Scegli la costanza

Qual è l’elemento che ti permette di raggiungere qualsiasi traguardo nella tua vita?
E’ la costanza, l’essere in grado di scegliere la via meno agevole, ma indispensabile per giungere alla meta.

Viviamo in una società liquida, mutevole per eccellenza, ma soprattutto devastata dalle dinamiche acquisite dall’inconscio, di ciascuno di noi, che tutto oggi si possa e si debba ottenere senza fatica.
Dimagrire, prestiti, mutui, compiti, forma fisica, eccellenza, tutto viene prospettato come immediato e raggiungibile senza sforzi e con grandi risultati.
Siamo ebbri della “pillola magica” e della formula umana: “minimo sforzo con massimo rendimento”.
La verità? La verità è che tutto quello che conta, tutto ciò che ha uno spessore, richiede tempo, il suo tempo.
La natura ce lo dimostra.
Una stalattite, una stalagmite non sono creazioni di eccezionale bellezza?
E un geode di ametista?
Ma quanto tempo ha impiegato Madre Terra per forgiali, malgrado la sua potenza?
La pubblicità ci ha educati a dinamiche temporali irrisorie e irreali.
Anche a scuola tu osservi e rilevi tra gli alunni la mancanza di voglia di faticare, una mancanza spesso sostenuta, purtroppo, da un insieme di fattori e da una genitorialità adescata dall’idea, che il figlio stia “sudando troppo”.
Ma tu non puoi raggiungere nulla, senza lo sforzo, fa parte del cammino e solo ciò che ottieni con il tuo sudore acquista ai tuoi occhi il suo “giusto prestigio”.
Guarda la realtà.
Puoi giungere sulla sommità di una montagna senza averne percorso i sentieri?
Se hai un elicottero indubbiamente sì, ma il fatto è che pochissime persone hanno un elicottero e per averlo, guarda caso, visti i costi, ci vuole molto denaro e tutto quel denaro richiede sforzi e lavoro, per essere accumulato.
La realtà è questa, ma sembra sfuggirci.
Veniamo omologati alla inettitudine, privati di quella tempra indispensabile per raggiungere noi stessi e questo fa indubbiamente parte di un processo ben articolato e studiato nei minimi dettagli.
Noi siamo Anime e naturalmente puntate e orientate all’evoluzione.
La nostra evoluzione personale comporta una ricaduta importante sul cambiamento di tutto “il genere” umano, visto che siamo strettamente legati e interconnessi tra di noi, anche solo a livello energetico.
Bloccare questo processo di espansione, creando apatia, e una sorta di rifiuto collettivo della fatica, significa impedire l’evoluzione animica e quindi anche terrena dell’Uomo.
Significa creare una sorta di “mediocrità” sociale, che giova solo a certe dinamiche distruttive e di controllo.
Ecco allora che si creano strumenti e forme di bombardamento mediatico, per programmare le menti all’idea che lo sforzo oggi sia inutile e quasi dannoso.
Ma senza la fatica le tue doti, i tuoi doni, le tue virtù non escono e quindi tu resti in uno stato larvale, per tutta la durata della tua esistenza.
Apparteniamo così ad una generazione colpita dalla “sindrome del facile, dell’immediato, del per sempre”.
In verità qualsiasi grande traguardo tu voglia tagliare, ricordati che richiede un grande lavoro.
Un buon obiettivo, necessita di una lunga strada.
Anche in campo spirituale, come in tutti gli altri campi esperienziali, prosperano le persone che vogliono cambiare e migliorare, ma quante tagliano il traguardo?
Il desiderio dell’eccellenza è insito in te, ma l’esterno cerca di sabotarti, per impedirti il cammino di crescita e di semina che sei chiamato  a fare.
In questo modo tu vieni meno all’incarico che hai assunto prima della tua incarnazione e il percorso collettivo, che è comunque in qualche modo legato anche al tuo, viene sabotato clamorosamente, anche grazie “alla tua assenza”.
Osserva un settimanale qualsiasi, soprattutto uno dei tanti giornali femminili.
Ogni cosa promossa e proposta, dalla crema, al massaggio, al viaggio, all’acquisto ti viene presentato come un qualcosa che fa miracoli, che non costa nulla o quasi, che basta un click e lo ottieni.
Questo comporta l’entrare in una dinamica anche mentale di questo tipo.
Delusioni?
Infinite.
Prendiamo l’esempio della palestra.
Fin da piccolo sei stato attivato alla dinamica che esiste una pillola magica per tutto e disabituato alla dinamica, “realmente utile”, del come è fatto e del cosa richiede ogni percorso, per consentirti di accedere alla “cima”, alla vetta dove, si trova il tuo obiettivo, il tuo traguardo.
Partendo da questo pregresso, un bel giorno senti il bisogno di metterti in movimento, magari di buttar giù qualche chilo o di mantenere il tuo peso forma.
Cosa fai? Ti informi e ti iscrivi in palestra.
L’hai scelta con attenzione e sei indubbiamente carico di buoni propositi; lì trovi un personale attento e pronto a sostenerti, nel mantenere questo tuo entusiasmo di partenza.
Inizi le prime sedute, in un ambiente dove esistono attrezzi per tutto, e i primi risultati ti esaltano.
La muscolatura risponde prontamente e ti sembra che con poco tu stia ottenendo molto.
Peccato che, nel giro di breve tempo, giungi ad uno stallo.
La massa non si smuove e gli esercizi non sembrano dare più gli esiti iniziali.
Di solito il personal trainer interviene e ti cambia la scheda, secondo il processo del cambiare in fretta, per non creare assuefazione.
In realtà quello stallo, in natura, è ordinario e fa parte del percorso.
Devi persistere, ma tu vieni sempre dirottato altrove.
Questo accade in maniera costante un po’ in tutto quello che fai.
Infatti, come nello sport e nell’allenamento, così nella vita ordinaria, chi non ha la “maestria” quello spirito indomito in sé, dopo vari cambiamenti molla, oppure resta ma per far parte della tappezzeria. Osserva cosa accade in palestra: chi resta o ha lo spirito indomito e si allena con costanza, oppure non ha mollato, continua a frequentare, ma si limita a fare qualche esercizio e poi spende il suo tempo in chiacchiere, con altri compagni, di vecchia presenza.
Solitamente questa fase di stallo fa parte di un processo naturale, è solo la prima di una serie di difficoltà, una difficoltà, ripeto, insita in qualunque percorso valoriale.
Molte persone lasciano la palestra o altre imprese, con la ferma convinzione di essere inadeguate, sbagliate, incapaci, o fatte male.
In realtà non hanno colto come si debba procedere e dove si celi veramente la crescita.
La crescita sta nella scelta della perseveranza.
La vera prova che tu devi affrontare è questa: non mollare, non mollare proprio quando ti sembra che l’aria sia ferma e tu non riesca a fare un passo.
Quando in montagna ti sembra di non farcela più?
Quando sei prossimo alla cima o quando stai per raggiungere un buon punto del sentiero, del tuo cammino, quando stai per arrivare in quello spiazzo dove potrai ritemprarti, allargare la vista e godere di qualcosa di magico, qualcosa che ti caricherà di nuova energia, di rifocillerà di desiderio e ti consentirà quindi di riprendere il tuo sentiero, con ritrovata grinta e gioia.
Il tuo vero scatto in avanti è proprio quando decidi di non fermarti o di non tornare sui tuoi passi.
La vita ha “tempistiche importanti” e ci sono step che tu non puoi e non devi eludere, se vuoi essere un’eccellenza.

