“Voglio Benedirti …” Per chi ha problemi di salute

hand of woman meditating in a yoga pose on beach

Rallegratevi dei vostri poteri interiori-
perché sono la fonte della vostra salute e della vostra perfezione.”

Ippocrate

Sono periodi particolari, lo vado ripetendo da un po’ di tempo e varie persone, tra voi lettori, mi stanno confermando la “vivacità” degli eventi che spesso accadono, creando fatiche inattese.
Per avere una visione giusta e positiva della nostra quotidianità dobbiamo lavorare per prima cosa su noi stessi, poi sulla realtà circostante, che varia comunque nelle sue sfumature, quando noi ci trasformiamo in maniera luminosa.
Una realtà che ci sconcerta è quella della malattia.
Partendo quindi dai vari vissuti, credo siano moltissime le persone fra di voi, che potranno avvalersi delle mie indicazioni odierne.
Chi tra noi non ha, di questi tempi, un amico, un parente, un semplice conoscente, se non addirittura un familiare colpito dalla malattia e magari ricoverato in ospedale??
Credo che a tutti sia venuta in mente una persona specifica, giovane o più grande, che sta soffrendo o si sta cimentando con “un affaticamento fisico”.
Questo articolo lo voglio quindi dedicare a questa situazione e ad una tecnica semplice ed importante, che tutti potete sperimentare,  per sostenere queste persone.
Sappiamo, che qualsiasi difficoltà fisica è legata a malesseri più profondi, generati solitamente dai nostri vissuti, dalle fatiche emotive, da paure, choc ed ansie … che logorano il nostro “motore primario”, vale a dire l’ Anima, non debitamente sostenuta e cresciuta, per poi riaffiorare come disagio fisico di lieve o intensa entità.
Quindi, la nostra parte più importante e dimenticata, messa in una situazione/ condizione di affaticamento, farà comparire presto anche la sofferenza fisica.
Talvolta il “disagio interiore” che si scatena in una persona, di fronte ad una difficoltà relazionale, economica, familiare, amicale …è talmente grande e profondo, da ingenerare percorsi fisici di vero e intenso dolore e privazione del proprio diritto al Benessere.
Un’Anima che soffre crea a volte ferite difficili da gestire e di lunga e intensa durata ( pensiamo a quei malesseri che richiedono interventi chirurgici pesanti e terapie faticose, quali la chemio).
Quando il corpo cede, non ci resta che un unico ambiente in cui ricoverarci, per poter recuperare salute e ristabilire il giusto equilibrio e l’armonia generale.
L’ospedale.
E’ lì, che qualcuno, professionalmente preparato, ci rimetterà in sesto o tenterà di farlo, anche se la situazione sarà particolarmente delicata.
In questo luogo preposto al recupero del soggetto, si lavorerà sulla parte fisica, corporea in difficoltà, tralasciando, a volte, altri importantissimi aspetti.
Ringraziamo il cielo per l’esistenza di queste strutture e di tutte quelle persone che vi lavorano, a vario titolo, grazie, grazie, grazie!!!
Quando siamo o abbiamo un familiare o conoscente, in questa situazione, è importante che si cerchi di accelerare, dove possibile,  questa fase di risalita e recupero, alimentando quella parte “importantissima di noi”, che ha subito i primi e ripetuti attacchi, al punto da soccombere e subire danni fisici.
Quello di cui dobbiamo avere consapevolezza è che qualsiasi recupero, incluso quello legato ad un lieto evento, quale la nascita di un bimbo,  richiede tempo ed  impegno, soprattutto personale.
Un parto, andato secondo i canoni normali, si conclude con il rientro a casa della mamma e del piccino a poche ore dal lieto evento.
Se la neo mamma è in perfetto equilibrio psico- fisico e prima ancora spirituale, affronterà ora da sola l’incontro con il proprio piccino, e le sue esigenze, sentendosi a volte sopraffatta, ma in genere capace di sostenere, superare e sopperire anche alle nuove dinamiche, incluse quelle relazionali, di quella che ora è, a tutti gli effetti, una nuova famiglia, fisicamente allargata, grazie a questo nuovo ingresso.
La sua battaglia ormonale è un’aggressione vera e propria ai suoi sistemi generali e lei è “l’unica”soldatessa impegnata in questo corpo a corpo.
In molti familiari, amici e conoscenti hanno gioito e partecipato, e lo faranno ancora per giorni, alla bellezza di questa nuova avventura, partita con una rapidità sorprendente, ma la donna rimane colei che in prima persona si fa carico di un’esperienza straordinaria ed impegnativa.
E’ nelle condizioni interiori per uscire al meglio da questa nuova affascinante impresa?
tutto scivolerà via liscio, con un bimbo sano, mangione e dormiglione oppure ci saranno complicazioni impreviste, fatte di rigurgiti, coliche, notti insonni, poppate affaticanti fuor di misura??
La neo mamma è la vera e primaria attrice della nuova esperienza; avrebbe bisogno di uno spazio in cui rientrare soprattutto emotivamente e fisicamente , ma non le viene lasciato né tempo, né spazio per fare “amicizia con il suo piccolo e le sue esigenze, ma prima ancora con il suo corpo così straordinariamente in evoluzione ed operativo.
Per star bene, deve recuperare il suo equilibrio primario, così da riuscire a prendersi cura al meglio del piccino,  di tutte le altre incombenze domestiche e della relazione importantissima con il compagno e gli altri figli, là dove presenti.
In ospedale il tempo è stato poco e veloce.
Questo lavoro, dovrà quindi affrontarlo e farlo sul campo, o con il proprio compagno e piccino o da sola…e questo sarà una sofferenza affaticante.
Questa è una situazione gioiosa, in cui il corpo pur in situazioni particolari, sta espletando una sua funzione.
Pensiamo quindi all’impegno che ci viene richiesto in una vera e propria “situazione di malattia”,  quando ci ritroviamo come elefanti, che camminano su di un filo di seta.
La struttura ospedaliera preposta ci guida velocemente alla rinascita fisica, ma il contesto in cui veniamo inseriti è spesso di per sé affaticante, da tanti altri punti di vista, nonostante la disponibilità del personale e la cortesia; in questo modo la persona in sofferenza raramente riesce a provvedere a sé e a sostenersi per sostenere ed appoggiare appieno il lavoro di recupero.
La malattia, senza esclusione di colpi, debilita ed affatica.
