
Scusa è una parola che mi appartiene, che ho “consumato ”letteralmente per anni, ripetendola spesso a chiunque reputassi di aver offeso o avvicinato in maniera poco attenta.
Scusa per uno spintone dato per sbaglio.
Scusa per un ritardo.
Scusa per una parola che aveva irritato l’altra persona.
Scusa per un pensiero espresso e mal colto.
Oggi sto sostituendo le scuse con il “Grazie”.
So che questo termine, il nostro caro “scusami”, non è molto amato, né molto utilizzato dalle persone, perché viene reputato come un’espressione sintomo di debolezza, come un termine che esprime fragilità e scarsa considerazione di sé, mentre rientra nell’ordinario di chi si muove delicatamente, in modo celeste.
Come tutte le parole, dipende dalla modalità con cui te ne servi, anche se le chiavi di lettura possono essere molteplici.
Se per esempio, mentre lo esprimi stai con il tuo corpo un po’ chino, con le spalle pendenti, con il capo reclinato, sicuramente esterni sottomissione, ma se lo pronunci guardando l’altro negli occhi e con un atteggiamento o meglio portamento aperto ed eretto, sicuramente assume un’altra connotazione e quindi una diversa caratteristica.
Ecco dunque che lo scusarsi a volte tanto aggredito a volte andrebbe reintrodotto in certe occasioni. Imparare a scusarti in alcuni frangenti fa bene, ti fa scendere un po’ dal podio e ti induce a riflettere, a ripensare a ciò che è accaduto ed ha a che vedere con te e con altre persone e situazioni.
Utilizzarlo invece spinti da certe dinamiche interiori, disarmoniche , spesso porta a riconoscere all’altro un qualcosa che non sempre gli appartiene.
Un esempio classico?
Nelle relazioni malate.
Se vivi con una persona a cui permetti di dominarti, spesso lo vedrai irritarsi con te per un nonnulla.
E la tua reazione immediata?
Incassare la reazione altrui e chiedere pure scusa, sentendoti sbagliato, fuori luogo e colpevole.
Scusa per che cosa?
Qui le scuse non ci stanno proprio, ma sono una sorta di rito nelle relazioni disarmoniche.
Le scuse ti nascono allora dentro, quasi in maniera incontrollata, perché vorresti che l’altro non reagisse così e ti senti colpevole, colpevole di esistere, colpevole per aver parlato, colpevole di esserti preso la licenza di fare una certa cosa, oppure di aver procurato all’altro un senso di fastidio e quindi queste reazioni.
Qui le scuse fanno parte di un percorso malato, di una relazione affaticata, di un percorso affettivo ed emotivo da rivedere.
Il problema è il genere di relazione che vi lega e che cela due malesseri che necessitano di guarigione: prima te ne accorgi e corri ai ripari e meglio è.
Le scuse di cui desidero invece parlare, sono quelle scuse che ci stanno, ma che è ormai tempo d’iniziare e sostituire con altre espressioni, osservando ogni cosa da una diversa prospettiva, per esempio quella della Gratitudine.
Arrivi in ritardo?
Ringrazia! “Grazie per avermi atteso!”
Cuoci un po’ troppo la cena e la presenti lo stesso un po’ flambé?
“Grazie, perché sono certo che saprete apprezzare anche questo piatto croccante!”
✨Sostituisci le scuse con la Gratitudine e rendi l’altro parte attiva di quanto state condividendo.
Ma le scuse non sono solo questo.
Le scuse sono anche tutte quelle “barzellette” che ti racconti per procrastinare e per evitare di metterti in gioco.
per esempio, non ti sposi, ma agli altri vai dicendo che è colpa della crisi, che non dà certezze, e t’impedisce di fare questo grande passo.
Questa è un po’ la scusa classica, che sento moltissimo circolare tra gli amici ed i conoscenti, i quali, anche se sovente nessuno obietti nulla, in merito alla loro condizione affettiva, si sentono in dovere di “giustificarsi”, di dare un motivo alla loro condizione.
Questo mi rammenta un fatto familiare.
La mia bisnonna fu chiesta in sposa dal ragazzo che amava, a due giorni dalla partenza per il fronte.
Lui non le chiese di sposarlo al suo ritorno dalla guerra, ma subito: voleva sposarla prima di partire, sebbene avesse un futuro veramente incerto.
Inutile dire che non convolarono a nozze perché la famiglia di lei si oppose e, come avevano ventilato, lui morì al fronte.
La bisnonna parlava poco, ma ricordava spesso quella figura, che probabilmente portava ancora dentro il suo Cuore, intatta, come la foto di lui in divisa, che partiva, custodita nel retro del medaglione, che portava ancora al collo.
Ascoltandola, ed osservandola, nonostante il matrimonio ed i figli avuti poi, con un altro uomo, il mio bisnonno, che non ho mai conosciuto, pensavo che quel matrimonio mancato fosse stata un’imposizione disumana, che comunque Lei accolse: sono convinta che l’Amore debba esprimersi e non conta se chi scegli e ti sceglie, desideri e ti desidera, vivrà un’ora, un anno o una vita, quello che è certo è che nessuno ha il diritto di impedire a due persone che si amano di celebrare le proprie nozze e di essere felici.
