In palestra per crescere e vivere

” Vincere non è sorpassare gli altri,
è superare se stessi”

Un libro particolare, che cela molte verità e spunti per riflettere è indubbiamente il Piccolo Principe, un magico richiamo al saper conservare il nostro bambino interiore, colui che possiede le redini della nostra parte scalpitante.
Oggi, pensando all’opportunità celata dietro questa parte più semplice e vera di noi, parlerò di come mantenere una mente di principiante per “stare bene” e vivere al meglio.
Cosa dobbiamo fare per gustare al meglio ogni istante, di questa vita frenetica, colma di dilemmi e di paure???
Non svenite, non pensate a ricette strabilianti, anche se alcune mie affermazioni vi sembreranno, di primo acchito, poco fattibili, … mettiamoci invece nella condizione di provare, di lasciare che una parte di noi di metta in gioco con queste nuove modalità e …presto qualcosa di nuovo potremo sicuramente viverlo e sperimentarlo, in maniera dinamicamente unica.
Da dove partire???
Semplice, da una scelta drastica per il nostro modo di concepire la nostra esistenza quotidiana:

  • Fare di meno!!!

Fare di meno????

Sì, fare di meno, … per fare meglio!

  • Dedicarci interamente, completamente e solo a ciò che stiamo facendo.

Nessuna distrazione, nessun triplo o quintuplo canale aperto, ma solo il senso/i sensi legati a 1 sola e unica attività.

  • Fare le cose lentamente, con l’intenzione piena di farle e viverle!
  • Dare tempo a quello che VERAMENTE conta!!! Ci siamo scordati delle cose autentiche, che valgono la pena e quando ancora le coltiviamo, sempre nei titoli di coda, del resto …
  • Vivere INTENSAMENTE e APPIENO la nostra vita, evitando di perderci nelle rotonde …
  • Concentrarci sulla parte reale, sulla pratica, non sul risultato per ogni cosa che facciamo!!!
  • Non essere attaccati, come Scrunch, alle crosticine della vita!!!
  • Meditare, come forma di allenamento utilissimo per la vita
  • Cogliere e godere il momento …
  • Servire gli altri
  • Trovare la felicità in ciò che facciamo e abbiamo

Viviamo nel nostro tempo, ma senza tempo, perché ogni giorno, nonostante i buoni propositi, ci lasciamo travolgere e letteralmente investire dagli episodi che la vita ci riserva e noi contribuiamo a creare e ad accogliere.
Sempre di corsa quindi e con il fiato corto.
NON HO TEMPO!!!
E’ un classico, una frase ricorrente …
La pronunciamo di solito di fretta, ogni volta che ci pare di non avere il tempo di fare tutto, mentre ci cimentiamo a scalare l’Everest quotidiano, sempre con pinna e maschera e l’acqua rigorosamente alla gola. Il problema è che ciò che damo come transitorio, in realtà non lo è …
Non è mai un periodo, ma una lunga interminabile serie di periodi, … anzi è la nostra vita, TUTTA la nostra Vita  che ha preso quel ritmo spaventoso.
Anche quando vorremmo e ci siamo impegnati per dargliene un altro, i risultati si mantengono costanti e invariati, perché le nostre azioni permangono staticamente uguali/simili.
Quando ci capita uno di questi avvilenti periodi, dovremmo fare un lunghissimo respiro, prenderci alcune ore di stacco totale e poi ripartire da alcuni principi dello Zen, che possiamo applicare nella nostra vita anche senza conoscere o praticare lo Zen in maniera rigorosa, per cominciare ad amarci, a rispettarci e ad essere un po’ più generosi con noi stessi.
Ma cos’è lo Zen?
L’ho già detto più volte, ma vedrò di rinfrescarci la memori in maniera semplice …
E’ un particolare tipo di Buddismo, con varie scuole di pensiero.
Lo Zen è nato in Giappone, come evoluzione della dottrina cinese, Chan, fondata sugli insegnamenti di un  maestro indiano Bodhidharma.
Una speciale tradizione, … che punta direttamente alla mente e al cuore dell’uomo, vedendo dentro la propria natura e raggiungendo la buddhità, quella che noi chiamiamo “risveglio” o “illuminazione”, perché all’“illuminato” tutto della vita è finalmente chiaro.
E’ il satori, un’esperienza improvvisa, descritta come un capovolgimento della mente, proprio come l’ago della bilancia, che schizza, quando mettiamo nel piatto un peso superiore a quello che è contenuto nell’altro piatto.
Quindi … pronti viaaaa!!!!!
Partiamo ad allenarci, nella nostra piccola ma intensa, palestra Zen.
Alleniamo corpo e mente, per prenderci cura al meglio di noi stessi, eliminare le distrazioni e concentrarci su quello che ci interessa veramente, per stare bene e dare una bella svolta a tutto.
Lo Zen ha un enorme numero di principi e regole, che non conosco o meglio non ho studiato in maniera sistematica, ma ho letto, ho condiviso con gli Angeli e so che ciò che ho dentro è la ricerca unica del vivere il qui e ora e trovare sempre la consapevolezza del sé.
Sono quindi una stilista fai da te, che applica, vive e condivide quelle norme semplicissime, che abbiamo appuntato ad inizio articolo e che ora andrò a riprendere e scandagliare al meglio per tutti noi …

