Scelgo di non giudicare e di non essere giudicato.

Quante volte ci siamo sentiti e visti accusati apertamente dai nostri genitori, dai familiari, dai nostri prof., dal compagno/a o dalle persone con cui ci siamo trovati ad interagire?
Sovente.
Essere apostrofati con parole chiave, tipo:
“E’ colpa tua, è inutile che lo neghi, questa cosa non sei proprio capace di farla!”
Oppure: “E’ inutile che ti ostini, non sei portato/a per queste cose!”
Il giudizio è la cosa più frequente e ricorrente, soprattutto nelle nostre dinamiche relazionali, ordinarie.
Fin da piccoli ci cade addosso come una sentenza e noi abbiamo una paura tremenda del giudizio altrui, da chiunque venga formulato …
E’’ proprio a causa di questa paura assurda, che moltissimi di noi, non vivono la loro vera vita, ma rimangono ai box, pronti a rientrare nell’anonimato più completo, piuttosto che dover essere vagliati e smembrati con affermazioni che sentono e vivono come gratuite, ma alle quali non riescono e non possono non dare ascolto, adito.
Già a scuola, il risultato di una verifica, comporta il sentirsi nell’occhio del ciclone, quindi giudicati …, anche se non attraverso la parola, ma una formula numerica …
Se poi a casa le reazioni non sono verbalmente e umanamente “gradevoli”, ecco che diventano un rinforno pesante, destinato a creare ulteriori pesantezze e fatiche.
Ecco allora che un voto, una pagella scolastica, diventa così l’anticipo di una pagella generale, di vita.
Se le nostre prestazioni non sono conformi agli standard generali, quindi inferiori a ciò che noi desideravamo per noi stessi, oppure a ciò che la famiglia si aspettava, la situazione diventa veramente faticosa e lascia segni indelebili, segni che ci portano a cercare tutti i modi e le strategie per evitare il giudizio, quindi ci spinge all’immobilità, onde evitare poi “il voto” finale o in itinere.
Questo modo di voler rendere tutto oggettivo, ci spinge a vivere e credere che certi esiti ci debbano accomunare tutti, perché se i più arrivano fino a lì, tutti dobbiamo arrivarci e quelli e solo quelli sono gli standard giusti per me, per te, per noi, per tutti.
Non li hai raggiunti?
Ahi, ahi, sei perso.
Questo è un qualcosa che ci condizionerà per la vita intera.
Ci sentiamo e sentiremo sempre al centro del mirino.
Forse dovremmo iniziare ad osservare questa dinamica da un’altra prospettiva.
Chi ci giudica ci osserva dal suo punto di vista e secondo le strutture mentali che gli appartengono.
Già questo potrebbe farci arrivare alla conclusione che non formula qualcosa di oggettivo, ma bensì di soggettivo, di qualsiasi cosa si tratti, almeno in certi ambiti.
Se chiedo il colore del vestito che indosso, tranne che la persona non sia daltonica, mi verrà risposto per esempio giallo da tutti i miei interlocutori, ma subito dopo ciascuno di loro sarà libero di esprimersi ed allora avrò un commento che mi riporta che è proprio un bel giallo, perché incontra i canoni di gradevolezza del valutante, verso quel colore, oppure che fa schifo, se quella persona non lo ama, o ancora che è proprio bello, senza vincoli, se l’altra persona ama il giallo, a prescindere dalle sue gradazioni e sfumature.
Questo esempio, credo ci porti a riflettere.
Ognuno giudica partendo e consultando la “sua mappa mentale”,  quella che si è creato partendo da ciò che lui ha conosciuto del mondo e nel mondo.
Giudichiamo partendo dalla nostra parziale visione delle cose, dalle nostre sensazioni, che sono soggettive, e legate al nostro passato e, purtroppo, a volte, anche ad un poco d’invidia.
Come ho scritto nella frase d’apertura di Madre Teresa:
“ Se giudichi le persone, non avrai mai tempo per amarle veramente”.
Già!!
Più formuliamo giudizi, più cavilliamo e meno accogliamo e quindi amiamo.
Amare comporta l’accettare l’altro senza scandagliare, senza sminuzzare, senza fare nessun tipo di controllo d’origine e qualità …
Si ama e basta!
E Madre Teresa amava tutti, dal lebbroso, al sano, dal povero, al ricco.
Il non giudizio rientra nella modalità dell’Amorevolezza incondizionata e quindi sia del dare che del ricevere gioioso, nella Luce piena.
C’è una storia, molto simpatica, che ci presenta al meglio la condizione in cui possiamo vivere se diamo troppo peso alle parole altrui e che, d’altro canto, attesta molto bene come il giudizio sia mutevole e legato alle persone che incontriamo.
E’ di Charlie Chaplin …

“C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato…lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”

Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.”
Il marito allora lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa.”
Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino e povero il figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena a quel povero asino!”
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino, ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

Conclusione: ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.

