
Sei intelligente quando riesci a guardarti dentro, sopra e sotto le righe, quando riesci a coglie il meglio di ogni cosa e quando riesci a mettere d’accordo il tuo conscio con il tuo inconscio.
E’ allora che usi la tua intelligenza intuitiva e smetti di ragionarci, mettendo semplicemente in gioco lei e queste tue due parti, conscia ed inconscia, che entrano così finalmente in connessione, permettendoti di arrivare a te e quindi al tuo meglio.
Che bello! Così ti centri.
Ma bisogna farlo e sapere come.
Quello che una parte di te conosce, sa la rivela all’altra parte, per il massimo bene del tutto: tu.
Oggi sarò un po’ incontenibile, reggetevi forte, perché il nuovo solstizio d’inverno sta facendo i suoi effetti, e ti, cioè la tipa che ti sta scrivendo, va scoprendo o meglio recuperando un sacco di “verità e podere” che sta dentro de mì, sta dentro de tì.
Abbiamo poca capacità di lettura dei sogni, intorno ai quali creiamo castelli inutili e non abituiamo nemmeno i piccoli, cioè i bambini, a mettersi in ascolto di ciò che la parte inconscia scrive e dice, proprio attraverso gli strumenti che possiede, per esempio il sogno.
Così, senza né arte né parte, sei spesso in crisi, dissociato e sovente ti rivolgi a uno specialista che dovrebbe aiutarti ad aprire questa specie di scatoletta interiore, chiusa ermeticamente e difficile da gestire e scardinare, per lavorarci.
Io immagino questa parte interna come le scatolette del tonno quando si spezza l’anello per l’apertura, proprio mentre stai cercando di aprirle e tu provi lo sgomento: hai davanti qualcosa di buono e non sai come raggiungerlo. La stessa cosa con la tua parte interiore.
Ultimamente sto notando che il lavoro fatto con l’intervento di un esperto esterno, sovente non dà i frutti desiderati ( lo vedo purtroppo tra i banchi di scuola). Perché? Forse perché la persona in analisi deve mettersi veramente in gioco, altrimenti non le serve a nulla la seduta, così come non serve andare per evitare, ma per scardinare, come il coperchio del tonno, privo della sua levetta preposta all’apertura.
Una frase che mi sento ripetere spesso da chi è del settore, è che “non sapendo chi hai davanti devi andarci molto cauto e non toccare nessuna corda sensibile”.
Ma non ci può essere ordine, senza disordine, né guarigione senza disinfezione e quanto serva sulla ferita.
Penso, mi consulto con gli Arcangeli e ribadisco che così facendo, sprechiamo solo tempo sia come pazienti, che come terapisti.
Ma vogliamo andare dentro e lavorarci o preferiamo toccare tutto ciò che non duole, per evitare reazioni e quindi vivere tutti tranquilli e come prima?
Con calma? Ok, ma va fatto, non evitato.
Quando decidi di lavorare su di te, sai che andrai a toccare corde che ti faranno male, ma sei anche consapevole che per sistemarti, proprio come fossi una chitarra o un pianorte, lo devi fare e basta.
Soffri, ti addolori, a seconda del caso, ma sai che il tutto va affrontato e lo fai.
Se un dente è cariato, il dentista cosa fa? Lo estrae.Certo predispone tutto per farlo, ma poi lo fa.
Al contrario mi pare che spesso si continui a girare intorno, sugli “altri denti”, che non fanno male, evitando accuratamente quello poco sano. Il tempo passa ed il contagio avanza.
Non voglio essere dissacrante, ma soprattutto quando lavoriamo con le persone dovremmo avere ben chiaro il concetto che non siamo noi in prima persona a fare, ma il divino attraverso di noi; noi siamo solo strumenti, canali, quindi dove sta il problema?
L’intervento di Dio, attraverso di me, è sicuramente appropriato e se non ci metto il mio ego, con le sue paure non sarà che il meglio per chi mi sta davanti.
