La Sensibilità

Dove stiamo andando?
Ce lo siamo mai chiesti?
Non ci siamo mai sentiti calpestati e feriti dentro da certi comportamenti, frasi, modi di fare e di rivolgersi a noi?
Lo so, il giudizio degli altri, ne abbiamo parlato la scorsa volta, non ci deve toccare, ma qui non parlo di valutazione, ma di modalità relazionale, spesso poco attenta e poco coltivata.
Come mai ci esprimiamo con così poca “amicizia” e correttezza?
Perché siamo spesso aggressivi anche nel linguaggio?
La disattenzione al prossimo, malgrado la rete infinita di presunti amici sia marcata e sempre più presente, viva, evidente sui social, ci trova cavernicoli poi, nelle relazioni reali, immediate, quotidiane.
Questo riscontro, è uno dei segni più impressionanti del nostro moderno e spietato cammino, attraverso l’arsura, il deserto dei nostri cuori e delle nostre menti, in nome di un modo di vivere disumano e di un Mondo nuovo, tecnologico ed efficientismo, ma fine a se stesso.
Sta scomparendo la sensibilità dal bagaglio spirituale delle persone.
O meglio forse sarebbe dire che sta proprio sparendo il bagaglio spirituale di moltissime persone.
Come mai? Cosa sta accadendo?
Intendiamoci: la sensibilità è un dono, un dono raro e coloro che la possiedono ci sono ancora, sono portatori di un bene prezioso che non si acquisisce con lo studio, anche se lo si può affinare con l’esperienza, ma sono indubbiamente sempre più rari, ridotti di numero.
Rudi, siamo diventati persone rudi.
Eppure un tempo essa veniva apprezzata o, almeno, trovava spazio nella quotidianità, ma oggi si direbbe che sia diventata veramente superflua e che nessuno, o molti pochi, se ne accorgano e si rammarichino della sua progressiva scomparsa, come il mondo potesse benissimo farne a meno.
Ci siamo mai accorti che le virtù dell’animo, in qualsiasi circostanza, che oggi vengono maggiormente educate ed apprezzate e quindi lodate, sono l’intelligenza pratica, la determinazione nel perseguire i propri obiettivi, senza farsi troppi scrupoli, la sicurezza di sé, a volte pure senza l’esatta valutazione del proprio valore, la flessibilità mentale, spinta fino ad accettare i peggiori compromessi, la disinvoltura, a volte un po’ narcisa ed esibizionista?
Sensibilità?
Esaurita.
Non se ne offre più o gran poca.
La sensibilità sembra sia stata annoverata fra le doti non indispensabili, quindi la stiamo lasciando cadere completamente in disuso, letteralmente dismessa.
Del resto, che cosa ce ne facciamo, noi, cittadini futuristici, tutti protesi a conquistarsi il nostro spazio sociale, a ritagliarci la nostra fettina di visibilità sui Social, noi, personaggi di successo (anche economico), pronti a cercare qualsiasi gratificazione esteriore ( cellulari, macchine, televisori, case …)di un qualcosa di così poco ridondante e appariscente?
In un mondo che si disinteressa di fini e di valori, ma che punta quasi esclusivamente alla soluzione di problemi pratici, a che cosa può servire la sensibilità, una dote non spendibile in termini quantitativi?
Eh sì, ci stiamo dimenticando che la sensibilità è alla base sia di qualsiasi creazione artistica, dell’intuizione dei grandi problemi scientifici e, soprattutto, che rappresenta e costituisce un fattore indispensabile per l’armoniosa convivenza degli individui all’interno della società.
Infatti siamo sempre più aggressivi.
Come mai?
Perché, una volta spogliati di essa, i gruppi umani finiscono per generare continuamente attriti e tensioni che, una volta instaurati, è difficilissimo controllare e disinnescare.
La sensibilità è quella dote che ti spinge, come amico a farti avanti non appena intuisci che l’altro è in difficoltà, anzi a proporti prima che lui trovi il coraggio di chiamarti.
E’ grazie a lei che risolviamo amichevolmente i malintesi, prima che degenerino in astiosi e prolungati rancori, oppure che mettiamo gli altri a proprio agio, quando si sentono esposti e indifesi; lei scioglie, come neve al sole, con un semplice sorriso, tutte le nostre tensioni vecchie e nuove, portando una nota gentile di freschezza e leggerezza.
La sensibilità ci apre gli occhi davanti allo spettacolo incantevole del mondo e sa renderci parte anche quando siamo un po’ distratti.
La sensibilità è quando ci ricordiamo di chiedere ad una persona come sta, è una mano che saluta o che riempie un vaso di fiori e li mette in una stanza nuda e spoglia, portandovi una nota di calore, di dolcezza e di colore.
La sensibilità è anche la parola giusta, pronunciata al momento giusto, così come il silenzio affettuoso e partecipe, quando non ci sono parole adeguate alla situazione.
La sensibilità è saper godere delle piccole cose, delle piccole gioie, e trasmetterne il segreto anche agli altri, addolcendone le difficoltà, curandone e guarendone le ferite.
