
Ciao, oggi riparto dal rispetto, perché mi accorgo di quanto sia difficile farsi rispettare, in una società nella quale, spesso ti chiedono cose che sei stato educato ad accogliere come dei doveri, mentre in realtà sono solo opzioni, scelte che spetta a te decidere se assecondare, oppure ricusare.
Secondo questa logica del “tu mi devi altrimenti”, siamo stati segregati e ridotti in schiavitù per secoli, perdendo la nostra identità e quindi il rispetto di noi, dei nostri bisogni e delle nostre volontà.
Già, perché un qualcosa che ti sfugge è proprio questa: come puoi essere rispettoso, se non hai un giusto concetto di rispetto e tu, per primo, non ti fai “realmente” rispettare?
E’ come parlare di oro, se non lo hai mai visto e non ne conosci il valore.
Dobbiamo essere consapevoli e quindi possedere ciò che poi dobbiamo dare, offrire, altrimenti siamo come negozi sprovvisti delle merci che dovremmo poter vendere.
Il rispetto, inteso come un Valore inestimabile, richiede che tu, per primo, lo conosca e quindi lo attui e lo esiga.
Non ti rispetti, quando non tieni conto dei tuoi bisogni e dei tuoi limiti fisici.
Sarò chiara. Se un parente ti chiede di prenderti in carico una persona della tua famiglia, ma tu non senti di averne le forze e non provi il desiderio di farlo, nella maniera più assoluta, ti devi ascoltare e sentirti libero di rispondere di no.
No, senza sentirti egoista, fuori luogo o ingrato.
Se una parte di noi reagisce, ci sta segnalando un qualcosa che ci appartiene e di cui non siamo consapevoli, ma c’è.
Parto dal contesto familiare, perché è il più prossimo, quindi il più vincolante, ma potrei benissimo partire da altro.
Se non ti senti di accudire la nonna allettata e al solo pensiero ti senti mancare e ti senti provato, significa che qualcosa di tuo, di personale, ne verrebbe parecchio toccato.
Magari non stramazzeresti a livello fisico, ma potresti cedere a livello psicologico o emotivo.
O ancora vivere, di riflesso, problematiche, ora inesistenti, per esempio con i tuoi bambini o con la compagna o compagno, proprio in seguito a questi eventi, di cui ti viene chiesto di farti carico.
La tua “parte vigile” ti informa e ti dà, nell’immediato, una risposta, che non puoi disattendere, perché ne pagheresti le conseguenze.
Come distinguere la non voglia, dal segnale reale, che non puoi fartene carico?
Il segnale di pericolo, va ascoltato, ed è immediato; quello invece che scatta nelle ore e nelle giornate a venire è furbizia, non voglia, calcolo puramente umano.
Se ti senti coinvolta va bene.
Se ti senti provato e quindi ti verrebbe da rispondere che non te la senti, non tacere per quieto vivere o per paura del giudizio o per il timore di essere bollato come ingrato: quel che senti corrisponde al vero e va assecondato.
Se a quella persona devi gratitudine, riconoscigliela, in altra maniera, per esempio cercando qualcuno che lo possa fare al tuo posto, con amorevolezza e professionalità.
Se non hai il denaro sufficiente, parlane con chi di dovere, poi, in accordo, impegnati nella ricerca della persona che ti sostituisca; ti accorgerai che, chi voleva delegare a te, si aggregherà ben volentieri a questa spesa, perché contava su di te, proprio perché troppo oneroso il passo diretto.
Il contributo di tutti, renderà possibile un’assistenza meravigliosa.
Chi non vorrà, contribuirà personalmente con l’assistenza diretta.
E’ tempo di sovvertire queste regole capestro, che ti impediscono di essere libero e sentirti ed essere rispettato.
Quindi sii amorevole verso gli altri e agisci con loro, proprio come tu desidereresti essere trattato.
Ripensando alla nonna.
Se tu fossi la nonna novantenne un po’ acciaccata, preferiresti un nipote incavolato, sgarbato e sfuggente, che ti segue per obbligo, o una persona, anche estranea, ma sempre dolce, comprensiva e consapevole di ciò che fa?
Beh, credo che la dolcezza sia la prima “medicina” di tutti i nostri mali passati e presenti.