Abituarsi a lavorare su di sé, comunque è la cosa migliore e comporta sempre il far scattare miracoli unici, capaci di farci giungere a traguardi inauditi, insperati.
Il nostro inconscio sa di tutto e di più e attraverso i sogni ci fa pervenire quello che la nostra coscienza a volte non sa, perché possiamo dare una virata e riprendere al meglio il mare aperto, in qualsiasi stagione e con qualunque vento.
Immagina, contrariamente a come siamo abituati a pensare e visualizzare, che la mente conscia sia piccola e super attiva, come una formica, e quella inconscia come un qualcosa di grande, di possente e di tranquillo, come un pachiderma, che però sa molto bene il fatto suo.
La formica si agita e vuole trascinare l’elefante.
Questa è la tua, la nostra condizione.
Se ti fermi un attimo ti accorgi che se entri in ascolto, come sto ripetendo da qualche tempo, riesci a cogliere il linguaggio delle tue parti più profonde ed a lavorarci al meglio, senza nessuna paura.
I frutti arrivano e ti conducono in posti straordinari, dove finalmente stai bene e sai perfettamente dove e come la parte “educata ed istruita di te”, parla e ti invita a fare o non fare certe cose per il tuo sommo bene.
Ci sono sogni che tu racconti agli altri ridendo, che non andrebbero mai sottovalutati.
Ogni volta che sogni, dovresti soffermarti a decodificarli, esprimendo sempre un grande rispetto e gratitudine verso il tuo inconscio, che con questa modalità, sta solo cercando di guarire ciò che non va nella tua vita.
Quante volte sogniamo di rincorrere qualcuno o qualcosa o di cercare affannosamente di risolvere un compito, che si rivela impossibile e pericoloso.
Quando ci svegliamo? Di solito improvvisamente, poco prima del “disastro”, cioè alcuni istanti prima che accada qualcosa di temuto e spiacevole.
In questo modo l’inconscio ci “informa” e ci rende responsabili del cosa succederà poi, quando nella vita ordinaria ci troveremo ( se già non ci troviamo) in quella situazione.
Tu allora, appena apri gli occhi, sudato e affranto, ridi, ti riprendi e ti consideri fortunato, perché, per esempio, il tuo cagnolino stava per essere investito, ma tu, che lo rincorrevi per mari e per monti, ti sei svegliato proprio nell’istante in cui un’auto sopraggiungeva e sembrava investirlo; pensi di aver scampato il pericolo e così abbracci forte il tuo cane, ma non cogli l’avvertimento.
Che periodo storico è mai questo? E’ un periodo difficile, un periodo nel quale le cose sembrano sfuggirti dalle mani.
Se per esempio stai vivendo una storia personale, anche di tipo lavorativo, non per forza relazionale, nella quale qualcuno ti domina e ti porta dove vuole e ti fa fare ciò che vuole, il sogno te lo sta esemplificando.
Un sogno complicato, potrebbe esprimere proprio questo.
Tu rincorri il cane, oppure il treno o altro, proprio come nelle tue giornate rincorri il volere dell’altro.
E’ un linguaggio per immagini, quello che il sogno ti porta, quindi lo dovresti capire nell’immediato, ma, se nessuno te lo ha mai spiegato, tu lo visualizzi e lo interpreti in maniera semplicistica e talvolta ilare, mentre la situazione prospettata, in genere, ilare non è.
Hai di fronte immagini e simboli che voglio raccontarti qualcosa di tuo e di solito, qualcosa che abbisogna di una ripulita e di una bella cura.
Ma se vuoi cambiare e ti mancano certe consapevolezze e non padroneggi gli strumenti, come puoi fare?
Devi partire portando con te la voglia di cambiare, il desiderio attivo di ascoltare sia te stesso, che chi potrà guidarti, farti da mentore, perché un po’ più educato di te e poi agire, con gratitudine, con calma, con attenta presenza.
Devi sviluppare la presenza; devi vivere ogni tuo momento, senza lasciare spazio a nessun pensiero parassita.
