
Viviamo in un contesto Liquido, una sorta di realtà dove tutto scorre e scivola, come avrebbe detto Bauman, senza più certezze.
La società liquida è infatti una Società dove sono venute a mancare tutte quelle certezze antiche che hanno accompagnato l’uomo per secoli.
L’unica sicurezza attuale, che ancora ci resta, è quella di “non avere più certezze” e questo viene colto da molte persone come assenza totale di Valori.
Tutto concorre a creare uno stato di disagio interiore che fatichiamo a cogliere, a leggere e a gestire, soprattutto in qualità di educatori, perché tutti, bene o male lo siamo e dall’altro lato in qualità di fruitori e qui sto pensando e parlando soprattutto dei ragazzi in età scolare, cioè dell’utenza più specifica a proposito dell’educazione.
In verità l’educazione la attiviamo tutti, nessuno escluso, in tutte le nostre circostanze quotidiane, quando attraverso le nostre azioni, le nostre parole, i nostri pensieri che prendono forma grazie ad esse, andiamo a dare a chi incontriamo degli stimoli per “tirare fuori” qualcosa di sé, nel bene o nel male.
Il Signor Giovanni, per esempio, che entra in un negozio e si rivolge in toni scortesi alla commessa, per acquistare un maglione blu, educa la persona che gli sta di fronte, senza volerlo, in modo inconscio, a un certo tipo di risposta di fronte a un comportamento sgarbato.
Quali azioni e parole metterà in essere la commessa che si sente “aggredita linguisticamente”?
Nella stragrande maggioranza dei casi il peggio, perché essere trattati a pesci in faccia, ingiustamente, non è facile da gestire, da accogliere, da tollerare.
Volendo conservare il posto di lavoro farà sicuramente buon viso e cattivo gioco, nel senso che cercherà di non dare a vedere tutta quella serie di pensieri che le si agitano dentro, pensieri che in realtà sono mossi e strettamente legati a tutta un’altra serie di emozioni, che sta sperimentando.
Oggi, una parte di lei è stata in qualche modo ferita e questo le lavorerà dentro e le risuonerà per giorni, andando a compromettere e toccare altre corde del suo cuore e quindi dei suoi vissuti, almeno che, la nostra commessa faccia parte di quella rara categoria di persone “emotivamente educate”.
Essere “emotivamente educate” non significa né tollerante, né vittima, né incapace di rispondere, ma bensì significa essere una persona attenta al mondo emotivo proprio e circostante e in grado di farsene carico senza reagire in maniera inadeguata e violenta e senza che nulla “le resti sullo stomaco”, per usare un luogo comune comprensibile.
C’è molta paura, tanta ansia e una caterva di rabbia in giro, quindi molta aggressività ingiustificata e un malessere sociale, generalizzato e “contagioso”.
Manchiamo di un’adeguata educazione” all’intelligenza emotiva, siamo degli analfabeti, cioè persone anche plurilaureate, che sovente faticano a cogliere il linguaggio emotivo e a gestirlo.
Anche chi ci governa, ci rappresenta e ci fa solo da specchio.
Abbiamo bisogno di riattivare questo aspetto perché appartiene al nostro profondo, viene dalla nostra Anima e la esprime, le permette di arrivare al Mondo.
Se vogliamo un’educazione vera, a 360°, dovremmo farci carico di questo aspetto, anche perché tutte le persone con comportamenti discutibili, che incrociamo ogni giorno, sono solo la manifestazione di questa sorta di “Analfabetismo” reale e pericoloso.
Goleman, uno psicologo che per primo si interessò di questa intelligenza emotiva, quando si parlava solo di intelligenza razionale, già anni fa, rimase, incuriosito da come persone con alti QI e con una prestante carriera, sembrassero spesso faticare nella vita relazionale, sia pubblica che privata.
Fu così che cercò di scoprire perché una persona intelligente, con un buon o alto quoziente intellettuale (QI), spesso faticasse a creare buone relazioni nella sua famiglia e in ambito amicale o lavorativo.
