Ci vuole coraggio per sapere chi Sei.

Osservo alcune persone intorno ad un tavolo stendere una progettazione comune.
La cosa che balza subito all’occhio è il diverso atteggiamento tra la parte maschile e la parte femminile, dei convenuti.
Seduti in maniera diversa, con espressioni e posture diverse, affrontano e rielaborano la consegna in maniera veramente “diversa”.
Riprendo così, quasi senza avvedermene, il filo dei pensieri che da giorni, mi scorre dentro come un film, un film nel quale mi interrogo sul come otterremo questa collaborazione e questo indispensabile completamento tra le due parti del cielo: il maschile e il femminile.
E’ stato detto e scritto che noi, donne, prenderemo in mano la situazione storica in questa fase evolutiva dell’uomo, per trasformare ciò che fino ad ora era stato impostato in maniera bellicosa, modificando una realtà nata dall’impostazione maschile e basata sulla forza e quindi sull’aggressività.
In ambito politico, in questa fase storica così particolare, stiamo assistendo infatti al coraggio di alcune rappresentanti del popolo che osano affrontare i colleghi e dire apertamente ciò che pensano di quanto sta accadendo, anche a costo di perdere la propria posizione all’interno di uno schieramento politico e addirittura la tanto ambita sedia nell’amministrazione del Paese.
Meno duttili al compromesso, quando si parla di Vita e di Valori, noi donne siamo state riservate ad un compito ancora una volta eccelso e impegnativo, di fronte al quale non sembriamo comunque arretrare in nome di falsi miti ed ideologie.
Dice di noi Osho:

«Amore, fiducia, bellezza, sincerità, onestà e autenticità sono tutte qualità femminili, ma benché siano molto più importanti di quelle maschili, l’intero passato è stato dominato dagli uomini e dalle loro qualità.

Durante una guerra, ovviamente, l’amore, la verità, la bellezza e la sensibilità estetica non sono di alcuna utilità. Per combattere, occorre un cuore più duro della pietra: servono semplicemente odio, rabbia e follia distruttrice.

In tremila anni, l’uomo ha combattuto cinquemila guerre!

Certo, anche questa è una dimostrazione di forza, ma non è degna degli esseri umani.
Questa forza deriva dalla nostra eredità animale, appartiene al passato, che ormai è andato, mentre le qualità femminili appartengono al futuro che sta arrivando.

L’uomo, dunque, deve guadagnarsi ciò che alla donna è stato donato dalla natura
: deve imparare ad amare, deve lasciare che il cuore assuma la guida e la mente si comporti semplicemente come un servo ubbidiente.

Gli uomini devono imparare tutte queste cose, mentre le donne le portano naturalmente con sé, eppure continuiamo a pensare che le qualità femminili siano sinonimo di debolezza.»  (Testo ripreso integralmente da: Da Osho.it)