Qualunque cosa tu faccia, ci sei e lo devi fare “consapevolmente”. Per questo ti devi esercitare, per esempio partendo dalle tue mani, cercando di ascoltarle, di osservarle, di “viverle di più”.
Osservale.
Come si muovono? Come stanno? Quale temperatura hanno? Cosa toccano? Dove si appoggiano?
E più le osservi, le vivi, le ascolti, più vai allargando il campo d’azione e cresci nell’osservazione e quindi nell’ascolto.
Quando perdi il contatto, devi muovere la parte che stai ascoltando ed osservando, in modo da riportare la tua piena attenzione sul tuo oggetto, per poi ampliare il campo, legando per esempio l’ascolto e l’osservazione delle mani ad altre parti del corpo, parti che scegli tu, in base a qualcosa che ti porta a prendere in considerazione proprio quell’aspetto e non altri.
Sfiori allora la punta del tuo naso, oppure le labbra o ti accarezzi il collo: l’importante è che tu possa prestare nuova attenzione a una parte di te, per mantenere il contatto.
La tua “concentrazione”, esperienza dopo esperienza, va aumentando e così ti conduce a provare “una sensazione”.
Ti sembrerà strano, ma prendersi questi spazi visivi di ascolto, ti prende a tal punto che perdi l’abitudine all’ascolto dei pensieri parassiti, perché per loro non si creano più spazi d’azione.
Questo sostituisce egregiamente qualsiasi altro lavoro, fatto dall’esterno, da altre persone su di te.
Quello che parte da ciascuno di noi arriva sempre al traguardo e porta sempre nuove consapevolezze e tanta crescita; ciò che invece viene in qualche modo dato da altri, più difficilmente si ferma, affonda dentro di te, mette radice e dà frutti nell’immediato: solitamente richiede una presa di coscienza veramente unica e quindi più laboriosa e lenta.
Come per tutte le situazioni, lo ribadisco ancora, il tuo desiderio di metterti in gioco e la tua “creatività adattiva” dovranno lavorare di pari passo.
Cosa significa questo?
Significa che gli esercizi che ti sto suggerendo, li devi fare, li devi “vivere”, rielaborare, sentire e rendere tuoi, perché solo così ti attivi e quindi protrarrai nel tempo questa sana pratica, che ti permetterà di escludere i pensieri macchinosi e tutte le azioni conseguenti.
Poi, una volta ottenuti certi vantaggi, dovrai fare un altro passo e cioè iniziare a metter in circolo solo emozioni positive, di cui hai grande bisogno, come tutti.
Così sarai non solo presente, ma capace di bloccare i pensieri negativi, di escluderli, a favore di quelli positivi, qualunque sia la situazione nella quale ti verrai a trovare.
Non ci sarà nulla che potrà scuoterti e riportarti indietro, se tu avrai deciso di mettere al bando il negativo, a favore del bello, positivo e creativamente ok.
Se raggiungi questo obiettivo, sei padrone di Te.
Ecco perché la terapia emotiva, di qualsiasi natura, se giocata dall’esterno e con i guanti di velluto, non porta a risultati; smuovere e recuperare spetta a te e per farlo devi partire dall’essere presente, attento, un buon osservatore e ascoltatore di qualsiasi cosa ti riguardi, per poi passare al campo emotivo, il più hard, ma perfettamente leggibile, fruibile e indirizzabile, se solo ti attivi nella giusta maniera.
Qualcuno dice, a questo proposito che dentro di noi scatta una forma di sovranità che si attiva solo se tutto nasce e si muove dentro, da te, non dall’esterno.
Infatti, pensa a cosa accade dentro una famiglia.
Se un genitore non riesce a provvedere alla propria famiglia e deve ricorrere all’esterno, per esempio ad un prestito, in quel momento il padre non è sovrano per gli altri membri, cioè non esercita un diritto e una funzione, che dovrebbero spettare a lui e solo a lui.
Così tu nei confronti di te stesso.