✨ Ci sono attimi, istanti, che valgono una Vita intera.
Se quel ragazzo non fu fermato nemmeno dalla guerra, che anzi, divenne un motivo di rinforzo per dichiararle tutto il suo Amore, come possono certe situazioni bloccarti a volte nell’esprimere il tuo Amore, come meglio credi?
Forse perché non è così forte, come ti racconti o perché la dipendenza dal giudizio è molto forte e presente nella società umana.
Dovresti concederti di sognare di più e soprattutto, come la Vita mi ha insegnato, a non limitarti a sognare, ma attivarti affinché ogni tuo Sogno, piccolo o grande che sia, si trasformi in realtà, prenda corpo e forma e sia.
Tutti dovremmo essere sia più sognatori che più “muratori”, come ci ha detto Uriele nella sua ultima lettera.
Se vuoi veramente qualcosa devi darti da fare, rimboccarti le maniche ed agire, passando dalla teoria alla pratica!
Non puoi vivere di scuse, non puoi limitarti a fantasticare, ma devi trovare la forza di uscire fuori dal tuo guscetto, uscire dal tuo rifugio e andare a disegnare, a schizzare, a creare la tua Vita , andando dove ti porta il Cuore.
✨Il Cuore parla a nome della tua Anima e di chi tu davvero, la tua Essenza Superiore e non mente, non sbaglia mai.
Come vivi invece?
Sommerso dalle scuse.
A 15 anni non puoi fare nulla, perché “i tuoi e gli adulti non te lo permettono”, così vai dicendo.
Non te lo permettono? Sorrido.
Stando tra i ragazzi so che a volte essi usano il cellulare, anche senza permesso durante le lezioni, navigando senza limiti e senza meta. Sovente lo utilizzano per far credere, in famiglia, di essere con Tizio, mentre si trovano altrove con Caio e lo fanno e si muovono in piena autonomia, senza dire nulla ai genitori, oppure giocano con la Play, anche quando gli è stata severamente vietata, per qualche situazione mal gestita.
Vogliamo discuterne?
A 25 anni poi si esordisce con la scusa che “non è possibile uscire di casa e trovare una sistemazione autonoma, malgrado la laurea”, perché non ci sono i soldi.
Allo stesso modo ti vai scusando, perché quella tipa è veramente carina, ma come puoi impegnarti e pensare ad un rapporto stabile, duraturo viste le tue condizioni lavorative ed economiche generali?
Meglio stare sotto le ali di mamma, che lava, stira, pazienta, ti giustifica e non rompe, come potrebbe fare la tipa carina, che oltre a belle forme, sembra abbia pure un caratterino un po’ diretto.
A 35 anni, ecco che hai finalmente un lavoro, che speri duri in eterno, ma ora non hai il tempo né per te, né per gli altri, perché devi mettere da parte il tuo gruzzolo e indebitarti con un bel mutuo per avere la casa di proprietà, perché altrimenti il mondo crolla.
La società trasmette diversi “luoghi comuni”, dei modi di pensare omologati sostenuti da “scuse”, che come pilastri sorreggono e paiono avvalorare certi comportamenti.
La scelta per esempio di avere una Casa di proprietà, implica l’allontanamento dallo spirito nomade di un tempo, a favore della sedentarietà, delle pantofole.
Accade poi che, dopo qualche anno e comunque siano andate le cose, dal punto di vista emotivo, sentimentale, relazionale e lavorativo, ci si ritrovi a non avere di nuovo il tempo utile per respirare: ora ci sono i vari familiari ammalati, di cui serve prendersi cura e quindi non si può pensare ad altro, che a questo.
✨Gli Arcangeli non conoscono scuse e non ne accettano mai.
Affiancando il genere Umano, Essi conoscono benissimo le nostre “scuse”.
Ogni età ha le scuse, scuse che giustificano le nostre paure, che ci tengono a freno e che ci impediscono di vivere.
Visto il film “Addio Professore”?
Dissacrante, dirà qualcuno, in alcune parti.
No terrificante, perché dipinge benissimo come non viviamo e tutto ciò che ci perdiamo.
In mezzo alle scene, portate all’estremo, ci sono pochi dialoghi molto profondi ed intensi, che ti vengono offerti affinché tu riveda il tuo, il, nostro modo di non vivere.
Cosa fa il Professore, quando preso dalla febbre della sua imminente morte, decima la classe in una modalità che sicuramente ti lascia senza parole?
Sceglie subito quei ragazzi che , nel gruppo, potranno “vivere veramente intensamente”, cambiando la storia e portando al mondo il meglio di sé.
Screma. Attua una selezione “naturale”, apparentemente incomprensibile ai tuoi occhi, ma normale nella vita di una classe, dove non è l’insegnate a fare questo passo, ma sono i ragazzi stessi con le loro scelte.
Solo pochi faranno tesoro di ciò che tu dirai “fuori dalle fila” degli omologati e si lasceranno coinvolgere al punto tale da riuscire ad essere liberamente sé e quindi portatori di novità, Luce e Gioia per il Mondo.