  • Mantenere una mente di principiante

Cosa significa questo?
Semplicemente di lasciare andare tutti  i pregiudizi e i preconcetti che ci rovinano la vita …
Allo studente Zen il maestro richiede una mente vuota da preconcetti e quindi sempre disposta all’ apprendimento.
Quando da piccola mi stupivo di essere stata scelta dal Cielo e quindi dagli Angeli, tra milioni di persone intelligenti, per questo cammino, mi veniva risposto che la mia umiltà e il mio lasciarmi plasmare, scrivere come una semplice lavagna, avevano permesso che fossi “arruolata” da subito …, cioè portata a questo contatto e trasmissione.
Il maestro Shunryu Suzuki dice, a proposito dell’alunno Zen:

“Nella mente di un principiante ci sono miriadi di possibilità. In quella degli esperti, ce ne sono pochissime.”

E questo era poi quanto gli Angeli mi ripetevano, magari in altro modo …

Difficile lo Zen, dove l’Ego imperversa …
Il principiante è quindi un pre-disposto all’apprendimento e si domanda SEMPRE cosa ci sia da imparare dall’esperienza che sta vivendo, pronto a meravigliarsi di essa.

  • Fare di meno!!!

Minimalismo e Zen vanno veramente a braccetto, si sposano straordinariamente alla grande, anche se per noi donne sicuramente, è uno stile un po’ più faticoso da applicare.
Minimalismo è, per noi occidentali, una parola un po’ sconosciuta, venuta alla ribalta di recente e diventando uno stile di vita anche cercato da varie persone, sensibili al benessere dell’intero sistema di Vita, mentre il secondo, lo Zen, ha sempre incarnato il primo.
Da noi questo aspetto è entrato a fatica, forse perché, nella nostra mente “opulenta”,  il minimalismo è stato sempre,  erroneamente, concepito come l’essere “povero”, il possedere meno cose, mentre invece esso è un metodo per dedicare le nostre risorse solo a ciò che è essenziale.
Così l’arte spirituale di ESSERE, impone, a chi lo abbraccia, la rinuncia a tutto quanto è superfluo, limitando, per esempio nel caso del monaco buddista,  i suoi possedimenti a tunica e ciotola per mangiare e bere.

  • Rigorosamente una cosa alla volta

La dottrina Zen ci sollecita, per non dire insegna, a non dedicare la nostra attenzione a una cosa fino a quando non abbiamo concluso quella a cui ci si stavamo dedicando.
Perché??
Beh, per molti e svariati motivi, ma il principale, o meglio il più accessibile a tutti noi è che OGNI COSA E’ DEGNA DEL NOSTRO MASSIMO RISPETTO ED ATTENZIONE, quindi tutto quello che ci attiva più canali, ci porta a una diminuzione di contatto reale.
Pensiamo al nostro PC: più finestre esterne apriamo, più rischiamo il suo“time out”.
Il sistema NON SUPPORTA.
Chi tra noi, può dire con tranquillità di non rispondere, almeno occasionalmente, alle telefonate o ai messaggi durante un altro impegno, come potrebbe essere un meeting di lavoro, o chi non controlla Facebook mentre parla al telefono o guarda la TV?
Io cerco di non farlo e quindi dovunque e con chiunque stia in un certo momento della giornata, spengo il cellulare, non avendo la massima certezza di “saper resistere” al richiamo delle notifiche.

