco tempo a disposizione, all’interno delle nostre chilometriche giornate.
In realtà 24 ore non sono poche ed il tempo quindi dovremmo averlo, per riuscire a far fronte a tutti i bisogni, solo che, seguendo la nostra mente “ballerina”, spesso lo utilizziamo in maniera pittoresca ed “alternativa”.
Nessuno ci educa alle priorità e le priorità dovrebbero partire da noi, visto che siamo i soggetti “agenti”, cioè che si muovono in un certo ambito, per conseguire certi obiettivi e realizzare certe attività.
Interiormente e quindi mentalmente, tu dovresti avere una sorta di scaletta, dove ogni gradino in ascesa, corrisponde a qualcosa che tu intendi approntare, eseguire, realizzare.
E’ vero, al passo con i tempi, spesso, sei un individuo super accessoriato, hai un’agenda utile per il tuo lavoro o un planner, almeno di massima, di cosa intendi fare nel corso della tua mattinata o dell’intera giornata, ma la criticità è data dal modo in cui poi ti lasci distrarre, cioè “tirare” fuori, cioè trascinare altrove da quanto accade in corso d’opera, intorno a te.
Cosa ti manca?
Una mente “focalizzata” sul tuo “bersaglio” del momento.
Questo comporta che vieni facilmente “destabilizzato” dal tuo percorso e schizzi qua e là, come fossi la palla colpita, dentro ad un biliardo.
I bambini sono lo specchio di questa mancanza di “educazione” al focus.
Quello che devi alimentare interiormente, per non distogliere lo sguardo dal tuo cammino, potremmo chiamarla la “retta concentrazione”, vale a dire l’attenzione piena e corretta sul tuo bersaglio.
Come fare?
Te lo vado ripetendo da un po’ ed oggi lo ripasseremo, per farlo rientrare nelle dinamiche del proprio modo di operare al meglio.
Per riuscire a creare concentrazione, devi riuscire a stare nel tuo “qui ed ora”, vale a dire ad essere in presenza a quanto stai facendo o dicendo.
Questo comporta un maggiore rispetto sia per te stesso, che per ciò che vai facendo o dicendo.
Se ti muovi con “presenza”, qualunque cosa tu offra ad un’altra persona, acquista maggiore valore, perché il tuo esserci si sente e arricchisce quello che dici, che fai, che crei e che dai.
Come distinguere una persona che c’è, da una che non c’è?
Spesso dai convenevoli iniziali.
La persona di spessore, se ti fa un complimento è pertinente; la persona ping pong ti fa un complimento prima ancora che tu sia completamente entrato nel suo campo visivo.
E’ il cuore che ti porta a compiere qualunque cosa nel migliore dei modi; tu lo sai che ciò che nasce da lui è carico di grande forza comunicativa, quindi riesce a raggiungere al meglio il suo scopo.
Un nastrino per i capelli, venduto con molta attenzione al cliente, lo fa uscire dal negozio in uno stato di benessere, di appagamento compiaciuto, perché ha ricevuto da te quel piccolo oggetto con molta attenzione e garbo, quindi in una sorta di sacralità costruttiva.
Ora è necessario più che mai, ricreare questa dinamica, per riprendere le relazioni interrotte, nel migliore dei modi.
Una “retta attenzione” all’altro o a ciò che stai compiendo, si trasforma poi in una “retta concentrazione”.
Ritorno sempre al discorso dei bambini, perché loro ci fanno da specchio, cioè ci restituiscono i comportamenti che ricevono.
Non ti è mai capitato di vedere tuo figlio, oppure il nipotino, farti una domanda e poi vederlo allontanarsi o fare altro, mentre tu gli rispondi?
Ecco!
Mancano proprio di Attenzione e retta “concentrazione; la società, partendo dalla famiglia non li vive correttamente ed essi, a loro volta, non vivono l’adulto con presenza, cioè non ci sono.
L’aspetto è importante, perché significa che anche al loro interno, i piccoli non prestano attenzione nemmeno a se stessi e questo lo rilevi quando hanno problemi fisici e non sanno bene da dove parta o arrivi il dolore, piuttosto che il disturbo emotivo.
Diventa il gioco del cane che si morde la coda.
Dentro e fuori c’è il caos e la disarmonia.
La mente si sposta qua e là, come fosse una pallina che rimbalza, andando un attimo a toccare l’oggetto che dovrebbe essere al centro della nostra attenzione dialogica o di movimento, per poi rimbalzare sul muro, per poi tornare sulla persona e da lì sul muro, in una successione senza fine.
