
C’è una piccola storia, molto significativa, a proposito del
cambiamento e del nostro modo di leggere e vivere la realtà circostante.
Visto la fatica con cui affrontiamo la nostra quotidianità ed i modi usuali di “brontolare”
e non apprezzare i doni che riceviamo, credo sarà utile un po’ per tutti, oggi
leggerla e fare una chiacchierata su questi aspetti sicuramente importanti nel
nostro vissuto, per vedere di elevare il nostro indice di valutazione del
nostro contesto e soprattutto il nostro stare bene ovunque e con chiunque ci
stia vicino.
“Un uomo si sentiva profondamente insoddisfatto dalla sua vita.
Casa sua gli risultava molto povera, sua moglie poco amabile, le sue terre poco fertili ed anche il suo cane sembrava non mostrargli alcun rispetto. Che fare?
Un bel giorno un elfo gli disse che se si fosse trasferito in direzione nord avrebbe incontrato un villaggio identico al suo dove avrebbe trovato una casa identica alla sua, ma dove si sarebbe sentito in paradiso.
L’uomo non ci pensò due volte e intraprese il cammino.
Quando aveva già passato alcuni giorni di cammino, il piccolo elfo truccò la sua bussola facendo in modo di invertire il sud con il nord.
In questo modo l’uomo senza darsene conto, ritornò al suo villaggio.
Entrando, tutto gli risultava identico, quando giunse a casa sua trovò lo stesso cane e ovviamente la stessa moglie, ma tutto era così diverso.
L’uomo ora si sentiva in paradiso!”
Ti viene da sorridere?
E fai bene!
Questa storia è indubbiamente la tua, la mia, la nostra storia, ed ha diverse interpretazioni, che ci spingono a riflettere.
Quante lamentele, quanto nervosismo, quanto buio nel visualizzare ciò che ci appartiene e il modo nel quale viviamo.
Il lavoro non va.
I colleghi sono meschini.
Il capo rompe.
Lo stipendio è da fame.
L’appartamento è piccolo.
La moglie è assente, mentre la suocere na’ vipera.
Ti ritrovi?
Quante lamentele ci concediamo ogni giorno a proposito di uno o tantissimi aspetti della nostra Vita e poi?
Poi siamo sempre lì.
Borbotti, ti lagni, ci piangi sopra, ma non fai nulla, non ti attivi per cambiare ed uscire dalla realtà che ti risulta stretta e faticosa.
L’uomo della storia, che vi ho raccontato poco fa, al contrario, si mette in gioco e parte.
Stanco?
Sì, ed allora cerca l’alternativa e cambia modalità verso il suo antico mondo”.
Perché?
C’è chi sostiene che la causa del cambiamento sia data dal viaggio in sé.
Come mai? La distanza ed il distacco momentaneo gli creano i presupposti per rivisitare e rivalutare ciò che aveva lasciato, quindi i suoi possedimenti e tutte le sue relazioni.
Ma è così?
Potrebbe essere così, ma, personalmente, credo che il nocciolo reale sia il cambiamento di atteggiamento nell’affrontare le sue esperienze quotidiane, cioè che sia questo l’elemento in cui cercare la spiegazione fondamentale di questo sconvolgimento.
Cambiare prospettiva.
Ed è quello che è avvenuto.
Riuscire a vedere le cose da altri punti di vista ti serve: è necessario e ti consente di poter vivere a colori, di dare ad ogni dinamica una diversa sfumatura.
Pensiamo alle nostre realtà umane.
Ci sono persone di cultura, che noi consideriamo super fortunate, che hanno viaggiato per mezzo mondo, eppure, se parli con loro, ti accorgi che vivono in uno stato di rigidità mentale e di conseguenza anche di comportamento, perché hanno attitudini personali molto rigide; se andiamo ad osservare più da vicino la loro realtà, ci accorgiamo che hanno sì viaggiato, ma che ben pochi di loro conoscono effettivamente le culture di cui sono stati ospiti.