La persona con cui sono, interagisco, anche solo per un caffè, ha il diritto del mio “pieno rispetto”, fatto di presenza e ascolto.
A volte spengo prima … e così poi non so che che mi ha scritto di un ritaro …
E allora?
Semplicemente aspetto, come facevano i nostri “antenati”, quando questi sistemi non esistevano.
Perdo tempo???
No! Accetto la pausa che l’Universo attraverso lei mi offre e me lo godo …, magari leggendo qualcosa …o chiacchierando con qualcuno che mi è stato messo sul cammino, non a caso, …perché nulla succede per caso.

Dice un proverbio Zen: “Quando cammini, cammina. Quando mangi, mangia!”

  • Rallentare, prendersela con più tranquillità

Il rallentamento proposto richiede INTENZIONE, quella che sventolo sul mio Blog, da quando è in pratica nato …
Non ci capita mai di percorrere una via in auto e lungo il tragitto, di trovarci costretti, forzatamente, per lavori in corso, a seguire una deviazione e … non capire bene dove stiamo andando, pur essendo nella nostra città?
E il buffo, spesso, è che quando ci orientiamo, ci viene da ridere al pensiero di aver trascorso qualche secondo di disorientamento …
“Eppure ci passo tutti i giorni!”
Sì, ci passiamo, ma senza una presenza “reale”, senza gustarci le case, i pedoni, … lo spazio circostante.
E’ proprio questo, il concetto di rallentamento lo Zen introduce quella intenzionalità che dovrebbe accompagnarci ed essere alle origini di ogni nostro gesto.
E’ un mondo che si perde, si dimentica, si disorienta facilmente, che vive con il satellitare, sempre di corsa  e l’unico modo per goderci quello che ci è dato è rallentare, ma non domani, bensì oggi, nell’immediato, perché non sappiamo cosa ci riservi la Vita e se  e come sarà il nostro domani …
Non parlo di brutte cose, ma del fatto che domani non sarà oggi e l’oggi non è il domani.
Se passiamo con calma lungo una strada, osservando, quando è possibile, ciò che ci circonda, possiamo godere del sole che sorge tra i tetti delle case, ricambiare un sorriso, offrirne …e guardare veramente la vita in faccia; transitare invece chiusi dentro l’abitacolo della nostra vettura, puntati come missili vero la destinazione, senza un briciolo di pace, ci taglia di tutto, da tutti e ci consuma inutilmente.
Tutto è un’occasione, basta saperla vedere e cogliere!!!
Rallentare significa inserire del tempo, lungo il nostro percorso, per pensare, aprendo una parentesi felice, serena, lieta, fra gli stimoli che riceviamo e le reazioni con cui rispondiamo.
Questo ci permette di agire in accordo con le nostre intenzioni e non d’istinto.

  • Concentrarci sulla parte reale, sulla pratica, non sul risultato per ogni cosa che facciamo!!!

Cos’è la pratica?
Non ho quelle conoscenze Zen specifiche, ma nel mondo Angelico so che si tratta della perfetta simbiosi tra la parte teorica e gli insegnamenti, quindi il camminare verso l’illuminazione.
E’ buffo a volte scoprire che molti di noi cercano questa benedetta illuminazione, senza mai raggiungerla, mentre altri, anche se non sanno di cosa si tratti, la trovano, come se lei ci aspettasse a braccia tese.
Sicuramente meno sai, meglio è.
Se però non la cerchiamo nei 1000 e più modi che ci possono condurre a lei, sicuramente non la troveremo mai.
E qui ritorniamo al discorso del vivere ogni cosa con intenzionalità e costanza.
Un qualcosa di importante per noi, possono essere i rituali, che ci vengono in aiuto nel mettere al centro della nostra attenzione ciò che stiamo facendo, dandogli importanza.
Se leghiamo le nostre azioni a certi rituali, diamo loro importanza e quindi ci impegniamo, anche involontariamente, a proteggerle dai colpi della vita.
Aprire la giornata e/o chiuderla con certi rituali, un mantra, piuttosto che una frase, la consultazione delle carte angeliche, piuttosto che lo yoga, è il modo migliore per prendere dimestichezza con questo approccio.

  • Non essere attaccati, come Scrunch, alle crosticine della vita, ma ciò che veramente conta!!!