Penso a queste parole e osservo di nuovo i colleghi lavorare.
Esiste veramente una differenza sostanziale, tra maschi e femmine, sia nel modo di approcciarsi agli altri e non solo, di approcciare anche ciò che è in essere, per esempio in questo momento.
Effettivamente, parlando di un’attività che ha una ricaduta sui ragazzi l’amore e l’amorevolezza sono ingredienti fondamentali, sono come il lievito madre nell’impasto e non metterli, significa creare un qualcosa di non lievitato e sovente di duro, di faticoso da assaggiare e gustare.
E’ diversa perfino la capacità di concentrazione manifestata.
Mi viene da sospirare e da chiedermi se l’Uomo, inteso come creatura maschile, accetterà mai di accogliere dentro di sé un elemento indispensabile, che ha rifiutato secoli or sono e che ora gli risulta, di primo acchito, così lontano dal proprio sé e quindi dal proprio cammino.
Eppure siamo Anime, esattamente uguali, nonostante il cappotto esterno faccia di noi dei maschi e delle femmine.
A volte mi viene da sorridere, quando rimanendo per una volta discosta, come semplice osservatrice, appunto interiormente le espressioni che serpeggiano sui volti degli uni e degli altri, quando c’è quell’attimo di distrazione della parte, concedetemi, “avversa”.
La donna scende in  maniera quasi maniacale nel profondo di ogni cosa, si mette nei panni di chi riceverà, vuole avere il quadro esatto e perfetto di ogni cosa; l’uomo è minimalista, spesso poco empatico e sovente frettoloso.
Appunta l’indispensabile e lascia ampio spazio al “cosa accadrà”, in assoluta libertà d’intenti, la donna no.
Ci integriamo sicuramente, ma per farlo al meglio, osservandoci, mi pare che il cammino da percorrere sia ancora lungo e faticoso, anche perché, a conti fatti, da quanto appare, il maschio, come ha sottolineato Osho, è realmente in crisi e rischiamo che fugga preso dal panico e dal timore atavico di essere rifiutato e aggredito, cosa che, realmente è anche accaduta negli ultimi periodi storici, dopo i movimenti definiti femministi.
Ogni momento di crisi, comporta sicuramente una fase di crescita e quindi di evoluzione ed è questo che attende il maschio, oltre che la femmina, per una presa in carico perfetta del proprio Sé, in apertura anche all’altro.
Credo, a conti fatti, attualmente, il maschile sia e resti un mistero per la parte femminile, ma anche per se stesso.
Oggi, l’uomo è in crisi, indistintamente dal sesso, e lo è poi anche all’interno del proprio ruolo specifico, perché in ogni caso ha perso la sua natura e ha snaturato il suo Essere, cioè la sua “Essenza”, creando uno stereotipo nuovo, che ha imperversato per secoli.
La crisi, ripeto, va vista in quest’ottica, come un’opportunità, un’opportunità per la scoperta di sé, di quel sé uomo, di quel sé donna e di quel sé inteso come noi, cioè come fusione delle due parti.
Siamo stati creati per completarci e portare il nostro contributo creativo alla forza Divina.
La donna ha preso consapevolezza in un passato, abbastanza recente, della sua condizione e ha creato addirittura dei vasti movimenti di “liberazione” per avere questo “diritto a sé”.
Il maschio non ha sentito questa esigenza, eppure è un qualcosa che tocca, indistintamente, sia gli uni che gli altri, vale a dire tutta la massa degli uomini, indipendentemente dal sesso.
Perché? Perché il grande movimento di liberazione deve toccare gli “stereotipi”, gli schemi e i pregiudizi nati e consolidati nei secoli, cioè quelle impalcature erette per creare ciò che poi è stato e ha dato vita a queste due forme di “vita parallele”, separate da un muro sottile a volte, più ampio altre, ma pur sempre un muro, un muro che mi rammenta quello di Berlino.
Si tratta di un’emancipazione indispensabile, un distacco da un passato che, come un paio di pantaloni stirati da mani inesperte, ha preso una brutta piega, .
Per secoli, giorno dopo giorno, abbiamo originato una spaccatura, creando attività maschili e attività femminili, compiti netti, che mai sarebbe stato possibile scambiare, tanto da generare una sorta di schiavitù dove esistevano sì dei valori, ma valori contrari alla Libertà vera, cioè quella legata ed animata dall’Amore.
Abbiamo creato dei veri “condizionamenti sociali”, aiutati e sostenuti anche da quei fuochi che avrebbero dovuto scaldarci il cuore e condurci verso casa, cioè le diverse religioni.
La parola religione racchiude in sé un senso molto profondo, ma disatteso, perché essa parla di un qualcosa che dovrebbe legarci al “nostro Re”, vale a dire a colui che ci ha originato, mentre tutto è avvenuto per tenerci divisi e lontani, sia tra noi, che dal Padre.
Tutto è stato trasposto sul piano della guerra e della lotta antitetica.
Fu così che il Mondo venne diviso in Oriente ed Occidente.
Nacquero più religioni, distanti e scisse le une dalle altre.
Si originarono le scienze, che si contrapposero anch’esse allo spirito e al suo cammino.
