
Tutti sperimentiamo dei momenti nella Vita in cui restare soli con noi stessi ci appare come un’esigenza primaria, per una sorta di “benessere personale”.
Sono momenti, lungo il nostro cammino, in cui stanno avvenendo o sono da poco avvenuti fatti, eventi particolari e solitamente “impegnativi”, in seguito ai quali sentiamo fortissimo il bisogno di “chiuderci in casa”, nella parte più profonda di noi, per stare un po’ da soli, con noi stessi.
Sono fasi, periodi, momenti necessari per leccarci le ferite, sedimentare, elaborare un “lutto” e poi riprendere a volare, spesso più in alto, rispetto a prima.
Oggi, purtroppo, questa modalità di “chiusura” si propone, in altro modo.
Abbiamo creato una Società a favore dell’individualità, dove si applica l’individualismo più acceso in tutti i campi , in tutti i settori.
Ma “dov’è il male in tutto questo”, ti starai chiedendo.
Non si tratta di starsene per i fatti propri all’occorrenza, vale a dire di togliersi dalle chiacchiere inutili, dai pettegolezzi più gretti e rozzi, oppure del non partecipare ad azioni di disturbo verso gli altri; qui parliamo di “disinteresse generalizzato per l’altro”, di assoluta mancanza di attenzione, di ascolto, di partecipazione empatica ed emotiva alle vicende e alla vita ordinaria o straordinaria di tutti, anche di chi ami.
Questo comporta un’assenza di interazione e l’incapacità poi a farlo, anche nei momenti di estrema necessità.
Senza contatto, vai perdendo sia la “tua dimensione umana”, quella parte di te che ti porterebbe a stare con l’altro, a condividere, sia la “dimensione umana” dell’altra persona.
Interagire è sempre più faticoso.
Trasmettersi emozioni diventa un gesto raro e svalutato.
Tutto viene sostituito da comunicati stampa, attraverso i social, e servendosi non della parola, che comporta comunque un’attenzione nella scelta e una cura nella forma, ma mediante gli emoji, che perdono, giorno dopo giorno anch’essi il loro significato intrinseco e impoveriscono il nostro “sapere affettivo”, creando una sorta di “analfabetismo relazionale e strumentale.
Con uno smile ti prendi e ti lasci, ti sostieni o ti mandi a quel paese.
Lentamente stiamo perdendo la nostra “identità”, il “nostro vero profilo”, ma soprattutto stiamo generando una società faticosa, amorfa e cattiva, aspra, paurosa, dove tutti si attaccano, spettegolano, senza il coraggio di affrontare l’altro e di dire apertamente quel che pensano.
Una collega, poco tempo fa, di fronte al mio invito a comunicare direttamente alla persona interessata il suo pensiero, riguardo una certa situazione, mi ha risposto:
“Ma siamo tra persone adulte! Certe cose si pensano, ma non si possono dire! Se non sono d’accordo con lei, poi come ci resta se glielo dico?”
E come ci resta se le voci di corridoio le riportano i tuoi commenti, dopo tutti i sorrisi ed i tuoi “taciti assensi”?
E poi …
“Siamo tra persone adulte”.
E’ ormai entrato nella logica corrente che essere adulto significhi fare “buon viso e cattivo gioco”, che sia meglio tacere, che dire e che il parlare porti sempre danno.
No!
Tacere è infantile, sgretola i rapporti, impoverisce, non rispetta “né te stesso, né l’altro”.
Tacere educa al silenzio distruttivo.
Tacere disintegra la nostra parte animica.
Tacere non crea confronto, crescita e sintonia.
Tacere disperde le nostre “opportunità empatiche”.
Tacere va contro la nostra essenza amorevole e quindi contro la nostra stessa “essenza Divina”.
Tacere genera cattivi esempi, anche tra i giovani, è diseducativo.
Tacere è….
E potrei continuare per un’intera pagina.
Certo, convengo con te che perfino la scuola continua, in linea generale a sostenere questa diseducazione all’interazione, promuovendo l’individualità e la competitività, ma le eccezioni ci sono e devono aumentare.
Scegli, tu per primo, di invertire la rotta attuale.
Questa scelta significa ritrovarti e offrirti l’occasione di prepararti a stare bene, anche dal punto di vista del cuore.
Se Lavori sul tuo aspetto emotivo, e stando con gli altri lo devi sicuramente fare, per smussare qua e là gli spigoletti del tuo carattere, non significa che tu debba schiacciare le emozioni che provi, ma al contrario che tu faccia un lavoro molto proficuo, nel quale entrano in gioco:
- L’osservazione sistematica di quel che senti, provi
- Il sapere che ci sono queste emozioni, che ti si agitano dentro
- Il conoscerle
- Il riconoscerle
- Il sapere da dove prendono vita e perché
- Il trasmutarle in qualcosa di Superiore.
L’aspetto emotivo è uno dei pilastri su cui edificare qualsiasi cosa, per riuscire sempre a fare un lavoro proficuo, buono su di sé.
