I QUATTRO GEMELLI

Le ombre si stanno allungando sulla prateria del Montana.
E’ l’ora del crepuscolo, quando il sole si va a coricare dietro le colline, salutando i pascoli verdi, che ha illuminato per tutto il giorno.
Per qualche minuto il cielo si tinge di un intenso arancione pastello ed i contorni degli alberi sulle colline diventano neri, come se fossero stati disegnati dall’inchiostro di una stilografica.
Poi il sole scompare, le ombre si fondono in una e l’arancione lascia spazio ad un blu cobalto, che va via via intensificandosi: è il momento delle tenebre, in cui emerge la profondità di tutto…

“Mamma!!! SIA si è preso di nuovo la mia biglia preferita e non me la vuole dare!” strilla NOA dalla loro cameretta, dove lui ed il fratello gemello stanno giocando a biglie su un percorso fatto di costruzioni in legno, creato interamente da loro.“Ragazzi, vi avevo detto di andare subito a fare un bagno, dato che siete stati tutto il giorno nel ranch con papà.
Forza, che è quasi pronta la cena! Muovetevi e non rimettetevi a giocare!!” rispose di rimando la mamma dalla cucina.
Sarah è una donna sempre amorevole e gentile con i figli.
Gli lascia quel tanto di libertà da consentirgli di sperimentare la vita e perché no… anche di sbagliare, se necessario.


Ma è sempre pronta ad accoglierli con un sorriso benevolo, ogni volta che rientrano con un vestito strappato, …un giocattolo rotto, …un ginocchio sbucciato…
NOA e SIA sono fratelli gemelli, tanto simili nell’aspetto, quanto diversi nel carattere.
NOA è piuttosto timido e pauroso, SIA invece è solare e sempre ottimista.
Ma i due bambini non sono gli unici figli di Sarah e Ben.
Ci sono anche FEA e BEA, sorelle gemelle di NOA e SIA.
Un parto quadri gemellare il loro, che aveva fatto parlare tutta la contea.
“Tutti in una sola volta, così non ci pensiamo più!” – scherzavano tra loro i neogenitori, appena erano rientrati nella loro casa con i quattro gemellini.
BEA sta facendo un disegno con i pastelli a cera, sul tavolino in legno del salotto, proprio vicino al camino.
“ BEA, dov’è tua sorella?” chiede la mamma.
“Boh!” risponde, come al solito BEA.
BEA non sa mai nulla di quello che le accade intorno, è talmente assorta nei sui pensieri ed attività, che ha la tendenza ad estraniarsi.
Quando ormai la cena è pronta e si sono quasi tutti accomodati a tavola, mamma Sarah va a recuperare FEA in camera sua.
La bambina giace sul pavimento, circondata da tutti i vestiti e gli zaini che nelle ultime ora aveva tolto dal ripiano e tra cui non si è ancora decisa a scegliere.
“Forse dovrei mettere la maglietta rosa con lo zaino giallo, oppure meglio quella blu con lo zaino verde?”
FEA non riesce mai a decidersi, così Sarah la deve prendere in braccio per portarla in sala da pranzo con gli altri
“Non preoccuparti, vedrai che dopo cena saprai scegliere a colpo d’occhio” le sussurra la mamma all’orecchio.
L’indomani i bambini andranno a fare un campeggio di qualche giorno, con gli scout della loro età.
Si addentreranno nel bosco poco distante dal ranch di Sarah e Ben in effetti, ma i bambini non stanno più nella pelle, non vedono l’ora di partire per il campeggio estivo con i loro amici.
“Mi raccomando, ragazzi, comportatevi bene” dice Ben ai figli, mentre sono tutti insieme a tavola.
“Godetevi questa nuova esperienza e notate cosa suscita in voi…, quali nuove emozioni, quali stimoli, quali paure.
Condividete con i vostri amici, se volete, ma non lasciatevi trascinare dagli altri.
E se avete delle difficoltà, ricordatevi che siete circondati dai vostri amici e dai capi scout.”
“Papà ha ragione” prosegue Sarah “e, siccome vi verranno affidati dei compiti per la buona riuscita del campeggio, per voi e per i vostri amici, vedete di portarvi avanti negli incarichi e non aspettare come al solito l’ultimo minuto” dice squadrando ognuno dei suoi figli, con quel sorriso che nasconde ben più di quanto è già stato detto…
“Il bosco è molto bello, ma nasconde molti pericoli, cercate di essere previdenti e preparati nell’affrontarli, come vi abbiamo insegnato finora io e papà” e detto questo Sarah chiude la conversazione e taglia a fette la profumatissima crostata di fragole, preparata quello stesso pomeriggio.
I bambini ne prendono tutti una doppia porzione e, dopo qualche spinta davanti al lavandino per lavarsi i denti e qualche capriccio per chi deve salire sul letto a castello, se ne vanno a letto stanchi, ma felici, ansiosi che arrivi l’indomani.           
Arriva il giorno del campeggio ed i quattro gemelli sono entusiasti.
SIA non fa a tempo a raggiungere il punto d’incontro che si è già dileguato con i suoi migliori amici.
Lui ed altri bambini non vedono l’ora di vivere quell’avventura e sperano di vedere molti animali, di nuotare nel fiume e di ascoltare le storie di paura attorno al fuoco, di sera.
Arrivato al punto d’incontro con i genitori, NOA saluta tutti educatamente, ma aspetta che sia il suo amico Josh a venirgli incontro.
Dopo di che i due si uniscono al resto dei bambini.
In cuor suo NOA è molto felice, ma anche preoccupato che qualcosa vada storto…
E se succedesse qualcosa a cui loro non sono grado di far fronte?
BEA e FEA raggiungono insieme il gruppo di amichette, felici e pimpanti come al solito.
In realtà BEA spera di potersi ritagliare qualche momento in solitudine, per poter raccogliere le foglie che le piacciono tanto o anche solo per sedersi lungo il fiume ad ascoltare in silenzio l’acqua che scorre.
FEA sta scorrendo mentalmente l’elenco delle cose da prendere, insicura di aver preso tutto e sempre con il dubbio che forse doveva mettere la maglietta rosa, invece di quella blu…          
Dopo qualche raccomandazione da parte dei capigruppo, la combriccola parte per il campeggio.
All’iniziale vociare dei ragazzi si sostituisce un breve brusio all’ingresso del bosco, che lascia poi spazio al solo rumore dei passi sull’erba, man mano che la vegetazione si fa più fitta.
Questo accade spontaneamente, quasi che ognuno di loro si senta in dovere di abbassare la voce per rispetto del bosco, come quando si sta chiacchierando in classe e poi arriva il maestro, per iniziare la lezione.
I capigruppo fanno notare ai bambini la bellezza della Natura e tutte le risorse che ci può fornire.