Cosa mancava a questi geni della prestazione, considerati un mix di genio e sregolatezza? E cosa manca oggi, un po’ a tutti?
La risposta è molto semplice, ma va presa in carico, se non vogliamo vedere la società attuale schiantarsi come un Boeing 747.
Le classi sono sempre più piene di ragazzi affaticati e faticosi, ragazzi che “disturbano” in famiglia, come in oratorio, a scuola, sui campi da gioco e la società ribolle di genitori smarriti, di insegnanti tuttofare, di datori di lavoro poco chiari, criticati e lavoratori insoddisfatti e aggressivi.
Cosa stiamo rispecchiando? Cosa andiamo manifestando? Cosa “buttiamo fuori”, per dirla in maniera molto semplice?
Semplicemente stiamo esternando il nostro “Analfabetismo” del Cuore, delle emozioni, evidenziando quello spaccato che Goleman ha individuato tra le 2 intelligenze che possediamo, vale a dire l’intelligenza razionale, più conosciuta, e quella emotiva o emozionale, abbastanza disattesa.
Nel tuo quotidiano, che cosa ti permette di stare veramente bene?
L’essere in una condizione di “equilibrio”, cioè avere un’intelligenza emotiva e un’intelligenza razionale che cooperano, collaborano, si sostengono a vicenda.
Come puoi mettere d’accordo e creare una sorta di ponte tra le due?
Prima di tutto devi sapere della loro esistenza e devi darti da fare per educarle entrambe, quindi non solo e tanto la tua parte razionale, ma prima di tutto quella “Emotiva”, così a lungo dimenticata e nelle retrovie.
Cosa crea la possibilità di un collegamento, di una sorta di ponte, tra queste due intelligenze, che si guardano, come due continenti l’uno di fronte all’altro?
- La consapevolezza delle tue emozioni: devi sapere che ci sono e saperle riconoscere, saperle chiamare per nome.
- Saperle gestire e saperle regolare, il che non significa né rinnegarle, né soffocarle, né considerarle brutte e cattive. Le Emozioni sono “neutre” sempre, è il comportamento che ne consegue che rappresenta altro.
- Il saperti relazionare con gli altri, indipendentemente da come stai, da come ti senti dentro.
- Sapere e riuscire ad usare questa tua “intelligenza emotiva”, per creare e per costruire empatia relazionale, quindi un collante, che dia sempre frutti positivi.
- E poi, devi potere e sapere raggiungere i tuoi risultati.
Questo significa che riesci ad esprimerti, a portare agli altri quello che sei, quello che sai, quello che sei venuto a portare.
In pratica, lavorando sulle tue Emozioni, ti attivi e a poco a poco diventi una persona “intelligente”, emotivamente parlando.
Uno squilibrio emotivo agisce a tal punto sulla persona, che spesso essa non riesce a esternare neppure le sue capacità razionali ed è appunto il caso di quei ragazzini che tutti riconoscono come intelligenti, ma inconcludenti, svogliati, altrove con la mente, rispetto ai propri doveri.
Ci sono tante visioni a livello psicologico di questi aspetti umani, ma quello che conta è ricordarci che è arrivato il momento crescere e di farci carico di questa grande parte che vive in ciascuno di noi, per avere una società sana e funzionante, una scuola creativa, un mondo sereno e articolato in modo positivo.
Se sei una persona “emotivamente intelligente” sei consapevole delle emozioni che vivi e riesci a supportarle in maniera adeguata e funzionale sia nel tuo vissuto, che in quello altrui.
Questo significa che riesci ad accogliere quello che vivi, lo sai riconoscere e accettare anche quando lo vedi prendere forma in un’altra persona e riesci ad uscire dal giudizio sia personale, che verso l’altro.
Questo crea ambienti positivi e situazioni creative e proficue.
Se, per esempio, tua moglie fa un sacco di complimenti a tuo fratello, e la cosa ti disturba, tu sperimenti una serie di emozioni che possono andare dalla gelosia, al senso di inadeguatezza, al fastidio, alla delusione, alla tristezza, ad una sensazione di incomprensione, di svalutazione e quindi ad una sofferenza vera e propria.
