
Siamo dei “problematici cronici” e soprattutto ora, con la mascherina a schermarci il viso e l’umore sempre più ombroso, abbiamo bisogno di alzare l’asticella e di “riprendere appieno” il nostro mondo relazionale. Senza relazione tutto langue e prende sapori e colori poco dinamici e sicuramente non in linea con il nostro e l’altrui benessere.
Ecco perché oggi darò alcuni semplici consigli, da “folle”, per riesumare una sorta di “vitamina”, di integratore, indipsensabile per stare bene e vivere meglio.
Quello che dirò o meglio scriverò, ti sembrerà semplice, facile, troppo soft, ma ti assicuro che la ricetta migliore non è per nulla complessa, come la tua mente e la mente di tutti, così contorta, ti spinge a credere.
Costruire labirinti a prova di Minotauro è diventata una sorta di dono umano, alternativo.
Con questo articolo e con i prossimi, ti verranno date delle ricettine semplici semplici, ma efficacissime, per disintossicarti dal male di vivere odierno e ti consiglio di non passarle sotto gamba.
Ricorda che, senza interventi specialistici, anche un lavandino di casa tua, può essere sgorgato; hai solo bisogno di due ingredienti comunissimi, poco costosi e che spesso tieni proprio nella tua dispensa.
Basta che tu ci creda e permetta a te stesso di provare questa mia ricetta casalinga, una ricetta facile ed efficace, te lo garantisco, una ricetta salva ambiente e pulisci “incrostazioni” umane, proprio come l’aceto e il bicarbonato.
E’ tempo di riattivare le relazioni e di migliorarle.
Per farlo è indispensabile, come primo passo, riprenderti il tuo “sorriso”.
In qualunque situazione tu ti venga a trovare, chiedi a te stesso di viverla e di affrontarla con un sorriso sincero sulle labbra.
Perchè sia sincero, deve partire dal tuo cuore, quindi dal tuo chakra e essere nutrito dalla tua Anima ed essere espressione della stessa.
Questo significa che devi iniziare a smettere di leggere tra le righe l’inesistente, cioè che ti devi porre e proporre davanti a fatti ed eventi o persone, senza alcuna forma di “condizionamento mentale”.
Sei in ascolto, sei una porta aperta.
Scorrevole o su cardini non importa, ma sii una porta, una bella porta.
Sono le cose più semplici a “fare la differenza” e a gestirla.
Rendersi Amico il prossimo è possibile, il che non significa frequentarsi e andare a mangiare l’uno a casa dell’altro, ma avviare buone relazione, stare bene un po’ con tutti, sentirsi in pace e quindi “lasciare un buon ricordo” di sè, e in un certo senso un vuoto alla tua mancanza, cioè quando non ci sei o non ci sarai in futuro.
Una cosa buona desideri mangiarla spesso, quindi immagina di essere del buon cibo e vedere che le persone non ne sono sature, ma al contrario lo gradiscono e desiderano assaggiarlo ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Il sorriso è un qualcosa di veramente magico ed esterna in maniera perfetta il nostro amore per qualunque cosa.
Una frase accolta con il sorriso dà piacere anche a chi sta parlando, quindi gli infonde serenità.
Ma qualcosa di simile ingenera piacere anche nella persona che concede, offre quel sorriso, perchè lo dispone a mettersi nel giusto atteggiamento verso chi gli sta di fronte e verso quello che sta offrendo, sta dicendo.
Esprime quindi una sorta di “dedizione”, intesa come mi dedico a te, come fossi un quadro d’auotore, ti do le giuste e dovute attenzioni.
Devi immaginare il sorriso come una specie di “sigillo”, un timbro che lascia una bellissima forma, una sorta di stampo, di disegno che si imprime o meglio tu imprimi in quel momento e in ciò che sta accadendo.
Come si dice, con frasi fatte, che ora utilizzo poco, “costa poco”, ma vale moltissimo o meglio oggi ha un valore aggiuntivo, visto che stanno e hanno tentato di eluderlo dal nostro mondo relazionale, proprio per la sua valenza, il suo eccelso potere “risvegliante”.
Un sorriso muove energie potenti.
Il sorriso parte da un chakra cardiaco, raggiunge l’altro e lo fa entrare in una sorta di risonanza positiva, magnetica, efficace e costruttiva.