SIA conosce già queste cose, perciò non ci fa caso più di tanto.
NOA si sente chiamato in causa in questi discorsi, ma non riesce a lasciarsi andare del tutto: nella mente sta cercando di ricordare il percorso fatto, nel caso in cui debbano scappare dal bosco.
BEA è molto attenta ai dettagli, così attenta che si è fermata al primo ed infatti eccola là…in fondo al gruppo ad osservare quella farfalla, che si è andata a posare sul dente di leone laggiù.
FEA, dal canto suo, ascolta attenta quanto viene detto.
Il gruppo arriva al fiume, il sole è alto, l’acqua limpida e fresca…niente di meglio di un buon bagno!
Dopo schizzi e risate, un breve pranzo e poi ancora giochi organizzati e dopo la merenda si riprende il cammino, per raggiungere la radura in cui monteranno le tende per la notte.
Una volta arrivati, i ragazzi vengono divisi in piccoli gruppi: c’è chi dovrà raccogliere la legna, chi radunare le pietre, chi montare le tende…
I compiti sono tanti, meglio mettersi subito al lavoro!
Mentre i ragazzi si danno da fare, i capigruppo passano tra di loro per controllare che non ci siano problemi e raccomandano ai ragazzi di prestare molta attenzione a quello che stanno facendo. Difatti, quando si presta attenzione a ciò che si sta facendo si è presenti nell’azione, si impiegano le proprie energie e così si possono avere geniali intuizioni o presagi di pericolo.
SIA, per esempio, è talmente concentrato a ridere e scherzare con i suoi amici, da non notare che la sua torcia gli è scivolata fuori dai pantaloncini, cadendo a terra.
BEA invece ha una geniale intuizione: quando la sua amica Kaly le dice di essersi dimenticata i fiammiferi, si ricorda di aver visto un documentario nel quale mostravano come, strofinando della carta igienica sulla carbonella ed esponendo poi la carta al sole, con il riflesso di un cucchiaio, la carta prenda lentamente fuoco.
Le ragazze fanno lo stesso e…voilà!
Ecco il fuoco per il falò!
Problema risolto!
La serata passa in grande armonia, inebriati dal cibo, dall’atmosfera e dai racconti i ragazzi sono carichi di adrenalina ed è una fatica cacciarli a letto.
Come spesso accade in questa stagione, alcuni cinghiali passano di notte tra le tende dei ragazzi, attirati dall’odore e dagli avanzi del barbecue.
Questo non sarebbe un problema, se non fosse che qualcuno dei ragazzi non ha fissato correttamente la tenda al terreno e al passaggio degli animali basta un attimo e le funi non reggono.
La tenda si riversa sui ragazzi all’interno che, spaventati, escono di corsa dalla tenda.
In un attimo è il panico: i ragazzi riconoscono i cinghiali, rischiarati dalla luna piena di quella notte e, non sapendo che altro fare, si mettono ad urlare.
Gli animali, spaventati, iniziano a correre all’impazzata tra le tende, travolgendone una o due e disperdendo le ceneri del falò, su tutto il terreno.
Inevitabilmente le ceneri finiscono su una delle tende, che prende immediatamente fuoco.
Per fortuna lì accanto c’è un secchio pieno d’acqua, tenuto preventivamente per le emergenze.
Una delle ragazze lo versa sul tessuto in fiamme ed il pericolo è scampato.
Ormai i ragazzi sono tutti svegli, fuori dalle tende, che urlano per lo spavento e non sapendo cosa fare vagano alla rinfusa.