La sensibilità è un atteggiamento, è l’atteggiamento di delicatezza e di profondo rispetto con cui il nostro io si rapporta al tu, cioè all’altra persona, vedendola sempre come un soggetto, di pari dignità e mai come un semplice strumento, per raggiungere i propri scopi, o un oggetto da distruggere o usare e poi gettare.
La persona dotata di sensibilità, sa chiedere scusa, possiede una ricchezza in più, un dono che la mette in grado di cogliere aspetti della realtà che sfuggono ad altri, alimentando così incessantemente la propria più profonda umanità.
Al tempo stesso, è indubbio che la persona sensibile soffre più delle altre, perché è esposta a tutte le pugnalate che le persone rozze, con la pelle più spessa, quindi poco attenti agli altri, non avvertono neppure.
Un bambino sensibile, ad esempio, soffrirà in modo più intenso e tormentato della mancanza di affetto dei propri genitori, della cattiveria dei compagni o di una crudele malattia che ha colpito una persona a cui vuole bene, si è affezionato; però, grazie a lei, lui possiede anche delle risorse uniche, che sono in proporzione alla sua sensibilità, per cui difficilmente egli si troverà del tutto indifeso davanti ai colpi della vita.
E’ grande dentro e quindi vede quello che gli altri nemmeno immaginano.
Il fatto che la persona sensibile sia, per un certo aspetto, più esposta, cioè assomigli ad una pellicola fotografica, a cui nulla sfugge, soprattutto ciò che è legato alle emozioni, non significa che la sensibilità sia un dono cattivo, difficile da gestire, avvelenato, come una specie di maledizione, per coloro che la ricevono, perché le possibilità positive che essa da, superano immensamente gli svantaggi, al punto che non è nemmeno possibile fare un raffronto tra le persone sensibili ed i rozzi d’animo.
La persona sensibile possiede, non di rado, una visione della vita e della realtà così profonda e radicata, così matura e consapevole, da poter elaborare anche gli strumenti per riflettere sulla propria condizione e per saper risposte alle sfide che le vengono incontro, spostandole, su di un livello sempre più alto e spirituale, quindi in maniera costruttiva.
1. La persona sensibile non tira a campare.
2. Medita con profonda serietà su quello che succede.
3. Sa mettersi nei panni degli altri (empatica).
4. Cerca il significato nascosto di ogni cosa.
5. Tutto per lei è un’occasione per imparare, crescere evolvere, elevarsi.
6. È ricettiva nel miglior senso dell’espressione.
7. Tutto il suo essere è spalancato sul mistero della Vita.
8. Nelle grosse difficoltà sa essere grintosa, attenta, determinata in maniera unica.
Eppure, spesso gli altri, la massa dei rozzi, pensa che la persona sensibile sia fragile, come un cristallo, magari un po’ staccata dalla realtà, perché l’altro vede cose che loro non vedono, non sentono, e quindi non capiscono …
Il sensibile guarda un fiore e ci vede il dono della vita, un rozzo un oggetto da calpestare, strappare, distruggere o non degno di nessuna attenzione.
È vero che, in certe situazioni, esse rimangono come disarmate, ma è altrettanto vero che ciò vale specialmente per gli ostacoli di ordine inferiore, per quelli che coinvolgono l’essere solo superficialmente: un rozzo procede come un carro armato, un sensibile no…, mentre viceversa, nelle situazioni molto problematiche la loro reazione è molto positiva.
La loro è una forza speciale, che emerge nelle situazioni più faticose, più pericolose, più ardue, là dove è in gioco l’anima stessa di una creatura umana.
Naturalmente, la sensibilità, da sola, può essere un fattore di debolezza nelle circostanze normali della vita, come un compito in classe, la perdita delle chiavi di casa, p… perché sono più materiali, quindi non necessitano della loro capacità di guardare per forza con l’Anima i fatti.
In guerra, chi dava di testa?
Chi aveva reazioni improvvise?
I sensibili, cioè i soldati che vedendo cose crudeli, che andavano contro i valori spirituali, impazzivano e quindi assumevano comportamenti giudicati dagli altri anomali, ( come quello di fuggire o più spesso di rifiutarsi di eseguire gli ordini, di disobbedire) e quindi puniti ( con la fucilazione o il carcere).
Chi la possiede ha solo lei?
No!!!
La sensibilità, in genere, si accompagna ad altre doti della mente e del cuore, che la bilanciano e la trasformano in qualcosa di VERAMENTE potente, che dona, a chi la possiede, una marcia in più rispetto agli altri, non una in meno, anche se la massa fatica a cogliere questi aspetti, che nota solo nei momenti di estremo dolore e disagio, quando questi “super Poteri” danno scacco matto ai più.
L’Universo ha una sua saggezza e quindi, sapendo che questo dono, questa dote, poteva rappresentare un limite, se offerto da solo, lo avesse potenziato e quindi reso veramente unico e straordinario, perché non si trasformasse in debolezza, ma in una forza straordinaria, potente, capace di trasformare al meglio le persone, gli ambienti, le situazioni, … dove il sensibile vive, lavora, si trova.
