
Uscire dalla nostra “normalità”,
per riscoprire la parte vera di noi, carica di Luce e ricongiungerla al divino,
che ci appartiene,
è un gesto semplice, ma spesso faticoso da compiere:
é scegliere un cammino con cui spesso non abbiamo un’ apparente assonanza,
è lasciar fluire in un unico corso i due fiumi, che scorrono in noi.
” A volte penso alla fatica immane che affrontano le dolci Creature angeliche quando ci scortano, ci guidano, ci illuminano e ci sorreggono nella nostra normalità quotidiana; abbiamo ricevuto, nel momento della nostra prima nascita, come una specie di magico augurio celeste, che ci ha riempiti di una carica potenziale di Luce e Serenità.
Tutto questo mi rammenta i doni che nella fiaba della Bella addormentata nel Bosco, vengono elargiti ad Aurora, la bella principessina, anche perché, come lei, spesso lasciamo che si addormenti, lungo il nostro cammino terreno, questa parte eccezionale di noi e restiamo assopiti fino a ché un evento , una scintilla, una situazione inviatici o concessi non ci destano, proprio come fossero il bacio di un principe azzurro.
Le fiabe e le favole sono nate per dare al genere umano grandi ammaestramenti e se le guardiamo dalla giusta angolazione, notiamo che spesso presentano lo spaccato del nostro modo di vivere.
Aurora viene punta dal fuso malefico e cade in un torpore simile alla morte eterna , proprio come la nostra parte profonda cade in letargia, in attesa di un “dolce risveglio”.
Che bello, se avessimo al contrario più coraggio e andassimo alla ricerca di quel fiume sotterraneo che ci pervade e guida ogni nostra azione; potremmo accorgerci che egli alimenta ogni nostro stato, potremmo crescere più rapidamente, potremmo gioire e vivere più intensamente, potremmo amare di più noi stessi e il Pianeta Terra, l’Universo tutto …
Al contrario, noi viviamo con dolore la morte, che dobbiamo spesso accettare e rielaborare, consumiamo parte delle nostre giornate a lavorare per garantirci il futuro e poi, raggiuntolo utilizziamo quel denaro per recuperare ciò che abbiamo perduto : la salute; ci lamentiamo spesso, di un evento che ci ferisce, ma anziché RIMUOVERLO, ALLONTANARLO, STACCARLO DA NOI, lo rammentiamo ad ogni occasione, lo raccontiamo a chiunque ci avvicini, lo riviviamo e riportiamo alla memoria fino alla paranoia, entrando in una spirale di ricordi, lamentele, visioni che ci agganciano a ciò che non va e ci trascinano verso il basso.
Siamo dei cultori del “non bello”, del non funzione, della fatica.
Quando viviamo un’esperienza negativa abbiamo la riprova del nostro “essere faticosi”: non riusciamo a staccarci dall’accaduto, sul quale ritorniamo spesso, alimentando così il fatto stesso di un’attenzione, che da sola basta a nutrirlo della nostra energia del ricordo e a renderlo tremendamente potente e mostruoso nei nostri confronti.
Un piccolo granello di polvere, diviene così un monte che ci sovrasta e toglie inutilmente forze.
Gli Angeli, creature soavi, ci sollecitano spesso a scollegarci dal vissuto, per viaggiare in libertà verso il futuro: dal passato e dal dolore dobbiamo trarre e conservare solo l’ammaestramento che si è generato, non il fatto in sé o le persone coinvolte o scatenanti.
Un validissimo esercizio da praticare è proprio quello di scollegarci da quanto potrebbe disturbarci, puntando sulle possibilità che l’esperienza amara ci offre; si tratta di vedere l’accaduto da un’altra angolazione e quindi notare quella nuova porta che vi si cela per il nostro cammino.
Farlo richiede uno spirito più forte.
Per ottenere tale rinforzo devo lavorare su di me, cercando quell’aiuto celeste che può darmi forza, leggerezza e consigli per rendermi più consapevole e quindi capace di liberarmi dalla contingenza consueta e zavorrante.
Uno spirito leggero vive nella Pace.
Ma come fare a crescere se lo spirito non può nutrirsi di Luce?
Il problema è proprio questo: bisogna riattivare la scintilla sopita in noi, permetterle di sgorgare di nuovo, di divenire quella parte di fiume che, congiungendosi all’altro ramo di sé, crea un corso di luce maestoso, che nulla teme e tanto dono a sé e al Mondo.
Non è bello osservare le placide acque di un fiume scorrere in leggerezza, silenzio e calma tra la vegetazione?
Non ci infondono forse un senso di calma rigenerante?
Anche noi, come lui, possiamo essere una sorgente inesauribile di serenità per noi stessi e per gli altri.
“Angelo mio Custode,
riaccendi la Luce che dorme in me;
rendimi un fiume di pace e Amore.
capace di rigenerare e rendere rigoglioso il mondo
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Che meraviglia!!! Grazie per rallegrare tutti i miei giorni!!!
Grazieee!!!