Ho toccato il fondo

Quando tocchiamo il fondo e ci sentiamo mancare, dobbiamo solo lasciarci andare alla forza vera dell’Universo che sa e ha la visione globale del nostro cammino, quella panoramica che a noi manca.
A volte la Vita, soprattutto quando siamo in chiusura dei vari capitoli personali,  e quindi il cambiamento bussa alla nostra porta, ci fa rimanere senza fiato, trafelati e spaventati, in un’attesa spasmodica, che vorremmo solo evitare, distanziare da noi…
Perché parlare di questo?
Forse perché molti di noi, in questo periodo, stanno percorrendo un sentiero un po’ più faticoso e sconnesso del solito e quindi percepiscono un particolare cambiamento in atto che terrorizza.
Il cambiamento volteggia nell’aria.
Lo respiriamo, lo sentiamo sulla pelle e dentro le ossa …
La reazione è completamente personale, veramente soggettiva: alcuni avvertono una spinta strepitosa a cambiare vita e il desiderio di assecondarla, ma per i più, molto spesso il cambiamento spaventa e immobilizza e basta.
Non sono abituata all’immobilità, ma la conosco e la vivo di respiro, perché appartiene alla massa, ai più.
Cosa fare?
Il cambiamento in essere è a 360 gradi, quindi lo assaporiamo nell’aria stessa, come una sorta di corrente e porta in sé una forza nuova, capace di farci spezzare le catene del passato e frantumare i vecchi schemi sociali, personali, relazionali, che ci tengono prigionieri da generazioni…
E’ in atto un’evoluzione della coscienza, per cui possiamo cogliere l’occasione per fare un salto nella nostra crescita personale, salto in cui ci viene chiesto di uniformarci ai valori universali, quindi ad una morale diversa da quella “in auge” da tempi immemorabili, allineandoci ai comportamenti dell’Universo.
L’Universo non conosce il Nì: per lui o è sì o è no.
Diciamocela tutta: per fare questo salto, dobbiamo cambiare noi stessi, cioè il frutto di una società in crisi, che non vuole perdere il controllo e quindi si abbarbica come l’edera alle sue vecchissime dinamiche, ricusando quanto sta accadendo, perché diverso, altro e mutevole e per tanto, secondo la nostra logica, da temere.
Lo so, non è sempre facile, quantomeno per la nostra mente che è dannatamente attaccata alla più o meno lussuosa zona di comfort e che cerca sempre il “consenso” degli altri.
E’ giunto il momento di fare da soli, di scegliere in base alle proprie nuove dinamiche interiori e quindi dobbiamo perfettamente sapere chi siamo e cosa desideriamo.
Facile?
Assolutamente sì! …Basta ascoltarsi.
Presente “va dove ti porta il cuore”?
Ecco!!!
Si tratta proprio di quello.
Ricordo un fatto successo in casa di amici, alcuni anni fa, che forse può aiutarci a cogliere meglio il nesso del discorso odierno …
Una domenica arrivai e trovai la casa degli amici, immersa nella disperazione.
Disperazione perché a un mese dal matrimonio la nipote, dopo giorni e giorni di inappetenza e insonnia, aveva dichiarato a pranzo, alla famiglia, di getto, senza respirare, che non voleva più sposarsi, perché si era innamorata di un’altra persona, un ragazzo disabile, costretto su una sedia a rotelle.
Vergogna, onta, disperazione, … e sgomento per questa scelta così estrema e sicuramente, a loro dire, frutto di un attacco di “crocerossinite acuta”, tipicamente femminile.
Dov’era il problema?

Uno schema ordinario, spezzato da una scelta “non consueta, non ordinaria”.
L’ordine costituito veniva sovvertito e nella peggiore delle modalità e tempistiche.
Mi viene da sorridere, perché queste sono le situazioni ”meravigliose”, capaci di scuoterci e finalmente smuoverci e riportarci ad un’altra modalità di vivere, più schietta, diretta, vera e viva, che però abbiamo dismesso negli anni e non ci appartiene più.
Viviamo di modelli sociali, personali, familiari, lavorativi, relazionali … rigidissimi, che ci assillano e creano discrepanze interiori e dolori, a volte insopportabili; qualsiasi cosa, fatto, dire o persona, esuli da tali schemi … è altro, pericolosa e devastante, perché mette in discussione, spacca le zone comfort e crea un “nuovo ordine”, inaccettabile per le nostre mente “addomesticate” e succubi del giudizio altrui.
Ovunque andiamo, dobbiamo farlo secondo le nostre convenzioni sociali.
Quella ragazza ”meravigliosa” aveva spezzato uno schema intoccabile, secondo le nostre convenzioni sociali.
Lasciare il futuro sposo per un’altra persona,

a un mese dal matrimonio,

con tutto pronto, (fiori,, chiesa, abiti, confetti, viaggio …)

dopo 4 anni di amore, o presunto tale,

con un bravo ragazzo, ( bravo, perché piace alla famiglia),

per un invalido, “perché diciamocelo chiaro è questo”, che ci ripete la nostra morale povera ed etichettante ….