Quel Professore accelera questa cernita, perché ha poco tempo e vuole farlo fruttare.
In poche settimane vuole spingerli a “crescere” affinché Essi SIANO persone Vive e capaci di portare al mondo qualcosa di nuovo ed unico.
Ci colpisce con scene forti, per spingerci a pensare, a riflettere.
L’Amore perso, lasciato spegnere, mai coltivato e con lui la passione, la gioia, la complicità degli amanti.
La scuola vissuta con una passione controllata, un “Amore” dentro una gabbia, fatta di mille schemi, pregiudizi, preconcetti, relazioni false e fredde.
Un’Amicizia tra uomini, che finalmente si esprime (l’abbraccio nella chiesa), e tutto il bello di sentire il calore e l’Amore e la Paura dell’altro professore, unica figura veramente amica, in un mondo contenuto, di apparenza; un amico che teme la morte, la sua morte, eppure lo vuole aiutare.
Sono moltissimi i temi affrontati in questa pellicola cinematografica e devo dire con velocità e leggerezza, nonostante certi momenti intensi.
Quando ti decidi a vivere?
In punto di morte?
Beh, noi spesso lo facciamo e qualcuno nemmeno con l’approssimarsi di quel frangente.
Se una cosa non la ottieni e ti trinceri dietro tante scuse ci possono essere solo 2 motivi:
o non ci tieni abbastanza o non hai la forza, il coraggio per muoverti.
Non dirmi ora che quando avrai 50/60 allora farai, perché non è vero.
Sai cosa accadrà allora?
Quando taglierai quel traguardo, abituato a procrastinare, troverai altre scuse legate alla pensione, ai nipotini in arrivo, oppure al matrimonio dell’ultimo figlio che devi sostenere e tanto altro.
E poi?
E poi una bella mattina, tu che non hai mai dato corpo e spessore ai tuoi Sogni, comincerai a rimpiangere ogni cosa, proprio come il Professore, e ti accorgerai di non aver vissuto, di avere ancora intatti nel cassetto un sacco di sogni, inutili, perché mai realizzati.
Segui il tuo Cuore e cresci nella Speranza, nella Vita che rappresenti e scorre in te, per te, da te, contenendoti.
Smettila di aspettare che tutto sia perfetto per muoverti, perché facendo così non otterrai mai nulla, perché non ci sarà mai il giorno in cui tutto collimerà a 100 con le tue attese.
Se tu non ti muovi e non ti adatti a ciò che hai non andrai incontro a ciò che vuoi.
Quello che desideri è a pochi passi da te, ma tu devi camminare e tendere le braccia.
E l’Amore?
Vuoi aspettare che “torni simbolicamente dal fronte” o vuoi darti una mossa?
Devi sognare e continuare a farlo, perché il Sogno è il Fuoco della nostra “vera Vita”, ma al tempo stesso devi muoverti, darti da fare e se ami qualcuno, magari ancora non glielo hai detto, non stare a smacchinare e ad immaginarti tutte le catastrofi possibili, parla, esprimiti e datti questa Meravigliosa Occasione.
Crea la tua storia, vivendola e concedendoti di farlo.
E poi?
E poi, continua a sperare, immaginare, sognare sempre, perché possano un giorno diventare altre mete, altre vie, altri quadri favolosi della tua magica e piena Vita.
Se non sogni e non ci credi, sei povero dentro, sei fragile, musone e anche parecchio duro, insensibile e giudicante.
Sogna!
Sogna sempre!
Concediti di sognare più che puoi e porta a compimento questi tuoi Sogni, perché Essi sono carichi di Luce, di positività, di novità vera, ti connettono all’UNO, e fanno rete proprio con tutte quelle cose di cui ha tanto- tantissimo bisogno questo Mondo così delicato e Ricco.
Ricordati: Sogna, ma poi crea!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Che dire piu leggo I tuoi consigli e piu capisco quante scuse e pigrizia devo cancellare……e quanti sogni da far brillare..e ora di agire ho voglia di scrivere il mio libro..ora non ho piu scuse….grazie ti sei una persona meravigliosa ti sono immensamente grata
Ti voglio un mondo di bene.
A presto Moira
Ciao Moiraaaa!
Ti applaudo con gioia infinita.
E’ meraviglioso vedere e sentire l’Anima di chi legge, risvegliarsi e riprendere il cammino verso il Padre.
Aspetto ancora tue nuove.
Om Shanti.
Io non ti lacero piu ti sei la mia musa ispiratrice, hai risvegliato la mia fede e creativita…a presto
Grazie grazie grazie
❤❤❤❤❤❤❤
Molto interessante sono solo all’inizio e spero di poter comprare i tuoi libri x poter cambiare finalmente la mia vita forse è un po’ tardi sarà stato il destino nn so ma aspettiamo che arivvino gli Arcangeli in casa loro mi aiuteranno
Ciao Lucia. Affidati sempre con Amore.
Non esiste un limite temporale o di altra natura, se non quello che noi ci poniamo, quindi …credi e sostenuta dai nostri amati Arcangeli vivi la tua “nuova vita”.
Om Shanti!!