Cosa fare quando il dolore bussa alla porta

Uno dei dolori più intensi da affrontare e risolvere è la “scomparsa” della persona che amiamo o abbiamo amato o con la quale avevamo un legame particolare.
Quando qualcuno esce dalla nostra Vita, e di solito è per sempre, si crea in noi uno stato di dolore veramente intenso e sicuramente faticoso da vari punti di vista.
Non importa se si tratti di una morte reale, di un abbandono o di una perdita, … perché comunque sia avvenuto il fatto, è un’assenza, un vuoto fisico e corporeo, prima che di altra natura, quindi sostanzialmente identica nelle sue dinamiche evolutive successive.
Se dopo l’accaduto, pensando sia giusto e sacrosanto girare immediatamente pagina, ci invitiamo ripetutamente a dimenticare, a voler cancellare quella persona dalla nostra Vita, dai nostri pensieri, stiamo per cozzare come il Titanic contro un iceberg, quindi siamo prossimi ad affondare, passando dal dolore alla sofferenza, cioè a quel circolo poco virtuoso che ci divora, ci consuma, ci trasforma in altro, cioè in individui pericolosi per noi e per gli altri.
Soffrire poi, ci porterà a rinunciare, a negarci tutte le occasioni che l’Universo ci offre e ci consiglia, e a provare paura per tutto ciò che potrebbe farci riprovare le stesse sensazioni, la stessa esperienza, la medesima ferita.
La sofferenza è altro dal dolore ed è gestita potentemente e prepotentemente dalla nostra mente, la quale ci conosce bene e sa perfettamente come intimorirci, propinandoci tutte le possibili sventure che ci toccherebbero di nuovo, se approdassimo ad un’altra relazione, ad un nuovo incontro, ad una nuova amicizia.
Amicizia, amore, relazione anche lavorativa rientrano quindi in un vortice di “pessime occasioni” per sicuri e mortali sofferenze e ferite future, che la mente ci consiglia caldamente di evitare.
E’ solo una forma di difesa, di autodifesa, la quale però gioca a nostro totale svantaggio.
Quello che sto dicendo è che quando qualcosa finisce dobbiamo dare spazio al dolore, perché la ferita c’è e come tale deve essere curata e “vissuta”.
L’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è capire come ridurre al “minimo” quel dolore, per poterlo gestire al meglio e farlo fruttare proprio per il nostro magico futuro.
Qualcuno ha detto che nella Vita “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, quindi se lottiamo per dimenticare la persona che ci ha in qualche modo portato a contatto con il dolore, rischiamo seriamente di innescare una dinamica perpetua, nella quale il dolore diviene sofferenza e l’immagine di quella persona diventa una presenza scomoda e incancellabile.
Non possiamo distruggere un pensiero, né cancellare una persona dalla nostra mente, soprattutto quando lei ha rappresentato molto per noi, perché è  lì, che ci piaccia o no, impressa, come in una pellicola fotografica,  in maniera indelebile.
Non c’è una scolorina, né un solvente ad hoc per questo!
E allora, cosa possiamo fare?
Forse dare un nuovo senso e una lettura diversa a quanto stiamo sperimentando per camminare con maggiore leggerezza, nonostante l’accaduto.
E’ importante allora osservare da una nuova prospettiva.
Quale?
Quella che ci consente di “recuperare” il bello di quella storia appena andata.
Che cosa ho vissuto di bello con quella persona?
Quali e quanti sono stati i momenti straordinari trascorsi con lei?
Che cosa vogliamo portare con noi, ancora e per sempre, di lei?
Per comprendere questo processo, serve che c’immaginiamo in una situazione che viviamo normalmente in cucina, quando mettiamo a cuocere gli gnocchi.
L’acqua bollendo li fa riaffiorare e non serve affondarli con il mestolo, perché essi ritornano prepotentemente a galla, magari spostandosi più in là, ma riemergono.
Così con i ricordi, che la mente, proprio come l’acqua bollente, porta in superficie; noi non dobbiamo affannarci nel vano tentativo di farli sprofondare, credendo che possano scomparire, ma semmai recuperare con delicatezza i migliori, quelli ok, quelli che ancora adesso ci fanno sorridere, provare gioia, rientrare nell’estasi di quei momenti e gustarli, proprio come gli gnocchi.
Il bello dev’essere un dono che sappiamo prendere dal passato, per portarlo con noi, come nutrimento per il momento presente e come bagaglio per ciò che arriverà.
Fatto questo, cerchiamo di recuperare anche quelli meno buoni, un po’ sfaldati, meno “gnocchi”…, cioè i ricordi negativi e magari la pessima voglia di vendetta o altro; una volta tolti con il nostro mestolo, proprio come la pasta, diamogli un significato, un valore in sé, senza stare a chiederci il perché sia accaduto o di chi sia la colpa o …
Se ci chiediamo:” Perché mi ha lasciato?”, oppure: ”Dove ho sbagliato?” non approderemo a nulla, perché ci poniamo domande la cui risposta non dipende da noi, ma da un’altra persona che sicuramente non ci risponderà né ora, né mai …
E’ una modalità che va per la maggiore, ma inconcludente, dispendiosa, inutile, perché a senso unico e che ha come unica destinazione la frustrazione del silenzio, dell’incognita perenne.
Se invece ci chiediamo:
Cos’è successo?
Quell’episodio ha avuto un valore positivo o negativo per me?
Mi ha sostenuto?
Oppure mi ha destabilizzato?
Lo ritengo valido, costruttivo, creativo, …nella mia storia?
Ecco che stiamo entrando nella prospettiva migliore per rivisitare l’accaduto.
Più è forte il dolore e più grande/importante sarà la lezione e quindi eccellente la crescita.
Il dolore ha bussato, con il consenso Divino, per farmi “crescere”, perché la scoperta di oggi sarà la mia vettura, il mio carburante di e per il mio domani.
Dobbiamo quindi prendere l’abitudine di “leggere dentro i fatti, gli accadimenti”, cioè di diventare “intelligenti nel formulare le domande legate al nostro travaglio in essere”, partendo da noi, non dall’altro.
Ciò che è legato all’altro non lo controllo e non lo controllerò mai.
Ora è tempo che ricominciamo da noi e quindi mettiamo in atto solo le strategie migliori per riprenderci, per risollevarci, per ricominciare al meglio.
Se stiamo nel dolore, vediamo di trarne il massimo giovamento possibile per il nostro futuro, piantandola di piagnucolare  e di dirci che non avremo più amici, che nessuno potrà più entrare nella nostra vita o peggio che non vogliamo più nessuno al nostro fianco …