Il primo stallo è il più importante.

Superato quello sei predisposto a entrare nella giusta modalità per realizzare il tuo sé, i suoi sogni, la sua crescita.
Quello che spesso non cogli è che, in questa dinamica, se non accetti lo sforzo a livello animico, non lo accogli nemmeno a livello fisico, quindi ti releghi in una zona di mediocrità, in tutto.
Decidi di trascorrere una vita sottotono facendo le stesse cose, subendo le stesse angherie e frequentando le stesse persone, anche se non ti esaltano.
Pensa alla linea ordinaria di molte esistenze, scandite dalle stesse azioni ripetute nel tempo, senza nulla di nuovo, nemmeno all’orizzonte.
Ogni cosa parte con un sogno, un approccio carico di entusiasmo, le prime buone riuscite e poi la calma piatta, quella calma che ti coglie di sorpresa, ti disarma e poi ti esaspera e ti induce a mollare.
Si tratta di uno stallo apparente, si tratta della prova effettiva.
Se metti in campo la tenacia, vedrai che all’improvviso arriva un bonus inaspettato e il sentiero riprende e con esso i nuovi traguardi e poi, sul più bello, un nuovo periodo di bonaccia.
Sarà così fino alla vetta somma, fino alla cima delle cime, cioè fino al conseguimento di quel traguardo che ti permetterà di vedere, di osservare e di “gustare” tutto da un’altra dimensione e prospettiva.

Quando sei insoddisfatto?
Quando ti accorgi, perché ti cantano dentro, che tu potresti fare chissà cosa.
Allora sei deluso di te stesso, perché avverti in te come una sorta di cassaforte interiore, una cassaforte piena di “cose preziose”, che non riesci a definire, né sai come e cosa fare per farle emergere.
Tutto rimane a livello di pura percezione, perché non sai da che parte incominciare.
Se non ti butti, se scegli di rimanere in questa condizione, sei destinato a entrare in una sorta di insoddisfazione permanente, preferendo l’attesa della pillola magica, al “grande lavoro” del minatore.