È il fischio del capo scout a riportarli in sé:
“Basta urlare, ragazzi! Non serve a niente e peggiora la situazione!
Calma. Senza calma di fondo non si può far nulla!
Io e gli altri capi scout accompagniamo le bestie lontano dal nostro campeggio, senza farle spaventare ulteriormente.
I ragazzi rimettano in piedi le tende, mentre a turno  vi farete luce, a vicenda, con le vostre torce.
Le ragazze riordinano le pietre e le ceneri del falò e accendono un altro fuoco.”
I ragazzi in silenzio fanno quanto gli è stato ordinato.
Sistemato il tutto si siedono in cerchio intorno al falò, in attesa che tornino i capi scout.
“Mi dispiace ragazzi”, dice NOA agli amici, “Se non mi fossi concentrato a fissare bene la tenda, invece di pensare a cosa poteva succedere di male, la tenda avrebbe retto, come ci avevano detto i capi scout”.
“Io avrei potuto farvi luce con la torcia, se non l’avessi stupidamente persa oggi pomeriggio…” fa eco SIA.

“Sono io che mi devo scusare” risponde di rimando la gemella FEA , “se mi fossi concentrata di più quando ho messole pietre intorno al falò, le ceneri non si sarebbero disperse così facilmente”.
Ognuno dei ragazzi si scusa con gli altri.
Nessuno di loro era stato davvero attento e presente in ciò che aveva fatto quel giorno.
Avevano pensato ad altro, pensato solo a sé stessi…
Non avevano capito che ciò che stavano facendo richiedeva sì il loro impegno, ma era di servizio anche a tutti gli altri, quindi necessitava anche di un briciolo di attenzione maggiore.
Ecco che ora basta qualche biscotto di BEA e qualche storia buffa di SIA, per far tornare il buonumore nella combriccola.
I capi scout, che li stavano osservando da dietro i cespugli, si dicono:
“Bene, hanno imparato la lezione più importante: fare rete.
Ora che sanno essere come pezzetti di un puzzle e sono consapevoli che ogni azione e situazione coinvolge anche gli altri e li arricchisce, può veramente avere inizio il nostro campeggio”.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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