“Il segreto della felicità è tutto qui:
qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente
e non permettere al futuro di disturbarti.
Perché il passato non esiste più
e il futuro non esiste ancora.” Osho
“Un grande mistico stava morendo.
I suoi discepoli gli erano vicini e gli chiesero:
“Maestro, qual è il tuo ultimo messaggio?”
Il Maestro morente aprì gli occhi e indicò col dito il tetto della sua capanna.
Uno scoiattolo stava giocando; tutti i discepoli guardarono verso l’alto e per un istante vi fu un silenzio assoluto.
Il Maestro disse:
“Questo è il messaggio di tutta la mia vita. Vivi nel momento.
E’ meraviglioso ascoltare lo scoiattolo che gioca sul tetto, senza preoccuparsi di altro”.
E aggiunse:
“Ora, posso morire” e morì col sorriso sulle labbra, il volto soffuso di beatitudine.”
Qual è il senso di questo ultimo messaggio, carico di potente spirito universale?
Vivi nel QUI ED ORA!!
Cogli l’attimo!!!
Perfino nell’ultimo istante della vita il suo messaggio fu: sii qui e ora.
Vivere sconnessi, come ho premesso nella frase di apertura di questa nostra consueta chiacchierata, ci porta solo all’infelicità, al proiettare il passato nel presente, deformandone sia i fatti, che le persone.
Questa modalità, più ordinaria di quanto si possa pensare e credere, ci impedisce quindi esserci e di gustare ogni istante come unico.
Allora la nuova amica, ci rammenta la “vecchia”, il nuovo compagno ci ricorda l’ex, il nuovo datore lo confondiamo con quello di un tempo …, tutto si ammanta di “irrealtà” e l’infelicità diviene la nostra unica compagna.
La tristezza non ci piace, eppure la coltiviamo con amorevolezza, aggrappati al nostro logoro passato, che teniamo tra le mani con la passione con cui Linus tiene la sua copertina.
Cos’è questo nostro straordinario attaccamento all’infelicità?
E perché è tanto difficile per noi essere persone felici?
Forse perché l’infelicità la conosciamo, ci appartiene come una vecchia zia di famiglia e quindi ha molte cose da darci, cose che la felicità non può offrirci….
Osho sostiene:
”Di fatto, la felicità ti sottrae molte cose.
La felicità ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò che sei sempre stato: la felicità ti distrugge.
L’infelicità nutre il tuo ego e la felicità è fondamentalmente uno stato di assenza dell’ego.”
E il problema è proprio questo: il nostro Ego.
Grande, indomito, prevaricatore, solido come una sfinge nel deserto del qui ed ora.
Questo è il nostro vero ed unico problema, il punto cruciale di ogni assenza di letizia.
Ecco perché, nel mondo, milioni di persone che possiedono di tutto, hanno letteralmente deciso di vivere nell’infelicità, perché l’Ego ti da risalto, ti fa troneggiare.
Dietro ogni infelicità c’è una storia unica, grazie alla quale l’Ego si rinforza e trova il suo momento di gloria.
Mai visto quante persone sembrano alla ricerca di un po’ di pace, ma quando cerchiamo di risollevare loro il morale si eclissano o rifiutano l’antidoto che vorremmo proporgli o somministrargli?
Appena subodorano che stiamo passando dalla fase ti ascolto, ti compatisco … ti aiut …o…
Ecco, probabilmente, in moltissimi casi, non riusciamo neppure ad ultimare la frase che già si sono dileguati l’infelicità ci dà un ego estremamente faraonico.
Se siamo infelici, siamo qualcuno, esistiamo, infatti prosperano i programmi “strappalacrime”, pieni di sventure e sfighe di tutti i tipi, come direbbe qualcuno.
“Se sei felice, ma chi ti considera?”
Non fai audience.
Se comprendiamo questo, le cose ci saranno lampanti.
E’ l’infelicità che ci rende speciali nella nostra società malata.
La felicità è un fenomeno universale – non ha niente di speciale.
L’esistenza in senso ampio, se pensiamo alle piante, ai fiori, al firmamento … sono felici, mentre l’uomo può fare eccezione ed è l’eccezione.
“Quando è infelice, l’uomo diventa davvero speciale, straordinario.”
L’infelicità ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri.
Ogni volta che sei infelice gli altri si prendono cura di te, ti danno spazio, non ti temono, anzi, provano quasi simpatia per te, ti amano.
Tutti cominciano ad accudirti.
Così coccolati e viziati, come neonati, quando mai e a chi potrebbe venire voglia di fare la persona felice?