Qualcuno potrebbe obiettare che non sempre è così: che esistono delle persone ipersensibili le quali non possiedono la fermezza, la costanza, la forza d’animo per controbilanciare gli svantaggi della loro condizione, che conoscono persone che, messe di fronte ai problemi della vita, non riescono ad affrontarli e ne finiscono crudelmente schiacciate.
Questo è vero, anzi verissimo!!
Dobbiamo essere onesti e riconoscere che, talvolta, le cose vanno proprio in questo modo.
Persone che non sanno, malgrado questa loro natura, togliere un ragno dal buco ci sono, ma sono l’eccezione.
“Il troppo stroppia”, avrebbe detto Mary Poppins, infatti la stessa cosa vale, se si vuole essere onesti, a proposito di altre doti dell’animo.
Per esempio, quando l’intelligenza è particolarmente acuta, ma astratta, e non è accompagnata da una grande forza di volontà e chiarezza di percezione, può essere un impedimento, un vero ostacolo, può risultare addirittura controproducente, e rendere la vita più difficile, perché questa dote consente di vedere in maniera fin troppo chiara tutti gli ostacoli che sorgono lungo il proprio cammino e, al tempo stesso, evidenziare la grande difficoltà di oltrepassarli.
La persona troppo intelligente può avvertirli allora come insormontabili e arrivare a gesti estremi.
La stessa cosa si può dire per altre doti, come quelle del corpo, prima fra tutte la bellezza.
È evidente che essa costituisce una marcia in più per colui o colei che la possiedono, ma solo a condizione che si accompagni alla saggezza, all’umiltà e ad altre doti indispensabili per aiutare a gestirla, perché la bellezza è una forza poderosa, che può essere tanto benefica quanto distruttiva per chi non ne sappia fare buon uso.
Quanti personaggi belli del cinema, dello spettacolo, della moda, sono finiti molto male, magari suicidandosi, a causa di un malessere esistenziale accentuato dalla loro condizione di apparenti privilegiati dalla sorte?
Non ci pensiamo e vediamo solo questa dote in sé, quindi come un valore incalcolabile, ma come tutti i doni va conservato, usato al meglio e gestito, quindi deve essere sostenuto da parecchi altri, perché la bellezza rende molto vulnerabili.
Perché??
Perché ci si aspetta che la persona bella lo sia sempre, ad ogni costo, malgrado le prove, le difficoltà, i dolori che la vita ci riserva, a dispetto delle preoccupazioni, dei dispiaceri, e perfino dell’età … e così diventa un peso, qualcosa da conservare a tutti i costi, perché è un biglietto da visita universale, una forma di potere, quindi diventa un’arma a doppio taglio.
La cosa migliore?
Riuscire a considerare tutto a 360°, inclusa la sensibilità.
La sensibilità, il più delle volte, si accompagna ad altre doti che offrono la possibilità di trarne il massimo vantaggio, in termini di consapevolezza e di pienezza esistenziale: sta al singolo individuo che l’ha ricevuta in dono, poi, di imparare a farne sempre un buon uso.
Spesso, chi sta vicino ad una persona sensibile, se non lo è a sua volta, non riesce ad accoglierla appieno, ad educarla, a sostenerla ed è il caso di alcune madri, di alcuni genitori.
È la sensibilità quella che ci permette di vedere ed apprezzare le meraviglie del mondo in cui viviamo; è la sensibilità che ci guida e ci aiuta a fondere le impressioni del presente, con i dolci ricordi del passato, dipingendo un affresco carico di colore e di poesia.
Se non vi fosse la sensibilità, il Mondo ci si presenterebbe come opaco, squallido e spento; tutto scivolerebbe via veloce, senza lasciare traccia nel nostro animo e la nostra vita sarebbe misera e ristretta solo ai bisogni materiali, ai problemi, ai calcoli, alle paure, ai litigi, … a 100 pensieri, spesso inauditi.
La sensibilità porta Luce al Mondo e per questo dovremmo essere felici di esserne dotati e ricordarcene sempre, in ogni singolo giorno e ad ogni singola ora, soprattutto quando, di fronte al dolore, ci sentiamo tentati di calunniare la vita e di essere ingrati.
E’ allora che dovremmo ricordarci che noi siamo specchio di qualcuno, un qualcuno che ci fatto questo e altri doni immensi, che c offrono la possibilità di cambiare le cose che non vanno, di metterci in gioco, di volere e potere gustare sempre ogni cosa che ci appartiene e ci circonda.

Siamo unici, potenti, inalienabili, forti e dotati di un’energia straordinaria che non possiamo usare contro gli altri, ma a favore di noi stessi e di tutti, perché quella ci scorre dentro non è altro che la forza possente dell’Essere ci ha tratti fuori dal nulla, dal non essere, scegliendoci da prima che il tempo incominciasse ad esistere e a quella forza la nostra anima aspira ardentemente a ritornare e per farlo deve essere solo il meglio sempre.
Amorevolmente ti*** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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