Ciò che per noi è importante, se ci pensiamo, è ciò che da colore e senso, veri/reali alla nostra esistenza.
Destinare, quindi, del tempo a ciò che abbiamo scelto essere veramente importante è l’unico modo di trovare poi del tempo per ciò che dà senso alla nostra stessa vita.
Perché, per esempio, iniziamo ad andare in palestra e poi molliamo?
Perché dietro non c’è convinzione!!!
Bloccare il tempo per quella cosa, farla, dandogli tutta la nostra attenzione, significa rigenerarsi e mettersi nella stessa condizione di chi medita o fa una pratica yoga.
Significa solo stare bene con se stessi e gli altri, saper essere spontaneamente generosi e positivi, sempre.
Si dice che, vivere senza attaccamento, ci permette di distaccarci dal ciclo delle reincarnazioni e liberarci da questo grandissimo limite ed impedimento.
Praticare il non attaccamento significa imparare ad accettare la vita, nelle sue mille sfumature, con semplice e generosa spontaneità, per quello che essa è, con i suoi problemi e le sue dinamiche.
Ed è nel viverla, nella sua totalità, che troviamo la nostra illuminazione e noi stessi, il nostro vero ESSERE.

  • Cogliere e godere il momento … e solo quelloQual è il senso ultimo della vita?
    Vivere.
    Ci sono racconti molto belli, a proposito di questo, per cogliere meglio questo aspetto.
    Eccone uno.
    “Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare. Ryokan tornò e lo sorprese.
    “Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare” disse al ladro, “e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo”.

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò. Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. “Pover’uomo” pensò, “avrei voluto potergli dare questa bella luna”.
Brevissima, ma intensa, che ci porta a riflettere sull’importanza del non attaccamento alle cose, al saper meditare e quindi cogliere l’essenza della bellezza, colei che da un senso a tutto.
Siamo ormai spinti ad affannarci per ogni cosa, a correre a destra e manca e a dare troppa importanza alle cose più volubili e meno importanti della vita.
Per fare mille cose ci distraiamo da quello che è lo scopo VERO e ultimo della nostra vita, come realizzare gli istinti spirituali, naturali, che sono dentro ognuno di noi fin dalle nostre origini.
La bellezza di ciò che ci circonda o ci accade, spessissimo non la sappiamo vedere e cogliere.
Per cosa viviamo?
Fondamentalmente per vivere.
Quando rimaniamo troppo legati al mondo materiale e agli aspetti più pratici della vita, mettiamo da parte i nostri ideali e i nostri istinti di vita, tralasciamo il motivo per cui siamo al mondo, cioè quello di crescere come soggetti unici, in relazione a noi stessi e agli altri.
La nostra evoluzione si blocca e non riusciamo a esprimere ciò che di profondo e grande racchiudiamo in noi, fin dalla nostra nascita umana.
Il ladro esiste in ognuno di noi, nel momento in cui viviamo per possedere e non per essere.
Saper guardare la volta del Cielo e goderne, come il maestro Zen, sarebbe invece l’obiettivo primario di tutto il genere umano in evoluzione e ripresa.
Questa cosa lo possiamo fare in tanti altri momenti della nostra vita, per esempio rimuovendo ogni altro pensiero dalla nostra testa e trasformando in una cerimonia il momento del caffè con una persona a cui teniamo, oppure il gioco con nostra figlia o un lavoro che stiamo facendo sia per dovere, che per diletto.
Ci sono popoli che praticano ogni giorno un rito, pensiamo ai giapponesi o agli inglesi con il the; ognuno in modo diverso, ma entrambi si ritagliano del tempo, dalle incombenze ordinarie giornaliere, per assumere una semplice bevanda, degustandola al meglio ed offrendosi una parentesi rigenerante, nel corso della giornata in essere.
Senza obbligarci al rito, possiamo comunque rendere Zen un qualsiasi momento, a cui dedichiamo tutti noi tessi, per lui solo.
E’ una cerimonia meravigliosa, anche solo una telefonata fatta ad un’amica, con cuore leggero, in piena presenza e attenzione a lei e a niente altro.
L’importante è crearci dei margini per avere il tempo di rallentare e riflettere su quello a cui stiamo per dedicarci o abbiamo appena vissuto.

  • Meditare, come forma di allenamento costante, utilissimo per la vita.

