Giovane o vecchio lo decidi Tu

L’articolo di oggi parte da alcune mie riflessioni fatte in classe con i miei alunni, a proposito del Tempo, di come noi lo concepiamo e di conseguenza lo viviamo.
Il personaggio del Verga, per esempio, Mazzarò, lo vive per la Roba.
E tu?
E’ questa la domanda da un milione di dollari, che ci manda sovente in crisi, scoperchiando un magico vaso, proprio come quello di Pandora, con cui devi misurarti e vale la pena farlo e velocemente, se vuoi “realmente essere e vivere”.
Fin da piccoli veniamo programmati a riconoscerlo, usarlo e farlo nostro nel peggiore dei modi.


Lui è il nostro mostro, la nostra spada di Damocle, la spada affilatissima, che ci penzola sulla testa e contro la quale ingaggiamo una specie di gara, all’ultimo sangue.
L’opinione della massa, espressa poi attraverso la pubblicità, concorre a fare il resto, a crearci ulteriori “etichette e traumi”.
Vieni addestrato a osservarlo e viverlo al peggio e a gestirlo senza pensare a lui come ad una risorsa,  ma come un qualcosa di sfavorevole, di perfido, la matrigna o meglio il “matrigno” che si nutre di te, mentre tu cerchi di fermarlo, di arginarlo, di arrestarne la corsa e così facendo, te ne fai letteralmente travolgere.
E’ un fiume.
Lui è come un fiume.
Visualizzalo così.
Placido, ampio, a volte tortuoso, che non si può fermare, non si può alterare, ma si deve e si può valorizzare sempre e vivere al meglio e nell’attimo di appartenenza.
Ora sei sul greto?
Osservalo e gioisci per ciò che vedi e sperimenti.
Ne sei immerso?
Ascolta la freschezze delle sue acque.
Ti trovi su una piccola spiaggetta?
Chiediti perché e vivi quella spiaggetta ed il magico esserci.
Invece no.
Tu ti pari davanti a lui e provi con caparbietà ad arrestare la sua corsa, memore delle esclamazioni misere dei più, degli anziani e di chi non vive mai:
”Eh, cosa vuoi farci, è una ruota che gira così!!”
“Prima o poi, tocca a tutti!!”
“Eh, l’importante è la salute!”
“Che brutto! Come passa il tempo!”
“Non sembra, ma stiamo diventando vecchi!”
“Certe cose si fanno solo da giovani!”
“Eh, sto diventando vecchio, per cui ci sta, è giusto che mi faccia male qualcosa…”
Siamo sintonizzati sulla frequenza della commiserazione, del reputarlo come un’esperienza “pessima”, la peggiore che ci debba e possa “toccare” e che, dulcis in fundo, ci porti solo malanni e fatiche, che non possiamo evitare e che fanno parte del suo incedere e devono esserci, altrimenti qualcosa non quadra.
Così qualsiasi azione tu faccia è quella del super eroe che gli si para davanti e prova a stenderlo, a bloccarlo, a mani nude, in maniera inutile e pericolosa.
Sì, è vero, il tempo passa e noi non possiamo farci niente, ma questo non rappresenta, se tu lo sperimenti nella sua essenza “divina”, il mostro, l’orco, il barbablù che un dio malvagio ha inventato per te, perché se è questo che pensi di lui, giustamente, rientri nella “normalità di moltissime persone” e con questa consapevolezza, ti porti dentro come una ferita sempre aperta.
Non accetti questa sua verità, questa sua “esistenza divina” e così passi un’intera vita a preoccuparti di lui, invece di fare l’unica cosa meravigliosa che tu, come tutti noi, esseri umani, dovremmo e possiamo fare nel nostro piccolo, cioè sentirlo amico e valorizzare tutto di lui, tutto, per riempirlo, come fosse una biscottiera, di tante belle cose, di tanti dolci, di tutta la serenità e felicità possibile.
Qual è la cosa che i più temono?
L’invecchiamento fisico.
Nessuno ti ha fatto cogliere il bello reale dei cicli delle stagioni, ma al contrario tutto, nella nostra società, viene ed è orientato verso il perenne.
E’ così ti nutri e pretendi di farlo, senza rispetto per il tempo, per il qui e ora, di frutti, ortaggi, fiori senza tener conto della stagione, e la stessa cosa la estendi all’intera tua vita e quindi all’arco temporale che ti appartiene.
Vieni educato a mangiare fragole in tutte le stagioni, ad avere fiori freschi a dicembre, a vedere ed avere sempre tutto, senza più la “sua”reale appartenenza ciclica.
Questo poi, lo estendi anche a te stesso e così facendo “distruggi”, senza avvedertene, da tanti punti di vista, la tua “vera essenza”, la tua appartenenza e il tuo stesso benessere fisico, emotivo, razionale e per forza, spirituale.
Partiamo dal benessere fisico, perché il corpo, nostro involucro esterno, la nostra scatola contenente tutto il resto, se ci pensi è la cosa a cui miri e tieni di più.
