La Felicità nel cambiamento

Camminare è importantissimo.
Significa concedersi di poter aprire nuove porte, di sperimentare, di acquisire nuove consapevolezze, di crescere e far parte delle novità in essere oggi e nel divenire che ci attende, come genere umano.
Ma noi siamo “animali” strani, gli unici dotati di poca vera versatilità nel ciclo della Vita universale.
Puntiamo tutto sul futuro, perdendoci il presente.
Facciamo a botte con il nostro passato, ma non concepiamo alcuna forma di divorzio o separazione.
Ho sentito raccontare:

“In uno sperduto campo d’addestramento militare, un plotone era appena tornata alla base, dopo una giornata di marcia sotto un sole cocente.
“Che vita!” esclamò una recluta.
“Lontani chilometri da ogni centro abitato, con un sergente che pensa di essere Attila il Barbaro, niente donne, niente sbornie, nessuna licenza e, in più, i miei stivali sono più piccoli di due misure”.
“Non vorrai prendertela per questo, amico” disse il suo compagno.
“Perchè non ne prendi un altro paio?”
“Non ci penso neanche” fu la risposta
“Toglierli è stato finora l’unico piacere che ho!“ ( ZONA COMFORT???)

Divertente, vero, ma dipinge benissimo chi siamo.
Osho, nelle Citazioni sulla Felicità,  sostiene a questo proposito:
“Proprio camminando nell’ignoto, crei la tua strada.
Il sentiero non è già pronto, lo crei proprio mentre cammini.
L’intelligenza ti dà il coraggio di essere solo e ti fa vedere come puoi essere creativo.
Fa sorgere in te una grande urgenza, una grande fame di essere creativo.
Solo cosi – come conseguenza – potrai essere felice, potrai essere beato, estatico.”
E lungo il percorso possiamo finalmente imbatterci nella profondità del nostro sé, e sotto le ceneri del nostro passato, che ha generato infelicità, ritrovare le scintille della perduta felicità e quindi farle rivivere.
E’ toccare il fondo, pe poi risalire.

“Il mio sforzo qui è quello di creare un’atmosfera di beatitudine, non di felicità.
La felicità è inutile, dipende dall’infelicità, mentre la beatitudine trascende e ti muovi al di là della dualità dell’essere felice o infelice.
Guardi ambedue, la felicità arriva e guardandola non rimani identificato, non dici,
“Sono felice, in pace, è bello.
” Semplicemente guardi affermando, “Si, una nuvola bianca sta passando.”
E’ proprio così che accade: mentre ti spingi con forza, per staccarti dal fondo, ti ritrovi e incominci a risalire con una forza ritrovata.
Punti ora verso l’alto, deciso, determinato, come guidato dalla Luce che prima non vedi, ma poi, a mano a mano sali inizi a scorgere e a visualizzare in maniera sempre più netta.
In questo percorso di “rinascita” il tuo modo di vedere le cose e di viverle, si modifica ed è così che ciò che prima ti angustiava e rappresentava un vero, enorme problema, un temporale senza precedenti, ora non lo temi più e non lo vivi come un qualcosa di devastante, ma per ciò che è: una semplice nuvola, non l’uragano di prima del cambiamento in essere.
”Una nuvola nera sta passando, sono testimone di ciò, sto osservando.”
Entro nella giusta modalità di semplice osservatore.
Se l’Universo vuole pulirmi dalle mie storie passate e offrirmi solo il meglio, deve scatenare venti impetuosi, far giungere nuvole e magari pioggia, … è normale, fa parte del ciclo, quel ciclo che la natura conosce e accoglie e noi uomini ostacoliamo, sempre convinti che l’Universo ci porti solo sfighe.
Non è assolutamente  così!!!
L’Universo ci porta EVOLUZIONE, è l’evoluzione è crescita, è migliorarsi, non peggiorare.
E allora, come mai siamo conciati così male?
Lo siamo perché da secoli combattiamo contro di lui, convinti che sia lui l’artefice dei nostri mali.
Siamo veramente unici, perché rifiutiamo i doni che l’Universo cerca disperatamente di farci giungere, aggrappandoci al passato, che ci stava divorando.
Scambiamo il male per il bene e viceversa e così non evolviamo, non miglioriamo, ma andiamo di male in peggio, come fu nei secoli scorsi, fino ad oggi.
Osservatori.
Il nostro ruolo è solo quello!

Il lavoro spetta all’Universo, non a noi pasticcioni.
Diventare osservatori non è semplice, ma ci permette di andare oltre il sì ed il no, al di là del funziona o non funziona, per giungere a far crescere, dentro di noi,  una terza forza, una terza dimensione, quella che ci manca da tantissimo, cioè la Spirituale.
Mentale, emotiva … senza lei sono matrigne crudeli per noi.
La dualità indica due dimensioni, una è la felicità e l’altra l’infelicità.

