Al timone in mezzo alla Tempesta

“Per trovare la pace interiore pratica il non attaccamento: sii consapevole che niente e nessuno ti appartiene veramente.”
Swami Kriyananda

“La foto del necrologio gliel’avevo scattata io, …a maggio scorso, nel suo giardino, in occasione della messa per il 50° di matrimonio, con la mamma…

Ora che papà è morto e che mamma è in un lontano ospedale a combattere da sola contro questo coronavirus, ogni dettaglio, anche piccolo, sembra avere più importanza, così come ogni oggetto, anche della quotidianità, acquista più valore e ogni istante più significato…

6 giorni…
6 giorni sono bastati a cambiare la vita della nostra famiglia…
Non ho nemmeno avuto il tempo per sentire arrivare la paura…

Tutto, dentro e fuori di me è cambiato, straordinariamente e magicamente cambiato, anche se all’inizio faticavo a cogliere il valore di quanto ci stava accadendo.
Il paese deserto, l’atmosfera surreale, le sirene delle ambulanze ad ogni ora che facevano e fanno trasalire …
Si ha la concreta paura di poter morire, la senti sulla pelle, ti scivola addosso, ti entra nelle vene, insieme con il suono delle sirene e lentamente, ma inesorabilmente ti cambia e, se tu lo vuoi e lasci fare, tira fuori il guerriero che giace in te o la parte tua umana, più fragile.
A me è servito, per ritrovarmi e ritrovare il mio spirito e la sua forza, tutta la sua forza.

Dopo un intenso weekend, passato a casa con loro, per accudirli e tener monitorato i valori come ci avevano mostrato e raccomandato di verificare con attenzione i medici, mamma e papà sono stati portati via; insieme, di martedì mattina.
Ricordo i gesti, gli sguardi di quei giorni: il corpo lasciava trasparire una miriade di emozioni…,troppo grandi da sopportare, troppo terribili per dargli voce.

Per noi figli è stato straziante vedere il terrore nei loro occhi e non potergli dare conforto con un bacio, una abbraccio, una carezza.
Ma io quelle regole le ho infrante e quella notte a papà, febbricitante, una carezza l’ho fatta, per fargli sentire tutto il mio amore, perché non farlo mi avrebbe fatto sentire morta, più morta di quanto mai possa farti sentire questo fottuto virus.

Poche ore dopo, Insieme, mamma e papà sono saliti su quella ambulanza, ma sicuramente, comunque vada, papà non tornerà mai più a casa…, perché lui è partito per sempre, per il suo “grande viaggio”.

Ricordo il lavoro di squadra fatto con i miei fratelli…, i turni, gli incarichi, l’organizzazione meticolosa di quei giorni, perché tutto fosse al meglio per tutti noi.

Non siamo mai stati così uniti ed in sincronia, ma la posta in gioco era comune e molto alta.

In quei primi giorni ho subito imparato a rispettare e a far rispettare il dolore dell’altro, anche quando viene espresso con modalità che non tu non condividi…

Dopo che mamma e papà se ne sono andati, ho riordinato la casa, l’ho messa in ordine, per quando sarebbero tornati e ho chiuso le loro stanze, per conservare l’odore, il profumo della loro pelle, dei loro corpi, come se già sapessi che c’era la possibilità, non recondita, che fossero partiti per sempre.
In quei giorni, appena trascorsi, ho realizzato quanto siamo attaccati agli altri e di come io non volevo perdere il legame con l’odore dei miei  genitori, le persone che mi diedero la vita.
Quel loro profumo li teneva lì, nella casa riordinata e teneva agganciate a me le loro vite, fino a quel momento, così legate alla mia…

Ma il virus mi ha risvegliata e ha modificato molti rituali e credenze.
Così, ho realizzato che arriva un momento molto intenso, in cui tutto ciò che conta è la capacità di lasciar andare non solo i profumi, ma tutti quei pensieri, dietro i quali si celano i nostri legami…

I primi giorni in cui erano in ospedale sono stati surreali: era impossibile contattare i medici, troppo impegnati in questa estrema situazione di emergenza.

La sanità parlava di mancanza di posti, di insufficienza di macchinari; i medici ci hanno parlato di selezione tra degenti, di priorità… e intanto dentro, queste parole, scatenavano incredulità, senso di ingiustizia, poi impotenza ed infine…rabbia.
Di colpo, le persone più anziane, quelle che al mondo avevano dato di più erano le prime ad essere messe da parte, lasciate sole a combattere un virus, ben sapendo che le avrebbe uccise…

Una specie di selezione umana dei salvi e dei condannati.
Se non lo avessi visto o sentito io stessa, non ci avrei mai creduto.

Una parte di me ha ben compreso, le non facili decisioni della Regione Lombardia e di tutte le Istituzioni medico sanitarie, in merito a tutto questo, ma allora, come oggi, ho pensato e continuo a pensare che dietro ogni anziano che muore, ci sono persone che li amano, quindi figli che si disperano, nipoti che piangono o parenti, tutti comunque provati e distrutti dal dolore…
Chi raccoglierà i frammenti di queste anime dopo che il virus se ne sarà andato?