Impara a non rispondere utilizzando la regola del “pan per focaccia”.
Se anche qualcuno fosse urticante, aggressivo o sgarbato con te, tu rispondi con l’amorevolezza che avresti voluto ricevere; non metterci giudizio, né attese, ma sii semplicemente, con Amore, la diversità.
Questo non significa incassare tutto, senza dire la propria ragione; infatti, sei tenuto, per rispetto verso te stesso, a dire all’altro ciò che senti, ciò che hai provato, o quello che ti ha infastidito, con serenità, ma devi farlo.
Se hai un carattere reattivo, impara a metterti nei panni degli altri; come ci si sente quando una cosa anche vera, ti viene letteralmente “urlata addosso”?
Cosa scatta?
Un cane aggredito, minimo ringhia e la stessa cosa succede nella stragrande maggioranza delle relazioni umane.
Quindi la capacità di immedesimarsi e l’empatia sono stra- utili e gradite e da prediligere a tutte le altre forme di rabbia e violenza, attualmente così in auge.
Se poi sei arrabbiato per i fatti tuoi, non devi urlare e spargere il tuo malcontento sul mondo intero: devi lavorare per raggiungere un autocontrollo umanamente, ma prima ancora, spiritualmente indispensabile.
Questo aspetto è importante anche nei confronti di alcune persone: simpatiche o antipatiche, devi imparare ad accoglierle e a relazionarti con gentilezza, con tutte, senza riservare sorrisi a chi ti sta a genio e grugniti a chi sta sui “marroni”.
Lingua in panchina, quando sai di avere una specie di serpentello ingestibile lì, in bocca, perché potresti, seriamente ferire.
Anche in questo caso, se non lavori e non cogli questa “sottigliezza”, che fa la differenza, non sei rispettoso, né verso te stesso, né verso gli altri.
Reintroduci e rispolvera certe formule di cortesia, che sembrano svanite, ma di cui abbiamo seriamente bisogno.
Il chiedere “permesso”, prima di fare una cosa, il rispondere “grazie” come conseguenza di un buon gesto, una buona parola, un muoversi con attenzione sia nello spazio, che nelle conversazioni altrui.
Notavo che, complici gli emoji, spariamo a zero, senza curare per nulla il linguaggio.
C’è chi tace sempre e chi parla anche per gli altri.
Quando ti rivolgi ad una persona, qualunque cosa tu voglia trasmetterle, fallo con gentilezza, mettendoti nei suoi panni, perché a volte, basterebbero due ore per consentire all’altro di essere nella condizione migliore per confrontarsi con noi.
Se il collega è appena stato ripreso dal superiore, anche chiedere il cambio della cartuccia nella stampante comune, potrebbe ingenerare attimi di tensione.
Quando siamo emotivamente in tensione, siamo come corde di violino troppo tirate, quindi, il primo che osa sfiorarci, scoppiamo.
Lo so, pensi che sia troppo, ma ti garantisco che si tratta del minimo sindacabile per un buon rapporto tra persone “civili”.
C’è poca attenzione e tanto spirito “cavernicolo”, di ritorno.
Non pretendere, mai, anche se moltissimi lo fanno, perfino la voce registrata all’uscita delle autostrade è metallica sì, ma esigente.
Sii cortese, amorevole, gentile, accorto ed attento.
Non serve rispolverare “Il Principe del Machiavelli”, ma sappi che ogni gesto è tempo che rispecchi di più il nostro Spirito, che dovrebbe essere avvezzo a certi comportamenti, espressioni e reazioni.
Ascolta chi hai davanti.
Partecipa.
Ribalta in positivo, anche un’osservazione poco carina, ma indispensabile.
Sappi scusarti e sappi chiedere nei giusti termini.
Confrontati e quindi tieni conto di ciò che ponderi come positivo, indipendentemente dall’autore di tale pensiero.
Che sia la suocera nevrotica e rompi o l’amico illuminato, ciò che conta è il valore della proposta: a volte il Cielo arriva anche attraverso le persone meno leggere.
Disimpara di parlare sopra la voce degli altri: è una forma di assenza di rispetto che imperversa, soprattutto in moltissime trasmissioni spazzatura e perfino tra le sale di Roma.
