
Stare bene è sicuramente una scelta che compiamo ogni giorno ed ogni istante della nostra giornata, perché implica il nostro modo di reagire alle situazioni, agli stimoli esterni ed interni, soprattutto nelle relazioni.
Viviamo “impastati” alle realtà circostanti, incapaci di prendere le dovute distanze da ciò che ci accade e da ciò che spesso potrebbe non riguardarci, mentre nella realtà riteniamo ci competa.
Abbiamo un retaggio antico e consolidato che ci spinge ad assumerci responsabilità che diventano per noi catene eterne e senza possibilità di tagli o allontanamenti e questo ci rende persone scontente, aggressive e “condannate” ad una sorta di infelicità scelta e reputata doverosa, mentre tale non è.
Se parliamo poi di coppia ti senti perso, perché tutto sembra concorrere ad intaccare e non consentire la fiducia reciproca, l’affetto positivo e consolidato, la comprensione.
Lo stress nelle relazioni sembra una costante e te ne accorgi quando ti confronti con amici/amiche o persone con le quali puoi permetterti di parlare di questi aspetti molto importanti della tua vita, come della vita di chiunque.
Ci sono aspetti che non sorgono immediatamente tra i partner e nemmeno nelle relazioni ordinarie, che nessuno ci aiuta a cogliere e coltivare.
Veniamo da un’educazione fatta di “sopportazione” e senso del “sacrificio” che rasenta sovente l’immolarsi, anche se oggi le cose si stanno invertendo, ma in maniera estremista e quindi comunque sbilanciata.
Quali sono i problemi che più facilmente ti trovi a gestire quando inizi la tua vita di coppia?
Sostenere la bellezza dei primi approcci, senza perdere il proprio io.
Conservare la gioia e la freschezza dei primi momenti nella quotidianità che avanza.
E dici poco?
Nel corso dei primi tre anni, in genere, iniziano i problemi e la relazione prende una forma, come fosse una scultura, che spesso si dissocia dalle aspettative di entrambi gli artisti e dalle aspirazioni, dalle forze, dalle energie messe in campo.
Chi ha più anni lo trova normale, lo reputa scientificamente e chimicamente così, scontatto, assodato, appurato.
Eppure gli Arcangeli parlano di Amore grande.
Parlano di Amore eterno.
E’ possibile?
O hanno ragione i più, coloro che si riallacciano all’esperienza collettiva generazionale?
Beh, credo che se il mondo angelico ci parla di Amore, come di un qualcosa di eccelso, lo si possa ottenere e che debba esistere, anche se la nostra esperienza sembra lontana anni luce da queste loro indicazioni.
Depressione e sfiducia verso l’altro sono molto diffusi, ma ci deve essere una modalità diversa per mettersi in gioco, per non ottenere sempre gli stessi risultati.
La situazione più ricorrente che puoi vivere è quella di cadere in una relazione mal gestita, che crea un circolo vizioso, dalle mille e una sfumatura, in cui entri in disagio, provi rancore, frustrazione e stress a volontà.
A volte non te ne avvedi nemmeno, almeno all’inizio, ma prima o poi, quando lui/ lei incominciano a darti sui nervi, ti accorgi che qualcosa non quadra; allora incominci a criticare certe sue abitudini, a non sopportare cose che prima sembravi accogliere e condividere o con le quali convivevi con semplice naturalezza.
Se l’altro inizia a starti stretto dovresti farti subito carico che qualcosa tra voi non funziona, non passa nella maniera corretta, non fa parte di quell’Amore che dovrebbe appartenervi e quindi condividere questa considerazione con l’altra parte coinvolta ed insieme, rivisitando la storia dalle origini, dovreste cogliere il punto dove si è generato lo scollamento ed intervenire.
Allora dovresti metterti subito nella condizione di analizzare e prenderti in carico la vostra storia in maniera più costruttiva, senza aspettare che il tutto sfoci in un conflitto continuo, perenne, devastante, come in genere accade.