Sì, la cucina, che spesso faticano ad apprezzare appieno, ok per la struttura architettonica locale, ma l’uomo, le sue caratteristiche, lo spirito che percepisci lungo le vie di quei Paesi, sicuramente non li hanno fatti propri.
Al contrario, ci sono persone che non sono mai uscite dal loro ambiente culturale, che magari non si sono ancora oggi allontanate più di un certo numero di Km dal loro paese d’origine, eppure sono persone più flessibili, curiose, e molto aperte al cambiamento e alla diversità, che quindi affrontano ogni situazione in maniera più dinamica e particolare.
Il nostro atteggiamento è un mezzo vitale, fondamentale, ed è quello che ci permette di comprendere il nostro ambiente circostante e di dargli coerenza.
Se viaggiamo mantenendo un atteggiamento di distacco superiore, la cosa certa è che non ci lasciamo assolutamente avvicinare dalle persone e dai luoghi in cui arriviamo e quindi apprenderemo ben poco da quella cultura, spesso così diverse dalla nostra; se, al contrario, partiamo con l’entusiasmo dentro e il desiderio di conoscere, di scoprire, di aprirci a nuove esperienze, allora vivremo sicuramente un momento molto particolare e prezioso.
Cambiare atteggiamento non è una cosa facile, ne sono consapevole, anche perché spesso fa parte delle attitudini comportamentali di ciascuno di noi, soprattutto perché l’atteggiamento racchiude alcuni nostri elementi emotivi, razionali ed anche, appunto, comportamentali.
Ti comporti in un certo modo ed esterni attraverso il tuo comportamento tutto il tuo mondo, fatto di pensieri e sentimenti, che dicono chi sei.
Di solito non ci basta sapere se il nostro atteggiamento è positivo o negativo, abbiamo anche bisogno di una vera necessità di cambiamento, come l’uomo della storia.
Il bisogno è il nostro motore per stravolgere la nostra Vita.
Senza di lui non ci schiodiamo.
Allora, come possiamo fare per cambiare il nostro atteggiamento?
Beh dobbiamo smuoverci e capire che senza non possiamo più stare.
E’ sicuramente utile ed indispensabile chiarirci bene le idee in proposito, e farlo magari, attraverso qualche semplice domanda.
1. Quale attitudine
desidero cambiare?
La domanda che ti fai deve essere
precisa e la risposta altrettanto.
Se ti parli in maniera molto generica, al plurale, o sfoderi un’espressione
come:
“Voglio cambiare il mio atteggiamento!”, stai tranquillo che non lo farai.
E’ come quando dici ad una persona: “ Uno di questi giorni ci vediamo”.
Mai.
Se la persona ti sta a cuore, l’appuntamento lo fissi nell’immediato,
altrimenti te la stai solo raccontando o lo stai facendo a lei…
Devi esprimere chiaramente cosa vuoi fare, in che modo e con chi.
Se per esempio prendi atto che sei scostante e vuoi cambiare, è importante che
ti dica cosa fai per esserlo e cosa desideri fare per cambiare realmente.
2. Quindi subito dopo ti chiederai: “Verso chi sono scostante?”
“Su quali oggetti o persone si focalizza il mio atteggiamento negativo?
Lo sono verso tutti?
Oppure in merito a culture diverse dalla mia?
Forse sono inflessibile e quindi scostante di fronte agli errori del mio
compagno o delle persone che mi stanno attorno, con cui magari lavoro?…”
L’atteggiamento va non solo individuato,
ma inquadrato, per essere trasformato in meglio.
Insomma, quello che intendo dire è che la nostra rigidità non si manifesta per
caso ed a vuoto, ma compare, in genere, di fronte a qualcosa o qualcuno e
quindi è di vitale importanza determinare quale sia l’oggetto che origina
questa attitudine, che noi ora desideriamo eliminare.
Obiettivi.
Ora devi avere degli obiettivi specifici,
per fare centro.
Questo è sempre il primo passo da fare, per ottenere il cambiamento.