Con mamma e papà, durante la degenza, si poteva parlare solo via telefono…”
“Papà, mamma, tenete il cellulare in carica” gli dicevamo sempre, perché era l’unico “filo” che ci teneva legati alla loro voce.

Voce resa sempre più flebile da un virus, che gli stava togliendo il respiro.

Non li contavo nemmeno più i messaggi, le foto, i video nostri, dei loro nipoti e delle persone più care che scrivevano per dirgli:” FORZA, NON MOLLATE!!”
Era una gara di solidarietà, meravigliosa, un qualcosa che grazie al virus era rinata e si era riattivata.

Mercoledì pomeriggio, hanno trasferito la mamma a Milano e, in preda alla disperazione, io e Paolo siamo corsi nel blindato ospedale per vederla, almeno prima del trasferimento

Papà, ricoverato in un altro reparto, piangeva al telefono, era preoccupato per lei.

Papà è morto il giorno successivo, di giovedì.

Quando siamo arrivati trafelati in ospedale, abbiamo supplicato di vederlo; allora ho capito quanto l’umanità e la sensibilità di certe persone possa fare una grande differenza per le altre.
Non dovremmo mai arrivare a tanto, per far emergere il lato migliore di noi stessi.

Così, la Caposala e l’infermiera, presenti, hanno abbandonato per un attimo le loro cariche, i loro ruoli, per farci sentire la loro vicinanza nell’umana fragilità che ci accomuna, di fronte a questa prova.

“Ha lottato fino all’ultimo, il mio Guerriero” ricordo di aver pensato, guardando il papà, e poi ho rivolto al suo vicino di letto uno sguardo, uno sguardo carico di tutto l’affetto e la speranza di cui ero capace; attraverso gli occhi umidi, gli ho trasmesso tutto l’Amore possibile, quell’Amore che ci rende tutti simili, ci accomuna, lasciandolo passare sopra e oltre una mascherina.

Chissà se quel vicino si è salvato…
A volte lo ricordo e riprovo la stessa sensazione e la stessa emozione.

E’ stato terribile non poter abbracciare i miei fratelli in quel momento, nemmeno per consolarci a vicenda, ma in questo periodo è davvero troppo rischioso e per noi lo è ancora di più.

Fuori dall’ospedale c’era poca gente.
Ricordo ancora le grida di dolore delle persone che, come me, avevano perso qualcuno di molto caro.
Lasciare andare chi muore è molto difficile, in una società in cui viviamo aggrappati a tutto, oggetti e persone.

Osservandoli, toccavi con mano e leggevi negli sguardi la disperazione che questa aggressione del virus e le conseguenti morti, stava spargendo tra la gente, risucchiando tutta la nostra forza umana, di volontà.

Da quel momento, in cui siamo usciti, apparentemente e umanamente soli, il tempo si è come sospeso e dilatato …

Sono entrata in uno stato di “rielaborazione intensa”, felice di faticare, ma consapevole delle “possibilità” che questo momento mi offriva e mi sta offrendo.
A rendere la realtà ancora più attiva, anche se, all’apparenza assurda, è stato il fatto di dover ora stare forzatamente in quarantena, rinchiusa tra le pareti domestiche…
Nessuno di noi, familiari, ancora oggi, può uscire di casa.
Ho un cagnolino e non sono né inconsapevole, né incosciente, ma devo portarlo fuori con tante precauzioni.
Quando lo porto fuori, dopo ore di prigionia che si è trovato costretto a condividere, il mio cane saltella felice, ma io mi sento una specie di ladra, una ladra che deve uscire con il buio, e prestare attenzione a non incappare in nessuno.
Il virus mi ha mostrato anche la fobia delle persone e la forza della discriminazione, perché la gente del paese, che sa della positività al coronavirus dei miei genitori, ci guarda con negli occhi il terrore di poter essere contagiata.
Pertanto esco di rado, in orari improbabili e con guanti e mascherina e mi sento un‘astronauta, ammarata su un pianeta non mio.

Capisco molto bene la necessità di precauzioni ed il timore dei miei compaesani, ma nessuno sembra avere buon senso.
La paura  è terribile, rende l’animo, dimentico di sé .
Nessuno si ferma a ragionare su ciò che proviamo io e la mia famiglia; il terrore ha preso il sopravvento sulla reale minaccia di contagio tra gli esseri umani

Non nego di aver provato rabbia e frustrazione verso tanti, ma mi sono imposta di non lasciarmi trascinare da questi sentimenti, altrimenti il sacrificio di mio padre non sarebbe servito a niente.