Quando eravamo piccoli e cadevamo in terra, sbucciandoci le ginocchia, facevamo questi discorsi???
A volte, la mamma non finiva neppure di disinfettarci la ferita, che già stavamo sgambettando e programmando qualche altro casino …
Perché ora le cose funzionano diversamente?
Perché ci neghiamo e precludiamo la Vita?
Come mai siamo diventati così poco intelligenti?
Questo è il momento per rientrare in contatto con noi stessi, ( siamo o non siamo noi a stare male???)  il momento migliore e perfetto per valorizzarsi e riprendersi in mano, non per mettersi sul divano o in panchina per sempre.
Quando il dolore ci attanaglia, dobbiamo riscoprire le nostre passioni, rispolverare quelle cose che adoriamo, che volevamo fare, ma abbiamo accantonato, chissà perché …, forse proprio per giornate  e momenti come questi.
Nulla succede per caso, neppure che il dolore una mattina venga a farci visita …
Se è venuto, non possiamo fare finta che non abbia mai suonato alla nostra porta e neppure continuare a chiederci “perché proprio noi”, “come mai” … o cose simili …
E’ venuto per scuoterci, per farci “riprendere”, per farci “ritrovare”, per farci riprendere in mano la nostra Vita, perché noi siamo importanti, più importanti di questa storia fine a sé …
Altra cosa importantissima è che ora è tempo di circondarci di persone diverse, per uscire dal circolo vizioso che ci riporterebbe all’ex amica, all’ex compagno, al marito o moglie.
Quando una storia, come una stagione, in qualche modo si conclude, dobbiamo cambiare gli abiti, cioè tutto ciò che ha fatto parte di quella parentesi.
Impensabile?
Beh, presto cambierete opinione.
Non sto incitando a rinnegare il bello di quelle relazioni, ma semplicemente prospettando/anticipando la difficoltà che scaturirà sicuramente dal procedere nella stessa dinamica e direzione.
Siamo in convalescenza e tutto e tutti ci metteranno, involontariamente, nella condizione di rammentare, rivivere, riconsiderare, ricordare, …. ripensare e quindi riaprire la o le vecchie ferite.
Uscire con i soliti amici, significa rivisitare “come è accaduto l’incidente”, “come è avvenuta la malattia”, il suo decorso, le fatiche, le parole dette o taciute, la stronzaggine dell’ex, la fatalità del destino o la cattiveria della persona che credevamo amica.
Un circolo malefico e malevolo per noi e per loro.
Se avessimo il coraggio di ascoltarci, ci accorgeremmo che una parte di noi lo sa, perfettamente, e vorrebbe fare proprio questo taglio epocale, per evitare ogni forma di masochismo e compatimento inutile.
Ci sono cose che non cogliamo per convenzione sociale, ma che sarebbero di estrema utilità e benessere per tutti ed è ora che impariamo a metterle in gioco.
Quando stiamo male non abbiamo bisogno di compatimento, ma di aria fresca e pulita, per tornare a riossigenarci e vivere e magari pure di un bel calcione nel di dietro, per scuoterci e riprenderci seriamente la vita in mano.
Chi ci compatisce non ci aiuta!!
Se poi la persona coinvolta è ancora in vita e a sua volta frequenta lo stesso giro di persone, la situazione è ancora più degenerativa, perché comporta un sotteso di “fuga di notizie”, critiche, schieramenti reali, celati o presunti, così come di messaggi in codice per quel lui o quella lei “fetente”.
No!!!
Il dolore serve anche per questo.
Cambiare aria.
Cambiare giro.
Cambiare vita.
Questo non significa assumere atteggiamenti ostili o di chiusura nei confronti del “vecchio giro di persone”, ma allargare le proprie frequentazioni, facendo indubbiamente fatica, ma, proprio per questo riprendere a decidere e muoversi in prima persona.
Dare spazio al nuovo: un corso, una lezione, un progetto, una vacanza, un qualcosa di particolare e diversamente diverso.
Lì si spalancheranno nuove frequentazioni, altre passioni personali, contatti che porteranno sicuramente in superficie abilità  addormentate, consapevoli o inconsapevoli, ma sicuramente fruttuose.
Troveremo altre persone e con loro sarà faticoso parlare di ex e piangerci addosso.
Altra cosa bellissima è che finalmente possiamo ricordarci di nuovo di “vivere nel presente”, prima come strategia per sfuggire alle vecchie dinamiche e poi per gustare ogni attimo, ogni istante intensamente.
Il dolore viene per riportarci nel presente, nel qui ed ora, anche se noi tendiamo, per qualche strana reazione malevola, a ripiegarci verso il passato, per non perderlo; in realtà lo abbiamo perso e non serve ora camminare girati indietro, perché facendo così ci perdiamo ogni cosa e rischiamo veramente di cadere con un tonfo senza eguali.
Se vivo nell’oggi vedo e sicuramente  scopro nuove occasioni, nuove opportunità.
Il dolore è un’occasione, non una bomba, né un evento fine a sé, altrimenti Dio, che conosce solo l’Amore non lo permetterebbe mai.
Se il buio ci ha scagliato addosso questa lama per ucciderci e il Divino ha permesso che ci ferisse è solo perché ben altro arriverà dopo questa ferita e cicatrice.
Se anche il bene avesse voluto la nostra morte, avrebbe lasciato carta bianca al sotto, al male, ma se non lo ha fatto, non è per passare a noi l’onere di suicidarci, ma semmai di migliorarci e trovare qualcosa di meglio e di nuovo.
Lo so, qualcuno starà pensando che la persona con cui viveva e amava o considerava amica, non gli creava problemi, anzi: erano in perfetta sintonia e quindi “stavano bene” e non comprenderà questa mia affermazione, ma tutto ha un senso.
Quando stiamo “in paradiso” ci fermiamo, è normale, umanamente comprensibile, e quindi smettiamo spesso di scalare e ascendere verso l’alto, ma siamo venuti per camminare incessantemente, quindi, prima o poi … dobbiamo riprendere il cammino.
E’ così anche per altre fasi, altre tappe classiche della nostra vita: figlio, studente, lavoratore, compagno …: sosto, adempio ad un ruolo e poi riparto …
Quanto è accaduto ci deve far riflettere … e pensare che il dolore ci prospetta solo qualcosa di oltre, di grande, di magico, di diverso, a cui noi magari non ambivamo, ma che è tempo sia.
Un abbraccio dolcissimo ti**** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Rosalia

