
Nulla succede per un semplice caso, né per sfiga o per un puro e semplice, malvagio accanimento terapeutico dell’Universo nei tuoi confronti o nei confronti dell’intero genere umano.
Un fenomeno ha sempre un’origine, un senso, una “partecipazione” di tipo condiviso, per essere, cioè per prendere vita, per avere forma.
Qualcuno lassù, che tu ci creda o meno, appronta il “miglior progetto possibile” per te, poi, tu, nei tuoi casini quotidiani, spesso trasgredisci l’invito, lo dimentichi, in qualche modo diciamo che lo disattendi.
Ti arriva il biglietto invito e tu lo appoggi dentro un piattino all’ingresso della tua Vita, come fai in genere con i fogli e i foglietti pubblicitari, i bigliettini da visita, che ti passano tra le mani.
Hai un porta oggetti, immaginalo così, dove lasciare le cose belle che ti raggiungono ed a cui tu sovente non dai attenzione, né il giusto peso.
Questo significa che, di solito, Dio propone qualcosa di grande e meraviglioso per ogni Uomo, ma la stragrande maggioranza delle volte rimane solo, dimenticato, disatteso nel suo importante invito, rivolto a ciascuno di noi.
Come vivevi prima del virus?
Beh, diciamo che vivevi stritolato, sicuramente coinvolto, in una sorta di vita non vita, rincorrendo il lavoro, la casa, i figli, i nonni, i suoceri, le bollette, il mutuo, le rogne del condominio o di vicinato e quindi non avevi sicuramente spazio per una sorta di crescita spirituale, per te, e tanto meno per le relazioni, parlo di quelle vere, non quelle virtuali, quelle succhia tempo, fatte di like, emoji e commenti emotivamente sconnessi.
In tutto questo marasma, tutto per Te partiva dal tuo mondo materiale e a quello ti riconduceva.
Non ti aveva mai sfiorato l’idea, realmente appartenente a poche persone, che la crescita interiore, potesse portarti ad avere tutto il resto e nel modo migliore.
Prima il lavoro e poi il resto, se restava tempo e spazio, questo era il “tuo motto ordinario”.
E invece è ed era così: l’Anima presiede qualunque cosa tu voglia sperimentare ed ottenere nella tua Vita terrena.
Se raggiungi il tuo benessere animico, tutto il resto lo ottieni in maniera “soave”, sì, perché quando Tu cresci dentro, il tuo dentro ti porta ad originare anche la tua realtà materiale, vale a dire quello che tu hai e come puoi permetterti di vivere.
Tu, invece, uomo, sei stato cresciuto ed educato con l’idea che ti dovevi fare un mazzo così, per raggiungere il successo ed il benessere materiale, mentre lo spirito non ti serviva e non ti avrebbe mai portato al conseguimento di queste cose per te essenziali e primordiali, nella tua lista dei desideri.
Eri convinto che, se volevi stare bene, e far vivere al meglio la tua famiglia, dovevi solo correre dalla mattina alla sera, correre, per raggiungere tutto quello che ti avrebbe permesso di avere e quindi essere importante, contare.
Contrariamente a queste “credenze terrene” non avevi la consapevolezza che la ricchezza, la serenità ed il vero appagamento, sono, in realtà, conseguenze eccellenti di una crescita interiore accurata.
Siamo cresciuti con in bocca la parola “mio” e la speranza che più otteniamo cose materiali, la famosa “roba di Mazzarò” del Verga, più stiamo e staremo bene in tutti i sensi, nessuno escluso.
Quindi fin da piccoli, siamo stati “programmati” a gestire nei minimi dettagli ogni cosa, proprio perché nella nostra vita ci fossero meno imprevisti possibili; tutte le nostre energie dovevano essere risparmiate, per essere convogliate verso il lavoro, lavoro che doveva essere tosto, ma proficuo, soprattutto dal punto di vista economico, perché se hai, puoi permetterti, quindi conti, quindi sei stimato e al centro dell’universo della materia.
Avere ed essere per te si equivalevano.
Vivevi male, ma il tuo male lo imputavi sempre agli altri.
La responsabilità di quando una cosa non quadrava al meglio era di chi non aveva fatto o detto quella determinata cosa per te e il tuo sostegno.
Avevi preso la rincorsa e non sembrava tu volessi arrenderti davanti a niente e nessuno, nemmeno quando per qualche malvagio evento, ti si affiancavano la malattia e la morte, le uniche due presenze “stronze”, che stavi cercando, da tempo immemore, di fregare, di battere sul tempo, ma con esiti sicuramente ancora molto incerti.
Quando quindi, una bella mattina, quel piccolo microscopico essere ha iniziato a prendere piede, non importa se per colpa di un pipistrello, di una scimmia, di uno scienziato pazzo, o di un capo di governo disposto a vendere i brandelli della sua Anima, tu hai dovuto arrenderti, fermarti, mettere fine alla tua corsa pazza e lì, ancora una volta decidere cosa fare e come.