Vale la pena soffermarsi un secondo su questo episodio, perché ci apre sicuramente a mente.
Vediamo pezzo per pezzo, perché ho “fatto” certe affermazioni….

  1. Quella ragazza aveva spezzato uno schema intoccabile.

Coraggiosa, veramente coraggiosa e non omologata, al punto da preferire la verità affettiva/emotiva e quindi relazionale, che aveva maturato, sicuramente faticosamente, ad una vita falsa, fatta di sotterfugi e fallimenti matrimoniali o di altra natura.
Quante volte, prima del sì, le coppie o una delle due persone coinvolte, viene/vengono presi da dubbi, timori, paure, dal desiderio di non fare quel passo?
“Ah, beh, normale amministrazione”, penserà qualcuno, “di fronte ad una scelta importante questi dubbi sono sacrosanti.”
Sacrosanti sì, ma quanti li ascoltano e danno loro il giusto peso?
Ciò che nasce nel vero bene, non conosce dubbi, dolori, né incertezze.
Ci appartiene e scivola in una normalità universale, che solo a noi, “imprigionati nelle etichette sociali” appaiono assurde, ma non lo sono.
Quando una cosa è giusta, buona, corretta … viene da sé, senza ostacoli e paure.
E quante di quelle sensazioni pre- matrimonio erano e sono state il preludio di un malessere reale, che poi ha creato i suoi effetti devastanti negli anni a venire, coinvolgendo spesso anche i bambini nati, nati anch’essi, sovente, per riempire e voler tacitare qualcosa che disturbava e proprio per questo andava tacitato e riportato nelle modalità ordinarie e consuete del nostro modo di vivere?
Prima ci si fidanza, poi ci si sposa e si fanno figli, altrimenti non si è famiglia e non si fa, non ci deve essere altro.

Infrazioni commesse, in questa storia, che cozzano con la nostra modalità ordinaria di vivere?

  1. Lasciare il futuro sposo per un’altra persona? Non si fa! Meglio una convivenza infelice!!!
  2. A un mese dal matrimonio? con tutto pronto, (fiori,, chiesa, abiti, confetti, viaggio …) Assurdo, con tutto pronto e tanti soldi spesi così bene ( permettetemi l’ironia…)
  3. Dopo 4 anni di amore? Beh, magari l’Amore c’è stato, ma ha fatto, per qualche strana, ma giusta e normale dinamica, il suo corso ed ora, esauritosi non ha più motivo di essere e tanto meno di essere “consacrato”. Ci rendiamo conto che stiamo per “rendere sacro” qualcosa che non ha più valore??? Sarebbe assurdo, veramente contrario ai valori veri …
    Eppure viene fatto e ripetutamente, per non ledere l’immagine, le persone coinvolte, i familiari e le loro “immagini sociali”.
    Così poi la faccia ce la metteranno comunque in seguito con i frutti di questa storia nata un po’ così, …
  4. Con un bravo ragazzo!!! Nessuno mette in dubbio o ha elementi per dire che non lo sia, ma essere bravi non significa che lui vada bene per lei o viceversa … e che l’Amore reciproco esista o sia mai esistito.
    La chicca era poi la scelta alternativa della ragazza: un nuovo compagno disabile.

Questa storia, finita benissimo, perché si sono sposati e hanno due bimbe straordinarie è invece la riprova della forza e del coraggio che dovremmo avere per creare una realtà che veramente ci appartenga e ci consenta di esprimerci ed essere amore, quello vero, non frutto di attese e convenzioni.
Avrebbe potuto finire anche questo nuovo rapporto? Essere frutto della malattia femminile della “Crocerossina”?

