
Non vi è mai capitato di sentirvi diversi e di chiedervi:
”Ma cosa c’è di sbagliato in me? Perché mi sento fuori luogo, fuori posto?”
Bene, allora oggi troverete il mio articolo particolarmente utile e soprattutto capace di portarvi a guardare le cose da un’altra prospettiva, cioè dal lato o meglio dall’angolino delle persone che spesso si sentono in imbarazzo, fuori luogo e magari fuori gioco, rispetto alla stragrande maggioranza della gente.
Sto parlando dei timidi, delle persone che sanno ancora arrossire e guardare attentamente ogni cosa, sì, perché quando ti muovi piano, come vivessi in un mondo fatto di cristalli, sai ascoltare ed osservare oltre misura ogni cosa, evento e persona.
La società ci propone degli standard entro i quali stare e quindi, quando esuliamo da certe caratteristiche nel modo di essere e dalle dinamiche ordinarie dell’agire, la società ci bolla e ci esclude.
Se non possiamo essere etichettati, secondo i canoni consueti, e quindi fatti rientrare nei barattoli dei disinvolti, dei disinibiti, dei capaci, dei ciarlieri, degli intelligenti, insomma essere considerati secondo le qualità che accomunano tutti gli omologati, siamo dei “diversi”.
Qualsiasi aspetto, dal fisico, all’emotivo, al mentale/logico, oppure al razziale, ci discosti dalla massa, ci mette a disagio e ci fa essere, oltre che sentire,degli “alieni”.
Timidi?
La massa è omologata all’estroversione e chi non è estroverso viene bandito e messo nella condizione di sentirsi “un disabile” all’interazione sociale.
Quello che sto dicendo non è una cosa di cui andare fieri, come genere umano, ma è così che accade, purtroppo.
Qual è la cosa peggiore che una mamma possa sentirsi dire dagli insegnanti di suo figlio?
“Hai un bambino introverso!”
Introverso per noi è quasi sinonimo di rallentato, di asociale, di incapace alle grandi connessioni e quindi alle grandi realizzazioni, … ma così non è.
Oggi, lo dico con rammarico.
Chi si sofferma troppo ad ascoltare, ad osservare, prima di agire, chi ha modi gentili ed è eccessivamente composto viene considerato come poca cosa e messo ai margini, come fosse poco empatico, ma così, lo ripeto ancora, non è.
Viviamo nel caos e coltiviamo poco le emozioni.
Abbiamo bisogno di rilassarci e di trovare pace.
Ci avviciniamo alle filosofie orientali nel tentativo di stare bene.
Perché tutto questo?
Forse perché non ci appartengono né il silenzio interiore, né l’ascolto di noi stessi e degli altri, quelle dinamiche e capacità che vengono invece da un grande Spirito, uno Spirito che emerge e si arricchisce, si esprime proprio là dove c’è tranquillità.
Quelli che vengono chiamati introversi spesso hanno questi doni, quei doni che come omologati, estroversi, non sappiamo leggere, comprendere, gestire e vivere.
Loro li hanno e noi li bolliamo come incapaci e “diversi”.
Tutto ciò che ci circonda è incentrato e calibrato sull’estroversione.
La società è fermamente convinta che se sei estroverso puoi tagliare tutti i traguardi che desideri, puoi raggiungere il massimo degli obiettivi, puoi fare nella tua vita, qualsiasi cosa tu desideri.
Se sei così oggi, possiedi tutte le qualità attese e più elogiate.
C’è un libro in cui si parla di questo ambito profilo dell’estroverso, che emerse quando la nostra società prese un taglio tutto commerciale; allora ci si accorse che le persone più ciarliere, vendevano alla grande, mentre i timidi rimanevano ai box e non sembravano in grado di portare a termine nessuna trattativa economica.
Così, in un ambiente umano, votato al guadagno, si cominciò a dare credito solo a chi aveva certi requisiti, perché vendendo valeva, aveva un posto al sole, riusciva a fare ciò che contava veramente per il nostro mondo industrializzato: fare soldi.
L’estroverso riusciva ad ottenere più crediti nell’ambito lavorativo, quindi venne preso come “modello” a cui rifarsi.
Al contrario, se noi andassimo a rivisitare tutta la storia dell’umanità, ci accorgeremmo che le più grandi scoperte ( di fisica, chimica …) vennero fatte da persone timide, introverse.
Newton, Einstein … sono solo alcuni esempi di persone “genialmente diverse” .
L’introverso non è vero che non fa o non sa fare!
Quando c’è bisogno, la persona fa, si muove, sebbene la sua modalità possa discostarsi dai comportamenti che vanno per la maggiore, quelli dei più.
Non è sbagliato essere estroversi, ma neppure essere introversi.
Ognuno ha la sua di modalità e dovremmo poter accogliere e vivere in libertà entrambe le modalità, senza bollare, senza creare divari, senza far sentire a disagio chi è così, anziché cosà.
All’occorrenza anche una persona riservata si muove, parla, interagisce e dice di sé, magari in maniera meno eccentrica, meno forte, ma sicuramente consona ed educata.
Accentuare e dare tanto, troppo rilievo ad alcuni aspetti, denigrandone altri, non aiuta nessuno, perché in ciascuno di noi convivono spesso sia il lato A, con le sue caratteristiche, che il lato B.