Se queste emozioni tu le riesci a riconoscere e a fartene carico, nel giusto modo, domani, quando tuo figlio verrà da te a piangere, arrabbiato, perché il cuginetto gli ha preso la sua macchinina preferita, oppure ha rotto un suo giocattolo o è salito sul letto con le scarpe.
Perché si sente ferito e disturbato?
Perché il suo spazio, il suo territorio, le sue cose sono state violate, perché voi, come genitori non avete rimproverato il piccolo intruso, come invece siete soliti fare con lui, che è vostro figlio.
Se conosci cosa sta accadendo dentro il cuore del tuo piccolo, tu saprai farti carico di questa sua rabbia, di questa serie di emozioni che lo stanno ferendo dentro.
Saprai creare il “giusto dialogo” con lui, con i suoi vissuti e le sue emozioni.
Non lo allontanerai frettolosamente.
Non sminuirai le sue parole.
Saprai come gestire anche i possibili comportamenti “forti” in risposta a una situazione che, se ci pensi, anche tu hai vissuto, proprio quando tua moglie riempiva tuo fratello di complimenti.
Ricorda che tu adulto soffri e provi dolore in maniera più leggera, rispetto a un bambino o a un ragazzo, perché il ripetersi delle situazioni nel corso del tempo, ti ha portato ad aumentare il tuo bagaglio emotivo.
Magari non lo hai capito, non lo hai risolto, non lo hai vissuto in maniera intelligente, ma questo bagaglio c’è.
Per un ragazzino, per tuo figlio, sicuramente più piccolo, l’esperienza emotiva è centuplicata, perché non gode della ripetitività e di un numero grande di esperienze in questo senso.
Ma chi è un “intelligente emotivo”?
E’ chiunque riesca a leggere dentro l’emozione un messaggio e quindi a viverla come tale.
Non riesci però a essere educativo verso tuo figlio o qualsiasi altra persona, se non sei una persona a tua volta “educata”.
Fu questo che Goleman notò tra i geni.
Con una persona “intelligente” tu fai pace velocemente, qualunque cosa sia successa; è una persona che non tiene il muso, che non prova rancore, che rielabora; lei vuole capire, dopo un fatto accaduto e ti cerca per parlarti e per confrontarsi con la sua emozione o con la tua, attraverso il dialogo.
Non giudica.
Non riporta.
Non viene per aggredirti di nuovo o per dirti che per quanto è successo ora la sua porta è chiusa per te.
Lei viene, al contrario, proprio per aprirla quella porta e per crescere con te.
Anche tuo figlio lo fa, lo fa com’è capace di fare e spetta a te dargli le chiavi per sapere aprire quella porta o gli occhiali per vedere e capire quello che gli agita il cuore.
Noi lavoriamo raramente, poco e male sulla nostra “intelligenza Emotiva”, eppure lei ha un impatto fortissimo su qualunque cosa facciamo e viviamo; è lei che determina la nostra felicità o infelicità umana e ha un grosso impatto sulla nostra intelligenza razionale.
Conoscere le tue Emozioni è quindi molto importante, soprattutto negli ambiti nei quali ti muovi, vale a dire affettivo, verso le persone che ti stanno accanto, lavorativo, nel saper creare empatia e quindi un gruppo affiatato, produttivo e solidale, in ambito genitoriale, perché riesci a tirar fuori il meglio dai tuoi figli, permettendo loro di sapersi esprimere ed essere future persone solidali, creative, realizzate.
Come persone noi ci portiamo appresso varie credenze, cioè dei miti che spesso limitano l’approccio che adottiamo sia verso le situazioni, che verso le persone.
Uno di questi è l’aver creato una sorta di qualifica tra le emozioni, distinguendole in buone e in cattive e quindi mettendole poi dentro due diversi contenitori, ben etichettati.
Questo fa sì che ogni volta che tu sperimenti un’emozione che viene bandita e etichettata come “negativa”, già ti senta poco disposto a sapertene fare carico: se lei non va, tu, che l’hai lasciata nascere dentro di te, non vai, proprio come lei.