Ciascuno di noi deve essere “autosufficiente in campo emozionale”.
Se tu sei disturbato dentro e vai a casa di altre persone, con la speranza di attingere dalla loro pace, cioè di prendere in prestito un po’ di benessere e tranquillità, diventi “dipendente” e questo è rischioso.
Potresti trovarti nella condizione addirittura di “peggiorare “il tuo stato, perché l’altro potrebbe essere a sua volta arrabbiato, teso, stanco, sfiduciato e questo andrebbe peggiorando la tua condizione interiore.
Se invece tu sei “intelligente” e quindi lavori su di te e raggiungi la consapevolezza della tua “sovranità” e del suo infinito valore, sei tu che agisci e crei al tuo interno, tutto ciò di cui hai bisogno.
Chi pratica yoga e ne conosce il “significato profondo” sa che significa appunto il controllo della mente.
Oggi invece, in moltissimi lo praticano per stare bene un’ora, durante la pratica, ma se non diventa una scelta, un modo di vivere, a nulla serve, se non a farti sentire ganzo nel omento in cui dici agli altri che tu pratichi lo yoga.
Ogni volta che stai per incontrare una persona, se ti metti nella condizione di esserti “sovraccaricato” di emozioni positive, vivrai sempre al meglio l’incontro con l’altra persona; se l’altro è scarico tu potrai donargli ciò che possiedi in esubero, mentre se lui sarà a sua volta carico, il vostro diventerà un incontro divertente e pienamente positivo per voi e poi per chi, separatamente, finita la serata, approccerete una volta rientrati nelle rispettive case e famiglie.
Perché agire così?
Per bontà?
No, per quella legge naturale che ci porta a stare bene ed a cercare il nostro Bene e quindi anche l’altrui.
Fa parte della nostra radice amorevole: se io sto bene, tu e chiunque incontri sul mio cammino starà bene.
Se al contrario sono scontroso e adirato, sto male io, staranno poco bene tutte le persone che si troveranno ad interagire con me, fino al momento in cui, l’Universo mi darà l’occasione di recuperarmi, facendomi incontrare una persona “carica di emozioni positive”, una persona che potrebbe far variare la mia condizione, se io lo vorrò e quindi glielo concederò, se la cosa non partisse da me.
Cosa sto scrivendo?
Mai provato ad essere felice e camminare per strada e rivolgere un bel sorriso a chiunque incontri lungo il sentiero, dove passeggi con il tuo cane al guinzaglio?
Se ti imbatti in 10 persone, tutte serie, vedrai che di fronte al tuo caldo sorriso, alcuni ti risponderanno nell’immediato allargando le labbra in un bel sorriso, qualcuno smollerà l’espressione, qualcuno invece rimarrà uguale, con le labbra serrate e qualcuno addirittura le chiuderà ancora di più.
Perché?
Perché, come per tutto, la “risposta è comunque soggettiva”.
Vuoi star meglio? Accogli l’invito dell’estraneo a sorridere; vuoi rimanere di umore nero nella tua zona di rabbia estrema?
Libero di farlo!!!
L’intelligente coglie al volo, la possibilità di rasserenarsi, di lasciar andare i pensieri parassiti, di uscire dal turbinio della mente e quindi si lascia intridere dal tuo sorriso, se ne lascia contagiare e cambia, mentre il malato convinto, rimane sulle sue e continua il suo viaggio a modo suo.
Si tratta di una distribuzione “ordinaria”, secondo la legge divina dell’Amore: io ho ciò che mi fa stare bene e la divido con te, che sei libero di scegliere cosa fare e quindi come stare; se lasci entrare la mia scintilla di gioia, serenità, benessere, consenti al fuoco del tuo Amore di riaccendersi a sua volta; se invece fai intervenire il pompiere del malumore, allora il fuoco non divampa e ti tieni il tuo grugnito, le labbra serrate e il cattivo umore migliore, tra quelli che hai sperimentato, e che anche ora tu vuoi e quindi scegli.