La meditazione ci consente di entrare in ascolto, di vedere, con gli occhi interiori, seduti, quello che veramente succede attorno a noi, ascoltando il nostro corpo, un respiro dopo l’altro e quello che ci passa in mezzo, senza pensare ad altro.
E’ così facile, ma così terribilmente difficile, al tempo stesso.
Ci sono diversi tipi di meditazione e ognuno di noi può scegliere la modalità più adatta alla sua situazione e alla capacità personale di essere ed ascoltare.
Mettersi in ascolto …
Per cosa?
Per riuscire a sentire il palpito della vita dentro di noi, intorno e dentro l’Universo.
In genere lo facciamo seduti, ma possiamo benissimo farlo stando in piedi, magari con la meditazione camminata,  oppure attraverso lo Yoga, dove applichiamo una forma di meditazione con noi stessi, oppure attraverso  i Riti Tibetani o gli esercizi fisici derivati dallo Yoga, che stimolano il sistema endocrino e mantengono in forma anche la parte fisica.
Ogni cosa che facciamo, in realtà, può diventare un’eccellente meditazione, basta essere presenti all’attimo e trasformarli in rituali, dedicando tutta la nostra attenzione a queste attività, in pratica, riuscire, contrariamente alle nostre abitudini, a rallentare e vivere intenzionalmente ogni cosa che facciamo.

  • Servire gli altri

Il concetto di servizio è poco presente nelle nostre dinamiche relazionali, mentre è strettamente presente, direi usuale,  nella dottrina Zen, e a buona ragione, visto che siamo portati istintivamente alla relazione.
 Lo stare con gli altri ci appartiene, ma non ci appartiene più l’essere benevoli e veramente presenti all’altro …
La paura e le condizioni create, oltre all’educazione, ci portano a relazioni apparenti, fatte di finte amicizie e di contesti poveri e azzeranti.
Siamo animali sociali, individui chiamati a vivere all’interno di un gruppo, caratterizzato dal supporto, dal sostegno reale.
Negli anni siamo giunti a dare solo alla nostra famiglia di appartenenza il ruolo di branco, per poi passare negli ultimi periodi a snaturare anche questo gruppo; in realtà la prima parte della nostra esistenza è legata a quel contesto, per poi aprirsi a esperienze che meglio ci esprimono e ci competono, come quello  delle amicizie, oppure la comunità in cui viviamo e in fondo il mondo intero, a cui siamo poco abituati.
Viviamo in piazza, attraverso i social, senza accorgercene, pur nutrendo e coltivando spessissimo idee razziste e molto escludenti.
Diamo la nostra vita in pasto al Mondo, per poi criticare e dissociarci da una parte di questo.
Buffo!!!
Al contrario, una volta cresciuti, una volta che abbiamo trovato la felicità nel nostro essere, non ci resta che dedicarci ad aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso insieme, con naturalezza e amorevolezza accogliente.
Condividere, donarsi, è quello che facciamo fin da bambini, con grandissima e meravigliosa spontaneità angelica, celeste, nei confronti di tutti, prima di chi ci ha donato la vita e le sue attenzioni,  poi di coloro che sono e/o diventano nostri amici e successivamente delle persone con cui intessiamo relazioni, fino ad arrivare alla persona che scegliamo per eccellenza, amandola.
E poi???
•             Trovare la felicità in ciò che facciamo e abbiamo.

Questo è uno dei capisaldi dello Zen è quello della ricerca della felicità in ciò che facciamo e abbiamo.
Nello Zen la felicità non è data  da ciò che sta fuori di noi, ma all’interno.
La dimostrazione è che quando sorridiamo ci sentiamo subito meglio, più felici, ed è questa una delle sfide più forti e belle, quando ci sentiamo aggrediti dalla vita, soli, vuoti e/o stanchi.
Gustare ogni nostra azione, anche piccola, anche se può sembrarci di poco conto o se gli altri la reputano o la potrebbero reputare tale …
Abbiamo tanto, eppure spesso siamo avidi, come il ladro della storia che vi ho trascritto, siamo spasmodicamente alla ricerca di qualcosa di nuovo, diverso, … di un brivido …
Non ci manca nulla, anche quando possiamo economicamente sentirci meno rispetto ad altri …
La povertà da temere è quella dello Spirito, anche se, sicuramente, avere una sicurezza economica è una cosa eccellente, perché ci consente di fare ancora meglio, ancora di più per gli altri.
Condividere è felicità.
Sapersi accontentare dell’offerta del momento che la Vita ci dona …
Gustare ogni attimo come fosse pura eternità, questo è Felicità, così come aver scoperto il vero senso della nostra esistenza.
Mettere in pratica questi principi non è facile né immediato, ed è per questo che oggi vi ho trascinato un po’ in palestra con me,  per cercare insieme di radicare questi concetti nella nostra vita, perché ogni punto, fosse come un attrezzo, in grado di aiutarci a  distinguere bene tra ciò che dà senso al nostro tempo che passa e ciò che lo sciupa inesorabilmente, senza ritorno.

Amorevolmente ti*** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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