
Spesso, e io stessa a volte l’ho sostenuto, spendiamo molto tempo ed energie a cercare il motivo, il perché di una situazione, di un disagio, aumentando e protraendo il tempo, la frequenza, dello stesso.
Cosa significa tutto questo?
Semplicemente che sto notando come le nostre energie vengano utilizzate e consumate nella ricerca dei vari perché e delle lontane origini di un nostro disagio, personale o sociale, anziché nel tentativo, immediato di modificare la situazione.
Per fare un esempio, che forse ti renderà più chiaro il tutto, ti invito ad immaginarti nel momento in cui rientri a casa, dopo una lunga giornata di lavoro.
Fa freddo e hai tra le mani un mazzo enorme di chiavi.
Non hanno nessuna forma di riconoscimento, per cui ne infili una a caso nella serratura, sperando sia quella giusta, ma non gira.
Allora ne provi una seconda, ma anch’essa non è quella giusta.
Ecco allora che incominci a pensare a un sacco di motivi, per cui né l’una, né l’altra hanno funzionato.
Perché non aprono?
Qual è il motivo di questa situazione?
Come mai le ho confuse?
Perché nessuna delle due provate è quella giusta?
Ma quando e perché ho messo tutte queste 10- 12 chiavi insieme?
Quante me ne restano da provare?
Se entri nel trip di queste dinamiche, sicuramente morirai assiderato, prima di aver fatto il giro, utile, di tutte le rimanenti chiavi.
Al contrario, in questo frangente è buonissima cosa mettersi ad infilare nella serratura una chiave dopo l’altra, sperando di rintracciare il prima possibile quella giusta, quella tanto attesa che, come per magia, ti spalanca la porta di casa.
E sei al calduccio, sano e salvo.
Ora, noi spesso, di fronte ad una situazione faticosa, ci comportiamo come fossimo dei filosofi, come se fosse di vitale importanza risalire a quando ci venne l’idea malsana di unire ben 12 chiavi simili, nello stesso mazzo e del perché lo abbiamo fatto, anziché partire dalla situazione contingente per vedere di modificarla, risolverla e nel minor tempo possibile.
A volte risalire alle origini può essere utile, ma, ora come ora, è più plausibile e vantaggioso realizzare ciò che ti attanaglia e vedere di trovare una soluzione utile e costruttiva.
Siamo socialmente a risparmio energetico e per tanto dobbiamo agire di conseguenza.
Non abbiamo più il tempo per fare chissà quali indagini, perché ogni giornata è impegnativa e di conseguenza vale la pena spendere al meglio le proprie risorse ed energie.
Un bambino con difficoltà, va accolto e sostenuto nell’immediato, per evitargli ulteriori problemi e fatiche.
Questo comporta che sia inutile risalire a chi non gli ha dato ciò di cui aveva bisogno e cosa non gli ha dato, ma piuttosto vedere cosa si può fare ora per sostenerlo, guidarlo, ricondurlo al suo “meglio” in tempi rapidi e proficui.
Si spendono tantissime energie a cercare capri espiatori, colpevoli o presunti tali, in una bagarre di accuse vicendevoli e di carte, di tutti i tipi, anziché farsi carico, subito del soggetto in difficoltà, adulto o bambino che sia.
Anche nei tuoi confronti, quando qualcosa non quadra, ti comporti come con il mazzo di chiavi. Ci pensi, ci ripensi, torni con la mente indietro nel tempo, frughi tra le memorie, vuoi avere ben chiaro chi, dove, come e quando… tutto sia iniziato.
Serve? Non sempre.
Meglio a volte, che parti dalla situazione contingente e cerchi di risolverti, senza stare a “filosofare” sugli antefatti.
Non sprecare il tuo tempo a capire perché ti ritrovi oggi intrappolato in questa situazione, come fosse una ragnatela.
Pensa che se lo fosse, realmente, mentre tu ti vai chiedendo come hai fatto a cascarci, un grosso ragno, l’artista che l’ha tessuta, ti verrebbe incontro e ti ridurrebbe a mal partito.
Ok! Stai vivendo una certa situazione.
Ti trovi invischiato in certe dinamiche.
Ne vorresti altre, ma è fin qui che sei giunto.
Parti da questo istante e usa le forze attuali per sentirti, per sentire queste dinamiche, per modificarle e riacquistare in breve e al meglio, il tuo stare bene, il tuo benessere pieno.
Quello di cui hai bisogno è amarti ed accettarti, soprattutto quando la vita stride, quando tutto diventa più pesante e la vita in sé, meno facile.
Allora conta solo imparare ad abbracciarti per come sei, imparare ad accoglierti e a fare pace con le parti di te meno flessibili, quelle di cui faresti volentieri a meno, perché non ti piacciono e fatichi ad amarle ed accoglierle, ma ci sono.
E i pensieri? Vogliamo parlarne.
Già, ci sono e l’unica cosa che puoi fare è prenderne consapevolezza, esserne responsabile ed esserlo anche delle esperienze che vivi, che sperimenti.
Metti in conto che, anche quando sarai cresciuto un po’ e avrai capito quali chiavi usare, per ripetere l’esempio di prima, non tutto sarà sempre perfettamente ok; avrai però ben chiaro il concetto che tu sei l’attore vero e principale in tutto questo, perché ti è dato di partecipare e quindi scegliere cosa pensare e come comportarti in ogni istante, anche quando tu pensi di non poterlo fare.