Sei rimasto lì, impotente, con le mani in mano e poi?
Poi le tue reazioni sono state varie e spesso in perfetta sintonia con il tuo prima. Silenzioso ascolto di te stesso, delle tue vere necessità, dei tuoi punti di forza e delle tue paure oppure una pazza e affannosa ricerca di paliativi che riempissero di nuovo la tua esistenza? Oh, sì! Zumba, cucina, videoconferenze, meditazioni di massa, centralinista di frasi fatte …
Già, non ti smentisci mai.
Ho detto inizialmente che “un fenomeno ha sempre un’origine, un senso, una “partecipazione” di tipo condiviso, per essere, cioè per prendere vita, per avere forma” ed anche in questo caso, chiunque abbia acceso il fiammifero, lo ha fatto con l’assenso dell’alto, cioè del buon Dio..
Questa è una cosa che sto ribadendo da un po’, così come sto sottolineando che questo non significa che l’idea di questa Pandemia sia venuta al Padre, ma semplicemente che osservando lo svolgersi degli eventi, Egli ha compreso che questa poteva essere “ la nostra occasione” migliore per fermarci ai box, ascoltarci, riscoprirci, intentare quel dialogo interiore disatteso, e poi svoltare, cambiare dinamiche, modalità; Lui, come Padre, avrebbe fatto in modo che tu, dove possibile, non incontrassi in prima persona le nostre due “nemiche” per eccellenza, ma bensì ti accadesse di sfiorarle, per poterle finalmente guardare negli occhi, in viso; ti sarebbero, probabilmente, nella stragrande maggioranza dei casi, passate vicino, molto vicino, tanto che avresti sentito il loro alito sul collo.
Malattia e morte avrebbero magari mietuto qualche Anima in famiglia, nella tua famiglia, ma ti avrebbero risparmiato, ti avrebbero lasciato la vita, perché tu potessi ripartire, facendone da ora, un uso migliore.
Una causa occasionale, ti poteva quindi, Uomo, offrire l’opportunità che tu avevi più volte lasciato nel piattino porta oggetti, all’ingresso della tua vita.
Stavi per schiantarti, tanto valeva tentare di vedere se eri in grado di “riaverti”, di rientrare in possesso di te, spezzando vecchie dinamiche e cogliendo finalmente il vero senso della morte e di tutto quello che ti circonda.
La lezione è stata intensa, ma l’hai capita?
Ti sei chiesto ed hai saputo rispondere a questa domanda importante, come mai le persone morte, se ne sono andate senza la possibilità di morire nel loro letto, tra le braccia dei propri cari, confortate e salutate a dovere?
E come mai, tu, sempre di corsa e non molto disposto a dare retta a tuo padre e all’anziano vicino di casa, ora ti ripeti che “almeno avresti voluto poterlo vedere ancora una volta, dirgli quella cosa mai detta o avere la certezza che fosse dentro quella bara e che prima avesse ricevuto tutte le cure necessarie”?
Nulla succede per caso e questa Pandemia è uno specchio della solitudine, della malattia interiore che ci divora, dell’attaccamento alla forma, alla materia, della incapacità a capire e gestire la morte.
Cosa porti con te, quando te ne vai?
Nulla, nulla di tutto quello per cui correvi dalla mattina alla sera.
Io, quando penso alla Vita, penso spesso ad una sorta di “comodato d’uso”; ad ogni Vita il mio Spirito necessita di un corpo per prendere forma e Dio mi mette nella condizione di Essere, di esistere in maniera incarnata.
In un libro, che sto leggendo lentamente, in questi giorni, si parla e si dice che :”…Quando moriamo i 7 Chakra caricano le loro informazioni nell’ottavo ( le storie di come abbiamo amato, di come siamo stati feriti, di chi ci ha feriti, insomma tutte le storie dell’Io Sono”). L’ottavo Chakra … scoppia di tracce ed informazioni del nostro passato…” Si tratta di una pubblicazione di Alberto Villoldo (dal titolo:”Nel cuore dello Sciamano”) che non solo rimarca bene cosa porteremo con noi, ma sottolinea il nostro bisogno di voler “esistere oltre questa vita”, di essere ricordati per sempre.
Siamo eterni, ma chiediamo a gran voce l’eternità, perché quella che noi desideriamo è l’eternità fisica, legata all’impermanenza, cioè alla parte fisica nella “quale il corpo di luce prende dimora, per il breve lasso di tempo in cui restiamo su questo pianeta”, come scrive molto bene Villoldo.
Vogliamo restare nel corpo fisico.
Perché?
Forse per svariati motivi.
- Se non coltivi il tuo Spirito e non gli dai valore e lo metti nel piattino all’ingresso di casa, non sai nemmeno che esista, quindi ti attacchi a ciò che vedi e sperimenti, vale a dire la tua fisicità.
- Tutto il mondo materiale, allora ti riempie la vita, e ti arrabatti per possedere, per avere molte cose intorno a te e poterle così toccare, sentire, per poter godere all’idea che”quella roba” la lascerai a qualcuno, che così ti penserà e si ricorderà di te, visto che la morte non sei riuscito a sconfiggerla.
