
Buona giornata a te, che ti appresti a leggere il mio articolo odierno!
Oggi parleremo di come perseguire i propri obiettivi senza lasciarci distrarre dagli eventi e dalle persone con cui interagiamo.
Dalla numerosa corrispondenza emerge come in questo momento molte persone non riescano a tenere gli occhi puntati sul loro “vero Obiettivo” divino, cioè quell’obiettivo che in qualità di Anime, incarnate, sono tenute a realizzare.
Perché?
Perché ci sono molti fattori destabilizzanti e fuorvianti.
Viviamo in una sorta di profonda dualità, dualità nella quale la nostra parte animica e il nostro vissuto terreno occupano due ampi spazi d’azione, ben distinti l’uno dall’altro, e per nulla interagenti.
In realtà, esiste un forte legame sotterraneo, tra uno spazio e l’altro, ma questo legame ci risulta difficile da mettere a fuoco, da inquadrare.
Il Cielo sta cercando allora di semplificarci ancora una volta il nostro percorso, rivolgendoci richiami costanti attraverso i numeri, oppure parlandoci attraverso le canalizzazioni e gli articoli in una modalità semplificata, così che il messaggio risulti accessibile a tutti.
Nonostante questo, mi sto accorgendo di quanto sia faticoso guidare l’Anima, affaticata dagli eventi terreni attuali, lungo il sentiero che la può riportare a Dio.
L’argomento da offrirti, stamattina, era dunque ben chiaro dentro di me, ma dovevo trovare una sorta di immagine visiva, capace di farti cogliere quanto accade nella tua vita quotidiana, ogni volta che tu imbocchi il sentiero che porta al Padre.
Come al solito, ecco che mi è giunta, come per magia, la giusta illuminazione, proprio durante un normale momento di formazione lavorativa.
E’ bastato un video dimostrativo, nel quale un operaio perdeva la presa e scivolava nel vuoto, creando un effetto pendolo, per “trovare” l’immagine utile a spiegarti questo aspetto animico, molto importante.
Quell’uomo sul tetto, che perdeva la presa e, nonostante il cavo d’acciaio e l’imbragatura, finiva con l’oscillare paurosamente nel vuoto, mi ha così permesso di trovare la “parola giusta” per presentarti il fenomeno odierno e quindi darti anche un supporto visivo, utile a fermare nella mente cosa accade ogni volta che ti appresti a realizzare un progetto, a cui tu ambisci in maniera particolare.
E’ stata una sorta di pennellata di colore, un colore che mi ha offerto quella profondità e quel movimento che stavo cercando per farti cogliere, dove puoi scivolare, e in che modo.
In questo periodo, in cui tu desideri, come tutti, riprendere la tua vita in maniera “normale”, avrai sicuramente alcuni obiettivi, in svariati ambiti della tua vita, che vorresti poter raggiungere.
Alcuni obiettivi sono molto semplici ed ordinari, altri un pochino più impegnativi e affaticanti.
Di qualunque portata essi siano, sappi che la cosa più importante, perché tutto vada a buon fine, è che tu faccia la scelta di lavorare in modo fruttuoso e consapevole, per non perdere inutilmente tempo, energie e magari denaro.
Facciamo un esempio pratico.
Immaginiamo che tu abbia deciso, per svariati motivi, di lasciare il tuo lavoro, per una nuova occupazione.
Ti trovi quindi nella condizione di partire da un punto, A, per raggiungerne un altro punto lavorativo, che chiameremo B.
Hai la consapevolezza che il tragitto lungo questi due punti, per quanto tu desideri sia rapido, retto e privo di soste e di distrazioni, probabilmente non lo sarà.
Sei perfettamente consapevole che nella realtà ti imbatterai in dinamiche facilitatrici e in dinamiche oppositive, cioè situazioni devianti o rallentatrici.
Esse potranno partire da alcune tue scelte o saranno la tua risposta a dinamiche messe in atto da altre persone o da altre situazioni.
