
Oggi parto da questa affermazione di Coelho per riprendere un discorso sempre attuale, perché l’esperienza della Vita e della Morte ci accompagnano spesso nel corso delle nostre giornate, fornendoci spunti particolari di riflessione e spesso scorci di gioia o dolore veramente intensi.
Con la nascita, il nostro campo esperienziale è più che tranquillo, mentre quando giungiamo al termine del nostro cammino non è la stessa identica cosa: mentre l’uno è avvolto dal mistero straordinario della Luce, più intensa e piena, l’altro sembra, stranamente avvolto e avvolgerci nel buio.
Noi e la Morte non andiamo mai a braccetto, …non la comprendiamo, non ci viene affatto spontaneo accoglierla, darle un senso e quindi la reputiamo la parte peggiore del nostro cammino esperienziale animico, da incarnati.
Come fare quindi a viverla nel migliore dei modi, soprattutto quando ci fa visita e va a toccare un nostro caro, una persona che comunque amiamo e conosciamo?
Beh, sicuramente è una risposta complessa a cui oggi risponderò con una semplicissima parola: Medita!
Medita???
Lo so, vi state chiedendo quale sia il nesso tra il cambiare dimensione e la pratica che sto proponendo …
Semplice e già sottinteso nella frase scritta sopra…
La Meditazione è un lasciarci andare, per entrare appunto in un’altra dimensione …
E cos’è la Morte, se non il passare da una forma di Vita corporea ad una forma che presuppone l’appartenenza ad un’altra dimensione?
Ecco quindi che il fare meditazione ci guida verso questo salto, questo nuovo cammino in maniera serena, dando a quel momento un enorme significato.
Quando qualcuno muore, qualcuno con il quale abbiamo avuto un rapporto molto speciale, per i più svariati motivi e quindi con il quale abbiamo intessuto un legame profondo, qualcuno con il quale siamo stati molto intimi, con il quale abbiamo vissuto vari momenti, sia di gioia, di serenità, di grande felicità, che di infelicità, una persona con la quale siamo stati a volte anche tristi e/o arrabbiati, qualcuno con il quale abbiamo vissuto tutte le stagioni della vita e che è diventato una parte di noi, come noi lo siamo stati per lui o per lei, quando, insomma, l’altro si “allontana”, cioè muore, non è solo una morte che accade all’esterno, ma è una morte che accade anche all’interno, dentro di noi.
Quella persona portava con sé una parte di noi, del nostro essere e quindi, con la sua morte, muore anche quella parte di noi.
Comunque e qualunque esperienza ci abbia accompagnato con lei, quella persona colmava o colmò qualcosa dentro di noi; quando quindi scompare, veniamo feriti e le ferite bruciano e rimangono.
Vivere quindi al meglio questo passaggio è fondamentale, sia che si tratti di una morte fisica, reale, che di una morte “simbolica”, dovuta ad una separazione, ad un allontanamento, quindi anche di altra natura.
Lo shock è spesso impetuoso e dilaniante, altre sottile, ma in genere persistente.
Ognuno lo coglie, lo vive e lo sente su di sé in maniera personale e sicuramente diversa, così come ciascuno di noi ha una sua percezione personale del dolore in generale.
Nel nostro essere esistono molti ‘buchi’.
È per questo che cerchiamo la compagnia dell’altro, l’amore dell’altro.
Con la presenza dell’altro siamo in grado in qualche misura di colmare questi vuoti esperienziali.
Quando però il nuovo altro scompare, i buchi riappaiono e si spalancano nel cuore, fino spesso a raggiungere l’Anima, come abissi.
So che in questo momento qualcuno, che se n’era magicamente dimenticato, come se i giorni l’avessero intorpidito, portandogli “dimenticanza”, ora li sta nuovamente notando e questo crea dolore, per qualcuno sofferenza.
Il dolore ci sta, la sofferenza no, perché non crea nulla, ma distrugge soltanto sia intorno, che dentro di noi.
Allora, è questo il momento per comprendere la valenza e l’importanza della Meditazione.
Usiamo da oggi, tutti questi momenti di “rivisitazione dei nostri buchi”, per una meditazione profonda, perché prima o poi questi vuoti saranno di nuovo colmati, scompariranno di nuovo e noi ci sentiremo meglio, più ricchi e migliori di prima.
Ogni saluto è solo un’occasione, … faticosa, ma un’occasione.
Prima che accada è bene esplorare i nostri tagli, i buchi, le ferite, le lacerazioni, … entrare nel vuoto che quella persona ha lasciato dietro di sé, per guarire e riprendere intensamente a costruire.
Usa questi momenti, tutti, senza perderne uno.
Rimaniamo seduti in silenzio, chiudendo gli occhi e andando dentro di noi per esplorare passivamente. Guardiamo con l’Anima …
Lasciamo scorrere ciò che è accaduto.
Non pensiamo al futuro o al passato.
Non andiamo nei ricordi, è inutile.
Dentro!!!
Andiamo dentro!
Cosa ci è successo?
Quella persona è morta, e cos’è accaduto a noi?
Andiamo in questo processo, perché lui e lui solo ci rivelerà molte cose.
Se riusciremo a penetrare in quei buchi, ne saremo completamente trasformati.