Sicuramente sì, ma nulla è per sempre e fino a quando non accetteremo che la dinamicità ed il cambiamento sono inclusi nell’esistenza e la sorreggono, la vivificano, pretenderemo di avere il “per sempre” proprio nelle situazioni più impegnative, importanti e portanti della nostra vita individuale e sociale, destinandoci al fallimento.
Perché quando un amore finisce spesso una delle due persone coinvolte perseguita l’altra e non accetta la parola fine?
Proprio perché alla base manca la comprensione e l’accoglienza del vero valore dell’Amore, che non è prendere, ma dare e spendersi in una condizione costante di cambiamento.
Se pretendiamo di mantenere la relazione e quindi l’Amore in una realtà fissa, ferma, statica … abbiamo perso in partenza.
Un fiore ha bisogno di aria, acqua, terra, vento …per crescere e dischiudere la sua corolla, i suoi petali, così l’Amore, che se viene messo sotto una campana di vetro, soffoca, proprio come farebbe un fiore.
Cambiare.
Crescere.
Accogliere.
Uscire da questi schemi/pensiero che hanno fatto ammuffire la nostra vivacità, la nostra vitalità personale e sociale.
Dovrebbe scandalizzarci vedere due persone ormai distanti, consacrarsi … non il contrario.
Il coraggio è del guerriero, di chi guarda oltre queste “convenzioni” che generano, proprio come diceva Einstein sempre gli stessi risultati… solo che io, con gli Angeli, non la chiamiamo follia, ma pazzia; pazzia è uscire dalla propria essenza, follia è uscire dagli schemi della folla, cioè della massa.
Se quindi oggi,
forse proprio ora,  abbiamo deciso che è il momento giusto per cambiare vita, abitudini, lavoro, relazioni, dobbiamo entrare nella dinamica dei folli, cambiando noi stessi e il nostro punto di osservazione delle cose.
Difficile? Impossibile?
Né difficile, né impossibile.
Basta volerlo ed ascoltarsi.
Tutti abbiamo qualcosa dentro che ci parla, si racconta e ci invita a fare qualcosa che non osiamo mai fare, per paura del giudizio o di rompere le convenzioni il bon ton a cui siamo stati educati.
L’attaccamento a qualsiasi cosa (situazioni, persone, abitudini,…) è un freno, è una gabbia che limita la nostra libertà di essere e anche quella di cambiare.
Quante persone ripetono un sacco di giustificazioni a chi chiede loro di cambiare rotta, per stare meglio e vivere, amare, ritrovarsi, essere come desiderano …
E’ soprattutto la nostra mente, sono i nostri schemi nei quali viviamo a tenerci prigionieri e, finché siamo “addormentati”, non ci accorgiamo nemmeno di esserlo.
Chi sono io?
Una risvegliatrice!!!

Un folletto mandato a spaccare questi schemi.
Le storie che raccontiamo ai nostri figli in realtà “ci raccontano”, parlano di noi, del genere umano e prevengono e prevedono tutto.
Presente la “Bella addormentata nel bosco” che dorme 100 anni?
E quel principe azzurro che la bacia e la risveglia?
E’ la nostra storia, niente altro che questa storia.
E’ il cambiamento, tentato varie volte nei secoli, ma sempre naufragato, perché mai sorretto dalla parte migliore e più consapevole di noi: l’Anima, l’unica viva, vitale, che ci sopravvive.
Il cambiamento non dovrebbe mai spaventarci, piuttosto è il contrario: il rimanere fermi, immobili, mummificati, lasciando le cose esattamente come stanno, che dovrebbe terrorizzarci, perché non portano nessun miglioramento nella nostra faticosa, avvilente, sonnolenta vita.
Il cambiamento è una cosa naturale, intrinseca nella natura di tutto l’Universo, tranne che in noi, nel genere così detto “umano”.
Allora cerchiamo di abbandonare la nostra zona di comfort e di aprirci al nuovo fluendo nella vita e forse staremo meglio e saremo meglio per noi e per chi ci incrocia e/o vive accanto.

Il cambiamento, che ci piaccia o meno, è l’unica costante nell’Universo!

Cosa dobbiamo fare allora?
Mettere in atto la Resilienza e la Forza di volontà.
Soprattutto in questo periodo di crisi, dobbiamo cercare di sviluppare una certa resilienza, che potrebbe rappresenta la nostra salvezza.
La resilienza è proprio quella capacità di accogliere una situazione, all’apparenza negativa, come un’occasione per attuare un cambiamento nella nostra vita, che la migliori.