Quante volte mi sento dire: “Va beh, le cose non vanno molto bene tra di noi, ma stiamo insieme da così tanto tempo che me lo sposo o me la sposo, perché ormai, come fai a lasciarla/o? Poi se lo aspetta il “grande passo” e in fin dei conti se lo merita, mi ha dedicato tutti questi anni …” Così due persone si scelgono per “abitudine” e firmano la propria condanna, la condanna a morte di due persone che volutamente decidono e scelgono di azzerarsi a vicenda.
Questi non sono i prerequisiti per un buon futuro.
Queste non sono le basi per un’intera vita a due e più.
Questo non è scegliere né il proprio né l’altrui bene.
Le relazioni possono iniziare ad essere associate a problemi, ma se esiste un dialogo e un cammino comune nulla fa paura e nulla rappresenta un qualcosa di invalicabile.
E’ vero, oggi non siamo abituati nemmeno a tollerare certe situazioni o modalità, perché siamo passati da una realtà in cui non contemplavamo nemmeno lontanamente l’idea di rifiutare una situazione, ad un’altra, opposta, dove la sopportazione, e non parlo solo di coppia, non esiste, non viene contemplata.
Siamo passati dal farci schiacciare, dal vivere porgendo sempre l’altra guancia, al rifiuto, all’intransigenza opposta.
Ma non si tratta di farsi schiaffeggiare dall’intero mondo o dal nostro compagno, in nome del porgere “l’altra guancia”.
Si tratta solo di saper osservare, di saper cogliere, di saper capire ed entrare in empatia con chiunque ci viva accanto, quindi anche con chi dovremmo amare, in maniera speciale.
Devi capire il tuo compagno, sapere cosa vuole, cosa chiede e avere lo stesso in cambio da lui/lei.
Vivere in guerra, continua e costante con i vicini di casa, con le amiche, con i conoscenti, con le persone con cui lavori e/o con il/la compagno/a, non fa bene, non ci crea, non ci permette di essere noi, di esprimerci.
I conflitti regolari sono dannosi perché creano energie e realtà devasti nelle quali c’è sempre chi subisce di più e quindi soffre e paga e sovente anche più dell’altro.
Se hai già sperimentato una situazione di questo genere, cosa ti succede?
Che nei prossimi contatti e relazioni adotterai allora la
strategia di evitare i conflitti, nella maniera più assoluta, ma anche questa non è la soluzione migliore al problema.
Certo non vai a sbattere contro il muro nell’immediato.
Eviti il campo aperto, la battaglia all’ultimo sangue, ma evitando rimandi e non decidi.
Rispedisci al mittente tutto ciò che ti fa giungere, a tempo indeterminato.
Rimandi e intanto allontani anche il pensiero che ci possa essere in agguato qualcosa che potrebbe minare i contatti e le relazioni.
Così i rinvii fanno accumulare la “posta” tra di voi, mai scartata, né tanto meno letta.
Quando adotti questa strategia a livello emotivo, tendi ad estenderla un po’ a tutto.
E’ come se decidessi, inconsciamente, di non aprire più nessun tipo di lettera e busta, che ti vengono recapitati: né le bollette, né le comunicazioni, né le pubblicità, né altro.
Non apri.
Non ne prendi visione.
Non ottemperi a nulla.
Semplicemente rinvii.
E la corrispondenza si accumula, fino al momento in cui sei talmente moroso, che qualcuno interviene e ti chiede il dovuto, anche con gesti “importanti”.
E’ così che ti crei problemi sul lavoro, con i vicini, con il tuo uomo o la tua donna, oppure nella scuola di tuo figlio.
Non ti confronti.
Non dialoghi.
Non parli.
Non osservi.
Non ti metti in gioco.
Non cresci.
E quindi prima o poi arriverai ad esplodere, essere aggredito/a, perché frainteso/a e quindi a litigare.
Ti succederà esattamente quello che volevi evitare.
E di nuovo vedrai lo stress sopraggiungere e incalzarti.
Allora sarai di nuovo arrabbiato, depresso e offeso.
Arrabbiato fuori e aggressivo anche con chi ti sta vicino che, stanco di certe uscite, se la prenderà a sua volta con te.
Poi?
Poi partono i “rinfacci”, la lunga catena, come quella di Sant’Antonio, di elenchi chilometrici di cose fatte in modo sbagliato, per l’altro, dette in maniera pessima, che ti fanno apparire molto diverso/a da come in realtà tu sei.