Non desidereremo più colmarli, ma questo non vorrà dire che perderemo la capacità di amare, al contrario …
Coglieremo l’Arte sottile Divina di amare anche senza dover assorbire l’altro in noi, per soddisfare qualche nostro bisogno profondo.
Allora è e sarà l’Amore per Amare.
Incondizionatamente.
Il nostro Amore all’altro, per l’altro, sarà e potrà essere un semplice lusso…, il desiderio e la necessità di condividere, non di possedere, né di completare.
A quel punto l’Amore non è un più un bisogno, perché non lo usiamo per nascondere le nostre ferite o per lenirle.
La stessa cosa in tutte le situazioni che richiedono Amore.
Quante volte si dicono o colgono frasi come:
“Voglio un figlio perché il mio orologio biologico sta per scadere?”
Oppure: ”Devo/dobbiamo avere un figlio per essere famiglia!” …quante???
Ora è tempo di superare queste forme di amore “terreno”, vincolate al possesso e a tanto altro.
Andiamo in queste ferite, andiamo in questo vuoto, in quest’assenza, e osserviamo dolcemente, pacatamente, nel respiro, quel respiro spesso così corto, …questa è la prima cosa da fare ora.
La seconda cosa è ricordare che la Vita è un fenomeno fugace, passeggero, del tutto momentaneo, quindi va spesa al meglio.
Viviamo in un mondo magico.
E non ne abbiamo consapevolezza alcuna.
Continuiamo a crearci illusioni e poi, queste illusioni cadono, piombano al suolo tragicamente e noi con loro; la realtà però esiste per riportarci al qui ed ora, ecco perché fa ripetutamente il suo ingresso nella nostra storia, per salvarci e condurci verso il nostro vero cammino.
Qualcuno muore.
Muore e così ci viene ricordato che la Vita non è affidabile e che non dovremmo dipendere troppo da essa.
Un momento c’è ed è il momento, l’attimo che fugge e subito dopo lei se n’è andata.
È una bolla di sapone meravigliosa, ma bolla e basta la puntura di uno spillo e sparisce.
Più comprendiamo la Vita e maggiore diventa la meraviglia per il semplice fatto della sua esistenza.
È un tale meraviglioso miracolo che la Vita esista, è una situazione, una cosa così temporanea, momentanea, che vale la pena abbracciarla, esserci.
Non solo esiste, ma la gente ne ha fiducia.
Noi dipendiamo però da essa, ci affidiamo a peso morto ad essa, deponiamo ai suoi piedi tutto il nostro essere quando è solo un’illusione, un sogno.
In ogni istante lei, come la bolla di sapone, scompare e noi veniamo lasciati a spargere le nostre lacrime.
Lei scoppia e con lei se ne vanno tutti gli sforzi, tutti i nostri sacrifici, fatti con l’intenzione di fermarla, di possederla, di esserle amici.
Di colpo tutto scompare. Come sempre, come prima, come forse sarà di nuovo.
Impariamo ad osservare tutto questo, questa vita così fugace, così simile a un sogno.
La morte c’è ed arriva per tutti.
Siamo tutti in fila, una fila che si avvicina sempre di più a lei, alla morte.
La Vita fisica scompare e la fila si accorcia, diventa un po’ più prossimo il salto.
Con la fuoriuscita di scena di qualcuno, si è creato spazio per un’altra persona.
Ogni persona che muore ci porta più vicino alla nostra morte, quindi ogni morte è anche un po’ la nostra morte.
Con ogni morte, ci avviciniamo, passo dopo passo, anche al nostro punto di arrivo.
Prima che accada, diventiamone sempre più consapevoli.
Se ci fidiamo troppo della vita, tendiamo a diventare inconsapevoli e a vivere le ferite fine a se stesse e non come opportunità e richiami “all’ordine vero dell’Universo”.
Se dubitiamo della Vita, questa cosiddetta Vita che termina invariabilmente sempre e solo nella morte fisica, che ci priva di ogni bene materiale, diventiamo più consapevoli di lei e del suo grande valore intrinseco.
Lei viene per insegnarci l’Amore, il vero Amore, quell’Amore che ci intride spesso il cuore, proprio dopo la scomparsa di qualcuno, quando questo “mistero” ci avvicina, anche se per pochi attimi, all’Amore Divino, rendendoci più sensibili e “”innamorati della vera Vita”.
In questa consapevolezza si aprono le porte di un nuovo tipo di vita, una vita che non conosce la morte, una vita eterna, una vita al di là del tempo, il “nostro tempo”.
Amorevolmente ti****degli Angeli
Usciamo dalla bolla e danziamo alla Vita e all’Amore
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Grazie x questo bell’articolo.io ho un amico che sta male x motivi gravi di salute xke ha la fibrosi cistica e sta peggiorando sempre di piu.lo sento da quasi un anno , lui e’a pavia a curarsi e’ del mio paese e mi so affezionata a lui essendo una persona che sa farsi volere bene.io soffro.molto ed e’difficile pensaRe che con questa malattia ha la vita piu corta e potrebbe morire da un momento all’altro e piango giorno e notte col pensiero che muoia.Non riesco ad accettarlo come posso fare??grazie x la risposta un abbraccio