Tutti abbiamo bisogno di ascolto e di vicinanza.
Il sorriso è un ottimo strumento.
Secondo consiglio che oggi ti offro, elimina e allontana da te la critica.
La parola stessa, “critica”, è una parola forte e quindi ne puoi immaginare gli effetti.
Dà l’idea di un tritacarne, di un qualcosa che sminuisce, sminuzza, che lacera dentro e ci siamo.
Considera come buona questa alternativa che ti sto per proporre.
Immagina che una persona, per esempio un elettricista, venga a casa e ti debba sistemare il campanello di casa.
Per una serie di equivoci inverte dei fili e quando tu schiacci il campanello, ricevi una potente scarica elettrica.
La tua risposta all’accaduto, situazione paradossale e pericolosa, potrebbe essere una reazione che, per quanto comprensibile, potrebbe innescare questa catena negativa:
*aggredisci verbalmente l’elettricista responsabile, criticando , condannando e recriminando non tanto e solo il suo operato, ma la sua capacità e professionalità;
* la sua risposta sarebbe adeguata, quindi altre recriminazioni, condanna e parole scortesi;
* dopo un alterco più o meno nutrito, difficilmente lo vedresti intervenire, per sistemarti il danno causato;
*tu restereti solo con il campanello elettrificato, saresti ulteriormente esasperato, adirato e quindi pronto a parlare di lui ad altre persone in termini negativi e disdicevoli.
Utilizzeresti cioè parole che andrebbero a criticare questo operatore dell’elettricità, come un inetto, un incapace;
* lui a sua volta, scontento, arrabbiato, sarebbe poco propenso a farsi carico dell’errore, e più teso a sua volta a dire male di te, a criticarti e a recriminare contro la tua mancanza di gentilezza, di attenzione, di comprensione e di rispetto.
Risultato?
Il guasto rimarrebbe lì e andrebbe di nuovo preso in carico da qualcuno, che dovresti cercare e mettere al corrente dell’accaduto.
Doppia spesa.
Pericolo in essere, fino a disattivazione del nuovo, diciamo “guasto”.
Insicurezza del nuovo elettricista, che si sentirebbe sotto controllo diretto.
Cattiva reputazione ai danni di due persone, una colpita nella sua capacità professionale, il che non è poco, l’altro nella sua capacità e messa in gioco relazione.
Emozioni pessime e disagio grande, anche da parte di chi riceve le confidenze di entrambi e/o il nuovo incarico.
Immagina invece di muoverti così, come sto per suggerirti.
Parti, chiedendoti se esista un altro modo di “criticare” e portare all’attenzione dell’elettricista, che quasi ti fulmina attraverso il tuo campanello, per un errore professionale, senza ottenere la catena illustrata prima.
Sì, c’è.
In tutta tranquillità potresti parlargli così: “So che sei tu che hai fatto il lavoro al mio campanello.
Beh, – dandogli una pacca sulla spalla, – so, o mi dicono ( a seconda dell tipo di relazione esistente tra voi) che sei un buon elettricista, ma questa volta quasi mi facevi secco.” il tutto con un sorriso.
“Sono sicuro che sia un episodio a sè, quanto è successo, per cui ti chiedo/ ti invito a sistemarlo velocemente, per evitare che mia suocera ci resti attaccata, sai non vorrei mai averla sulla coscienza, e di continuare a essere l’addetto alla manutenzione dei miei impianti, campanelli… inclusi, perchè ho fiducia in te e credo che tu sappia il fatto tuo e che questo fatto sia un episodio fine a sè.
Sei d’accordo?”
Come e quale potrà essere la risposta del nostro elettricista?
Esiste un modo alternativo per sottoporre all’attenzione altrui, qualunque cosa, danni reali o potenziali inclusi.
Si tratta, nel caso riportato sopra, di una situazione di pericolo mancato, quindi di un intervento da fare soprattutto per portare all’attenzione dell’elettricista la sua responsabilità e il bisogno che stia attento a quello che fa e a come lo fa.
Quindi tu devi essere un eccellente comunicatore perché il tuo discorso vada a buon fine.
Ci vuole di essere un buono stratega.
Devi trasmettere, usando le parole giuste e sapendo che la critica diretta ferisce e mette sulle difese, quindi impedisce la “presa in carico” del problema.
