
“Quando qualcuno esce dalla nostra vita è perché qualcun altro sta per arrivare.”
P. Coelho
Si avvicina un periodo intenso, durante il quale dovremmo ricordare, prima ancora che coloro, tra parenti- amici, conoscenti, che ci hanno lasciato, il senso della vita stessa e la grandissima opportunità offertaci dal nostro vivere e crescere quotidiano.
E’ tempo di dare il giusto valore alla vita e alla morte e di affrontare le giornate del ricordo con amorevole attenzione al loro messaggio.
L’assenza fisica, in un mondo molto ancorato all’aspetto materiale dell’esistere, diventa un fardello pesante da accogliere nell’attimo della separazione, così come i momenti della commemorazione sono a volte dolori e ferite che si rinnovano.
Le partenze, dopo un lungo periodo di malattia, riusciamo generalmente a somatizzarle al meglio, mentre quelle improvvise ci creano dei vuoti inattesi, che paiono spesso risucchiarci inevitabilmente.
Mi capita spesso di raccogliere le parole di persone che chiedono e vogliono sapere, conoscere, avere un segno dai propri cari della loro attuale condizione.
Capire il mistero della morte, significa prima di tutto avere ben presente il valore immenso della vita e di quella scintilla interiore che la fa essere, esistere.
Essa ci rappresenta e ci permette di comprendere ogni attimo dell’esistenza terrena e oltre, ma perché questo accada, dobbiamo averla apprezzata, accettata, sostenuta, alimentata, in un crescente viaggio di consapevolezza spirituale.
Chi è pronto ad accogliere questa forte esperienza personale o altrui, quale appunto appare la morte, é colui che ha nutrito il proprio spirito, non solo e tanto il proprio corpo materiale.
Chi vive cercando risposte, attivandosi per crescere e trarre i massimi insegnamenti da ogni vissuto quotidiano, colui che medita, parla con il divino, ringrazia, chiede, veramente con partecipazione piena e accrescente, si eleva lentamente e inarrestabilmente verso quella Luce indispensabile per appartenere ai vissuti rivelati e quindi alla “partecipazione” vera di questi vissuti esperienziali umani e non.
L’Anima è la prima vera interprete di un’esperienza così forte e affinché possa sostenerci, va alimentata.
Ogni vita ha bisogno di nutrimento per vivere, altrimenti è destinata a morire, così ogni scintilla divina, presente in noi, ha bisogno di un «pane» celeste per la sua sopravvivenza.
L’appartenenza religiosa a volte ci da la convinzione di essere forti e immuni al problema della “crisi da separazione”.
Poi, un giorno, la morte di una persona cara, ci raggiunge inattesa; tutto si spezza e quel dio amico, diventa nel nostro immaginario, il nostro feroce persecutore.
E’ colpa sua…
Perché?
Forse perché avendo di lui l’immagine del padre saggio, giusto, buono ora che la vita si presenta a noi con un fatto così grande e crudele tutto vacilla e la sua effigie si tramuta, acquista un alone di crudeltà, che stride con l’idea immemore di amore, che avevano creato e nutrito dentro di noi, pensando a Lui.
Se egli è amore non doveva farci questo!
Se ci ama e ascolta, non può infierire a tal punto su di noi…
Perché ci ha chiesto tanto?
La pura religiosità non nutre, non sazia.
E questi pensieri sono la conseguenza di una religiosità fragile e di un’assenza di vera dinamica spiritualità.
L’Anima ha bisogno di intridersi di nutrimenti più profondi, capaci di rendeci saldi, proprio in momenti così intensi.
Se “Siamo”, abbiamo i piedi ben piantati al suolo, perché nutriti e connessi con il Cielo.
Ogni nostra esperienza acquista la sua giusta dimensione e viene sperimentata nella sua reale dinamicità cosmica, universale, divina.
La morte viene portata all’uomo da colui che l’ha generata, che non è l’entità divina positiva, per concessione divina, affinché qualcosa di nuovo germogli e ne tragga il giusto vigore.
L’uscita fisica di scena, non preclude la presenza di chi è partito, ma semplicemente una sua modalità diversa, nuova di essere, di esistere.
La “mancanza” straziante che viviamo, è dovuta alla nostra incapacità di accogliere l’altro nella sua nuova dimensione, nella sua “nuova corporeità”, non più tangibile alla vista, ma bensì ai nostri sensi più sottili, quelli strettamente connessi allo spirito …
Se non abbiamo nutrito a dovere l’Anima, questi ultimi, che ne fanno parte, non si attivano, non solo: la ragione li depriva di serietà e possibilità di espressione.
Allora l’assenza diventa vuoto straziante.
L’esperienza un dolore troppo intenso e Dio un orco crudele, feroce, assassino.
In realtà, come vi dicevo i nostri cari defunti ci viaggiano ancora accanto e cercano di manifestarsi a noi, ad ogni minima occasione.
Gustarli ancora e sentirli accanto, presuppone che ci sia in noi una grandezza e “un lettore dvd” speciale, senza il quale brancoliamo nella nuova realtà sfiorandoli continuamente, senza mai “vederli e sentirli”.
Dobbiamo indubbiamente per primi saper apprezzare la nostra vita, perché essa ci consente l’evoluzione, la presa di consapevolezza, l’ascesa interiore e quindi la capacità di vedere ciò che “è invisibile agli occhi” e poi saper accettare e sostenere la “nuova vita” dei nostri cari defunti.
Un film che mi piace in modo particolare, l’ho già detto, in un’altra occasione, è “Ghost”, fantasma.
Le giornate che stanno venendo, sono dedicate a chi ci ha lasciato fisicamente, ma non certo spiritualmente.
