Faccio dell’Ascolto un’Arte

Siamo pieni di parole, parole che popolano i social, le messaggistiche, le bocche di ciascuno di noi, eppure tutto questo proliferare verbale o scritto non pare avvicinarci e offrirci i frutti tanto desiderati.


La parola crea, almeno questo è il suo valore recondito, menzionato addirittura nei testi Sacri, dove si dice che il Verbo si fece carne, ma oggi, in una realtà affaticata e “liquida”, dove quello che viene detto in questo istante, verrà forse contraddetto tra tre ore, cosa sta creando?
Guardiamoci per un attimo intorno.
Che sensazione ricevi?
Di equilibrio o squilibrio collettivo?
Di una società serena e accogliente, che sa dove sta andando e come ci sta andando o di una sorta di massa collettiva impaurita e piegata agli eventi?
E’ una società accogliente e rispettosa o aggressiva e senza regole?
Pensiamo anche al linguaggio dei Social.
Ai commenti taglienti, senza alcuna forma di empatia o di rispetto.
Sicuramente i grandi Valori che ci contraddistinguevano sono ora in crisi e questa situazione ha una ricaduta sul nostro mondo linguistico.
Oggi pensiamo insieme alla parola come a uno strumento eccellente, per avvicinarci all’altro.
Riflettiamo insieme.
Come trasmetti di solito ad una persona il tuo pensiero?
Grazie a che cosa puoi comunicargli cosa pensi, come ti senti, cosa vuoi, cosa sogni?
Fondamentalmente attraverso la lingua, quindi grazie alla parola, la parola che è il mezzo per eccellenza, con cui tu puoi esprimerti e dare agli altri te stesso, il tuo vissuto, la tua visione della realtà.
Ma come lo fai?
Quali sono le parole, il timbro, la modalità con cui sei solito farlo?
Credo che fermarsi a riflettere su queste dinamiche sia molto importante, soprattutto ora, per creare un ambiente più sereno e a misura d’uomo.
Viviamo sicuramente in una situazione affaticata, ma questo non deve rappresentare l’occasione per peggiorare, ma bensì per risalire in superficie e crescere.
E’ un periodo storico di crisi generale, crisi che sembra partire da una condizione sanitaria particolare, per poi toccare e abbracciare l’individuo, la realtà e quindi anche tutti gli aspetti che ne fanno parte.
Si parla tanto di cittadini attenti e responsabili, ma tutto sembra andare nella direzione contraria alle intenzione.
Un esempio?
Stiamo proponendo Giornate e campagne per favorire una sorta di “educazione civica”, ma basta entrare nelle scuole, per vedere una recrudescenza del fenomeno del bullismo.
La nostra dimensione civica naufraga, se dietro non c’è un ambiente che coltiva valori, virtù e lo fa non tanto razionalmente, e per convenienza, quanto seguendo la dimensione dell’intelligenza emotiva.
La fatica relazionale, generale, è ormai sotto gli occhi di tutti.
La nostra “educazione civica” parte dal reale e la pandemia è una sorta di “grande sfida” di civiltà, una civiltà che però non nasce nella testa, come ci viene fatto credere, ma dal cuore, dall’anima di ciascuno di noi.
Siamo confusi e veniamo gestiti ed educati a demolire l’Arte dell’Ascolto.


La nostra è una realtà confusa, dove l’Anima giace dimenticata, il cuore è sovente in sofferenza e  questo crea e alimenta solo confusione interiore, che poi portiamo all’esterno soprattutto attraverso i nostri comportamenti, le nostre azioni.


Di che cosa abbiamo allora bisogno?
Di ascolto.
Ascolto di noi stessi e degli altri.
Ogni giorno devi ritagliarti uno spazio, anche piccolo, ma lo devi fare, nel quale sederti e ascoltare quello che ti si agita dentro.
Ascoltare significa poi dargli spazio, dargli corpo, dargli vita, perché solo così starai meglio.
Ascoltare è un’Arte, un’arte di vitale importanza e oggi lo è più che mai.
Come faceva la tua bisnonna che non aveva tutti i rimedi di cui disponiamo noi oggi, quando un figlio o il marito, oppure un’amica stava male?
Si fermava, ascoltava, decideva e poi agiva e consentiva che le poche cose a sua disposizione dessero sempre frutti eccellenti, risultati.
Il corpo ci parla.
L’altra persona ci parla, anche quando tace.
Gli eventi ci parlano.
Dobbiamo solo avere orecchie per sentirli, meglio: per ascoltarli.
E’ giunto il tempo che tu alleni quest’Arte di ascoltare, per vedere di dare un contributo alla rinascita collettiva.
Con chi?
Con te stesso, con tuo figlio, con la tua compagna/o, con l’amico/a, con il vicino di casa, con l’estraneo che incroci la mattina alla fermata del bus.
Ascolta.


Fai la tua dichiarazione di “Empatia” al mondo, perché si risvegli.