Quindi: vivi come credi, fai cosa ti dice il cuore…ciò che vuoi…una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
Tu canta, ridi, balla, ama…e vivi intensamente ogni momento della tua vita…prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.”

Qualsiasi cosa facciamo nel bene o nel male, troveremo sempre qualcuno pronto a recriminare, a dire la sua, quindi la paura del giudizio è una paura inesistente, oserei dire stupida, perché ci limita e non consente di esprimerci, di creare al meglio, di essere veramente noi.
Non ha motivo reale di esistere.
Dobbiamo vivere secondo i nostri valori, il nostro metro di giudizi, non secondo le opinioni altrui e la storia della famiglia, di poco sopra, ce lo ribadisce chiaramente.
Ci è venuto da sorridere leggendola, sicuramente, ma è ciò che ci accade quando sentiamo l’opinione degli altri e le diamo peso, la avvaloriamo oppure anche solo semplicemente pensiamo, riteniamo, crediamo che essi pensino e dicano di noi …
E’ tempo di fare ciò che desideriamo, senza paure remote, semplicemente muovendoci nella direzione che pensiamo giusta, corretta, costruttiva per noi.
Gli altri non ci devono più limitare, né bloccare o meglio essere il pretesto per rimanere fermi, fissi, immobili, statici.
Dobbiamo dare carta bianca a noi stessi, allenandoci a  prenderci carico di noi stessi, allenando il nostro potere decisionale interiore, il nostro giudice dentro, dando spazio e voce a noi stessi, con leggerezza, senza troppe attese … e pensieri.
Il perfezionismo non serve, non ci sostiene.
Meglio lasciarsi andare, concedere a noi stessi di tentare, sperimentare, provare e fare, senza remore.
Non possiamo e non dobbiamo attendere il momento più adatto o l’istante migliore, perché così facendo non arriverà mai.
Dobbiamo invece concederci di provare, di metterci in gioco e poi stare a vedere cosa accade.
Nessun seme rimane senza germogli, se ci crediamo!
Il momento giusto è esattamente quello che noi scegliamo, che ci concediamo; una parte di noi, connessa ce lo indica e disattenderlo ci ferisce e sminuisce.
E se sbagliassimo?
Niente paura, dobbiamo essere amorevolmente disposti a concederci di sbagliare e di accogliere questa nostra modalità di rispondere, di muoverci, di fare o dire.
Se siamo disposti a credere che ogni cosa insegna, ci accorgeremo ancora di più che non dobbiamo porci limiti di alcuna natura, tanto meno legati al falso timore del giudizio altrui.
Quindi, cosa ci resta oggi di questa nostra chiacchierata?
Sempre convinti che quello che l’altro dice di noi sia vangelo e quindi degno di ogni nostra somma e massima attenzione, tanto da ricusare ogni nostra libera iniziativa?
Dobbiamo lasciarci “vivere” per crescere, altrimenti nulla cambierà mai in questo mondo  omologato e vittima delle critiche, degli schemi, dei pregiudizi e dei giudizi di chi si specchia e riflette le proprie dinamiche interiori sugli altri.
Prendiamoci solo l’impegno di Vivere la nostra Vita e di farlo, secondo i nostri tempi, decidendo in prima persona cosa sia positivo, giusto, vero, carico di valore ai nostri occhi, per noi e non quello che gli altri ci suggeriscono ogni istante …
Non esistono fallimenti, ma esistono solo esiti, esiti che ci rendono comunque persone migliori, nuove, soprattutto se abbiamo saputo e potuto seguire il nostro cuore, i nostri valori, parlo di quelli veri, non della massa …
La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta, sempre, non subita, non limitata, non costretta e rattristata entro schemi e limiti.
Non esistono obiettivi impossibili, ma esistono diverse modalità di conseguirli, di raggiungerli e tutti, se hanno avuto il nostro massimo, sono encomiabili e positivi.

Felice Vita a tutti!!!
ti*** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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