
“Ho imparato il senso del silenzio
quando mi sono accorta che tutte le cose più importanti della mia vita
… si sono rotte senza far rumore.”
(Barbamaura)
« Basta, abbassa la voce! Non riesco a sentire nemmeno i miei pensieri! »
A volte ci capita di chiedere il silenzio a chi ci sta intorno o di esigere una minore ingerenza vocale e di presenza in alcuni momenti delle nostre giornate.
“Uff!!! Quanto parli!!!”
Può sembrare poco carino e a volte esprime anche degli stati d’animo di frustrazione, ma richieste di questo tipo esprimono il nostro bisogno del “silenzio”, per concentrarci su quanto stiamo facendo o elaborando mentalmente …
Sono frasi che esplodono dal dentro per esternare un’esigenza come :
« Non riesco a pensare, non riesco a concentrarmi.
Volete abbassare il tono della voce o addirittura stare un po’ zitti, per favore? ».
Il bisogno del vuoto, del silenzio è un bisogno profondo e fisiologico che fatichiamo a concederci, pur necessitandone parecchio …
In genere lo recuperiamo raramente e spesso in montagna, quando le altezze creano la “situazione giusta” per incontrarlo e “viverlo al meglio” …
Di lui abbiamo bisogno dentro, per ritrovarci e raccogliere spesso i frantumi della nostra vita e/o i pezzetti delle pagine che qualcuno ha strappato, senza quasi che ce ne accorgessimo, presi dal rumore dei nostri pensieri e di quelli altrui…
Se ascolti odi …
Allora finalmente senti il sussurro del vento e la voce dei tuoi pensieri …
Quando riusciamo a scendere, come sommozzatori nelle profondità dell’ oceano, giù,nel fondo e nella quiete di noi, quello che scopriamo ed incontriamo è stupefacente: i nostri pensieri, che sono tanti, scollegati spesso, … ma prepotentemente presenti e volteggianti in noi …
Si sentono forte e sono più sonori e più fastidiosi di qualunque rumore esterno e capaci di distrarci ancor di più.
Ne prendiamo consapevolezza durante la pratica di yoga o le meditazioni, quando lasciarli andare è a volte faticoso e impegnativo, soprattutto in alcune giornate …
Il rombo dei propri pensieri allora, può essere assordante e può sembrare pesantemente inarrestabile e indisciplinato, perché non disposto a farsi spegnere e zittire; questo frastuono può impedire ogni genere di concentrazione stabile, offuscando completamente la nostra pace e il bisogno reale di silenzio che dobbiamo poter trovare nella mente subito al di sotto del tumulto, una volta che la mente ha imparato con l’esercizio a mettersi tranquilla e quieta, o almeno un po’ più “silente”, quieta, inattiva.
Ascoltando nel silenzio, scopriamo quanto sanno essere caotici i nostri pensieri e allo stesso tempo quanto siano terribilmente ripetitivi, ristretti e spesso inconcludenti.
Ci privano di noi, tanto che spesso facciamo una cosa e non ce ne ricordiamo.
Mai capitato di chiudere l’auto e poi chiedersi se lo avete fatto o dove avete messo le chiavi?
Ecco, abbiamo colto le situazioni che essi ingenerano e ne abbiamo a volte anche un anticipo di come ci trasformino, in alcune situazioni di quotidianità, quando una persona, con cui stiamo interagendo verbalmente, ci ripete 4 o 5 volte la stessa cosa, lo stesso concetto.
L’apparente stonatura del ripetersi non appartiene in realtà al soggetto in sé, ma alla sua mente …
Se ci mettiamo ad ascoltare il flusso dei nostri pensieri, come tale, con attenzione e consapevolezza, sviluppando calma e tranquillità esteriore, arriviamo a vederli con molta più chiarezza: siamo in grado di ascoltarli veramente, di vedere esattamente quello che succede nella nostra mente e di scoprire che in gran parte sono solo puro rumore mentale.
Scoperta!!! fatta esperienza di questa condizione, possiamo cambiare i modi di porci in relazione con ciò che la mente genera.
Presente la frase: “Se li conosci li eviti???”
Ecco, succede pressapoco così.
Conoscerli ci serve parecchio, perché lasciati a loro stessi, i pensieri ci governano la vita senza che neanche ce ne accorgiamo; se invece ci occupiamo di loro con consapevolezza e presenza mentale abbiamo la possibilità non solo di capire quel che succede nella nostra mente, le dinamiche che attiviamo di fronte a un problema o presunto tale, ma anche di considerare i pensieri stessi in modo diverso e di non concedergli più che ci governino la vita.
Così possiamo finalmente assaporare la libertà interiore, momenti di calma piatta che non dipendono dai condizionamenti interiori o esteriori e dalle tragedie che ci raccontiamo, che possono essere vere, ma sono comunque sempre parecchio rimaneggiate.
Infatti il buon senso “spirituale” ci invita sempre a lasciar trascorrere del tempo prima di reagire ad un evento …Anche se non stiamo parlando con altre persone, né leggendo o cantando o ascoltando la radio, guardando la televisione o interagendo online, la maggior parte di noi non è e non si sente appagata, serena, rilassata, tranquilla. Siamo costantemente sintonizzati su una “frequenza radio interna”, Radio Comando Io.
Anche quando siamo seduti immobili, senza stimoli esterni, è possibile che dentro la nostra testa si stia svolgendo un interminabile, impercettibile, ma presente, dialogo.
Ci stiamo costantemente consumando sotto l’impulso dei nostri pensieri.
Siamo come ruminanti di pensiero, purtroppo prevalentemente negativo.