In mezzo, tra una messa a fuoco e l’altra, il vuoto, il buco.
Tu non guidi le circostanze, ma sei in balia delle circostanze e riempi questi buchi, che crei, con una tua “interpretazione” di ciò che manca.
E’ come se tu dovessi fare un dolce e avessi a disposizione solo 1/5 degli ingredienti utili.
Cosa fai?
O li sostituisci con altro, magari “compatibile” per la creazione del dolce che vuoi realizzare, oppure li tralasci, ma allora l’esito sarà ulteriormente ben diversificato dalle attese e dalla normalità.
Così funziona nelle tue relazioni schizzate.
Se tu non presti attenzione ”retta”, cioè valida, corretta all’altro, ti mancano alcuni elementi, che poi è la tua mente a sopperire, leggendo nel vuoto o meglio leggendo proprio “il vuoto”.
Questo preclude il dialogo costruttivo e genera dissapori.
Tu non ti rifletti in ciò che l’altro dice di te, pensa di te, comprende di te, proprio perché lui ha di te un profilo tutto suo e distorto.
Ci sono persone che possiedono una buona memoria e ti restituiscono, apparentemente tutto ciò che hai detto, quasi come fossero delle registrazioni vocali, ma anche in questo caso se tu presti attenzione ti avvedi che la loro restituzione è meccanica, sterile, priva di “presenza”, quindi di attenzione, rettitudine e partecipazione alla persona.
Il modo, il come fa la differenza sia nel caso di chi fa, che di chi riceve.
Quando hai “partecipato” al vissuto e al modo di essere di chi ti sta davanti, ti attivi attraverso il tuo chakra cardiaco, quindi accogli con amore e restituisci con la stessa modalità.
Le parole, il costrutto della frase, la postura del corpo attestano la tua presenza o assenza a ciò che è in essere.
Quando c’è amore nell’azione, c’è presenza retta; quando c’è presenza retta, c’è amore e tutto dà frutti.
Immagina questo momento come fosse l’istante in cui una teglia con l’impasto di un dolce, viene posta dentro il forno di casa; tu poni nell’altro un qualcosa e questo qualcosa prende vita e insieme sfornate un dolce appetitoso, vale a dire create un prodotto, che è frutto di un processo condiviso, nel quale un impasto viene posto in essere, passato in te, che fungi da forno, lo accogli, lo fai tuo, gli dai il tuo calore, di cui lui ha bisogno, proprio come la torta, e poi lo rendi al suo artefice.
Ma ci vuole attenzione, perché il dolce non esca crudo o al contrario bruciato.
E’ un processo straordinario, che richiede il “mettersi da parte”, per entrare nel mondo dell’altro, quindi l’entrare in uno stato intuitivo e creativo
E’ così che dovrebbe essere in qualsiasi momento e forma relazionale: tu diventi lui/lei e lei/lui diventa te.
Tu vedi l’altro dal suo interno, senza pregiudizi, schemi, preconcetti, ma così come lui realmente è.
Ascoltare è cambiare, ecco perché il cambiamento non ci appartiene, perché noi NON ASCOLTIAMO.
Quando ascolti una canzone, una poesia, un pezzo musicale, un brano sinfonico, tu cambi.
Cambia il tuo stato vibrazionale, cambia la tua energia, cambiano le tue emozioni, cambiano i tuoi pensieri e perfino le parole che usi e come le usi.
Una musica accelerata ti rende elettrico, adrenalinico, una musica dolce, rilassante, ti rende pacato.
Un dialogo amorevole ti apre il cuore e ti fa stare bene, un dialogo concitato ed aggressivo, ti rende ansioso e a tua volta aggressivo.
E’ un elemento vitale, che dovremmo aver coltivato in queste settimane o quanto meno averne misurato la ricchezza o la fragilità.
Attenti si nasce, poi lo perde e quindi lo si deve recuperare.
Questo recupero non avviene e quindi oggi, più che mai, c’è spesso bisogno di una sorta di recupero o potenziamento, affinché le relazioni rinascano e rifioriscano.
Tratti l’altro come un oggetto, un oggetto di poco conto, di poco valore e così, allo stesso identico modo, vieni trattato, in una sorta di gioco dello specchio.
Il dialogo reale è un forte elemento di crescita sia personale, che sociale, visto che la società è fatta di parecchi individui.
Richiede una duplice forma di attenzione, cioè un focus a breve termine ed uno a lungo termine, in modo da non perdere la rotta tracciata.