La lontananza dal proprio ambiente e dalle proprie cose rallenta il processo di ripresa e crea assenza.
Il vuoto della presenza di chi ci ama, mentre soffriamo fisicamente, ci addolora ulteriormente, creando un senso di smarrimento.
A questo dobbiamo aggiungere un altro aspetto importante: siamo in un ambiente “ideale per sanare il corpo”, ma in spazi plurimi, con camere con molti pazienti, ammalati, letteralmente quindi circondati dal dolore, dalla rabbia, dall’angoscia, che si consolidano nelle stanze, e lungo i corridoi… creando campi energetici e vibrazioni  pesanti e spesso sottotono.
L’ammalato ha tra le dita una moneta, che non avrebbe voluto mai ricevere, chiamata sofferenza, la quale presenta come tutte le monete due facce: il  lato A e il lato B.
Guardarla da una parte oppure osservarla dall’altra, fa spesso la differenza.
Un lato gli consente di vedere tutto nella Luce, malgrado gli eventi, l’altro invece lo affatica ancora di più, gli crea angoscia, gli fa nascere dentro una vena sottile di paura e quindi lo getta, suo malgrado,  nelle tenebre, nello sconforto, nel buio.
Da quale lato prendere la moneta sta a noi, sta a chi si trova in questa momentanea condizione.
Sicuramente, come suggeriscono gli Arcangeli, dovremmo prestare maggiore attenzione a noi stessi, amandoci di più e lavorando per concederci tanti spazi amorevoli in cui crescere in consapevolezza, guarirci spiritualmente e quindi alleviare cuore, mente e corpo da inutili fatiche e malesseri.
In parole povere dovremmo sempre avere cura di noi, facendo sana prevenzione!!!
Un ambiente stressante a lungo andare non è una cura amorevole verso di sé.
Se svolgo un lavoro che non amo e non ho scelto con passione, con gioia, voglia di crescere e creare un servizio … a lungo andare questo mi ingenera una sorta di sofferenza mentale, di rallentamento e affaticamento psicologico ed emotivo, che potrebbe condurmi ad una malattia …
Una relazione negativa spegne la voglia di vivere e crea danni fisici…
Se non scegliamo la gioia, la positività, il confronto, la Luce, la crescita interiore e non ci attiviamo per fare tanta giusta prevenzione, stando in ambienti sani, nutrendoci di cibi vivi, coltivando relazioni ed amicizie positive, frequentando luoghi sacri, approfondendo le conoscenze animiche attraverso corsi, … poi i guai fisici arrivano e allora debellarli diventa impegnativo.
La malattia è sicuramente un argomento importante, sul quale potrei inondarvi con  fiumi di parole, ma non è questo il mio compito odierno…
Quello che mi viene detto di fare è farvi riflettere sul come sia facile scivolare e sbucciarsi le ginocchia e difficile poi riprendere a correre e saltare in tempi brevi, e sul cosa fare con chi si è in qualche modo escoriato, vale a dire ospedalizzato.
Quando si sta in quei letti, è facilissimo che la persona vada in depressione e quindi non si auto – sostenga in una fase così importante e delicata del proprio percorso.
Se poi la degenza si prospetta lunga e la malattia impegnativa … beh, le fatiche crescono in maniera esponenziale.
Questo accentua spesso il disagio già legato all’entità del danno, della malattia comparsa.
Ecco allora cosa possiamo fare per sostenere la persona ricoverata, partendo però dal pieno “rispetto dell’altro“e dalla piena accettazione di “ogni possibile evoluzione della sua situazione.
Rispetto significa che là dove è possibile è bene coinvolgere l’ammalato dicendogli che gli manderemo Preghiere e Luce e se chiedesse, cercare di spiegargli come e cosa faremo ( l’adulto nel pieno delle sue facoltà mentali va coinvolto; invece per il bimbo piccolo o l’adulto privo di capacità logiche e quindi di potere decisionale scegliamo noi, se reputiamo positiva la cosa) , mentre l’accettazione non è altro che il rimetterlo nelle mani di Dio, senza pretese, né accanimenti di alcun genere.
Pregare è quindi fondamentale, sia per chi soffre, che per chi si rende disponibile all’aiuto, perché il primo dovrà saper cogliere l’insegnamento d i questo tratto del suo cammino e quest’ultimo fare propria l’amorevole serenità di lasciare a Dio la decisione ultima di cosa e come concedere..
Umanamente siamo “amorevolmente impiccioni” e portati a chiedere sempre quello che noi reputiamo il doveroso “lieto fine”, ma la Misericordia Divina ha i suoi Progetti e la piena Consapevolezza di cosa e quale sia il miglior Bene per ciascuno di noi.
Noi spessissimo chiediamo la piena guarigione, anche da malattie pesanti e terminali.
E’ vero, è stato detto e scritto: “Chiedete e vi sarà dato” e Dio infatti è spesso prodigo e risponde con il miracolo o dando al malato altro tempo, ma queste richieste mutano altri eventi.
Ciò, se da una parte può egoisticamente fare piacere, dall’altro incide fortemente su vari aspetti del nostro “essere Uno”.
Ogni cosa che ci accade ha un risvolto su almeno altre trecento persone, quindi …
Una partenza fissata è legata a vari bisogni e parti di cammino sia soggettive, che collettivi.
Un soggiorno forzato, va quindi a modificare la vita e il cammino di tante, tantissime altre persone.
La nostra richiesta del miracolo la posso quindi comprendere umanamente, ma non è accettabile spiritualmente, quindi la Preghiera che dovremo innalzare dovrà rimettere nelle mani di Dio la parola ultima … e noi, nella nostra visione ” a breve termine” dovremo poterla accettare, consapevoli che anche se il lieto fine atteso è venuto per qualche inspiegabile motivo a mancare, quella persona starà ora tra le braccia del Padre e tutto ciò che potevamo evitarle, al di fuori della partenza, le è stato elargito.
Il problema nostro più grande è quello di non riuscire a considerare la morte come una rinascita, come una “salita”, ma al contrario come un’esperienza  deprivante e azzerante …
Chi vuole quindi aiutare un ammalato o anche se stesso, se si trovasse nelle condizioni di malessere, potrà seguire le mie indicazioni,  con serenità ed attenzione, semplicemente, con l’intento di elargire ad altri,  o a se stesso, sostegno, Pace, Luce, Benessere, Serenità …, creando le condizioni migliori, a chiunque si trovi a vivere la malattia, indipendentemente dalla gravità e dall’età o sesso.
Cosa fare?
Ecco passo passo come intervenire …