Dobbiamo imparare e concederci di spegnere “Radio QUI Comando IO”, perché non ci giova consumare la nostra energia e la coscienza in questo modo.
Qualcuno sceglie di esercitare questa nuova virtù, durante il pranzo o la cena, quandoci si attiva per parlare e pensare il meno possibile mentre si mangia, si beve e poi si rigovernano le stoviglie, perché facile che mentre camminiamo e svolgiamo compiti ripetitivi, se per esempio stiamo parlando o pensando con qualcuno, in realtà finiamo invischiati nei pensieri soggettivi e quindi ci smarriamo nel passato o nel futuro, vale a dire nelle nostre preoccupazioni o nei progetti.
Che disastro!!!
Passiamo tre quarti della nostra vita a seguire pensieri tragici e avvilenti, in maniera subliminale …
Cerchiamo invece di vivere davvero questi momenti che ci vengono donati, come pause arricchenti, riposanti, rigeneranti.
Per stare bene e vivere al meglio la nostra vita dobbiamo fermare questa radio interiore, spegnendo il nostro discorso interno, bloccando le frequenze.
Come possiamo godere di ciò che ci attornia e ci accade, … dei nostri passi se la nostra attenzione è rivolta a tutto quel chiacchiericcio mentale inconsapevolmente esistente?
È veramente importante diventare consapevoli di cosa sentiamo e di ciò che pensiamo.
Quando sfioriamo un ramo d’albero o tocchiamo il terreno con il piede dovremmo riuscire a sentire la pelle che freme e il piede che entra in contatto con esso.
Quando finalmente questo ci accade, possiamo provare un’enorme gioia nel semplice fatto che ora finalmente siamo consapevoli di saper ricevere e camminare e di poterlo fare.
Quando tocchiamo e camminiamo possiamo metterci interamente in gioco e gustare e godere ogni prezioso istante di vita.
Focalizzandoci sul contatto epidermico e con il terreno, smettiamo di lasciarci trascinare qua e là dai nostri pensieri e cominciamo a sperimentare in modo del tutto diverso il nostro corpo e tutto l’ambiente intorno a noi.
Siamo una macchina perfetta, meravigliosa e plurifunzionale, in maniera straordinaria.
Il suo funzionamento è il risultato di milioni di processi diversi, ma possiamo rendercene conto solo se fermiamo il pensiero e abbiamo consapevolezza e concentrazione sufficienti per entrare in contatto con lei, così come con tutto il creato, intorno a noi …
Pensare non è vietato, né negativo in sé, anzi … la forma pensiero ci serve, ma come tutte le parti produttive dovrebbe accendersi al bisogno, cosa che in realtà non è.
I pensieri sono spesso i frutti delle nostre sensazioni e percezioni: alcuni sono succosi, saporiti, nutrienti e altri no. Se ci procurano solo molta preoccupazione, paura o angoscia, ciò significa che sono aspri, acerbi e che è del tutto inutile, improduttivo e dannoso assaporarli e prima ancora produrli, oltre che consumarli.
Grazie al cielo non siamo solo forme pensiero, ma parecchio di più, come emozioni, stati d’animo, sensazioni, modi di essere e di fare …
Quando abbiamo raggiunto questa consapevolezza, dobbiamo cercare di creare equilibrio e quindi decidere di non consentire al nostro pensare di assumere il nostro controllo e di dominarci.
Senza questo passaggio doveroso, essi la fanno da padrone e dilagano incontrollati nella nostra mente e vi prendono possesso, senza chiederci nulla, nessuna ben ché minima forma di consenso.
E cosa può guidarci nel prendere consapevolezza che questo ci accade?
E’ il “nobile silenzio”, colui che ci offre quest’occasione di riconoscere come la nostra energia solitamente si manifesti nei modi di cui abbiamo parlato oggi, generando un affaticamento e un’assenza a fatti, eventi e persone, che invece meritano la nostra piena partecipazione, proprio come gesto d’Amore e partecipazione.
C’è un testo di Thich Nhat Hanh, “Il dono del silenzio”, che dice così …
“Ora conteremo fino a dodici
e rimaniamo tutti quieti.
Per una volta sulla terra
non parliamo in nessuna lingua,
per un secondo fermiamoci,
non muoviamo tanto le braccia.
Sarebbe un minuto fragrante,
senza fretta, né locomotive,
saremmo tutti uniti
in un’inquietudine istantanea.
I pescatori del freddo mare
non farebbero male alle balene
e il lavoratore del sale
guarderebbe le sue mani rotte.
Quelli che preparan guerre verdi,
guerre di gas, guerre di fuoco,
vittorie senza superstiti,
si metterebbero un vestito puro
camminerebbero coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.
Non si confonda ciò che voglio
con l’inazione definitiva:
la vita è solo ciò che si fa,
non voglio saperne della morte.
Se non potemmo essere unanimi
muovendo tanto le nostre vite,
forse non far nulla una volta,
forse un gran silenzio
potrà interrompere questa tristezza,
questo non intenderci mai,
e minacciarci con la morte,
forse la terra c’insegnerà
quando tutto sembra morto
e poi tutto era vivo.
Ora conterò fino a dodici,
tu tacerai e io me ne andrò.”
Buon silenzio!
Abbiamo bisogno di trovare Dio, ed Egli non può essere trovato nel rumore e nella irrequietezza.
Dio è amico del silenzio.
Guarda come la natura – gli alberi, i fiori, l’erba – crescono in silenzio;
guarda le stelle, la luna e il sole, come si muovono in silenzio ….
Abbiamo bisogno di silenzio per essere in grado di toccare le Anime.
(Madre Teresa di Calcutta)
Amorevolmente nella Luce
ti***
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