Se l’Universo ci fa trovare l’auto con una gomma sgonfia, anziché bestemmiare, imprecare, cercare il presunto colpevole fuori di noi, accogliamo questo fatto come una possibilità, una novità.
Cosa posso fare ora che ho una gomma a terra?
Come posso gestire la cosa?
Cosa mi offre questa situazione?
Tutto è un’occasione, basta solo saperla vedere, notare.
E se quella gomma mi avesse evitato un tamponamento? Come posso sapere cosa mi aspettava e perché l’Universo ha fatto questo?
Noi partiamo sempre dal presupposto che lui agisca per il nostro male, ma egli risponde alle leggi divine del Creato e lavora in realtà, contrariamente a quanto crediamo, per il nostro bene, sempre e solo per quello.
Ricordiamoci che tutto ciò che ci accade l’abbiamo creato noi, l’abbiamo in qualche modo concesso, attratto nella nostra vita per un effetto di risonanza e molto probabilmente ci sta servendo per imparare qualcosa, per evitare qualcosa, per trovare qualcosa e per godere … sì, proprio per godere …
Noi invece, spessissimo, non riusciamo a fluire in modo naturale con gli eventi della nostra vita e facciamo attrito, resistenza.
In questo modo blocchiamo la nuova realtà che potrebbe entrare nella nostra vita, rimanendo invece aggrappati a quella a cui siamo tanto affezionati ( vedi il matrimonio in casa di amici).
Ma non disperiamoci, perché abbiamo un grande strumento dalla nostra parte: la forza di volontà.
Attraverso la nostra forza possiamo creare e trasformare qualsiasi cosa.
Il nostro potere è infinito, basta solo volerlo.
Grazie alla nostra grande e magica forza di volontà, ciascuno di noi è in grado di affrontare tutte le sfide della vita e apportare qualsiasi cambiamento nella nostra realtà.
Iniziamo a cambiare pensiero!
“Quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri, chi mulini a vento” è una frase che adoro, mi appartiene ….
Non amo Don Chisciotte, non sono come lui …: io i mulini li costruisco e li attivo, non mi spiaccico contro.
Fermiamoci ad ascoltarci, ci serveee!
Se stiamo stretti nei nostri panni, siamo come anime in pena, sentiamo il desiderio di cambiare qualcosa nella nostra vita, cerchiamo … cerchiamo…  cerchiamo …significa che è ora di farlo!
Fare la pazzia dell’amica, della ragazza …
Dovremmo fermarci ad ascoltare la nostra voce interiore che come sempre ci sta parlando e visto che non l’ascoltiamo ci viene la tosse, non ci lascia, si trasforma in emicrania, in occhi che piangono, respiro che non viene … e allergia.
Allergia a noi stessi.
Allergia alla Vita.
Allergia a questo nostro modo di essere e vivere.
Perché così tanti intolleranti e allergici?
Siii l’inquinamento fa la sua “grande parte”, ma noi lo anticipiamo e lo sosteniamo.
Io per prima, perché nel mio caso vorrei mangiare, produrre e vivere in mezzo a una Natura amica, che rispetto e amo secondo il mio Spirito, che le appartiene.
La nostra voce interiore non sbaglia mai.
Certo, bisogna saper distinguere tra la voce dell’Anima e quella della mente, quella che va ed è andata sempre per la maggiore, quella che ci ha stressato in maniera ineguagliabile e ci lascia ancorati a queste dinamiche ambientali, sociali, relazionali, affettive e lavorative attuali devastanti e in fase di crollo a picco.
Recuperare la dimensione dell’ascolto è fondamentale per capire profondamente ciò a cui anela la nostra anima, spesso imprigionata in una vita che ne soffoca la sua vera missione, quella che spesso consideriamo “impossible”, ma che in realtà è fattibilissima.
Povera e cara anima, forse è giunto il momento di iniziare ad ascoltarti di più, cercando il tuo vero sogno, quello della tua vita, cioè quella missione che sei venuta a compiere, che stai tentando di compiere da secoli e sempre con risultati, beh, alquanto incerti e d infruttuosi, visto il numero di reincarnazioni.
Abbiamo a disposizione strumenti molti potenti, come l’osservazione e l’ascolto, che ci aiutano nella nostra indagine interiore per conoscerci profondamente e scoprire chi siamo veramente.
Possiamo trovare diversi modi per riuscire a riconnetterci con noi, con la parte più vera e profonda, quella che anneghiamo e rinneghiamo spessissimo, per non dire sempre, soprattutto attraverso la natura, la contemplazione e la meditazione.
Più entriamo in noi, più a nostra missione, il nostro sogno, la fotografia della nostra vita ideale saranno più limpidi, più chiari e tutto ci sarà più chiaro, fattibile, e rientrerà nella giusta “normalità dei folli”, quella che cambia spesso.
Chiediamoci una volta per tutte:
“Perché non sono felice?
Perché non sono/siamo soddisfatto/i?
Cosa mi manca?
Quando sto bene?
Cosa voglio fare nella vita?
Cosa desidero veramente???