  • Concentrati e prega con fede per un po’chiedendo aiuto per te e l’ammalato.
  • Chiedi, attraverso la Preghiera, aiuto al tuo Angelo Custode, al suo Angelo Custode e all’Arcangelo Raffaele e/o all’Arcangelo Gabriele.
  • Quando la Pace piena ti ha raggiunto e ti appartiene, chiama il malato, per nome, mentalmente tre volte.
  • Visualizzalo, come fosse davanti a te, avvolto in una grande Luce.
  • Pronuncia, con grande Amore, queste parole:
    “Io invio su di te, perché ti avvolgano, le Energie vitali, che Dio vorrà concederti in questo istante, affinché esse ristabiliscano, secondo il volere Divino, e solo se possibile, la tua salute perfetta!!!”
  • Poi, suggerisci all’ammalato pensieri di calma, di fiducia e di pace. Es:
    “Stai sereno!”
    “Prega!”
    “ABBI FIDUCIA!!”
    “Rivolgiti al tuo Angelo Custode!”
    “Andrà tutto per il meglio!!” …
  • Parlagli del dolore, questo è molto più importante della guarigione stessa e fagli visualizzare la guarigione come una Luce interiore che si espande e scaccia il buio della malattia
  • Digli: “In questo momento la Luce si fa strada dentro di te e ti avvolge!!!”
  • Immagina la persona serena, vitale, magari guarita e attiva più di prima.
    Contemplala, sorridendo felice, per qualche minuto nel pieno possesso della sua vitalità, più giovane e appagata, serena.
    Quando si immagina una persona in questo modo, gli si trasmette una grande energia.

