
La notte, un cielo stellato … e l’Anima vibra e si riempie di dolci note…
Non è la stessa cosa, quando veniamo avvolti dal buio che scaturisce da certi attimi della nostra esistenza durante i quali, per tutta una concomitanza di situazioni ci ritroviamo ad essere inconsapevoli delle nostre azioni, poco sintonizzati sui nostri stessi pensieri e preda delle emozioni più disparate …
E’ allora che si crea dentro e intorno una sensazione strana, azzerante, che ci fa sentire il freddo della morte nel cuore e non solo …
E’ la notte oscura dell’Anima.
Possono essere giorni, attimi, oppure settimane o mesi, ma la sensazione e lo strazio, uniti a un senso di vuoto e di vertigine sono inauditi ed ingestibili …
Sono i percorsi più contorti che possiamo attraversare e sperimentare, quelli che possono condurci alla voragine senza ritorno oppure alla rinascita più piena e pura.
Sì, ma come innalzarsi e uscire da tutto questo?
Per ripercorrere, a ritroso, o trovare una nuova via, lungo il tunnel oscuro nel quale siamo entrati, quasi inconsapevolmente poco per volta, piano piano, dobbiamo diventare consapevoli di questi tre livelli del nostro essere: pensiero, emozioni ed essere.
Il pensiero è il livello più superficiale, mentre il sentire, le emozioni, è un livello un po’ più profondo, e poi c’è l’essere: l’ultima cosa che dobbiamo lasciare disperdere quando arriviamo al supremo.
Il processo è semplice e sempre uguale.
Tutto parte e ritorna a noi.
E’ necessario mutare atteggiamento ed entrare in una nuova modalità, quella senza giudizio, dove siamo solo testimoni, osservatori neutri, quasi incapaci di condanne e di formulare giudizi.
Perché?
Perché la vita ci sta mettendo a dura prova e noi non riusciamo a muoverci in maniera equilibrata, secondo le nostre solite modalità, quindi ci sentiamo piccola cosa, come fossimo fragili bandiere preda del vento.
Non siamo contenti e soddisfatti di noi, quindi ci sediamo da soli al banco degli imputati per giudicarci e così facendo, nel momento stesso in cui formuliamo un giudizio verso noi stessi e il nostro operato, le nostre parole e/o modalità, cioè a favore o contro, non siamo più dei testimoni, ma diventando parte del processo del pensiero, diventiamo i nostri peggiori accusatori.
E scivoliamo … incapaci di aggrapparci ad una sporgenza che possa far arrestare questa dirompente e fragorosa caduta.
In poco tempo ci ritroviamo in fondo ad una fossa buia, dove respirare è faticoso e tutto sembra ostile e devastante.
Quando la sensazione che ti avvolge è questa, fermati e respira, ad occhi chiusi, invocando il Cielo ed i Santi Arcangeli nostro primario soccorso.
Restiamo in silenzio e guardiamo semplicemente ciò che passa sullo schermo della nostra mente confusa e provata, allo stesso modo in cui guarderemmo un film.
Siamo solo spettatori.
Ce lo dobbiamo.
E’ il primo passo per diradare la nebbia, che ci avvolge.
Lo stesso procedimento, quando riusciamo a utilizzarlo a questo primo livello, vale a dire del pensiero, ci permetterà e renderà capaci di osservare anche le nostre emozioni, tumultuose, ma più sottili.
La persona che vede i pensieri e resta silenziosa, resta testimone e diventa automaticamente capace di fare anche questo secondo passo.
Nessun giudizio.
Siamo come bambini, con il naso rivolto al cielo, che osservano tanti uccelli alti nel cielo, che si radunano, si dispongono in formazione, oppure si allargano o si rimettono in formazione nel cielo, chiamandosi, pronti a migrare …
Molto presto, se accogliamo questa modalità, una certa pace triste, ma pace, ci avvolgerà e saremo in grado di osservare i sentimenti, gli umori, gli stati d’animo e le emozioni che ci si agitano dentro, in un susseguirsi convulso di variabili.
Quando ciò accade, il tumulto dello spirito si placa e siamo in grado di passare dal secondo stadio, per affrontare il terzo…, il più profondo dentro di noi, sto parlando della sensazione dell’Io, la separazione tra noi e l’Universo.
In realtà non c’è separazione, nemmeno per un istante, perché separati non potremmo esistere, nemmeno per un istante, anche se la sensazione è quella di essere dissociati e nel caos, in realtà non lo siamo e non lo saremo mai.
Siamo in armonia con l’Universo, in tutti i modi, anche così arruffati come siamo ora.
Anche quando non li avvertiamo i ponti tra noi e l’esistenza ci sono, anzi sono innumerevoli.
Siamo come anestetizzati e quindi impossibilitati a vederli, sentirli, percepirli, ma ci sono, come sempre.
Ora osserviamo.
Cosa?