A me!
Vivo qualsiasi evento senza farlo ricadere sugli altri e cercando di vedere il lato positivo, comico e perché no, solare di ogni cosa, anche della tragedia.
Sono e voglio essere consapevolmente l’alternativa universale!
Forse per questo i folli, come me, hanno una vita “impegnativa”, perché si pensa che essi non abbiano mai problemi, che tutto vada sempre per il verso giusto e che nulla e niente li tocchi.
Vogliamo mettere invece la fatica dell’essere normalmente infelice?
A chi mai verrebbe voglia di ferire una persona infelice?
Sarebbe come sparare sulla croce rossa!
Chi potrebbe essere geloso di una persona infelice o farle del male?
Già ci pensa l’Universo, poveraccio!!!
Sarebbe una cosa troppo perfida!
E’ la modalità ordinaria: di una persona infelice ci si prende cura la si ama, la si accudisce in tutti i modi, quindi, viva l’infelicità!!!
L’infelicità è il miglior investimento della nostra società!!!
Quando siamo depressi, tutto va rotoli, siamo malati, traditi … tutti, soprattutto gli amici vengono a farci visita, ci invitano, cercano di sollevarci il morale, desiderano consolarci.
L’infelice non si sente per nulla solo, ha finalmente una famiglia, una grande famiglia e degli amici.
Quando invece siamo felici, spessissimo i nostri stessi amici diventano gelosi di noi e vivono ogni nostro successo, anche il più banale, come una ferita d’arma da fuoco.
Quando siamo realmente felici scopriamo che il mondo intero ci diventa ostile, che non ci viene perdonato nulla, anzi, che sovente qualcuno appena può ci volta le spalle.
Una persona felice non piace a nessuno, perché la persona felice ferisce l’ ego degli altri.
L’opinione pubblica allora comincia a pensare circa così:
“Ah, così tu, mentre io vengo licenziato, lei perde il fidanzato, lui non passa l’esame, … osi essere felice?”
Viaggiamo e viviamo sempre in massa, perché ci è stato inculcato che l’unione fa la forza, quindi il mondo è costituito, per la maggiore, da persone infelici e nessuno è abbastanza coraggioso da contrapporsi al mondo intero;
è troppo pericoloso, troppo rischioso.
Quindi chi vive negli schemi, sa che è meglio aggrapparsi all’infelicità, di varia entità, a seconda dei periodi e dei momenti, per continuare a far parte della Folla.
Sei felice?
Sei un’isola, vicina al triangolo delle Bermuda!
Sei un poverissimo infelice?
Evviva, fai parte della grandissima tribù.
Ma cos’è in realtà la felicità?
La felicità è semplicemente lei, la felicità.
E’ star bene dovunque e con chiunque.
E’ sentirci in armonia, è vivere fuori dal mondo che la mente umana ha creato, è non fare più parte del passato, di quella storia infinita di disgrazie.
Quando siamo felici non facciamo neppure parte più del tempo, tanto che anche solo un’ora trascorsa con la persona che amiamo si dilata e diventa una magia.
Se sei realmente felice, beato, per te il tempo e lo spazio scompaiono.
A Osho venne chiesto:
“Cos’è questo attaccamento all’infelicità?”
Rispose:
“Esistono dei motivi. Scruta nella tua infelicità, osservala e sarai in grado di scoprire quali siano questi motivi. E poi scruta in quei momenti in cui, di tanto in tanto, ti permetti la gioia di essere felice e vedrai quali sono le differenze che consistono in questi pochi aspetti: quando sei infelice, sei un conformista.
La società ama il conformismo, la gente ti rispetta, tu ottieni una grande rispettabilità, potresti perfino diventare un santo.
Condanna ogni forma di gioia, definendola edonismo; condanna ogni forma di gioia, definendola peccato.
Sono infelici e vorrebbero vedere il mondo intero infelice.
Infatti possono essere stimati come santi solo in un mondo infelice.
In un mondo felice sarebbero ricoverati in ospedale e sottoposti a cure mentali. Sono casi patologici.
Scruta nella tua infelicità e vi troverai certamente alcune cose fondamentali. Una: ti avvolge in un’ aureola di rispetto.
La gente prova più amicizia e più simpatia per te.
Questo è un mondo davvero strano, ha qualcosa di fondamentalmente sbagliato.
Non dovrebbe essere così: la persona felice dovrebbe avere più amici; ma prova a diventare felice e coloro che ti circondano diventeranno gelosi di te e non saranno più tuoi amici.