Ma come puoi pensare che lei non invecchi, se la nutri fuori stagione di ciò che “non è buono”, con ciò che è nato grazie a prodotti chimici, che lo hanno indotto a crescere, che lo hanno “forzato” ad essere?
Di fronte allo scorrere del tempo, ti nascono o meglio crescono dentro, molte paure.
Hai mai pensato che la ruga sul bordo del tuo occhio, potesse essere sintomo non solo dei tuoi affanni, ma pure del cibo che ingerisci?
Muori dalla paura di invecchiare, eppure ti attivi al meglio, per farlo, per diventare incartapecorito.
Lo disse un filoso, all’inizio del secolo ormai scorso:
“L’uomo è ciò che mangia”, te lo ha detto, lo ha preannunciato, lo stesso Ludwig Feuerbach, ma lo ha scritto e detto per nulla.
Mangi nel rispetto?
Sei rispetto.
Mangi nella e secondo la ciclicità della Natura? Lei ti appartiene e tu appartieni a lei. Cosa significa questo? Significa che se ingerisci la forza, l’energia di un prodotto che Madre Terra di dà in questa o quella stagione, non fai altro che assumere ciò che ti serve in quel determinato ciclo della tua Vita.
Non ti servono allora altre medicine, almeno che tu già non stia soffrendo per altre cause.
Hai mai visto una pianta, anche ornamentale, di quelle che tieni in un vaso, in casa, morire e poi, abbandonata nel suo vaso sulla terrazza o in un angolo remoto del giardino, ritrovarla di nuovo, piacevolmente, germogliata?
Tu,noi, non ci concediamo mai questi passaggi, stabiliamo a priori ciò che è vivo e ciò che non lo è, pretendiamo di avere il controllo di tutto, su tutto, anche su di noi, sul tempo, considerato però secondo questi canoni distruttivi, e in questo modo ciascuno di noi perde il controllo su/ di tutto.
Quante cose puoi fare e sono in tuo possesso, per la tua stessa origine divina, per stare realmente bene e non precipitare velocemente nello sfacelo fisico e psichico?
Tantissime e non parlo di lifting, filler o stupidate simili.
Parlo di nuove “filosofie” di Vita, di nuovi modi di approcciarsi a tutto ciò che è Vita e contribuisce a renderla tale.
Siamo affetti da una sindrome, tutta occidentale, secondo la quale, un giorno saremo anziani, quindi non avremo più forze e  il nostro aspetto ( ci sono addirittura programmini per vedere la nostra faccia incartapecorita in anteprima) sarà sicuramente brutto.
Sviluppiamo interiormente questa convinzione, la sposiamo e la “viviamo giorno per giorno”, arricchendola con molti altri aspetti, particolari, come per esempio la convinzione che intorno a quell’età, perderemo ogni nostro valore personale, umano, e allora nessuno ci riconoscerà più nulla di buono e noi non varremo più niente agli occhi dell’intero universo.
Ti ricordi il valore e la forza della parola?
Sai che la mente organizza la tua vita, se glielo concedi?
Noi stabiliamo tutto questo sfacelo annunciato.
Il potere del pensiero “collettivo”, naturalmente, ci asseconda e ci sostiene.
E cosa diventiamo?
Incartapecoriti.
Pieni di dolori ed acciacchi.
Un po’ stonati.
Dimenticati.
E’ un modo di ragionare buffo, il nostro, è un pensiero distruttivo e tipico della nostra società consumistica e materialista:  credere che questo sarà per tutti, sarà e poi il dare tutta questa importanza ad aspetti esteriori e puramente secondari, superficiali.
Per te conta apparire, non essere e fare, creare, conta suscitare invidia negli altri. La pubblicità stessa ci invita a farlo.
Tu devi essere un “fenomeno”, proprio come l’ortaggio venduto nelle catene dei supermercati, enorme, coloratissimo, uguale a tutti i suoi simili, ma senza alcuna proprietà, valore nutrizionale reale e carico di veleni.
Devi uscire da queste dinamiche.
Farlo, se vuoi amarti e avere una buona vecchiaia, e al più presto
.
Il Dalai Lama, è forse mostruosamente sfatto?
Gode di poca stima?
E’ forse un anziano un po’rintronato?
Come mai in lui esiste” l’essere senza tempo”, quello che tutti desideriamo?
Forse perché vive di Spirito, ama ogni cosa, sa osservare, sceglie la semplicità Divina e ne fa parte.
Lui nutre a ha nutrito sempre, ogni singolo giorno della sua Vita, la fiamma divina d’Amore, che arde dentro di lui.
Cosa puoi fare per invertire la rotta di collisione contro l’asteroide del tempo?
Viaggiare.
Viaggiare realmente e viaggiare idealmente, con la parte immaginativa positiva, con buone letture, buoni brani musicali, buoni amici, con … tutto ciò che è realmente positivo e vivo.
Viaggiare serve,  è utile, serve a sviluppare la capacità di uscire da certi tuoi schemi mentali, acquisiti “inconsapevolmente” dal tuo contesto.
Giro lo sguardo, guarda una volta tanto il sole che sorge.
Trova modi di intendere la vita completamente diversi dai nostri.