- La Morte, allora, in questa folle corsa, ti appare e la vivi come una nemica, come colei che arriva per privarti di quel corpo “tuo”, che hai comunque spesso dimenticato, tutto preso a rincorrere il lavoro per poter aumentare i tuoi “mio”.
- Trafelato, nella tua corsa quotidiana, non vivi l’attimo, il tuo “qui ed ora, che ti sfugge; tu vedi le giornate, le settimane, i mesi, gli anni scivolarti tra le dita, come fossero sabbia e questo accelera la tua ansia, aumenta la tua paura di dovertene andare, e la tragica sensazione di non aver in realtà mai vissuto.
La Morte serve. Serve per farti scoprire come ogni istante qua, nel tuo corpo fisico, è fatto di attimi, attimi unici, istanti che devi sperimentare, vivere, amare, per non arrivare a quando, dovrai, restituire a chi te lo ha fornito su misura, il cappotto che ti rivestiva, doverli MAI rimpiangere.
Se hai vissuto, non hai rimpianti e restituisci tutto quello che hai avuto, in comodato d’uso, con leggerezza, perché non ti sei dimenticato nemmeno un istante, un solo istante di accarezzare il viso di chi ami, di dirle quanto eri fortunato a starle accanto, a poterla prendere sulle tua ginocchia, a mangiare anche solo un panino, ma insieme, sulla riva del mare, con lei vicino.
Se hai vissuto veramente, non ti sei perso il compleanno di tuo figlio e hai giocato con lui ogni volta che potevi, così come hai fatto un compleanno a sorpresa a quell’amico o dato un soldo a chi te lo chiedeva.
Se…
Il problema è che molti, fino all’esplosione del virus, del contagio, non hanno fatto tutto questo e quindi l’Universo ha fatto sì che oggi, alcuni provassero il rimpianto di tutte le carezze non date, i baci non stampati, le parole mai dette …
Se Tu sei consapevole che una parte di Te è infinita e che tutto quello che tu possiedi, anche se ottenuto con la tua collaborazione e le tue mani, un giorno, presto o tardi, qualcuno te lo chiederà indietro, vivi e ci sei!!!
Così accade che il tempo lo “hai consumato al meglio”, e ti sei guardato intorno, ti sei commosso, hai visto il sole sorgere o tramontare ogni santa volta che potevi.
Ed ogni volta era una gioia, un palpito per l’Anima.
La Morte allora, è qualcosa che ti accade, ma che fa parte del tuo percorso, qualcosa che non ti uccide, perché il tuo Io profondo, la parte superiore di te, non muore, non può essere coinvolta dalla morte; lei, la morte, resta ed è altro da te e fuori di te.
Tu, quando lei tende le mani e ti chiede che tu le renda il cappotto, avuto in prestito, non ti alteri più di tanto: sapevi che sarebbe accaduto e per questo ti sei dato da fare sì, ma per vivere intensamente come era giusto fosse per te ed anche per lei, che ti può chiedere il reso, senza compiangerti.
Sprecare la propria Vita o farne un canto d’Amore e di Luce spetta a noi, non a Dio. Lui ci dà tutto per essere felici e stare bene, se questo non accade non è colpa né sua, né della morte, ma della nostra fottuta maniera di vivere e il virus ce lo ha ricordato.
Ci disperiamo noi, cosa dovrebbero allora dire certe varietà di fiori o alcuni esemplari di farfalla, che vivono solo per poche ore o un giorno?
Non credere che sia stato semplice, per me, scrivere questo articolo, oggi, ma era doveroso, verso chi ci ha generato e ci ha, ancora una volta, teso solo una mano, per salvarci da noi stessi …
Amorevolmente ti
Riporto qui di seguito le parole dette a R.B. l’amica autrice della sua testimonianza, pubblicata il 15 marzo scorso, che il padre, deceduto a causa del virus, le ha detto, ripetutamente nel sonno, perché le ricordasse e condividesse… Sono parole chiare, che ci rammentano solo il valore e l’importanza della Vita e della Morte.
“Ricordatemi con il sorriso o non ricordatemi affatto!
Ricordatemi con il sorriso, perchè la mia Anima sia serena.
Sono solo tornato a Casa.
Sono tornato alla casa del Padre, che si prenderà cura di me.
Quello stesso Padre, che mi concesse questa vita terrena
e tutto ciò che insieme abbiamo condiviso.
Perciò ricordatemi con il sorriso,
perchè non c’è motivo per la disperazione.
Ricordatemi con il sorriso, perchè è così che io vi ho insegnato a vivere.
Io ho fatto la mia parte, ora spetta ad ognuno di voi fare la vostra.
Cominciate col rialzarvi dopo questa caduta e siate migliori di quanto eravate.
Ricordatemi con il sorriso,
perchè è così che io mi ricorderò di voi!”
Mi avete conosciuto come Alessandro B.
Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