Il loro rimando sarà dunque o quello di sostenerti o quello di rallentarti, dissuaderti, sviarti dal tuo intento e quindi di tenerti ben lontano dal tuo punto B.
Tutto quello che in qualche modo ti aiuterà, tu sarai portato a considerarlo, giustamente, come una sorta di miracolo, di aiuto, di sostegno, oppure di sorpresa, di dono, di regalo o perché no, anche come una magia.
Tutto ciò che, al contrario, ti affaticherà, ti distrarrà, ti destabilizzerà o ti demotiverà, tenderai a definirlo come un limite, un ostacolo, o semplicemente come un problema.
La parola problema è, purtroppo, un termine molto frequente, molto amato e parecchio apprezzato nella nostra realtà ordinaria.
Questa parola emana una sorta di energia scadente e proprio per questo, in una società che vola raso terra, è un vocabolo che piace, quindi molto gettonato, già a partire dall’ambiente scolastico, dove ti fanno appunto lavorare “sui problemi”.
Tu, se vuoi quindi arrivare a una nuova sistemazione lavorativa, devi attivarti in modo che nulla, nemmeno i “cari problemi” possano farti disattendere il tuo obiettivo.
Come puoi fare?
Imparare a gestire quello che nel gergo comune viene apostrofato “come un problema”, senza che ti assorba e ti faccia scivolare dal tetto come l’operaio del video che ho visto.
Immagina di essere sopra un tetto, proprio come un operaio, che sta sistemando la copertura di due diversi spioventi del fabbricato.
Per lavorare in maniera proficua, tu devi passare da un punto all’altro, cioè da A a B, evitando di perdere la presa e quindi di finire nel vuoto, devi quindi evitare di essere distratto da qualunque cosa possa farti scivolare e cadere nell’effetto del pendolo, cioè rimare sospeso nell’aria ad oscillare.
Sei imbragato, ma volare fuori dal tetto ti procurerebbe lo stesso uno stato di malessere e il bisogno di “essere aiutato” a risalire, cosa spesso difficile da attuare in autonomia.
Sopra il tetto, come in fase progettuale, tu sei in una situazione particolare e quindi devi avere il controllo dei tuoi passi; qualunque cosa ti spinga a spostare lo sguardo dalle tegole, su cui stai lavorando, in una sorta di movimento fisico, particolare, diventa per te una forma di “pericolo” e quindi di possibile problema.
Devi pensare a te e concentrarti sullo spiovente su cui ti muovi o che vuoi raggiungere, se vuoi farlo al meglio, senza scivolare e senza perdere la presa.
La stessa cosa avviene durante la fase progettuale e creativa che ti porterà a staccarti dal tuo vecchio lavoro ordinario, per iniziare il tuo futuro lavoro ideale.
Sul tetto, hai con te diverso materiale e vari strumenti, utili per creare quello che ti serve e questo rende ogni tuo gesto più lento e fatto nella piena concentrazione.
Nella quotidianità, invece, malgrado l’altezza e la delicatezza di quanto stai facendo, spesso ti fai ipnotizzare da un elemento esterno, una sorta di attrazione che ti distoglie dal tuo reale obiettivo e ti fa perdere la presa.
Lui rappresenta una sorta di “pendolo” distrazione, un pendolo che ti attira, ti fa precipitare e ti “trasforma nell’operaio che oscilla nel vuoto”, cioè l’operaio vittima di un effetto del pendolo.
Questo nuoce sicuramente alla realizzazione del tuo lavoro.
Chi può rappresentare il “pendolo distrazione”?
Chiunque.
Una situazione, un familiare, un conoscente, un collega, un evento, una multa, un rimprovero, una sorta di ingiustizia subita, un impegno che pare frapporsi tra te e l’altra parte del tetto.
Sono distrazioni che ti raggiungono, diventando una sorta di disturbo, uno strumento “malefico”, destinato a farti entrare nella condizione di “spostare lo sguardo” dal tetto, dove appoggiano i tuoi piedi.
Così scivoli o manchi la presa e precipiti nel vuoto.