Non facciamone fantasmi e non evochiamoli, con riti strani, ma lasciamo ad essi la libertà di “esserci” secondo la possibilità avuta dall’alto.
Continuiamo a coltivare la loro vicinanza, il loro amore, la loro vivace presenza, non solo curando una lapide o mettendo quattro fiori dove riposa il loro corpo, ma dando spazio ai loro sforzi di connessione spontanea con noi, lasciandogli il giusto posto e spazio nella nuova quotidianità e pregando, ricordandoli con questi pensieri dell’Anima, che possono rendere più lieve il loro cammino oltre e più grande ed intensa la loro Luce nuova.
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“Padre celeste, infinitamente buono,
Dammi di crescere nella fede vera,
affinché io colga il valore del nascere, del vivere e anche del lasciare questo corpo
e con esso, chi mi vive accanto.
Fa che io trovi la giusta via per comprendere!
Prendimi per mano e accompagnami con serenità alla scoperta dei misteri più grandi dell’esistere,
affinché io “veda” le persone partite con spirito sereno e nella loro nuova grande luce.
Il mio Spirito si accresca e sappia dare aiuto, sostegno e amore, sia a chi soffre,
che a chi se n’é andato oltre questi nostri giorni, verso una realtà infinita.
La mia vita sia vera e eccelsa nella Tua Luce!
Le mie labbra parlino soavemente di queste verità grandi,
senza craere mai difficoltà, illusioni o false attese.
Sostieni i cuori di chi ancora soffre
e da loro l’occasione di trovare questa grande fede,
senza ricerche strane, lontane da Te e sofferte.
Ogni giorno sia sereno
e un’occasione per raggiungere la verità sul vero valore e significato
della vita oltre la vita.
Grazie!”
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazie per queste perle, ne ho tanto bisogno! Credo profondamente che dobbiamo lasciar andare i nostri cari verso la luce, pregare per essi ed inviare il nostro amore, ma ci sono giorni e momenti in cui questo e’ particolarmente difficile… Il dolore ed il rimpianto, a volte diventano feroci, e ci sentiamo sopraffatti da questi sentimenti negativi che diventano una zavorra…! Guardare ” oltre” significa aver fiducia che essi stiano meglio nella loro nuova condizione, e continuano ad amarci attraverso l’arcobaleno, che è il ponte che ci mette in contatto con loro!
SEI MITICA ANNA!!! Lo so anche il dolore fa parte a volte dell’esperienza terrena, soprattutto quando ancora non abbiamo raggiunto quella fluidità amorevole verso questa esperienza, come appunto è la morte fisica, e quindi … fatichiamo …
Più educheremo a questo cambiamento, più grande e leggera sarà la partenza per chi esce da questa vita e più sereno il soggiorno per chi resta.
Un abbraccio radioso da ti degli Arcangeli
Sto cercando in tutti i modi dei segnali da mio figlio Matteo di 24 anni che mi ha lasciato il 24 novembre scorso dopo sei anni vissuti con un tumore, non mi perdonerò mai di averlo “ abbandonato “ alle cure della terapia del dolore perché secondo me mi é stato ucciso pian piano.Lo so che non respirava più , che il cuore e gli organi erano compromessi ormai ma io non mi do pace Sono stata con lui senza lasciarlo nemmeno un attimo in sei Anni e poi alla fine mi sono arresa..spero solo di morire presto così lo posso raggiungere Grazie
Smettila Oriana!
Te lo dico con tono fermo, ma amorevole, anche a nome di tuo figlio, oltre che del Cielo.
Ogni cosa è stata come doveva essere, né più, né meno.
Lo hai assistito nel “suo percorso”, con tanta amorevolezza e ora stai facendo il gioco delle tenebre.
Lui aveva 18 anni, quando si ammalò. Era “adulto” ed aveva raggiunto quella fase in cui l’Anima acquista piena autonomia di movimento.
Da quel momento quello era il suo cammino.
L’Anima di tuo figlio aveva scelto quella malattia prima di venire, cioè prima di incarnarsi in te.
Gli serviva per accelerare il suo percorso evolutivo e poter purificare il suo passato, evolvere attraverso il dolore fisico e animico, e morendo giovane, poter ritornare a breve, incarnandosi di nuovo, per dare una mano per la nascita del “Nuovo Mondo”, quel Mondo che faticosamente sta venendo avanti.
Lo avete già trattenuto più del dovuto e ora, il tuo compito è di capire cosa la tua Anima sia chiamata a fare, dopo l’esperienza con Lui, per aiutare e sostenere la situazione attuale o meglio le Anime tribolate che vivono in questa realtà.
Piangerlo e disperarsi non gli permette di completare la risalita e quindi lo priva della possibilità di una nuova incarnazione a breve.
Sii fiera di essere stata la madre di un’Anima cos’ forte e audace e lasciala andare.
Ora è tempo di capire invece cosa spetta a te, cosa devi e puoi fare.
Morire è aiutare il buio a toglierti di mezzo.
Una persona che viene scelta per stare accanto a un’Anima che ha un percorso come quello di tuo figlio, è sicuramente un’Anima particolare, perché deve riuscire a stare accanto al dolore di un’altra Anima, ma ora, finita questa parte del tuo percorso, tu stai sbagliando direzione e segui i consigli del male, facendo soffrire anche “tuo figlio” che non si aspettava da te una reazione di questo tipo.
Mia nonna avrebbe detto: “Hai fatto 30, ora fai 31!”
Lascialo andare e anche per “onorare la sua faticosa scelta di ammalarsi così giovane, continua con la tenacia che mettesti in gioco quando scopristi del suo problema e adoperati per aiutare chi vive nel dolore o per far sorridere chi ha bisogno di luce e gioia.
Spero di avere ancora e presto tue nuove.
Con tanto Amore… anche a nome del tuo ex figlio.