La fatica di stare Prigioniero del passato


In ogni persona esiste una sorta di ripostiglio, di cantina o di deposito, dove ripone e accatasta tutto quello che ha vissuto in modo intenso.
Un trauma, un grande dolore, una sofferenza, anche lieve, ma sentita nel profondo come importante, finisce lì e da lì, ogni tanto riemerge, come per magia, richiamata da qualcosa di simile, che la “risveglia”. E’ una coscienza, una coscienza scantinato o soffitta, un deposito dove tutto si mantiene e dove ogni tanto, come ho appena scritto, il proiettore inserito si riaccende, all’apparenza senza un motivo, e inizia a trasmetterti un film, sovente poco piacevole.
E’ un film del tuo passato.

Sì, a parole, soprattutto nei percorsi personali, ti è stato detto e ripetuto che il passato è passato e lo devi lasciar andare, però la realtà è che questo film ogni tanto riparte e trovare il pulsante per spegnere la cinepresa non è sempre immediato è così facile.

Sono tutte le immagini trascorse, che sopravvivono in quello spazio e che di tanto in tanto si rianimano, a volte quando sei in presenza, qualche altra quando sei nello spazio onirico, ma la cosa intensa è che tu ne soffri.

Il passato è come una ragnatela che ti fa prigioniero.
Sai che il ragno è sparito, cioè quell’evento non c’è più, che i ricordi sono soltanto immagini, documentari o film, eppure di tanto in tanto la pellicola parte e in genere ti accade che soffri di nuovo e inizi a pensare a tutti i se  e i ma possibili.

Credo ti sarà successo di andare al cinema.
Sei seduto, comodo, sopra una bella poltrona e dopo la pubblicità, ecco che inizia la proiezione vera e propria.
E’ una storia.
Sei consapevole di essere in una sala cinematografica, eppure ti può succedere d’immedesimarti a tal punto da provare quello che pare provare l’attore. Allora esci dalla realtà e ti senti nella storia, che credi sia vera.

Ti capita allora di arrabbiarti, di commentare oppure di piangere e di singhiozzare.
La tua emozione è reale e anche le lacrime, ma l’esperienza a cui stai assistendo è pura finzione. Se ti avvicinassi allo schermo e lo toccassi usciresti dalla bolla in cui sei entrato: non c’è nessun personaggio, nessuno. C’è solo lo schermo, che riflette un mare di Luce e niente altro.
Non c’è qualcuno in carne ed ossa con cui interagire per consolarlo e prestargli il fazzoletto, sei lì, davanti a uno schermo, su cui si proietta qualcosa, una storia appunto.

Non ti è dato entrare DAVVERO nella storia, né interagire proprio perché sono attori di una storia immaginaria, di qualcosa di non reale.

Eppure, è lì, al cinema, che puoi comprendere come funziona la tua coscienza scantinato, la tua soffitta o deposito, come tu la voglia chiamare.
Come a volte al cinema ti possa capitare di reagire e provare gioia, amore, attrazione e sofferenza, tanto che sperimenti una reazione fisica, che può arrivare al pianto, così succede a volte con le proiezioni interiori del passato. È molto importante cogliere che c’è una bambina o un bambino interiore che sono rimasti agganciati a quello schermo dove si proietta il passato; sono intrappolati nella ragnatela e quando parte il filmato tutto ricomincia come se il ragno fosse ancora lì.
Per questo è molto importante parlare a questa parte di te che soffre, rassicurarla, accompagnarla.

Se a un certo punto della tua Vita è successo qualcosa che ti ha turbato profondamente, soprattutto se eri piccolo e quell’evento ti ha raggiunto in modo forte, dentro il deposito c’è l’immagine di te stesso a quell’età, in quella situazione, carico di angoscia, oppure vulnerabile e pieno di paura.

Quando poi ti raggiunge un racconto, una storia, un episodio simile, che ti richiama quel tuo vissuto, ecco che automaticamente rientri in contatto con quella pellicola, con quell’immagine, anche se molto lontana nel tempo.

Allora molte cose che ascolti, vedi, senti, e di cui fai ancora esperienza nel presente, ti riportano indietro nel tempo, a quella vicenda ed ecco che il film doloroso riparte e tu sei nella ragnatela.

Basta a volte anche solo una parola, una frase, un nome che fanno trillare come un campanello di prenotazione per cercare, trovare e far ripartire tutta la pellicola.
Se hai subito qualcosa di molto forte, il falò si riaccende in un secondo, e con lui sentimenti molto intensi, in genere di paura, di disperazione e di rabbia.