    Ho tutte le emozioni aperte e tutte raccolte in queste tue parole…. per me oggi “qualcuno” ha accolto i miei pensieri, le mie preghiere e mi ha fatto trovare una risposta. Tante risposte! Tante riflessioni, tanti ragionamenti che diventeranno insegnamenti.
    Infinitamente sempre e ancora GRAZIE Ti! Attraverso i tuoi scritti, riscopro me nel mio essere. Riesco a sentirmi a volte cullata, altre guidata, altre sorretta, spesso compresa. Mai sola!.
    Siamo fatti di Amore! Vorrei che tutti lo ricordassimo. E lo vivessimo infinite volte dentro ogni battito di ciglia, dentro ogni lacrima, Perché ogni giorno la vita ci offre dei doni inestimabili, anche quando si “rompono” o si “perdono”.
    L’Amore trasforma, l’Amore arricchisce l’Amore e continuare ad amare apre ogni possibilità per imparare che la vita è il dono per eccellenza, ci ricorda quanto siamo Unici e UNO tra di noi.
    L’Amore semplicemente è Amore.
    Un sorriso,
    Rosalia

    • *** ti degli Arcangeli

      Rosalia sei straordinaria …
      Che questo Amore ti canti sempre dentro, avvolgendoci dolcemente e trasformando ogni tuo gesto in un’onda amorevole di Pace, Luce e Amore.
      Namasté!

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