Oggi siamo più propensi al secondo stato.
Non siamo sovrani e andiamo a chiedere sempre in prestito ad altri, ciò che non alimentiamo e non produciamo, nella maniera più assoluta.
Essere sovrano di sé, significa non essere schiavo di altri, ma reggersi in piedi da solo, senza prestiti e stampelle esterne.
Così decidiamo noi il tipo di politica e quindi di Vita che vogliamo attuare, vivere.
Vuoi essere triste?
Libero di esserlo!
Vuoi stare male?
E’ una scelta tua!
Vuoi vederti brutto, abominevole, piccolo e/o insignificante?
Possiamo parlarne fino alle calende greche, ma se questo è il Tuo “credo”, solo tu puoi smantellarlo, sicuramente non io.
Discuterne non serve, non porta frutti.
Mi fa perdere tempo, mi succhia energie, inutilmente.
Tutto deve partire da te, da ciascuno di noi per portare in una direzione o in quella opposta, non dagli altri.
Purtroppo quello che riscontro è che moltissime persone sono preda delle emozioni negative e quindi vivono al peggio.
Ogni esperienza la guardano dal lato oscuro, negativo, pessimista e quindi fanno un pieno di emozioni non accrescitive, che li porta ad essere molto reattivi ed a spargere a piene mani il loro “contagio”.
Gli “untori” si moltiplicano, perché esiste una sorta di “piacere nello stare male”, per quanto tutti parlino del benessere ed invidino chi sorride sempre.
Apparentemente cerchi il tuo Bene, ma nella pratica lo aborri e lo schivi per bene.
Stare nella “zona confort” del malessere è diventato il “male comune, condiviso e ben allevato, nutrito, dai più.
Il motto poi con cui si salutano gli “untori” è:” “fin che c’è la salute!”, già fino a quando essi godono di buona salute, possono proliferare e contagiare tutti i non intelligenti del pianeta, con loro grande soddisfazione, perché quel conta per loro è che “mal comune mezzo gaudio”, per usare un altro credo, che spopola.
Così vivi e sei in “ostaggio delle tue emozioni”.
Sei invece padrone, in casa tua, quando sei “padrone delle emozioni che tu produci e quindi lo fai, ogni volta, in maniera proficua per te, per tutti”. Vuoi solo sperimentare cose buone e ti attivi per viverle.
Se pratico la scelta della mia sovranità, oltre allo yoga in maniera convinta e partecipata, allora produco pensieri positivi, accolgo maggiormente l’altro, so viverlo nella giusta misura, ed entro in “empatia” con fatti, eventi e persone in una maniera forse incomprensibile ai più, ma eccellente per me, perché riesco sempre a cogliere il bello di ogni cosa e non vivo in attesa di un evento “straordinario” per gioire, ma so che miracolosa è qualsiasi cosa mi accada, anche quella più semplice, magari banale per gli “untori”, ma non per me, che so gustare fino in fondo l’attimo.
Allora un sorriso mi scalda il cuore.
Una mano che mi sfiora mi dà gioia.
Un saluto fatto il cuore mi raggiunge e mi scalda, cambiandomi la giornata.
So abbracciare l’altro, voglio sfiorarlo per dirgli che ci sono, canto senza paura e sento vibrare dentro ogni cosa nella giusta maniera.
Non mi perdo dietro tanti se e ma, ma agisco con spontaneità, senza mettere in dubbio che quella spinta che sento a fare una cosa, dato che nasce da un dentro “pulito, fresco, buono, amorevole” non farà nessun tipo di danno, ma darà solo frutti buoni.
Tu semini senza pensiero ovunque e con la certezza che molti semi prenderanno vita.
Se l’altro è arido e non consentirà al tuo seme di germogliare, non ti preoccupi, perché affidi, giustamente, la responsabilità della risposta a lui.
Così sei un esplosivo.
Sei in grado di generare curiosità, benevolenza, sorrisi, pace, accoglienza e tanto altro.