E’ un vortice che ti prende e ti “trascina” via, ti risucchia dal presente, proprio come la storia al cinema, catapultandoti nel passato.

Nasce un qualcosa di davvero inopportuno e ingestibile.

STRUMENTI PER RIELABORARE

È molto importante che disponiamo degli strumenti per rielaborare quello che sperimenti ogni volta che vieni risucchiato indietro nel tempo.

Qui può essere d’aiuto la famosa Campana di vetro, di cui ho parlato in altri articoli, perché suonarla in prima persona o avere qualcuno che la suona per te, ti ferma il pensiero, di offre consapevolezza e ti riporta qui.
Subito dopo è molto importante partire con l’inspirazione e l’espirazione.
La Campana è salvifica.
Il suo suono  disintegra le immagini dolorose del film e ti ricorda che è solo una storia passata.

Poi l’inspirazione e l’espirazione riattivano la Gioia Divina interiore, rilassando il corpo e la mente, permettendo di riuscire a sorridere ancora.
E’ un vero sorriso liberatorio.

Quando il dolore passato riaffiora, se metti in atto questa strategia, che funziona anche con gli attacchi di ansia, quando inspiri puoi dire:
”Inspiro Aria carica di Pace, so che la …. ( dire l’emozione che stai provando) è dentro di me e la Pace l’avvolge”

Se lo fai con convinzione, l’effetto è immediato, e puoi andare avanti e dire, espirando:
“ Espiro questa emozione e mantengo in me la Pace”.

Una volta superato tutto, si può ritornare a quell’immagine e scoprire che cosa l’ha provocata.

La Respirazione permette di cambiare l’Energia, così come il Suono della Campana prima e quindi di uscire in modo consapevole dal film del passato, dalla ragnatela vuota.

La nuova Energia ti mostra che la vita, con tutte le sue meraviglie, è qui e puoi vivere sereno il tuo presente.
Da solo è possibile, basta iniziare a lavorare con il Suono e concentrarsi su di lui, con fiducia.

Anche in questo caso è possibile una trasformazione.

Imparare.

La sofferenza è una Maestra, anche se nella storia umana non avrebbe dovuto essere contemplata. Il suo ingresso ti permette comunque di trasformarti, solo quando la comprendi. Allora accresce in te la compassione e l’amore.
Da lei, dalla comprensione, dall’Amore e dalla Compassione nasce poi la Serenità, oppure la Felicità.

Quando la comprendi, la accetti e cambi sia nei tuoi confronti che verso gli altri.

E’ quando la snobbi e fatichi ad accettarla, che la sfuggi e non la comprendi, che corri il rischio di affogarci dentro.
Tendi a fuggire da ogni evento che porta in sé dolore, soprattutto nella realtà materiale, dove si rincorre il piacere.

Per questo ci si trova poi a dover faticare e a insegnare alla mente che la sofferenza viene per guidarti verso qualcosa di migliore ed è utile.

Eppure è proprio grazie a lei che cambi prospettiva e inizi a guardare ogni cosa con occhi nuovi e così cogli, comprendi, cresci, accetti e metti in gioco l’accoglienza e l’Amore.

Senza la Comprensione, non c’è Amore e senza entrambi non riesci a vivere in Felicità, per questo la sofferenza è un valido aiuto, perché ti permette di arrivare alla Felicità piena.

Certo, richiede lavoro, introspezione, accoglienza, saperla abbracciare, magari con tenerezza e poi ascoltarla e seguirla nei suoi cammini.

La bontà della sofferenza è qualcosa di davvero reale, anche se tutto punta a farla allontanare dal campo esperienziale, basta pensare agli anestetici usati e a tutti gli interventi proposti per non far soffrire. Senza sofferenza non c’è consapevolezza e qualunque cosa ti faccia paura, non elaborato, può condurti lontano da te stesso.

Conoscerla da un’altra prospettiva è importante e infatti la situazione faticosa di diverse Anime oggi, nel percorrere il proprio cammino è proprio legato al rifiuto di conoscerla e quindi all’impossibilità di entrare in un atteggiamento di Compassione ed Amore.
Il fango offre alimento a ciò che deve nascere, tra cui i Fiori di Loto e in questa realtà talvolta faticosa è la sofferenza a fare la parte del fango.

Ti degli Arcangeli.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Mariano Francesco

    Grazie sempre cara Anima di Luce 💙 💎✨️

  2. Valentina

    Grazie carissima Ti, messaggio meravigliosamente unico che guida al vero Benessere💚 Grazie grazie grazie
    Grazie Cielo

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