 

E’ tutto è dentro di noi, basta leggere, ascoltarsi e soprattutto accogliersi.
Se so e non mi ascolto … beh, allora mi merito tutta l’infelicità e i casini che ho, me li sono scelti, voluti, desiderati.
Spesso, anzi troppo spesso, è la paura che ci blocca e ci impedisce di fluire nel cambiamento.
La paura nasce nella mente, dal controllo che vogliamo sempre avere sulle cose e dal timore di perderne altre a cui ci siamo attaccati e che pensiamo ci diano quel benessere, rispetto, posto … che la società promette a chi si comporta secondo certi canoni e convenzioni.
Dovremmo rinunciare e cercare di lasciare andare questo eccessivo controllo sulla nostra vita e comprendere che ogni cambiamento avviene per il nostro bene.
Dobbiamo trasformare la paura in un’apertura verso il nuovo, diventando disponibili nei confronti della vita e delle sue novità, perché niente arriva per danneggiarci, ma per donarci.
Questa apertura di mente e cuore ci permette di riconoscere le opportunità che la Vita ci offre proprio in questo momento.
E’ TEMPO di riconoscere e trasformare schemi e convinzioni limitanti che ci stanno bloccando e che, in questo momento, non ci permettono di trasformare alcune parti di noi e di essere feliciiii.
O forse non è questo che desideriamo e vogliamo veramente, perché siamo votati alla sofferenza illimitata  e alla fatica senza frutto …
Cambiare vita dovrebbe avere l’obiettivo di renderci più felici, no?
Però, se essere felici ci “disturba” … restiamo fermi, immobili e non lamentiamoci.
Basta iniziare col riconoscere i  nostri schemi mentali e una volta riconosciuti, capire su quali aspetti dobbiamo muoverci e lavorare per riuscire a fluire nella vita più facilmente.
Cerchiamo quindi metterci in cammino e predisporci a cambiare per stare finalmente BENE.
In questo percorso, che scivolerà come acqua, nel momento in cui avremo accettato di metterci in gioco in una maniera diversa, impareremo a sviluppare una qualità importante: la fiducia in noi stessi, nel Mondo e negli altri.
Avere fiducia in se stessi significa avere fiducia nella vita, è una fede che non è speranza,  ma è la consapevolezza che la realtà esteriore è uno specchio di quella interiore.
Tranquilli, sereni, con un atteggiamento giocoso e grato verso tutto … è questo che ci manca.
Essere così significa che la vita ci dona e ci offrirà sempre occasioni per cui essere grati e gioiosi.

Impariamo ad essere consapevoli che tutto ciò che ci accade, CONTRARIAMENTE A QIUANTO CI E’ STATO INSEGNATO, non è frutto della sfiga, ma accade per il nostro SOMMO bene.
Bella rivoluzione, vero?
Eh sì, concordo.
E’ questa forse la fatica più grande da concederci.
La Vita ci Ama e ci sostiene ogni istante,  perché noi le apparteniamo, siamo Vita!!
La fiducia che avremo e coltiveremo nei confronti della vita sarà direttamente proporzionale a ciò che riceveremo e saremo.

“Quando non avevo più nulla da perdere, ho ricevuto tutto.
Quando ho provato umiliazioni eppure ho continuato a camminare, ho compreso che ero libero di scegliere il mio destino.”
Sia questo il nostro motto….

Con Amore grande ti**** degli Angeli.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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1 commento

  1. Rosalia

    ….e cambiamento sia! Banalmente confermo (forse lo ripeto a me stessa?) che quando accade quel meraviglioso disegno del cambiamento va sì ascoltato, vissuto, afferrato, fatto fluire e seguito. Il coraggio è la cosa che più ho soffocato per decenni e la mia voce interiore mai voluta ascoltare per altrettanti decenni.. Che sciocca! Posso ora dire che aveva sempre avuto ragione! E la mia mente gioiva nel tenermi aggrappata alla paura! Grazie Ti, riflettere ad alta voce (inteso scrivere) mi fa sentire in contatto con me, un po’ più leggera.
    Con infinita gratitudine.
    Rosalia

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