Voglio dire grazie!

Sapere e volere dire GRAZIE nella nostra realtà odierna é un po’ “faticoso”…
E’ una parolina magica che fin da piccoli veniamo invitati a dire,
ma che spesso fatica ad affiorare sulle labbra …

Eppure é un “VERO CANTO  LIBERATORIO”,
un Inno all’Universo e alla nostra Essenza divina … 
senza eguali.

Ricordo che in me ringraziare e chiedere scusa erano e sono ancora, almeno il primo, due componenti fondamentali …
Grazie mi piaceva e mi piace , oggi sempre di più, per il suono allietante che trasmette, perché attraverso lui potevo  e posso  rendere omaggio ad una cosa che mi risulta gradita, sentirmi più presente alla bellezza incondizionata del creato o vivere più intensamente un’emozione, uno stato d’animo … un dono .
Tra mille difficoltà e pensieri, chi possiede un’indole diversa o non é stato educato a questo pensiero, fatica a dirlo o a vedere la necessità di esprimerlo, soprattutto se “incondizionato”, vale a dire senza apparente motivo per dirlo.
Nella mia crescita. ho incontrato varie persone, come me curiose, ed una di queste, in particolare, mi ha fatto fare l’esperienza del “Campo Già”, dando voce ufficiale a un mio “modo di Essere” e vivere …
Cos’é questo Campo Già? Di cosa parla?
Premettendo che non voglio forzare nessuno ad abbracciare, come verità assolute le dinamiche prospettate in varie tecniche, devo dire che, al di là della modalità, di ogni singola tecnica e di questa in particolare, apprezzo il sapere – il volere – il tentare – il riuscire-  l’educare al GRAZIE …
In ogni momento è capace di trasformare le vibrazioni che ci circondano e di accrescere in modo positivo il fluire delle cose.
Lamentele e difficoltà creano ristagni, appesantiscono, ispessiscono la miriade di negatività presenti nell’etere …
Le cose non vanno? Lo sappiamo! Non migliorano certo se continuiamo a ricordarcelo e ad inneggiare alle difficoltà e sconfitte del genere umano.
Iniziamo a farci portavoci di positivo, a far emergere ciò che accade di buono nel mondo; creiamo connessioni positive, agganciamoci a relatà buone, mandiamo segnali di fumo bianco e generiamo benessere …
Ripensiamo a come avvengono certe dinamiche: quando siamo stanchi e un po’ sottotono, se continuiamo a ripetere a chiunque incontriamo:”Come sono stanca oggi!” – “Sono stressata!”- “Sono stanca!” … ci accorgeremo che ogni volta che lo ripetiamo la nostra condizione generale va appesantendosi e la quantità di stanchezza e stress parranno moltiplicarsi in modo proporzionale al numero di ripetizioni delle frasi negative, che abbiamo pronunciato.
Non ripetercelo, ma guardare oltre, significa. al contrario, intaurare una possibilità diversa, uno sganciarsi da dinamiche non buone, ne costruttive.
Il Campo Già é una tecnica, che secondo il suo “inventore” lavora contro queste dinamiche e costruisce nuove possibilità e realtà.

Si legge nell’articolo apparso di Scienzaeconoscenza:

“La tecnica del Campo GIA è accessibile a tutti e straordinaria per chiunque, qualunque sia la sua condizione di partenza: per chi già sta bene e ambisce a realizzare pienamente se stesso con Gioia generando vivendo e condividendo nuova Gioia; per chi sta male e vuole anche solo migliorare la sua condizione. Per chi è pessimista cronico e crede ancora che per avere successo, essere ricchi o potenti, si debba per forza giocare sporco.
Ma anche per chi è disperato e vuole anche solo smettere di esserlo.
… il più grande Desiderio diviene facilmente realizzabile se si smette di sperare, di aspettare che si realizzi grazie ad altri o al caso, e si inizia ad Agire nell’invisibile ringraziando sorridendo, e nel visibile ringraziando e sorridendo.
La tecnica può produrre effetti meravigliosi e sorprendenti anche quando la si applica in luoghi o situazioni impegnative come ospedali, carceri, ricoveri per anziani, comunità di recupero, orfanotrofi, ma anche in strutture militari, scuole, tifoserie sportive, luoghi di lavoro e ritrovo ecc. E, con registrazioni, in allevamenti di animali e coltivazioni di vegetali, o altro ancora, le possibilità sono illimitate.