3. Che cosa sostiene ed alimenta il tuo atteggiamento?
A questo punto devi fare un piccolo salto indietro nel passato.
Quando è comparso questo tuo modo di fare?
Da quale esperienza personale o dalla storia di chi, vicino a te, nasce e si
nutre?
Scoprire in quale momento/i si è consolidata questa attitudine e tentare di
rivivere il momento passato, quando questo atteggiamento non esisteva e tutto
filava nel migliore dei modi è molto importante, per scoprire cosa sia successo
poi.
4. Sono razionali gli argomenti che
sostengono il tuo atteggiamento?
Perché ti è successo questo e poi quest’altro, quindi …
Una volta che hai trovato e inquadrato i fatti, che hanno originato la tua credenza
alla base, è arrivato il momento di
chiederti se realmente le tue conclusioni siano fondate, abbiano un senso, abbiano
alcun senso oppure se sono semplicemente un’estensione inadeguata, di quell’episodio,
che non puoi, pensandoci meglio, applicare a tutte le situazioni e le persone
che incontri.
Una persona si è comportata così, ma non sono tutte uguali e di conseguenza non
è esatto quello che temi e che immagini avverrà di nuovo.
E’ facile allora accorgersi che sovente le
tue credenze, come quelle di tantissima gente, sono degli stereotipi, senza
nessun fondamento logico o generalizzabile, che vengono accolti, estesi e
ritenuti certi. Capita quindi, che dopo un alterco con una persona, di un’etnia
diversa dalla nostra, assumiamo forme di diffidenza e di difesa, verso tutti i
rappresentanti di questo gruppo etnico, perché provengono dallo stesso Paese e
quindi nella nostra testa sono esattamente uguali.
Allora il nostro atteggiamento diventa distante, scostante, profondamente
critico verso questo gruppo e tutti i suoi rappresentanti.
E’ un atteggiamento molto limitante.
Accade quello che mia nonna avrebbe definito: “Fare di tutta l’erba un fascio”, ma non è così che dovrebbe essere.
5. Allora ti chiedo:
“Come ti senti quando esprimi questo
atteggiamento negativo?”
Sprofondi sicuramente nelle tue emozioni e nel loro eco interiore.
E’ quello che accade in uno specchio d’acqua nel quale lanci un sasso.
Tanti cerchi concentrici, che ti prendono e sono le ripercussioni delle tue stesse
emozioni.
Bello?
Beh, vivere così non è un granché edificante.
Se ora desideri cambiare atteggiamento è probabilmente perché questa modalità
di affrontare le situazioni non ti lascia sereno e ti sta causando insoddisfazione
e difficoltà, nelle quali non ti senti a tuo agio.
Se sei giunto a questo punto, allora
sicuramente conoscerai molto bene te stesso, ma questo lo so, che non ti basta,
per cambiare atteggiamento, allora cosa sarà necessario?
Semplice.
6. Prova a ricreare nella tua mente
piccole scene nelle quali ti manifesti in modo più ferma, decisa, diversa.
In pratica pianifichi in maniera alternativa le situazioni future, pensando di
diversificarti nei comportamenti, rispetto al passato.
Come ti sei comportato in passato?
E se ora la situazione si ripresentasse?
Come rivivresti ora quel momento?
Sicuramente ora in maniera diversa,
alternativa, nuova.
Si tratta di fare piccoli passi in modo cosciente.
Il nostro cambiamento è necessario ma
non possiamo sperare che avvenga da un giorno all’altro, in maniera facile e
senza reticenze e ancoraggi al passato, da cui urge ora staccarsi.
L’atteggiamento che abbiamo si è andato formando e ancorando, in un arco di
tempo lungo, metodico e quindi, per cambiarlo, è necessaria una buona dose di
pazienza, di fiducia, di perseveranza e a volte di un lento e costante compromesso
con il nostro cambiamento.
Sei pronto? Sei deciso?
Allora forza!!
E’ tempo di staccarsi dal passato e puntare verso nuove spiagge, quelle del
cambiamento più proficuo.
Un abbraccio dolcissimo
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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