Se al lavoro il collega ti stressa o sembra in qualche modo provocarti, remare contro il profitto di entrambi, forse è proprio giunto il momento di sederti con lui e, anziché attaccarlo, sederti e metterti in  suo ascolto.
Perché ti attacca?
Perché ti rompe?
Perché non riesce a cavare un ragno dal muro?
Sicuramente è un cuore addolorato, un cuore ferito, un cuore spaventato, un cuore che attende ascolto.
Offriglielo!
“ Che cos’hai che ti turba? Cosa c’è che non va?”
Hai mai provato a chiederglielo?
Chiediglielo e mettiti in ascolto.
E tu, a tua volta, chiedi a te stesso perché le sue parole, i suoi modi, le sue dinamiche ti destabilizzano e ti turbano così tanto.
Forse perché quelle parole, quei suoi modi … si agganciano a qualcosa di “anomalo”, qualcosa che si aggira inascoltato dentro il tuo cuore.
Ascoltarlo, può sanare anche te.
Immagina le sue parole come il martelletto del dentista.
Se il medico batte sui tuoi denti e i denti sono sani, tu non accusi minimamente il colpo.
Se, al contrario, da qualche parte, tra i tuoi denti, si annida una carie, ecco che il piccolo colpo provoca in te una reazione dolorosa.
Più il problema è esteso è più la risposta è profonda, acuta e fastidiosa.
Il dente duole.
La stessa cosa accade quando il collega, il figlio, la moglie o qualcuno finisce, anche inconsapevolmente, per toccare corde del tuo cuore che sono in qualche modo fragili o ferite dell’anima, che ti porti dentro, senza saperlo.
Ecco perché il primo consiglio per sviluppare quest’arte è proprio quello anacronistico, di fare al figlio, al collega, all’amante, al collega una dichiarazione di “presenza” e di farla con il cuore, allontanando qualsiasi forma di belligeranza.
Dietro quella fatica c’è un cuore che soffre e dietro la tua aggressività un altro cuore che stenta.
Abbandona le armi.
Fai parlare il tuo cuore.
Fermati!
Guadagnerai tempo, non lo stai gettando.
E’ una pausa proficua per entrambi.
Con questa sosta, stai solo creando i presupposti per un dialogo positivo e quindi per un vissuto insieme, cioè un cammino condiviso e più produttivo.
Fermati!
Abbi il coraggio di farlo, anche se il tempo sembra, per ora,  un nemico implacabile.
Siediti accanto all’altra persona e usa il “linguaggio del cuore”.


Mettiti in ascolto.

Per imparare ad ascoltare, devi ricordarti che hai due orecchie e una bocca, quindi devi “ascoltare” il doppio di quanto parli.
La disponibilità, quella vera, è diventata un bene raro, quindi si creeranno facilmente dei presupposti positivi; la persona a cui stai offrendo il tuo cuore, in una condizione di ascolto, si sentirà subito meglio e tenderà ad aprire il suo cuore a e confidarti il suo problema, la sua paura, la sua fatica.
Lei si sentirà subito meglio e tu con lei.
La sua Anima si sentirà benevolmente accolta, abbracciata e la tua connessa al Padre, di cui tu sei in quel momento il “rappresentante”.
Mentre lui cura la sua ferita, anche la tua ferita interiore guarisce.
Se ti parla di sé, fai domande e sostienilo nel raccontarsi, nel creare il giusto profilo del problema e soprattutto nel prendere consapevolezza “del come si sente”.


Ricorda che le emozioni dell’altro valgono esattamente come le tue, quindi mettiti in ascolto senza tempo e senza giudizio.

Se ci pensi, quando una persona ci offre la confidenza di una situazione personale, come un’arrabbiatura con qualcuno, la dinamica che mettiamo in atto è solitamente ben diversa.
Ti devi attivare in modo solerte e proficuo, il che significa che ti astieni dal prendere le “parti”, dall’esprimere giudizi a proposito di fatti e persone; non serve, non è questa la tua funzione.
Tu devi concentrare tutta la tua attenzione sulla persona che ti sta davanti e su quello che sta provando e ha provato.
Non sei un piromane, ma un pompiere, ricordalo.
Le sue emozioni valgono quanto le tue, sono già parecchie  e non c’è alcun bisogno di rinforzarle, ma semmai di stemperarle.
Così la persona affaticata sa che ci sei, sa che su te può contare, sa perfettamente che ti sei accorto di lui, della sua difficoltà e che gli stai tendendo una mano.
Non sei un cecchino, ma un soccorritore.
Se anche non volesse parlarti, perché non si sente pronto, rispetta il suo silenzio e sappi che tu hai fatto un vero miracolo per lui.
Tu sei seduto accanto a lui e lo hai fatto per offrire il giusto supporto, quello che la mamma ci offriva quando da piccoli cadevamo e ci sbucciavamo un ginocchio e di cui lui aveva un enorme bisogno.
Pulizia, un po’ di disinfettante, un cerotto e due chiacchiere sul come era andata la faccenda e sul come fare per non capitombolare più.
Ecco allora che dopo avergli permesso di dire quello che si sentiva di condividere con te e che gli avvelenava in qualche modo il cuore, è giunto il tempo di aiutarlo facendogli domande che lo portino a trovare le soluzioni adeguate.
Piccole o grandi, poco importa.


“Cosa vuoi fare ora per cambiare questa situazione?”

“Cosa puoi fare per migliorarla?
“Cosa possiamo fare insieme, perché tu stia bene, ti riprenda, sia nuovamente felice?”

E’ importante che tu gli offra il tuo supporto, ma solo in maniera marginale, proprio per consentire a lui “di esserci”, di mettersi in gioco, di sapersi far carico con responsabilità del fatto, dell’accaduto.
Niente arriva a buon fine, se non parte dalla sua sorgente.
Ogni fiume ha la sua sorgente e nessuno di noi può scorrere al posto di un altro fiume.
Aiutando l’altro, ti metti in connessione con la nostra parte migliore, con la nostra vera “origine” e da lì anche tu trai, a tua insaputa, tanta energia, energia che alimenta la tua Anima e guarisce l’Anima affranta che hai davanti.
Tu diventi un “ricercatore” e fai di lui un “esploratore”.
Le nostre Anime attendono queste possibilità per risvegliarsi, per alzarsi dal letto dove da tempo giacciono affrante e riprendere così il loro cammino, secondo le leggi del cuore.
Buon Ascolto!
La persona che hai di fronte ti aspetta…

Con Amore ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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