Dare assistenza, aiutare chi soffre ed è bisognoso di aiuto è forse uno degli aspetti più grandiosi ed “alti” dell’evoluzione umana. Può essere considerato un indicatore del livello di evoluzione raggiunto da un individuo o da un popolo. È bellissimo saper contribuire a rendere altri più Felici e aiutare chi è in difficoltà, molto più che saper solo aspettarsi di essere resi Felici, o aiutati da altri, ma un assistenzialismo generico, scontato o, peggio, preteso può avere effetti collaterali tutt’altro che evolutivi o piacevoli.

Soprattutto nell’invisibile, più si dà, più si diviene “Giganti” e più si riceve – a meno che si sia neonati – più si diviene “piccoli” e bisognosi. Può capitare che, pur essendo già adulti si arrivi a preferire di rimanere “piccoli” per poter continuare a ricevere. Uno dei “rischi” di chi viene aiutato da altri quando soffre veramente o solo ostenta sofferenza è che potrebbe far diventare il suo chiedere aiuto un atteggiamento conveniente cronico. Così come riuscendo ad entrare in uno stato di gratitudine Felice anticipata ci si rende più probabile vivere ciò che è più Felice, lamentandosi di qualcosa che si vive o che si teme ci si rende più probabile vivere proprio ciò di cui ci si lamenta o si teme, nonostante il possibile aiuto di altri.
Se il proprio lamentarsi diviene cronico ci si preclude da soli la possibilità di Accorgersi, di rivelare, coltivare ed esprimere i propri talenti e di esercitare vantaggiosamente il potere che si ha sulla realtà.”

Il modo di ringraziare, in Thailandia, cambia a seconda del sesso e questo evidenzia l’importanza della gratitudine nella loro cultura. Si tratta di una pratica spontanea per questo popolo. Ripetuta decine di volte al giorno.
All’inizio tutte quelle cerimonie possono confonderci e creare perplessità.
Le mani giunte. Il capo chino. Gli occhi socchiusi.
Per questo popolo non bastano le parole per ringraziare.
La gratitudine è nella postura, nelle posizione del capo, nelle palpebre leggermente abbassate, nelle mani che si incontrano, nel capo che so china e sfiora la punta delle dita.
I loro occhi e i loro gesti ci fanno riflettere riflettere, quando acquisti qualcosa, quando lasci pochi spiccioli per un servizio ricevuto,

Dicono grazie anche quando nella loro vita non va tutto a gonfie vele.
Ringraziano sempre, anche se il loro sorriso cela sacrifici, difficoltà, povertà,sofferenze.
La chiamano terra del sorriso, ma è anche la terra della gentilezza.

Penso alla nostra arroganza, soprattutto tra i più piccoli,  dettata dai pregiudizi e da una cattiva educazione.

Siamo abituati a pensare che tutto ci sia dovuto, al punto tale da non ritenere necessaria alcuna forma di gratitudine.
E pensare che un grazie ti può cambiare la giornata. E soprattutto l’umore.
Un grazie appena svegli, un (utopico) grazie all’ufficio postale, in banca, per strada, al lavoro risveglia la giornata in modo positivo: crea in chi lo riceve lo stimolo giusto a dare e in chi l’ha donato, una piacevole solare sensazione di “stare bene”..

E’ bello dire Grazie. Ci libera da schemi e costrizioni :  crea un ponte invisibile con l’interlocutore.
Un ponte  di attenzione,  rispetto , riconoscenza, gratitudine, positività. Proviamoci.
Io credo nel potere della gratitudine. E voi?

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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