Seguendo l’elemento di disturbo, che ha agito come fosse un “pendolo”, il tuo focus si è spostato e tu sei diventato parte di “quell’effetto del Pendolo stesso”.
Sei uscito dal tuo spazio-tetto, abbandonando quel “cammino”, che avevi già tracciato mentalmente e che volevi percorrere, per passare dal punto A al punto B, e distraendoti, hai perso la presa, hai cambiato la tua prospettiva, e così, non più allineato, sei inciampato o sei addirittura scivolato oltre il cornicione, finendo nel vuoto.
Ora, sei in una nuova realtà, parallela a quella precedente, ma diversa, perché non sei più sul tetto, ma bensì nel vuoto, dove dondoli, dove oscilli paurosamente.
Lì, il tuo obiettivo ora cambia, è cambiato, e di conseguenza tu devi usare la tua energia per uscire da questa nuova situazione.
E’ così che accade anche nella tua vita reale, ordinaria.
Un qualcosa di esterno ti fa da Pendolo, attirando la tua attenzione, distraendoti, portandoti fuori dal tuo focus e tu, lasciandoti ipnotizzare, scivoli e finisci con il diventare a tua volta l’“attore” dell’effetto pendolo, quindi lontano dal tuo progetto e fuori dal tuo spazio d’azione.
Il tuo progetto diventa un elemento sfuocato e tutta la tua attenzione è concentrata, puntata, sul fattore deterrente, cioè sull’elemento ipnotico.
Conta solo il pendolo.
Un fatto, quando ti sposta dal tuo focus, cioè fa da fattore deterrente, può impegnarti la mente per giorni.
Tu ripensi a quanto ti è accaduto, e questo significa alimentare quel fatto o quella persona, quindi usare l’energia che dovresti impiegare per il tuo “reale progetto” per un altro scopo, uno scopo che erige un vero muro tra te e il tuo “sogno”.
Come puoi fare in queste situazioni?
Accettare quanto ti è successo come un “fatto relativo”, quindi devi uscire dall’ottica di alimentarlo.
Nell’istante in cui lo pesi come un avvenimento di poco conto e limitato nel tempo e nello spazio, per quanto lui possa averti dato fastidio, gli togli il “potere” di dominare la tua mente, di invadere le tue giornate e quindi di prendersi tutte le tue risorse, tutte le tue energie.
Allora un brutto voto del figlio, una nota degli insegnanti, una multa, un bisticcio con un vicino di casa, non ti destabilizzano, non ti distraggono, non ti catturano in maniera esclusiva, ma rientrano e acquistano la loro giusta dimensione.
Tu non devi “combattere il negativo”, ma semmai usare tutte le tue risorse per costruire il positivo, cioè l’alter ego di quanto sta accadendo, di quello che sta avvenendo.
Ti faccio un altro esempio.
Sei al lavoro e mostri un progetto, a cui stai dando molto spazio ed energie, ad un collega.
Sei entusiasta e gliene parli, convinto che anche lui lo apprezzerà parecchio.
Al contrario, lui ti risponde, catalogandolo come un’utopia, un qualcosa di sicuramente bello, ma poco calato e spendibile nella situazione economica o lavorativa attuale.
Come ci resti? Male.
Come reagisci?
Solitamente scivolando dal tetto del tuo entusiasmo e finendo nel “Vuoto dell’effetto pendolo”.
In pratica inizi a cercare di farlo ricredere, di avere anche il suo assenso.
Dentro sei ferito, te la sei presa, anche se ti sei riproposto di fregartene dell’opinione altrui.
L’appunto al tuo progetto diventa una sorta di “rifiuto” alla tua persona e quindi ne vieni in qualche modo arpionato.
Sei come una balena presa all’amo.
Inizi a spendere inutilmente le tue energie per convertirlo.
Risultato?
Perdi il tuo focus e tutte le energie utili ad alimentarlo, a concretizzare il tuo sogno a farti tagliare il traguardo.
Involontariamente ti attivi contro te stesso e finisci con il sostenere la posizione del collega: il lavoro è bellissimo, ma non concretizzabile.