Si sentiranno imbrogliati: tu hai qualcosa che essi non riescono ad avere. Perché sei felice?”
Così nello scorrere dei secoli, abbiamo imparato questo sottile meccanismo di reprimere la felicità ed esprimere tutta l’infelicità.
Ci siamo creati come una seconda pelle.
Osho a questo proposito, durante un’intervista disse:
“Questa è diventata la nostra seconda natura. I miei sannyasin devono abbandonare del tutto questo meccanismo.
Dovete imparare a essere felici e dovete imparare a rispettare le persone felici e a prestare più attenzione alle persone felici, ricordatelo.
Se qualcuno è infelice, aiutalo, ma non simpatizzare con lui.
Non dargli l’impressione che l’infelicità sia qualcosa di meritorio.
Fa’ in modo che comprenda bene che lo stai aiutando, ma afferma:
“Non ti aiuto perchè rispetto la tua infelicità, ti aiuto solo perchè sei infelice”.
Siate felici, rispettate la felicità e aiutate la gente a comprendere che la felicità è lo scopo della vita satchitanand.
I mistici orientali hanno detto che Dio ha tre qualità.
Egli è sat – è la verità, l’essere.
Egli è chit – la consapevolezza.
L’ultima qualità, la vetta più alta è anand – la beatitudine.
Dovunque ci sia beatitudine, là c’è Dio.
Ogni volta che incontrate una persona beata, rispettatela: è santa.
In qualsiasi luogo sentiate la presenza di beatitudine, di festosità, pensate che quello è un luogo sacro.”
Sicuramente dobbiamo cambiare, svoltare, dobbiamo apprendere un linguaggio completamente nuovo, ma soprattutto una modalità diversa, educandoci al linguaggio della salute, della completezza e della felicità. Investiamo tutte le nostre risorse nell’essere beatamente infelici.
Ancora una cosa: l’infelicità non richiede talenti, tutti possono permettersela.
La felicità invece richiede talenti, genialità e creatività, quindi solo le persone creative possono essere felici.
E’ tempo!
Dobbiamo far penetrare dentro questo aspetto e rammentarci sovente che la felicità è una conseguenza, un derivato della creatività, quindi è buona cosa creare qualcosa, come vediamo fare ai bambini, per essere felici!
Pensiamo alle volte in cui permettiamo a questa parte di noi di esprimersi…
Allora, piantiamo un fiore, facciamo l’orto, dipingiamo, creiamo insomma qualcosa.
Quando la nostra “opera” arriva alla sua piena realizzazione, anche un piatto, un dolce, quando diamo gli ultimi ritocchi, ci accorgiamo di non essere più noi, di non essere più la stessa persona.
C’è qualcosa di diverso … di festoso, di unico ora in noi e nel nostro cuore, perché esprimiamo la scintilla che ci ha infuso il nostro Creatore.
Dio ci ha dato l’opportunità di essere creativi, perché con la creatività, saremo felici.
Quando aspettiamo un bimbo stiamo “creando una nuova persona” e come siamo?
Raggianti!
La gioia sprizza dagli occhi delle future mamme, mentre i loro bambini stanno crescendo dentro di loro.
La persona che comprende, legge dentro tutto questo sistema malato, l’ intelligente, è un folle, un ribelle.
Egli sceglie in modo autonomo, non può vivere nella venerazione del passato, non ci trova nulla.
La persona intelligente vuole creare un futuro e vuole vivere creativamente e dinamicamente nel presente.
Vivere nel presente è il suo modo per creare il futuro.
L’intelligenza di cui parlo non è la logica, ma è qualcosa che proviene dal centro di noi stessi, dal nostre essere.
Quando riaffiora, fa esplodere e crescere molte cose e noi diventiamo persone felici e creative, ribelli e avventurose, che cominciano ad amare l’insicurezza e a muoversi nell’ignoto.
Nulla è più come prima!
Si comincia a vivere pericolosamente, perché è l’unico vero modo per vivere.
La tradizione è fissità, è immobilità, è assenza di novità e questo esula dai folli.
La felicità non può esistere senza l’intelligenza.
L’uomo può essere felice solo se è intelligente, assolutamente intelligente.
Cosa possiamo fare?
Attivarci per “educarci all’intelligenza”.
Come?
Grazie alla meditazione, che è lo stratagemma per far espandere la nostra magica intelligenza.
Più diventiamo meditativi, più diventiamo intelligenti e quindi felici.
Cosa aspettiamo????
Bando alle ciance…
Tutti follemente meditativi, intelligenti e felici!!!
Amorevolmente ti**** degli Angeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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