Questo fa la differenza tra una vita spesa a cercare i colpevoli e i punti di caduta ed un’altra “vissuta” e partecipata.
Un lavoro utilissimo, per esempio, è quello che proponeva Louise Hay, la quale ci spingeva a riflettere sui comportamenti più frequenti, quelli che ci distruggono la vita, ma che rivisitati, possono trasformarla al meglio.
Ti sei mai chiesto, per esempio, perché attiri solo certe persone o situazioni, oppure perché vivi storie, anche sentimentali sempre uguali?
Perché tutto parte dai nostri pensieri.
Che cos’è un pensiero?
E’ un fulmine che ci attraversa la mente.
Ne produciamo moltissimi, in continuazione e spesso gli diciamo tante di quelle volte “sì”, cioè li avvaloriamo a tal punto, che questi diventano stabili e si trasformano in credenze.
In qualcosa in cui noi crediamo fermamente.
Questa dinamica la attivi, inconsapevolmente, tante di quelle volte che costruisci così la tua realtà.
Una collega con queste caratteristiche ti ha ferito?
Un altro o un altro ha avuto un comportamento simile?
Spesso allora inizierai a pensare che le donne così sono tutte cattive uguali, che degli uomini non ci si può mai fidare e via.
Nel giro di poco tempo quel pensiero è diventato il tuo mantra.
Da pensiero a credenza.
Da fulmine a temporale perenne.
Prima è stato un semplicissimo pensiero, come un baleno, che ti ha attraversato la mente; poi, ha preso piede ed ha cominciato a creare, di conseguenza la tua realtà e quindi a richiamare solo persone con le caratteristiche che tu attribuivi, in maniera generica, al genere umano, a quel tipo di collega, maschio o femmina che fosse.
Dal lavoro alla tua vita sentimentale, o viceversa, il passaggio è stato rapido, ed apparentemente indolore.
E’ stato così che tutti gli uomini o le donne che hai incontrato o che ancora oggi incroci, sono veramente parte della tua categoria, cioè fatti così e così.
Hai finito con l’attirare, come fossi una calamita, tutte le persone che potevano solo confermare in modo reale il tuo pensiero e ogni volta che questo accade o è accaduto, gaudemus, hai creato altri rinforzi alla tua credenza.
Così tutti gli uomini, nella tua testa e nella tua realtà sono traditori e tutte le donne cretine ed invidiose, se è questo che tu hai trasformato in credenza.
Bello, vero?
Cosa è successo?
Semplice! Tu hai attirato, perché facesse parte del tuo vissuto, solo ciò che rispondeva alle tue credenze e, pur tra mille opzioni, sei stato attratto solo da chi rispondeva alle tue credenze.
Allora cosa si può fare?
Un breve quadro della situazione, per capire come stai messo.
Perché?
Perché le credenze abbassano le nostre energie e instaurano dinamiche distorte.
Ci fanno essere e vivere al di sotto delle nostre potenzialità.
Sanno condizionarci tantissimo e creare un genere di vita poco positivo.
Cosa dobbiamo fare?
Attivarci e non per stabilire dove e quando sono nate, ma come possiamo fare per cambiarle.
Come?
Ti starai chiedendo.
Mettendo in gioco pensieri contrari e per farlo basta partire da affermazioni positive.
“Ma che cos’è un’affermazione e a che cosa serve?”, ti starai chiedendo.
E’ un pensiero fatto con consapevolezza, in modo affermativo, per creare qualcosa che desideriamo o per modificare qualcosa che non ci sta bene, non vogliamo, non ci piace.
Produciamo moltissimi pensieri.
Qualcuno più carino, qualcun altro meno.
E’ normale in una superproduzione a catena, che non tutto sia perfetto.
Se vuoi avere il controllo del maggior numero dei pensieri che produci, devi essere consapevole di cosa pensi e di quali credenze partorisci, perché vanno ad influenzare il come tu vedi, cogli percepisci la realtà.
Ci sono affermazioni consigliate dalla stessa Louise, che vanno bene per tutti e che possiamo applicare a tantissime situazioni, ma è sempre possibile ed auspicabile, per intervenire al meglio sul tuo vissuto, creartene di nuove, adatte al tuo vissuto, alle tue credenze personali.
Qualcuna di quelle suggerite da Louise Hay?
Per esempio:
Mi amo e mi accetto esattamente così come sono.
Tutto ciò di cui ho bisogno, mi viene dato.
Il mio corpo è sano e pieno di energia.
La Vita mi ama e si prende cura di me.
Sono circondato/a da persone che mi amano e mi rispettano.
Nella mia Vita va tutto bene e io sono al sicuro.
La Vita è una gioia e i miei bisogni vengono soddisfatti.
Sono guidato/a dal divino e protetto/a in ogni istante.
Vivo esperienze meravigliose e sono grato/a per tutto quello che ho.
La situazione più creativa, nel senso che ti permette di “crescere” in questo senso, nasce quando tu inizi, partendo dalle tue credenze e sforzandoti in maniera impegnativa, a creare le tue affermazioni, da ripetere come un mantra.E’ come cercare di preparare l’antidoto ad una sostanza che il tuo corpo reputa velenosa.
Esilarante, impegnativo, ma con un esito spettacolare.
E allora cosa spetti? Bando alle ciance, inizia a rivisitarti e vedere se e come e quante sono le tue credenze
E poi? Poi, tutto si trasformerà e sicuramente per il tuo sommo bene.
Cos’altro posso dirti? Solo augurarti un eccellente lavoro.
Amorevolmente ti
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