Questi passaggi, sicuramente ti costano, ma ti fanno crescere e sono quindi una vera “grazia”, per il tuo essere animico, prima ancora che mentale o di altra natura e comportano il fatto che tu debba attivare in te sia la “presenza”, cioè l’esserci a quanto stai facendo e vivendo, che la volontà a proposito di quello che fai, oltre all’andare incontro agli altri ed anche a te stesso.
Se ti accogli, riesci ad accogliere l’atro.
Infatti attualmente imperversa sia il rifiuto dell’altro, di chi ti è esterno, ma prima ancora, sapendo che ciò che hai fuori vive dentro di te, di te stesso.
Sei aggressivo verso gli altri, perché, in realtà vivi un disagio interiore, e sei in “guerra” con te stesso.
Se attui quei piccoli passaggi che ti ho indicato sopra, osservare, saper riconoscere, … allora tu vivi una vita diversa, perché si “aprono le Emozioni del Cuore”, che sono quelle che ti rendono connesso a Dio, quindi simile a lui, cioè attivi le tue Emozioni superiori.
L’emozione per l’altro è allora calore, accoglienza, fruscio nella “pancia”, non paura.
E tu lavori sereno con chi sta al tuo fianco, perché non ti importa più chi di voi ha ragione, non lavori per avere ragione, ma per cooperare con l’altra persona, per creare a 4 mani un qualcosa di unito, di cooprodotto.
E possibile che l’altro non reagisca lo stesso al meglio?
Certo, l’ho scritto anche nello scorso articolo che, sebbene tu capisca l’altro, tu possa provare compassione per lui e ti metta in gioco per trasmettergli, per fargli vedere possibili errori, oppure per aiutarlo a capire, se sta sbagliando, lui reagisca lo stesso non al meglio.
Non ottieni l’effetto sperato, semplicemente perché l’altra persona non ha fatto e non intende fare lo stesso tipo di percorso e di crescita personale.
Ma in questo caso è un problema strettamente e puramente suo.
Calcola ora la valenza di tutto questo anche in campo aziendale e lavorativo.
Avere dipendenti empatici è un’aspettativa, un fiore all’occhiello per l’azienda.
A questo proposito, devi ricordarti che, in ambito lavorativo esiste anche una linea gerarchica, quindi un vertice, che detta le linee guida, e poi un team che lavora in armonia proficua, dove ci deve essere fiducia reciproca, e quindi sostegno.
La fiducia è un sentimento indispensabile, è quello che un soldato, un poliziotto, un carabiniere ripone nel suo “compagno”.
E’ sapere che, mentre stai correndo un pericolo, l’altro c’è e non ti lascerà, perché farà la cosa giusta nell’esatto momento in cui servirà.
La tua vita è affidata a lui, dipende, in un certo senso, dalla sua presenza vigile e dal suo senso di responsabilità, nei tuoi confronti e tu, nei suoi.
Una distrazione potrebbe essere fatale, per cui, ancora oggi, chi svolge certe professioni, deve lavorare per essere una coppia, per creare un team.
Questo lavoro dovrebbe essere di tutti ed essere esteso al nostro modo di vivere ordinario.
Pensa alla magia di riuscire a trasporre dove lavori o nella tua famiglia, nella tua coppia affettiva, questa fiducia.
Quante cose si potrebbero allora fare e quale amore ne nascerebbe.
Cambiare lo stato attuale è possibile, basta solo volerlo e mettersi in gioco.
In una situazione in cui entrambe o tutte le persone coinvolte hanno fatto un lavoro su di sé, la fiducia è di casa e il profitto è eccellente.
La critica ed il disprezzo, al contrario, proliferano là dove le persone non hanno attivato questo genere di percorso o dove alcuni non lo desiderano; allora ogni riflessione, anche molto benevola, viene colta nella maniera sbagliata.
Al posto del consiglio, si prediligono chiacchiere inutili, pettegolezzi sterili o silenzi assurdi; chi viene invitato a fare o non fare una certa cosa si sente sempre manchevole, vive di paure, tra cui appunto quella del giudizio, e si rischia di avviare anche contenzioni per via di questa “rivalità e chiusura” ad oltranza.
Se una persona vive male una situazione e sta male e non ha scelto di lavorare su di sé, ricorda che è e resta un “problema interamente suo”.
A te compete il rispetto e la massima attenzione nel muoverti e nel parlare, ma devi comunque trasmettere ciò che pensi, soprattutto se rivesti un certo ruolo, perché non puoi esimerti, proprio a livello etico dal fare ciò che ti spetta.
Sbagliata è la modalità attuale, in cui nessuno è più capo di nessuno, oppure l’esprimere un giudizio, lasciando poi agli altri di muoversi o tirare le fila.
“Vi dico la mia opinione, ma poi fate voi!!!” è estremamente deleterio: se ci si trova ad una svolta si partecipa sia in fase dichiarativa, che esecutiva.