Possono leggerti come un “semplice”, magari uno sprovveduto, un cuor leggero, ma questo non ti tocca perché tu “sei sovrano” di tutto, anche della ferma consapevolezza di chi sei e della forza dei valori positivi che detieni, origini, sostieni e promuovi e guarda caso divulghi.
Stai poi sereno che anche il più incallito dei tuoi avversari, parlo degli “untori”, ogni tanto verrà ad attingere e a piangerti addosso, per avere, compassionevolmente un po’ della tua allegria; non sa che la “meschinità” non ti appartiene e quindi doni senza calcoli, senza aspettative e senza nessuna forma di ricatto.
Sei pieno “governatore” di te e quindi in condizione di elargire e condividere.
La tua modalità relazionale è ben distante da quella ordinaria.
Ami e vivi con il cuore sempre.
Sei presente a quello che accade, lo scegli e sei Libero.
Un tossicodipendente, un alcolista, un malato mentale dipendono da un qualcosa di esterno; ciascuno ha un legame inalienabile con “una sostanza” esterna, che gli procura quel benessere interiore, che non gli appartiene e non produce.
Droga, alcol, farmaco sono necessari, perché colmano ciò che non viene autoprodotto.
Non c’è in loro, nessuna forma di “filiera breve”, indispensabile.
Le emozioni positive, al contrario, accedono alla tua “farmacia interna”, cioè all’Anima.
L’Anima è come un dispenser di Tutto.
Quello che ti serve lì c’è, ma devi saperlo e devi potervi e sapervi accedere, proprio attraverso la “tua intelligenza” ancestrale, di tipo spirituale e volerlo.
Lì ci sono vasetti di tutti i tipi, di tutti i colori; qualsiasi medicamento ti serva lì lo rinvieni; allora qualsiasi recettore può essere soddisfatto, senza sostanze esterne di breve durata e di facile assuefazione.
Anche l’Amore allora non è un qualcosa di chimico e ad esaurimento, come fosse le cartucce del toner della stampante, che dopo tot puntini, ti segnalano di dover essere cambiate, sostituite , anche se non sono realmente esaurite.
L’Anima ha tutto e senza nessuna forma di assuefazione o di controindicazione.
Stai bene e vedi sempre bene in tutto, non perché sei “scemo”, ma perché sai guardare ogni cosa dal suo giusto verso e con gli occhi puliti dell’Amore, della Gioia, della Pace.
Quando hai emozioni positive, sei in una “condizione chimica perfetta”.
Sei dinamico, travolgente, sereno, ridanciano, sei … perfettamente bello e allineato.
Quando invece hai emozioni negative, la tua chimica è legata alla “bottega della mente”, quindi all’Ego, quindi tossica ed intossicante.
Se vuoi innamorarti ed oggi, 25 dicembre, è la giornata dell’Amore sommo, devi accogliere questa “possibilità” e trasformarla in realtà per il massimo bene tuo e di tutte le persone che amerai.
Allora sarai beato e altrettanto felice e beata la persona che sceglierai tra tutte, per donarle le tue massime attenzioni e tutta la tua gioia e l’infinito amore che potrai e saprai produrre.
Non ci sono limiti per questo, se non quelli che tu stesso ti poni.
Incontrare una persona “libera e sovrana” è pura magia: con lei non ti annoi, non ti senti mai accusato, aggredito, allontanato o dimenticato.
Anche se sono trascorsi i fatidici due anni e pochi mesi, quelli dichiarati dalla chimica ordinaria e negativa, la trovi ancora lì, pronta a spalancarti le sue braccia e donarti liberamente tutto l’Amore, che può offrirti in quel momento, senza paura o bronci di alcun tipo.
Il sorriso la contraddistingue e la brillantezza e bellezza del suo sguardo, perché dietro c’è tutto un banco illimitato di “farmaci unici” della farmacia primaria ( Anima) , a cui lei attinge con grande serenità e leggerezza.
Da chi vuoi farti curare tu, a partire da oggi?
Con amorevolezza Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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