Superati, supera i tuoi pregiudizi, vola oltre i nostri dubbi esistenziali e le nostre paure, che sono poi diventate, quasi inconsapevolmente le tue.
Nutri il tuo Spirito e alimenta i tuoi figli di queste nuove dinamiche, perché sappiano gioire di due mani che si tengono, due labbra che si incontrano, un sorriso che nasce e si regala, a qualsiasi età e con qualunque tempo.
La gioventù è magia e non muore mai, se coltivi il “tuo bambino interiore”.
Così non cresci e perdi la tua vita ossessionato dall’idea di “perdere” quella gioventù che trascorri inconsapevolmente nel desiderare di raggiungere, prima, e nel pensiero di non perdere, poi.
I limiti spazio temporali che ci hanno portato a creare delle date convenzionali, ti bloccano, ti destabilizzano, li vivi come obiettivi fine  a sé.
“Goditi gli anni della tua gioventù perché poi da vecchio li rimpiangerai!“ è un detto da “vecchi”, è un augurio di chi non ha combinato nulla di buono e non vede oltre il proprio naso.
E’ il pensiero di chi passa le giornate a fare cose che non vorrebbe fare, ma fa per “dovere” e quindi rimpiange tutta una vita e ogni singolo giorno, che non si concede e non si è mai concesso/a di vivere.
Che tristezza in quelle parole.
Se viaggi, ti accorgi che siamo, sei lontano mille miglia dal tuo benessere.
Viaggiando, io, nata in un contesto di questo tipo, ho scoperto che altrove non si vige questo modo di pensare.
Ci sono culture, da cui forse dovremmo attingere di più, persone che hanno come base quella di dedicare la propria gioventù al lavoro, un lavoro intenso, attento, sodo e proficuo, perché poi potranno invecchiare vivendo dei frutti di quel periodo e quindi arrivare a una certa età anche con un bell’aspetto, senza corpi sfatti.
Noi, al contrario, incitiamo i giovani a divertirsi, a bighellonare, a curarsi, per poi, appena sposati, accasati, lasciarci andare ed arrivare da anziani spenti, senza più attenzione al sé, perché “ormai sono vecchi”
Vogliamo considerazione e stima e noi, per primi ci deprezziamo in tutti i modi.
Ormai dobbiamo solo fare e riconoscerci come “nonni”.
Invecchiare non vuol dire smettere di vivere, deve esserti ben chiaro.
Pensa alla birra, al brandy, al vino stesso.
Crescere, invecchiare, è prendere valore, non perderlo!!!
La Vita è adattamento e trasformazione solo verso il meglio, ricordalo!
E se un dubbio ti assale, ricordati del vino che porti in tavola: più è stagionato e più è buono, reca in sé aromi, retrogusto e sapori unici.
Invecchiare è quindi la capacità di tirar fuori il meglio di te, è un’arte antica e dimenticata, da noi occidentali, è la straordinaria gioia e capacità di ottenere il massimo da ciò che si ha, come si fa con il Minimalismo, uno stile di vita che ho adottato, o meglio cerco di adottare sempre negli ultimi anni e che mi ha letteralmente cambiato la vita.
Ottenere il massimo da ciò che hai, significa cercare di sprecare il meno possibile.
Anche ora lo sto facendo, seguendo, quando posso, le meravigliose lezioni di un’amica Naturopata, che mi educa a riscoprire ed utilizzare bacche, piante autoctone, fiori … per fare di tutto.
Pensa quante erbe e radici, bacche o altro usavano le nostre nonne o bisnonne per farsi belle, per curarsi, per guarire.
Noi le distruggiamo con i diserbanti, i fertilizzanti chimici e le sostanze tossiche per debellare i vari insetti, quando i monaci, per non buttare le foglie dei ravanelli, hanno scoperto che messe a macero in aceto, diventano un contorno stuzzicante, appetitoso e con ottime proprietà digestive.
Ma se noi, nelle mense scolastiche, negli orti, lungo i fossi, nelle campagne, buttiamo e distruggiamo di tutto, in nome dello star bene.
Non si può dare agli anziani, ai senza tetto tutto quel ben di dio, che i ragazzi non mangiano, che le catene di vendita al pubblico non consumano?
Ah, sì, potrebbe essere cibo contaminato e poi chi ne risponderebbe?
Allora a sera, o a fine pasti, buttiamolo in pattumiera, la terra ce ne sarà molto grata, visto che per produrlo, l’abbiamo avvelenata e massacrata a dovere.
Lo dico con ironia e dolore e spero li cogliate entrambi.
Questa impostazione, questi stili di vita, si trovano agli antipodi rispetto allo stile divino.
E’ la modalità del “non valorizzare”, di cui anche tu, uomo, fai parte.
ecco perché, invecchi e muori, rincorrendo una gioventù che non è tale.
Mi auguro che queste pagine, che ho scritto e postato oggi, girino sull’Web e facciano pensare e spingano molte persone finalmente a “vivere”, amarsi ed apprezzarsi nella propria eterna e magica giovinezza.
Amorevolmente ti.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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