Si crea una situazione paradossale, un cerchio discendente senza fine.
Niente sembra più gestibile ed è come dovrebbe.
Situazioni simili sono abbastanza frequenti.
Cosa fare ?
Attivarsi per rompere questo circolo vizioso.
Come?
Entrando in maniera libera in qualsiasi tipo di relazione.
Se faccio i passi corretti non sperimento lo stress e sto bene. Da subito.
Chiediti questo: “Perché entro in relazione con gli altri? Perché inizio una relazione? ”
I motivi sono tantissimi e vanno dalla nostra spinta all’essere socievoli, alla gioia che proviamo ogni volta che stiamo con gli altri.
Ma la cosa più importante è che vuoi, desideri creare dentro di te una situazione piacevole di pace, calma sicurezza.
Ma la cosa assurda, sai qual è?
Che ti metti nella condizione, con le tue scelte e modalità di non esserlo.
E questo perché?
Perché non lavorando su di te, vai incontro all’altro, proprio mentre vivi un disagio, non sei in pace, sei irritato o irritabile, non sei calmo né dentro, né fuori, quindi con tutti i presupposti del pretendere, ma non del dare.
Questo fa sì che anche se tu trovassi dall’altra parte la persona più mite, generosa e ben disposta del mondo, tu la leggeresti e la vivresti con i tuoi occhiali e quindi non la riusciresti, né potresti vivere al meglio.
Comincia a cercarti.
Inizia a cercare la tua libertà dallo stress, dentro di te.
Se sei” in asse”, come dico io, vedi tutto al meglio.
Se porti con te problemi insoluti, porti ovunque sempre e solo stress.
Quando vivi un disagio tendi poi a coinvolgere gli altri, quindi a coinvolgere chiunque incontri, raccontando le tue disavventure, chiedendo conferme e allargando l’energia e le vibrazioni legate a quel fatto.
Limita l’accaduto.
Affrontalo da solo e quando sei in compagnia degli altri vivi l’attimo, senza rispolverare fatti, episodi accaduti al lavoro o chissà dove.
Rigenerati.
Prendi e dai gioia.
Hai forse bisogno del sostegno di tuo zio, della collega o di tuo marito per risolvere un fatto tuo? Quali benefici trai, dal raccontare di aver discusso con Caio o con Sempronio?
Non creare situazioni invivibili, stressanti e la tua vita diventerà molto più serena, più proficua, più calma.
Consenti a te stesso di essere libero, mai giudicante e sempre accogliente.
Parti dall’idea che l’altro non ha detto o agito così per farti del male e sarai liberato dallo stress, non vivrai una relazione malata e agitata.
Se semini fiducia, vivrai nella fiducia e lei ti nutrirà e nutrirà la relazione con chiunque incontrerai nella tua vita, lungo il tuo cammino.
Devi imparare a non entrare nella vita, pensandola sempre fatti di cicli e ricicli: “Se mi è già andata così, sarà di nuovo così!!”
E chi l’ha stabilito? Chi l’ha detto?
Sei tu, con le tue convinzioni, i tuoi giudizi e pregiudizi che stabilisci questo, non l’Universo.
Impara a respirare correttamente.
Non mettere alla prova tutto e tutti, incluso il tuo povero cuore; impara a respirare e farlo respirare a sua volta.
Capisci che l’altro è adirato e il suo modo di fare ti mette pressione?
Provoca? Ma tu sei responsabile per lui?
Sei responsabile di questo?
Assolutamente no.
Quindi, non reagire.
Questa è la sua situazione, la sua ansia, la sua rabbia, non le tue.
Questa è la sua difficoltà e te ne sta rendendo parte in un certo modo, perché questo è tutto quello che in questo momento può e sa usare.
L’unico.
Nelle relazioni l’aspetto emotivo è variabile, quindi ci possono essere situazioni a rischio.
Non creare o fomentare.
Costruisci un attaccamento positivo e proficuo.
Aiuta l’altro.
Coltivate insieme ogni istante, perché dia buoni frutti, così che l’esterno non leda e non possa mai l’edere voi, cioè il nucleo centrale.
Buona crescita a tutti.
ti
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