Venne anzi fatta una grande distinzione tra materia e spirito e venne sostenuta l’idea che le due parti fossero antitetiche e questo generò nel nostro profondo un forte conflitto fra corpo e anima, materia e spirito, mente e cuore.
Tutto venne separato e tenuto discosto.
Ogni tentativo di ricongiunzione venne, sia in ambito politico, sociale, economico o religioso, ampiamente impossibilitato e questo creò una sorta di tormento, di senso di colpa, di spaccatura interiore, senza precedenti.
Dove c’è disarmonia non c’è sostegno, apertura, libertà e amore e quindi cammino proficuo e costruttivo.
E’ così che l’Uomo si è identificato in un certo modo, la donna in un altro ed entrambi ne hanno vissuto e sperimentato gli effetti, i limiti e le conseguenze.
Oggi, più che mai, lo avverto anche a livello lavorativo, è indispensabile vivere in maniera sinergica e completare, ma dopo esserci ripuliti entrambi degli stereotipi e dei valori passati, per mettere in campo le abilità e le attitudini che entrambi, come schieramenti fino ad ora antitetici abbiamo, per arrivare alla nostra reale essenza, alla nostra personalità, quella vera, indispensabile per creare il Nuovo Mondo, insieme.
Tutti abbiamo potenzialità, che però sono state sostituite da falsi miti, che ora è tempo di togliere, per far emergere le nostre effettive potenzialità, le qualità sì e quelle no.
I lati più faticosi, che sono appartenuti al passato, ora andranno rivisitati da entrambi, maschi e femmine, e gestiti in altro modo.
Prima, però, è indispensabile conoscersi e questo richiede un “viaggio interiore”, un viaggio fatto con l’intento di scoprirsi, di accogliersi, integrando ciò che va integrato e lasciando andare tutta quell’energia segnata dal vecchio, che ancora ci conduce verso le zone comfort passate e quindi i comportamenti  nei quali ci siamo identificati per secoli.
Com’è l’Uomo, inteso come maschio?
Secondo Osho ci sono vari tipi di Archetipi e se ci pensiamo non possiamo che concordare con lui.
Esiste l’archetipo ancestrale, il più radicato e lontano nel tempo, quello tradizionale, un altro tipo legato al sociale, e per finire esiste l’archetipo esistenziale.
Già accogliere il proprio è un passo grande e richiede veramente di farsi carico del come si è e del come si vorrebbe essere, dopo aver  eliminato queste “mentite spoglie”, come diceva il famoso autore.
Se riconosco di essere nel bel mezzo di un archetipo mi servirà a vederlo solo come un’opportunità, come una possibilità per mettermi in azione e crescere, allontanandomi dai condizionamenti del passato, che mi spingevano ad assumere certi comportamenti, per esempio quello dell’uomo d’affari, oppure del padre o del prete, per entrare nel “vivo della Vita”, quella vera e vissuta nella pienezza.
Siamo tutti dei miracoli, maschi e femmine, ma mentre noi donne siamo più inclini ad accogliere, il maschio guerrafondaio per antonomasia, da quando è avvenuta la spaccatura, fatica a cogliersi come un mistero e ad entrarne in profondità.
Siamo e viviamo come fossili, come piccole delicate foglie imprigionate in una goccia di ambra, una goccia che ora dobbiamo spezzare per uscire veramente fuori ed essere noi.
Ci vorrà impegno e dedizione.
Sarà indispensabile entrare nella goccia del proprio archetipo, per vedere quali degli schemi mentali ci condizionano, quali aspetti in noi vengono o sono stati negati, e quali sono stati esageratamente idealizzati. Cosa succederà? Una rivoluzione interiore e quindi esteriore.
Finalmente ci sarà comprensione, una comprensione che ci guiderà oltre la mente, oltre i suoi limiti ristretti, oltre le paure, oltre i confini ed i conflitti psicofisici, emotivi e tanto altro, confini e conflitti che ancora oggi ci limitano non solo nelle relazioni, ma nel modo di essere e di creare, di esprimere, di fare.
Ci siamo limitati a vivere di poco, quando siamo tanto, tantissimo.
E’ come, quello che accadrà, se riuscissimo a riappropriarci tutti della nostra ombra, che non vedremmo più fuori di noi, ma come parte integrante e integrata di noi.
Tutto allora si squarcerà e finalmente ci vedremo esattamente come siamo, con il vero volto che abbiamo ricevuto al momento della nostra “creazione”.
Allora saremo ciascuno se stesso e ci porteremo questo “profilo” oltre i social, fino alla fine della vita terrena.
Allora, seduti ad un tavolo di una scuola, chi osserverà, come sto facendo io, vedrà un’uguale energia creativa, inserita in un percorso evolutivo, capace a sua volta di rendere effettiva la liberazione dell’uomo vero, anche negli alunni, quell’Uomo che tutti ci stiamo augurando nasca e che, anche i più amareggiati, sotto sotto, stanno desiderando e aspettando.
Ci vuole coraggio per sapere chi sei, oltre le tante tue maschere.
Ci vuole coraggio per sollevarle e ci vuole forza, determinazione e un buon supporto, fatto anche di momenti di introspezione, di dialogo con l’alto, di pratiche e di meditazione, per toglierle per sempre dal proprio viso.
Buon cammino dentro di sé, a tutti.
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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