Devi passare, per raggiungere il tuo elettricista, quindi attraverso una sorta di dialogo che nonostante il casino possibile, si serve della gratificazione e tralascia, elude la messa in gioco della autostima personale e lavorativa.
La critica, come la proponiamo solitamente noi, è estremamente dirompente.
E’ una tecnica, questa di cui sto parlando, che dovremmo educare sia in famiglia, che a scuola, il mondo relazionale per eccellenza.
Altra strategia indispensabile, nel mondo relazionale odierno, sappi riattivare il “complimento”.
Fattene “portavoce”.
E’ un altro elemento vitale, che fa bene sia chi lo riceve che a chi lo offre.
Naturalmente parliamo sempre di un qualcosa che parte dal nostro sè profondo e si esprime attraverso il nostro chakra cardiaco, quindi sincero, spontaneo, accrescitivo.
Presuppone attenzione all’altro, altro aspetto da non sottovalutare in una società che si sta tentando di rendere cieca e estranea alle relazioni.
Fare un complimento è “prodigarsi verso l’altro”.
Siamo stati “educati” al rifiuto del complimento ed è tempo e ora di riappropriarci di questo elemento “divino”.
L’Arcangelo annunciatore per eccellenza, andò da Maria dicendole: “Ave piena di grazia…”
Fare un complimento è quindi proprio del mondo superiore, cioè di chi ci guida, ci osserva, ci riconosce, in un qualche modo ci esalta.
Fai scuola di “complimento”!.
Contagia questa nostra realtà, c’è bisogno.
Questo ti spinge a prestare attenzione all’altro e a fare “scuola” di bellezza, di positività e questo serve anche per la gratitudine.
Perché quando dico alle persone di “essere grate”, in genere non sanno cosa dire?
Proprio perché non sono abituate a cogliere il bello, il buono, il positivo, l’accrescitivo.
Fai scuola!
Abituati a osservare, ad ascoltare a saper notare e diffondi, contagia, perché diventi una persona da non dimenticare e che “serve” il mondo odierno, secondo l’Amore divino: ” …piena di grazia”-
Se guardi con attenzione, troverai almeno un aspetto bello in una persona, in un fatto, nell’anno che ci ha appena lasciato.
C’è, devi solo saperlo vedere.
Se lo noti nell’altro e ti alleni, lo saprai trovare anche in te, ciò che vale, conta, ciò che importa, è positivo, ti rende magico, unico, bello, importante.
Sucita così negli altri quel piacere e quello che vorresti per te.
Devi naturalmente farlo partendo dal tuo cuore, da un qualcosa di spontaneo e sincero, di vero.
Quello che oggi ti sto chiedendo, non è di “diventare un calcolatore”, guidato e dominato dalla mente o al contrario una sorta di “deprezzatore”, cioè di persona che fa complimenti continui, stucchevoli, con movenze e posture, che inducono ad una sorta di fastidio e di rifiuto epidermico.
Quello di cui ti parlo è un qualcosa di immediato, solare, spontaneo, quasi divertente e divertito.
E’ l’atteggiamento del “bambino interiore”, il Bambino che guarda ogni cosa con gli occhi dello “stupore”, quello che porta i bergamaschi ad esclamare “Madona me se lè bel!” spero di averlo scritto correttamente, comunque credo mi abbiate capito.
E’ la medesima modalità che metti in gioco, quando guidi l’auto.
Hai imparato a schiacciare freno, frizione, acceleratore e ora lo fai con la massima spontaneità, senza chiederti cosa devi fare e come.
Lo fai e basta!
E muovi l’auto e la guidi.
Schiacci la frizione e quasi non lo sai, anzi non sei consapevole, di farlo.
Così la macchina scivola sull’asfalto e ti porta ovunque tu desideri andare.
Costruisci un mondo “spontaneo”, positivo, migliore, così da “essere te stesso”, da poter e saper adempiere benissimo a uno dei compiti che hai ricevuto quando decidesti di scendere quaggiù e di farti schiacciare tra due pareti, dentro un corpo, oggi imbavagliato.
Questi sono alcuni tra i compiti che hai ricevuto.
Mettili in essere e cambia la realtà.
E’ tempo, è un tuo dovere.
Con Amore divino ti.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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