Sapevo che c’era un’altra Via…
Una voce dentro di me ha sempre fatto eco nel mio profondo “tu sei Altro da tutto questo”; guardavo la realtà che mi circondava e la voce mi ripeteva “tu puoi essere Altro da tutto questo” e oggi più che mai ne sono certa, convinta.
So, che io, nel momento di massimo dolore e prova non rinuncio e non rinuncerò mai alla mia amorevolezza verso il prossimo e saprò essere da Esempio, Sostegno e segno di Speranza  per coloro che vengono colpiti da certe prove.

Il mondo di oggi sembra essersi spaccato tra i paranoici paladini del terrore e i noncuranti e sprovveduti egoisti.
Infatti, oltre a chi ti guarda da lontano, come tu fossi un appestato, ci sono quelli che la mascherina non l’hanno mai comprata, non hanno saltato nemmeno un giorno la propria passeggiata all’aperto o la spesa dove gli fa più comodo.

Ho sentito poche persone chiedersi: “tutto questo non è accaduto per caso, che cosa ci sta insegnando questa esperienza?”
“Come posso io fare la mia parte per cambiare le cose?”

Io queste domande me le sono fatte fin dall’inizio, ecco perché oggi parlo del virus da un altro punto di vista e non lo considero, malgrado la partenza avvenuta di papà e la vita di mamma appesa ad un filo, la mia maledizione, ma semmai il “mio risvegliatore”.

Diciamocelo chiaramente: le cose non andavano nel migliore dei modi un mese fa…
Più volte mi sono detta che volevo una svolta nella mia vita e che dovevo darmi da fare, ma non sapevo come.

Così, quando mi sono trovata in questa situazione, ho cercato solo il sostegno di chi mi avrebbe insegnato a guardarmi dentro, oltre le umane emozioni e gli umani limiti della mente…

Là dove arrivano le preghiere c’è parte del mio Spirito, è a quello che mi sono rivolta, in ogni istante di questa battaglia …

L’isolamento della quarantena mi ha permesso di leccarmi le ferite, di occuparmi di me come non avevo mai fatto.
Mi ha concesso di non lasciarmi distrarre da inutili rituali, gesti e parole, richiesti dalle circostanze, perché spesso vuoti e poco costruttivi per il mio benessere attuale e per quello della mia famiglia.

La morte di mio padre ha creato un vuoto che io non ho fretta di voler colmare…anzi…è stato un modo per svuotare ulteriormente la mia vita di persone, parole, gesti, pensieri, che ormai non risuonano con me, con il mio risveglio, con ciò che veramente ho dentro.

Ho riscoperto le chiamate di gruppo, la condivisione del dolore ed il supporto degli altri, una vera e propria rete d solidarietà.

Ho avuto la riprova che, come ci dicevamo sempre io e papà, le persone vanno vissute nel bene e nel male, quando sono ancora nella nostra vita, quando abbiamo ancora la possibilità di fare delle scelte…

Vicende come quella che sto vivendo, ci insegnano come guarirci e salvarci a vicenda.

E’ L’Umanità che ritorna in sé.

Questo virus è arrivato come un forte vento che ha spento di colpo tutte le fiamme delle nostre certezze, conoscenze, sicurezze, credenze è ci ha calato nel Buio.

Ma proprio per questo è fondamentale ora trovare la propria Luce interiore…nessuno potrà far chiaro al posto tuo, se non TU!!!
Per questo, io schiva e silenziosa, ho deciso di parlare o meglio di scrivere perché altre persone possano prendere in considerazione la possibilità che ogni cosa ci accade solo per il nostro massimo bene.

Ma la cosa più importante che ho imparato e vorrei ricordarmi per sempre è la forza dell’esperienza…
Avrebbero potuto raccontarmi tutto questo, avrei potuto leggerlo o guardarlo in tv, ed io non sarei cambiata.
Sono cambiata perché questa esperienza l’ho vissuta, l’ho vissuta io, sulla mia pelle, perché ci sono passata in mezzo senza distrarmi, perché volevo essere io e solo io al timone di quella barchetta nella tempesta in mezzo all’oceano.

Ho iniziato a sentire il peso dell’inutilità, della non-azione…
In tv mostrano l’emergenza divampante e vorrei essere in prima linea per rendermi utile, soprattutto ora che so quanto alta è la posta in gioco delle persone malate.

E’ come se questo virus avesse messo sotto i nostri occhi tutta l’umana sofferenza degli altri, ce ne avesse fatto sentire personalmente il dolore e quindi avesse aperto la nostra realtà a molti livelli di lettura, perché ognuno possa trovare il suo – suo.

In questo periodo ho ricevuto messaggi e chiamate inaspettate, di persone che pensavo si fossero dimenticate di me.
Ho dovuto ammettere a me stessa, io, scettica, che il bene fatto, torna sempre indietro.

Ho avuto modo di fermarmi e di trovare il tempo di scoprire nuovi articoli, libri, autori, film…

In quest’epoca, che sarà ricordata per sempre, Bergamo sta diventando un esempio per tutto il mondo.
Bergamo, la stessa Bergamo che ha sempre meritato una standing ovation, anche stando dietro le quinte, proprio come il mio Papà!”


R.B.

                                                                                                                                    

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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