Concludi poi dicendo:

  • “Chiedo che ti sia dato ciò che serve al tuo Bene, secondo la Volontà Divina e con l’ausilio dei SS Angeli ed Arcangeli …”
  • Ringrazia ripetendo per tre volte: “Grazie! Grazie! Grazie!”a ciascuna delle Creature celesti, incluso il Padre nostro a cui hai chiesto aiuto, sostegno ed Energia.
  • Taglia il legame ingenerato, immaginando un filo rosso che esce dal tuo plesso solare e va verso di lui e recidilo, affinché le Energie inviate rimangano da lui e diano buon frutto.

Dovremmo imparare a mandare energia e luce anche al personale che lavora a contatto con gli ammalati, affinché la Luce divina li guidi ed ispiri sempre,soprattutto con le persone più affaticate.
La fatica che affrontano ogni giorno è lodevole e un modo eccellente di ringraziarli e quello di dare loro  un aiuto Energetico, Spirituale.
Per loro valgono tutti i punti, fatta eccezione della Preghiera Invocazione, specifica per l’Ammalato ( “Io invio su di te…) e in sostituzione ripetere con Amore:
” Chiedo che ti sia dato ciò che serve al tuo Bene, per il tuo operato a favore degli ammalati e bisognosi, secondo la volontà Divina, con l’ausilio Angelico!!”

La malattia è un passaggio e come tale deve avere le sue “pillole celesti”, in sostegno alla medicina umana.
Sono certa che trarrete grossi benefici da questa pagina odierna e darete un grande sostegno a chi è oggi affaticato.
Con amorevole gioia vi auguro un eccellente lavoro!!!

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com
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