Osserviamo questo silenzio lacerante dell’Anima, questo ‘essere’, questa sensazione di ‘io sono’ , così diverso dal nostro modo ordinario di essere, … osserviamo e basta.
Non c’è nient’altro da osservare, solo un piccolo territorio intorno a noi.
Quando osserviamo i pensieri, i pensieri scompaiono.
Quando osserviamo le emozioni, le emozioni scompaiono.
Quando osserviamo l’essere, non siamo più separati e altro.
E’ allora, che con la stessa rapida inconsapevolezza con cui il buio ci aveva raggiunto ed avvolto, che la Luce ritorna e noi diventiamo Testimoni.
Il testimone è la nostra realtà eterna.
Non ha nulla a che fare con noi: è universale e ci rende briciole favolose dell’Universo.
Il tuo testimone e il nostro testimone non sono separati.
Per il testimone non c’è spazio e non c’è tempo: non ci sono limiti.
Il testimoniare, dovunque avvenga, è lo stesso.
Non conosce né distanze di spazio né di tempo.
Prima di arrivare a questo punto o momento magico c’è il passaggio della cruna dell’ago, cioè la notte oscura dell’Anima.
Poi, piano piano arriviamo oltre, cioè ad essere questo testimone, a cui non avremmo mai pensato di poter giungere, e lì nasce lo splendido giorno dell’Anima.
Allora il sole rinasce, sorge veramente, e per non tramontare mai più.
Lo so, ascoltarmi non ti sarà di aiuto, perché tu, io, noi dobbiamo e dovremo praticarlo quanto più ci è possibile.
Non occorre dedicargli del tempo in particolare …
Basta sedersi in meditazione per un’ora o venti minuti, il tempo non importa, basta mettersi nella condizione di osservare e niente di più.
Se abbiamo tempo possiamo sederci in silenzio ed essere testimoni dei nostri pensieri, ma non è necessario farlo sempre e solo con questa modalità.
Possiamo continuare a fare il nostro lavoro e continuare comunque anche ad essere testimoni dei nostri pensieri.
Il punto è diventare sempre più forti, più robusti, in modo da poter perdere ogni identità e lavorare per questa partecipazione piena all’Universo.
Perché più forti?
Perché solo una persona forte può perdere tutte le identità.
E quando siamo in un silenzio totale… c’è luce, una luce che non è mai iniziata e non finirà mai.
La Luce ci appartiene e deve essere nostra, ne dobbiamo volere l’appartenenza, reclamarne il possesso.
Lo sforzo non è così grande come ci raccontano o ci dicono le religioni.
Tutto può aiutarci a fare questo esercizio attivatore, proprio tutto, come il gesto ordinario di passeggiare, oppure il camminare per strada, basta osservarci, senza esprimere pensieri giudizio, e quindi in automatico il nostro diventare osservatori, quindi testimoni di quanto ci accade.
Qualunque cosa ci aiuta e ci può aiutare a rafforzare questa capacità di osservazione.
Se guardiamo un bellissimo tramonto, non dobbiamo perderci, non dobbiamo dimenticare noi stessi, ma ricordarci che siamo solo osservatori.
Possiamo essere osservatori per ventiquattr’ore al giorno e nel più completo silenzio, senza che nessuno sappia cosa stiamo facendo.
Il nostro cammino spirituale non è qualcosa di cui il mondo debba venire a conoscenza, ma qualcosa che dobbiamo fare dentro di noi, iniziando da subito, per recuperare quel silenzio meraviglioso, profondo e immenso, che pochissime persone coltivano.
A noi scegliere quando iniziare e da cosa.
Un rumore.
Il gatto che miagola.
Il tintinnio delle stoviglie.
Il rumore distante di un aereo…
Importante metterci nella posizione del testimone.
Esercitarci e praticare la stessa cosa, a qualunque ora e qualunque cosa ci si trovi a fare, perché quel che conta è che il nostro testimone sia sempre vigile, presente.
All’inizio la mente farà altro e ci dimenticheremo, perché per molto tempo e molte vite non siamo mai stati un testimone, ma sempre e solo attori frenetici, attivi, agenti.
È solo una vecchia abitudine, la nostra, ma le vecchie abitudini sono sempre dure a morire, ma prima o poi muoiono di sicuro e di questo dobbiamo esserne certi.
Dipende quindi da noi, tutto e solo da noi, il cercare di farne un processo che sia come il respiro, quando, pur facendo mille e una cosa, continuiamo comunque e sempre a respirare.
Ci laviamo e intanto respiriamo.
Mangiamo e intanto respiriamo.
Dormiamo e intanto respiriamo.
Osservare deve essere e diventare come respirare.
In realtà il respiro c’è ed è il respiro dell’Anima universale che vive in noi, che conteniamo dentro.
Farcela è straordinario, è vivere anche solo un momento in cui siamo universali e quindi vedere nascere il mattino e sentire finalmente dentro che la notte oscura dell’Anima è finita.
Amorevolmente ti**** degli Angeli
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