Lo so, ci vuole pratica, ma solo tu puoi dare spazio a te stesso, a chi sei e a ciò che puoi e sai fare e dare all’intera umanità.
Anche se vivi in un paesino di 200 anime, stai tranquillo che quando dai spazio al tuo vero Sé, avrai modo di arricchire la Terra del tuo passaggio e ti sentirai tremendamente felice di essere entrato a far parte di questa esperienza “umana” evolutiva.
Devi imparare, senza smettere mai!
Devi praticare quello che hai scelto di fare, ogni singolo giorno, per permetterti di raggiungere la tua cima più alta.
Devi scoprire i tuoi valori e metterli in gioco per te stesso, per accedere al tuo processo di crescita, di evoluzione animica e anche per gli altri.
Sai, ci sono 4 tipi di persone, a cui corrispondono 4 tipologie, di “Anime”; tre sono corrotte, massificate, messe nell’ovile del gregge, mentre la quarta è invece la categoria sparuta dei non omologati e quindi è la categoria produttiva.
Il primo tipo è quello dell’hobbista nato o “neoarrivato”, cioè di chi parte con un entusiasmo strabordante, proprio come se si buttasse in un nuovo hobby.
Solitamente qualsiasi scelta faccia, dalla dieta, alla palestra, al corso di contrabbasso, all’arte marziale o tanto altro, si getta in questa nuova impresa a capofitto; si acquista di tutto, perché vuole mettersi in gioco al meglio e si documenta.
Quando sopraggiunge la “bonaccia” lo trova grandemente impreparato e lo demotiva in giro di un nano secondo.
E’ come un navigante che sopra la sua barca a vela, non aveva contemplato che i venti potessero cessare e quindi, non avendo dotato la sua imbarcazione di un motore, rimane deluso, stranito, arrabbiato, innervosito da questo aspetto della navigazione, a vela, che non lo soddisfa assolutamente.
La bonaccia lo rende, nervosamente consapevole, di un aspetto che va contro i suoi principi del “tutto bello e tutto subito, tutto perfetto”.
La vela gli piaceva per il vento, ma il vento si è zittito.
Allora, deluso e un po’depresso, abbraccia, quasi subito una nuova iniziativa, spesso lasciandosi influenzare dalla prima persona che gli parla di qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosce.
La sua carriera? Passare la vita a cambiare moglie, marito, lavoro, casa, sport, diete, cibo e tanto altro.
Il suo motto? Nella vita ho fatto 1000 cose, senza finirne una.

Il secondo tipo è quello che chiamo l’ossessivo.
Si tratta di una persona determinata, una persona che alla partenza vuole fare una cosa a tutti i costi, quindi parte carica di impegno e di curiosità
E’ alimentata da una sorta di dinamica di san Tommaso, infatti frequenta corsi, legge riviste, si carica di impegni e ogni volta che ne ha la possibilità si ferma a parlare con l’esperto, con il formatore, con chi vende quell’atrezzo o altro, perché ha, fondamentalmente, sete di continuità.
Quando arriva la bonaccia e il vento del cambiamento e del progresso si zittisce, crolla, perché trova inconcepibile l’accaduto, visto il suo tempismo, il suo impegno, la sua costanza fino a quel momento.
Allora entra in una sorta di revisione meticolosa di tutto il tratto fatto e la logica lo porta alla conclusione che il suo cammino si debba interrompere lì, perché razionalmente parlando, quello che aveva scelto in realtà non è adatto a lui, non gli si confà. Ha applicato alla lettera i diversi passaggi, eppure il suo percorso si è interrotto, quindi la vita lo sta invitando a desistere: quel sentiero non è adatto a lui.
Così, per un certo periodo, si ritira da qualsiasi iniziativa particolare, prendendosi una pausa meditativa, in attesa di trovare una nuova sfida, adatta a lui.

Poi c’è l’edera, la tipologia di persona che giunta alla stasi della bonaccia, non abbandona, ma come per l’esempio della palestra che ti ho fatto poco fa, rimane, ma solo per una sorta di orgoglio, per non dover ammettere che qualcosa non sta funzionando e che ci vorrebbe uno scatto di “perseveranza”.
Fa il minimo, senza impegno e questo non dà alcun frutto e quindi non arriverà mai alla cima.
Si è bivaccato e resta lì.

E il temerario, il non omologato?
Beh, quello porta in sé la grinta della maestria e accetta sempre la sfida e quando c’è bonaccia, abbassa il capo e cammina e cammina, finché la novità arriva, carica dei suoi frutti.
In lui c’è perseveranza, accoglienza della sfida e voglia di mettersi in gioco sempre e comunque.
C’è la forza e la dinamica della Luce divina.

Tu in quale modalità rientri?
Sappi che presa consapevolezza del tuo “tipo”, puoi sempre svoltare e cambiare modalità.
Vuoi iscriverti alla vita attivando nuove dinamiche che facciano riaffiorare i tuoi tesori?
Io credo veramente di sì, dopo la nostra chiacchierata odierna e quindi ti auguro un buon corso in questa nuova mia palestra, angelica, adatta a tutti gli spiriti, di “buona volontà”!
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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