Ti senti come un orto, dove un’ortica è spuntata e questo ti dà l’idea che tu non sia un “buon orto”, ma così non è.
Anche l’ortica serve e con lei ci puoi fare risotti eccellenti, zuppe diuretiche e gnocchi favolosi.
Bisogna solo allargare gli orizzonti e vedere il lato B di ogni cosa, altrimenti rischiamo di continuare solo a fare pasticci.
Proprio come nell’orto, anche un’ortica non seminata, è venuta come “un dono”, per variare e arricchire la tua alimentazione, così nella vita tu sai e puoi vedere e accogliere, come una sorta di “regalo”, anche la gelosia, la rabbia, l’insofferenza o altre emozioni che non ti aspettavi di vedere un giorno spuntare nel tuo cuore.
Tutte le emozioni sono amiche e alleate della nostra crescita, nessuna esclusa.
Alcune, proprio come l’ortica, sono più pungenti, più forti e magari più o meno gradevoli, ma sono tutte “commestibili” e tutte servono.
L’emozione è come un postino: ci suona al campanello per recapitarci un messaggio o come il messaggio stesso.
La rabbia è come una raccomandata: viene per dirti che là fuori, qualcosa non sta girando per il giusto verso, che quella persona non si sta comportando come tu avresti voluto, sperato o desiderato e questo in qualche modo ti inquieta.
Il dolore è un telegramma: ti dice che quella persona o quella situazione ti stanno ferendo. Perché? Ora è questo che dovresti scoprire.
E la paura? Beh lei è un pacco.
Non viene da Amazon, ma dalla tua intelligenza emotiva.
Lì dentro ci troverai sicuramente tante cose, tutte alla ricerca della tua attenzione.
E’ tempo di imparare che tutte le emozioni che si agitano nel nostro cuore e in quello di chi incontriamo o ci vive accanto, sono come “amiche di vecchia data” che un bel giorno vengono a farci visita, per bere un caffè con noi.
Ci portano notizie e vanno accolte.
Loro, proprio come noi, si attendono ascolto, empatia, e tanta tanta attenzione per consentirci di essere persone “più intelligenti” e quindi capaci di metterci nei panni degli altri, senza più giudizio.
Quello che ti disturba, disturba anche tuo figlio o quella persona che incontri, magari, ogni mattina alla fermata del treno.
Se hai avuto un comportamento aggressivo, di fronte ad un collega che ti mostrava un’inadempienza o semplicemente ti mostrava un lavoro che andava condiviso, devi solo cercare il motivo che ha scatenato questa tua reazione.
In lui, venuto solitamente in pace, o in te stesso?
E per questa tua azione non puoi reputarti una persona aggressiva e sempre arrabbiata.
Tu non sei la tua azione, il tuo comportamento, proprio come tuo figlio non è la parolaccia, la bugia, il disordine, la cattiveria di un momento, ma lo diventa quando tu glielo ripeti continuamente.
Allora quell’aggettivo, come bugiardo, falso, disordinato, aggressivo… diventano un valore, il suo valore e quindi un “comportamento”.
Se lo etichetti come disordinato, lo è.
Se lo apostrofi come bugiardo sappi che non ti dirai mai la verità.
E’ il suo ruolo, dietro il quale c’è un falso “valore” acquisito dalle etichette emotive, che lentamente tu gli hai dato, giorno dopo giorno, ripetendogli quell’etichetta; le etichette tagliano come coltelli e restano piantate dove le metti.
L’azione non è la persona.
L’azione è un comportamento, un comportamento legato a un’emozione che, come una sorta di ortica è spuntata dentro e punzecchia qua e là, senza sosta, portando la persona, non educata, ad agire esternamente in un certo modo negativo.
Tu sei solo un ESSERE Umano/Divino e quello che hai fatto è solo un comportamento, proprio come tuo figlio non è un pessimo figlio, ma solo un ragazzo che ha ricevuto magari un pacco e ti chiede di scartarlo con lui e di guardarci dentro.
Cosa aspetti?
Buon lavoro a tutti!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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