Ma cosa conta in realtà per te?
Cosa ti dà gioia e benessere?
Il suo parere o il tuo obiettivo?
Ciò che conta è il tuo obiettivo!
Non alimentare il fuoco della sua opinione, ma il ceppo dei tuoi sogni.
Non trasformare il tuo collega o il suo giudizio nel tuo pendolo e tu non diventare il suo effetto.
Non creare una guerra “energetica”, perché alimenteresti una sorta di buco nero.
Riconosci al “pendolo” il diritto di esistere.
Riconoscigli il diritto di pensarla diversamente, rispetto a te.
Riconoscigli il diritto di esprimersi in quel modo.
Nel momento in cui gli “riconosci” il diritto di essere, di fare o dire qualcosa che va a cozzare con la tua identità, la tua morale, i tuoi pensieri, il tuo modo di vivere, di esprimerti e tanto altro, tu “esci dalla sua sfera di influenza”, non lotti con lui, non lo giudichi, non ti arrabbi, non finisci con il perdere il controllo della situazione e quindi non entri nel “suo gioco”.
Senza un numero sufficiente di giocatori, la partita non può avere luogo.
Lui rappresenta uno dei tanti mali, inevitabili, di questo mondo, ma tu lo vedi, lo vivi, lo accetti come tale e quindi gli dai il “diritto primordiale” di esistere fine a sé.
Al contrario, ogni tua azione contro di lui, anche il tentativo di convertirlo, rappresenta una “dichiarazione di guerra”, un rifiuto, un fiume energetico che lo lava, lo rinfresca, lo nutre.
Tu non sei e non devi essere per lui come la “pioggia”, ma semplicemente una nuvola che corre all’orizzonte.
Ricordati che tutto ha il diritto di esistere, anche chi giudica, anche chi rompe le scatole, anche chi la pensa diversamente, anche chi reputi il tuo contrario o come una persona negativa.
Sei un artefice del positivo?
Allora datti da fare per dimostrarlo, per sostenerlo, per farlo radicare e crescere.
Come? Non scendendo in campo.
Evita di essere ipnotizzato dal pendolo.
Controlla in modo cosciente la tua energia.
Sii vuoto, come un vaso per non entrare in guerra con lui; qualunque sarà la voce che soffierà dentro al vaso, fuoriuscirà con la stessa rapidità con cui vi è entrata.
L’energia del pendolo allora non ti potrà toccare.
Entra ed esce.
Si disperde nello spazio e nel tempo.
Non ti soffoca.
Non ti distoglie dai tuoi traguardi.
Sei come un muro di gomma: niente ostilità, niente giudizio, niente lotta, niente rimando di conversione.
Sei come un giunco che si flette al vento.
All’inizio può essere faticoso, ma dopo le prime esperienze, diventi abile a sostenere questa modalità e lo fai con consapevolezza, in maniera cosciente, e quindi resti focalizzato, c’entrato sul tuo obiettivo e sul tuo bersaglio.
Ti senti allora forte perché sei “integro”, sei l’operaio che cammina sul tetto in maniera agile e proficua.
Sei l’artigiano dei tuoi sogni.
Buon lavoro!
Sono certa che ora, il tuo “prodotto” sarà un vero capolavoro.
Amorevolmente ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Quanto e vero quello che scrivi…io ho iniziato da poco a scrivere il libro della mia vita.
In tante occasioni ho avuto questa sensazione di non essere capace…per fortuna ho il mio compagno che mi sostiene e mi appoggia per questo mio progetto.
Grazie ti dei tuoi meravigliosi consigli.
Con.tanto affetto e stima
Moira
Ciao Moira!
Nulla succede per caso.
Sono arrivata al momento giusto per spingere la tua dolce Anima verso il suo “sommo Bene”.
Procedi con fierezza e gioia in questo tuo meraviglioso Progetto.
Il Mondo ha bisogno di nuova Nuova Luce e di tutto quanto possa sostenere il cammino di ogni Spirito di Luce.
Con Amorevole condivisione …
Om Shanti!!