Se ti accorgi di aver sbagliato, sappi riconoscerlo, è un gesto “importante”, che scatena fiducia e rendi inesistente l’errore in sé; ci vuole più coraggio ad ammettere, che a negare ad oltranza, ma la grandezza soggettiva sta proprio anche in questa “forza” interiore, di riconoscere i propri sbagli e saperne chiedere scusa.
Sostituisci a volte le scuse, con i tuoi grazie per …
Viviamo in un contesto nel quale fare a scarica barile è l’ordinario.
Qualsiasi manchevolezza o problema sono gli altri ad ingenerarle.
C’è bisogno di “grandezza” d’animo e senso del rispetto, sia a proposito dei propri pregi, che dei propri limiti.
Ogni volta che ti senti inadeguato, cerchi affannosamente non la causa o il perché o il come, ma il “chi potresti accusare” al tuo posto.
E’ un gioco che porta alla deresponsabilizzazione e alla violazione “dell’altro” in maniera esagerata.
Chi è seduto in fondo alla fila e raccoglie per tutti? Spesso è così che funziona, ma non va, nella maniera più assoluta.
Tutti hanno diritto al rispetto, proprio come te, nessuno escluso, e a non pagare per gli altri, ma per sé.
Penso soprattutto agli ambienti lavorativi, dove questo è il giochetto che meglio riesce, tra quelli più in auge, ma sicuramente meno amorevole e costruttivo, anche e soprattutto a livello relazionale, possibile.
Un clima sereno crea di tutto.
Un nido di vipere pure, anche se in altra maniera.
A volte sei magari insofferente e poco amorevole, sia quando qualcuno non ce la fa, non regge il passo o non coglie al volo, però lo sei anche nei confronti dei più scaltri e di chi coglie meglio e prima degli altri; è giunto il tempo di rientrare e di saper essere onesti anche nel riconoscere, nel “dare a cesare” quello che gli appartiene.
Condividi con gioia.
La gioia della condivisione è proficua.
Sii amorevole verso chi fatica e in certi momenti non riesce a dare o non può dare il massimo, per le ragioni più svariate.
Potresti trovarti un giorno nelle medesime condizioni.
Essere rispettosi, significa anche accogliere l’altro nelle sue fragilità o nei momenti meno facili della sua Vita e riconoscerglielo; per questo non scadere in sciocchi pettegolezzi.
Non alimentare in nessun modo le “dicerie” vere o presunte.
Sii imparziale e attento ai bisogni degli altri sempre, indipendentemente da chi hai di fronte e dalle sue modalità e sii una persona amorevole, sulla quale gli altri sanno di poter sempre contare.-
La differenza tra l’oro e il ferro o tra un pezzo di vetro e un diamante è a volte molto sottile, ma speciale.
Tu siii questa “differenza” reale, in un Mondo votato alla grettezza d’Animo e d’Azione.
Non scendere a falsi compromessi che lederebbero i tuoi Valori, ma proponili, sostienili e sappi prendere il largo da comportamenti, luoghi e persone che, con la loro goffa grettezza, abbassano il “tono generale”, portando il non rispetto in palmo di mano.
Se vuoi che la Terra cambi il suo volto, attivati per essere l’artefice primario di questa trasformazione, partendo proprio da te stesso.
Amati e rispettati offrendo il meglio di Te e il mondo sarà un posto migliore in cui vivere.
Continua a lamentarti, spettegolare, mettere le distanze, discriminare, colpevolizzare e avrai solo il mondo che continui a creare e di cui sarà poi inutile lamentarti.
Ricorda: hai di fronte, ciò che, anche se non vuoi ammetterlo, anche tu contribuisci a creare!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Buon giorno, sono veramente felice di essere su questo blog era quello di cui avevo veramente bisogno e cercavo da tempo, grazie.
Ben arrivataaaa! Sono felicissima tu possa trovare tutto quello di cui la tua anima, il tuo cuore, la tua mente , ed anche il tuo corpo, necessitano in questo momento.
Seguimi ogni giorno e ti condurrò al tuo “sommo benessere interiore” e quindi generale.
Un abbraccio dolcissimo
Namasté!