Fare la guerra all’uno, a favore dell’altro, ingenera divisione netta tra gli individui e anche all’interno del singolo soggetto.
A tutti piace non fare fatica, essere il meglio e andare alla grande.
Ecco perché, chi è introverso tende poi a vivere in maniera ancora più pesante il suo modo di essere, diventando quindi impacciato fuor misura, soprattutto quando, da piccolo, comprende che l’adulto non è contento di questo suo modo di essere e gli dà, come rimando, quello che deve cambiare, deve fortificarsi, deve essere fermo e deciso, perché così, lui è sbagliato, è insicuro, è fragile e poco considerato.
E’ allora che molti di noi, per piacere e sentirsi accettati, soprattutto in famiglia e negli ambienti che frequenta, vedi la scuola e l’oratorio, incominciano ad assumere atteggiamenti non suoi, ad indossare una maschera, che presto cadrà, oppure a rintanarsi sempre di più nel proprio guscetto, convinti di non essere capaci di fare e di uscire da questa terribile situazione.
Non è così!
Accettarsi è fondamentale.
Viversi al meglio è amarsi e noi educhiamo i bambini introversi all’odio, al disamore, alla paura verso questo aspetto, questo lato di sé.
Un bambino non spavaldo, non portato ad esternare, a muoversi sempre per primo, soffre di sé e questo è terrorismo verso di lui.
Forse perché conosco benissimo la dolcezza degli Angeli, la loro capacità di ascoltarci, il loro seguirci silente, forse per questo non temo e non addito come “marziani” i bambini introversi, di cui ho fatto parte.
Una volta si parlava di carattere, oggi si parla di “menomazione”, di manchevolezza, di un figlio diversamente “abile”, ma non è così.
La riservatezza, la sensibilità, la predisposizione a riflettere sono doti incredibili, straordinarie, che lasciano spazio alla fantasia, consentono la creatività, l’unicità, cioè di saperti esprimere, dire al Mondo chi sei e cosa desideri, senza essere invadente.
Chi ascolta ama.
E chi ama, rispetta.
Ha grandi capacità intuitive ed empatiche, perché osserva, conosce, sente, condivide, risponde in maniera attenta, sollecita ed adeguata.
Se una persona introversa soffre e prova dolore per una situazione, eviterà sempre, agli altri, ciò che vive ed avverte come deleterio.
E’ tempo di vedere questi nostri aspetti come dei pregi, non come dei limiti.
Sono doni, sono doti che portano al mondo tanto, bisogna solo saperli finalmente vedere e valutare per ciò che realmente sono.
La malattia sociale del guadagno estremo ha soffocato queste doti, ma è tempo di rivalutarle.
Ci sono tre consigli, come persona timida, che mi sento di dare.
- Amati! Non sei uno sgorbio, non sei contagioso e non hai nulla di sbagliato.
E’ vero, noi elaboriamo gli stimoli in maniera totalmente diversa, ma abbiamo le stesse cose che possiedono gli altri, anzi: Dio ci ha dato una marcia in più, rendendoci attenti e presenti a ciò che veramente conta, vale a dire la persona, il suo mondo emotivo e spirituale. - Non rinnegarti, mai! Ti diranno che sei sbagliato, che così non va bene, non sta bene, ma in realtà chi stabilisce ciò che è giusto e ciò che non lo è?
Se sei così è perché vai bene così. Puoi migliorare, come tutti, ma ciò che sei va bene per il compito di cui sei stato investito al momento della tua creazione dal Padre.
Se avessi avuto bisogno di altro, lui ti avrebbe sicuramente dato in dotazione altre caratteristiche e fatto diverso, ma se non lo sei è perché il tuo lavoro solo tu lo potrai svolgere, usando esattamente ciò che hai ricevuto in dotazione ed esprimendo appieno chi sei.
Vedi quindi ciò che sei e accettalo profondamente.
Dobbiamo sicuramente evolvere, ma partendo da noi stessi, non cercando di clonare e fotocopiare gli altri.
Il Mondo ha bisogno di ogni singolo tassello del puzzle e quindi tu, io,ciascuno di noi, va bene così e deve essere così.
Vivi la vita, coltivando le sfide, ma senza rinnegare mai la tua vera essenza. - Impara a rispettare e riconoscere i veri bisogni degli estroversi, partendo proprio dai tuoi di bisogni, non cercare di scimmiottarli. Non importi di cambiare! Non provarci assolutamente. Tu sei tu e loro sono loro! Ciascuno ha i suoi magici e mitici aspetti. Impara a vederti come una risorsa e a visualizzare anche chi è estroverso, come tale.
E’ importante cercare di cogliere il lato diverso, per comprendere come ci compenetriamo, come ci arricchiamo vicendevolmente, come possiamo interagire appieno in maniera finalmente solidale e costruttiva.
E’ importante riconoscere il bello di ogni creatura, saper dar valore alla diversità, non alla omologazione, perché la Vita è dinamicità e pertanto necessita del contributo di tutti, me, te incluso …
Dai spazio a chi sei e presto ti sentirai in perfetta armonia con il Creato e ti accorgerai di riuscire a seguire la volontà celeste con maggiore leggerezza e capacità costruttiva e creativa.
Amati e regala al mondo la tua unicità!!
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