Ponzio Pilato ha già fatto i suoi casini, e tanto tempo fa.
Oggi viviamo in una società divisa, dividente, individualista, dove ognuno sta a casa propria, e lo vediamo anche nelle coppie, soprattutto quelle nuove, che nascono dopo divorzi o separazioni, nelle quali si sceglie di non attuare la convivenza per “stare bene”.
In realtà è un evitare l’intimità, quindi la relazione quotidiana, con tutto quanto ne consegue.
Anziché far tesoro dell’esperienza sentimentale, finita male, che mi dovrebbe aver insegnato parecchio, scelgo di non mettermi in campo, così da evitare ogni e qualsiasi problema.
E non cresco.
E dimostro che l’esperienza passata, non è servita a nulla, rinunciando ora a vivere al massimo questa nuova relazione, questo rapporto.
Resto sulla porta, semplicemente, finché sarà possibile, relegandomi alla fase primaria dell’innamoramento.
Ho già detto qualcosa nell’articolo precedente, per cui mi permetto di richiamare solo i tre passaggi necessari, perché ci sia chiaro come si sviluppa l’Amore in coppia,, quello vero, quello che diventa per sempre o per molto tempo.
La prima fase è di “innamoramento attrazione”.
E’ magico, basato soprattutto sul fisico e sull’alchimia attrattiva.
Poi subentra la seconda fase: Formativa. E’ il periodo dei problemi e dei possibili chiarimenti. Scrivo possibili, ma dovrei scrivere dovuti chiarimenti e quindi della scelta: stare insieme o non stare insieme.
Se si passa questo step, il terzo ed ultimo è quello della complicità proficua.
Ci si dice tutto e ci si impegna, in ogni momento, per migliorare ciascuno i propri “perfettibili” caratteriali, emotivi, d’azione.
Ma cosa si può fare per stare bene e pensare oggi, al nostro Futuro, in maniera straordinaria e proficua?
Sicuramente lavorare molto su di noi, spendendo tempo, energie ed anche denaro, per investire sulla formazione personale, non solo e tanto per motivi lavorativi, di mercato, ma perché è un “bene primario” di cui tutti abbiamo bisogno, e tutta la società ne è assetata.
Se tu cambi, il Mondo cambia e migliora.
Due anni e mezzo fa, io stessa, ho scelto di dedicarmi un periodo di interiorizzazione di tutto ciò che avevo raccolto sia dalla formazione diretta, degli Angeli, Arcangeli e Maestri Ascesi, che indiretta, attraverso i formatori, per trasformarmi ulteriormente.
Ieri dicevo che noto molto il bisogno di contribuire alla formazione alla Vita, non solo attraverso il Blog, ma tantissimo anche nel mio ambito lavorativo.
Devi sapere come muoverti in questo mondo, per non vivere di condizionamenti e di paure irreali ed indotte.
E’ urgente educare all’interazione tra le persone, sapere che esiste una legge per cui quello che hai dentro, lo trovi anche fuori di te.
Viviamo in una società dove il giudizio è una tra le componenti più presenti, ma non lo conosciamo a fondo e non ne capiamo il grande valore nella crescita personale.
Una guida serve, ma prima ancora il tuo “desiderio di cambiare e la scelta di metterti in movimento”.
I primi passi ti porteranno sicuramente lontano, ma li devi fare, per non rimanere un estraneo al mondo, pur vivendoci dentro.
Il Mondo lo portiamo dentro di noi e quello che ci sta di fronte è solo una proiezione del come stiamo e siamo messi dentro.
Lui mi fa solo da specchio.
Le persone furbe, scaltre, tonte o ignoranti che incontri lì fuori di te, sono dentro di te e vengono per svegliarti, per dirti cosa fare, cioè per informarti di dove c’è bisogno di intervenire in maniera urgente e del cosa puoi fare.
Se tu lavori, smussi, ricerchi, risolvi, TUTTO CAMBIA E SI RISOLVE, ma, se non ti attivi, qualunque cosa tu debba affrontare la vivi, la sperimenti, la approcci in modo ansioso, con una base di paura enorme.
Al contrario se sei nella consapevolezza, qualunque cosa ti accada o ti venga detta, anche se fa lo stesso male, sai che c’è la tua “corresponsabilità creativa” e che quello che vedi nello specchio, fuori di te, attraverso l’altra persona, che magari nemmeno conosci, ha un senso ed è una grazia, un’occasione da non perdere e così ti approcci al tutto in maniera “costruttiva”, serena, collaborativa.
Quando entri in questo nuovo stato personale, vivi nell’Amore e non sei schiavo né delle persone, né degli eventi, ma sei un “imprenditore” di te stesso, prima che del resto e cooperi e collabori al meglio con tutto e tutti.
Ci manca questo tipo di formazione, ma è tempo di crearcela per costruire tutto nel migliore dei modi, partendo da noi.
Amorevolmente
Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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