La nostra realtà è spesso agitata, ma tu entri nella condizione di non lasciarti shakerare, ma di condurre al meglio ciò che sta avvenendo tra te e l’altra persona, nonostante l’agitazione generale, che potrebbe esserci intorno.
Tu proteggi il vostro momento e lo partecipi.
Quindi tu entri nella condizione del pescatore, con il mare agitato, sopra la sua piccola imbarcazione, che osserva le onde e ha cura di se stesso e della sua barca, ma al tempo stesso presta attenzione alla rotta, per non perdersi o andare a sbattere sugli scogli.
Certo, se non ti sei educato così, il tutto non avviene in questi termini.
Allora, se ce la fai, sei un uomo di spessore, sei una persona con struttura, quindi piacevole, ricercata e considerata positiva, creativa, ben educata e responsabile, in altri termini una “vera persona”.
Presente la canzone di Battiato: “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea…” ecco!
Devi cercare questo punto fermo interiore da cui partire e questo comporta un lavoro su di sé, sulle dinamiche che ti appartengono e un’applicazione attenta di ciò che acquisisci.
Questo è di massima importanza, perché ti evita come genitore, oggi di dire e fare una cosa e domani di dire e fare esattamente il contrario; come compagno, di non sapere realmente cosa l’altro ha detto e cosa pensa, oppure cosa sente e cosa sta provando; come lavoratore di non conoscere le effettive richieste del tuo datore di lavoro.
Ogni ruolo che assumi ti richiede di mettere in gioco una tua stabilità, senza la quale tu scadi, perdi autorevolezza, crei confusione, diventi una persona inattendibile e inaffidabile sia come padre o madre, che come amante o lavoratore.
I ragazzini sbandati, sono il frutto di una relazione carente, di un disagio relazionale con i genitori, di cui non si fidano e dai quali non ottengono mai la stessa rotta per il loro viaggio, la loro navigazione.
Non puoi chiedere ad un bambino di solcare l’oceano, con il cellulare, un bel vestito firmato, delle provviste secondo i suoi gusti e tanti soldi in tasca, non è di questo che ha bisogno, né sono questi gli strumenti utili ed indispensabili per la sua navigazione, in “solitario”.
Guarda quanti bambini e ragazzi in solitario durante le cene di famiglia o tra amici, nei ristoranti.
Un cellulare per amico e nulla di più.
L’adulto lo induce a pensare e credere che deve fare da solo e così lui si comporta di conseguenza, né più, né meno che così.
La Vita la puoi vivere o subire, a te la scelta.
Se la vivi al termine dei tuoi giorni ti senti realizzato, pago e sereno, senza rimpianti; se la subisci ed induci altre persone, che ti ruotano attorno ad entrare spesso nelle tue stesse dinamiche, alla fine dei tuoi giorni sarai arrabbiato, vorrai restare ancora un poco quaggiù e sarai pieno di rimpianti per cose mai fatte, dette, sperimentate.
C’è una grandissima differenza e la lingua italiana ce lo rammenta con l’analisi logica, tra essere un soggetto ed essere un complemento oggetto.
Il soggetto agisce, il complemento oggetto riceve.
In uno stato confusionale tu sei e ti comporti come un oggetto e tratti gli altri come oggetti… Allora ti scrivono e tu non rispondi, ti parlano e tu non presti loro la benché minima attenzione; ti vivono accanto e tu preso da centomila cose non te ne avvedi.
Come vivevi?
Come vivi ora?
Quali sono i tuoi propositi?
Vuoi cambiare o mantenerti nella condizione della pallina del biliardo?
Ricorda che l‘equilibrio interiore fa di te una persona equilibrata, una persona stabile, una persona perspicace, una persona veramente libera, che non si accontenta e non si lascia abbindolare.
La persona forte e in equilibrio interiore non scende a compromessi e non baratta nulla; sceglie in prima persona e difficilmente si trova a dipendere dalle scelte altrui, che le vengono propinate come necessarie o come il male minore.
Non esiste il male minore: una cosa o è giusta e corretta o non lo è.
Se una cosa ti sta stretta, ricorda che è una fregatura, perché la vera libertà il tuo cuore la avverte, almeno che il tuo cuore, come quello dei ragazzini tu non lo abbia coltivato ed ora tu sia semplicemente un cappotto, che corre all’impazzata qua e là, come una palla dentro il suo biliardo.
Se così fosse, ricorda che prima o poi l’asta del giocatore ti colpirà e ti farà rimbalzare a suo piacimento, fino a farti cadere nella buca.
Manifesta la Libertà che ti Appartiene per Origine!!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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