Se riusciamo ad osservarle ambedue, allora una profondità si manifesta all’interno di noi, e appare o meglio rinasce la nostra terza dimensione, quella capace di farci diventare semplici testimoni.
Questa è meditazione pura, è diventare solo un osservatore di qualsiasi cosa ci accada.
Noi ci fidiamo.
Sia che vediamo arrivare verso di noi le nuvole nere della morte, dell’abbandono, del tradimento, del licenziamento, della vendetta, …oppure il sole terso del
successo, dell’essere amati, stimati, gratificati, riconosciuti, accolti  … la nostra condizione rimane quella, di stare comunque bene, di sentirci altro da quello che ci accade intorno, perché ora siamo consapevoli che sono solo momenti e sono altro ed esterni a noi.
I primi vengono solo per portarci di nuovo al sole splendente, anzi, più splendete di prima, mentre i secondi  sono il periodo del raccolto, dello stare in armonia piena, in equilibrio, ma dovremmo sapere che sono momenti destinati a mutare, proprio come il cielo, perché tutto si evolve e quindi verrà sera, arriveranno le nuvole, e lo faranno per anticiparci altro bellissimo sole, più radioso e caldo del precedente, se ci concederemo di accoglierlo, vederlo e viverlo.
Non è fatalismo, non sto parlando di questo, ma di fede, di fiducia, dell’affido totale e consapevole a Dio e all’Universo che, mentre noi pensiamo:
” Che bello, come sto bene! Ecco, voglio stare sempre così!” essi valutano, pensano e stabiliscono:
“Bene Figlio mio, ora hai dato e hai goduto; mi hai dimostrato che fin qui sei ok, ci sai fare.
E’ tempo ora di riprendere il viaggio, di salire, di sperimentare e fare ancora meglio di così!”
Siamo come atleti che devono migliorare le proprie prestazioni, quindi mutano continuamente gli allenamenti, l’intensità e la tempista, perché lo stesso esercizio, ripetuto nel tempo, ha sviluppato indubbiamente la muscolatura e migliorato le prestazioni, ma vanno modificati, perché altrimenti subentrerebbe l’assuefazione, mentre è importantissimo ci sia sempre evoluzione e quindi miglioramento per l’agonismo e le prestazioni in essere.
La stessa crema, dopo un anno, ci porta all’assuefazione, quindi va cambiata.
Lo stesso discorso per i farmaci, per il cibo … e per la nostra esistenza in generale.
Quando siamo al massimo delle nostre prestazioni è giunto il tempo di cambiare allenatori e allenamenti, tutto qui!
Continuare a ripeterci:
”Ma prima …”, “Ma lui…, lei…”, “L’altro allenatore non ci allenava così…”. .. è puro ostruzionismo, non ci concentra sul qui e ora e ci fa rifiutare in maniera oppositiva le nuvole, intensificandole, che stanno lì solo per portarci poi altro sole.
Il sole non è sparito, è solo coperto dalle nuvole del cambiamento della tabella “allenamenti”.
Noi dobbiamo solo continuare ad osservare, guardando le dualità: nuvole/sole.
Qualche giorno fa, un mio caro amico ha condiviso uno scritto di Osho, leader carismatico e maestro spirituale indiano che seguo ed apprezzo o meglio amo, di amore cosmico.
Le prime righe avevano il solito odore di quelle catene di Sant’Antonio, che gli amici sanno non amo, e stavo per desistere dalla lettura., ma gli Angeli mi hanno invitato a continuare, ad andare avanti con la mia modalità ordinaria di “senza pregiudizi” e… ne è valsa la pena.
Ho cercato l’intero scritto e parecchi versi sono diventati post per il mio stato e ora voglio condividere l’intera pagina con voi, perché …
Beh, il perché lo capiremo tutti tra breve.
Spero che queste parole generino in tutti noi la stessa motivazione:

Diceva così….
“Molte persone vengono da me, dicono di essere infelici, e mi chiedono di dare loro una meditazione.
Io rispondo loro: innanzitutto, è fondamentale capire perché sei infelice.
E se non rimuovi alla base le cause della tua infelicità, potrò darti, sì, una meditazione, ma questa non ti aiuterà molto – perché le cause di fondo rimangono.
L’uomo che avrebbe potuto essere un bravissimo e splendido ballerino, siede in un ufficio, in mezzo alle scartoffie. Non lascia spazio alcuno alla danza.
Quell’uomo avrebbe potuto divertirsi danzando sotto le stelle, invece non fa altro che accumulare un conto in banca.
E dice di essere infelice:
“Dammi una meditazione”.
Posso dargliela! – ma che cosa farà la meditazione?
Che cosa pretende che gli faccia?
Rimarrà lo stesso uomo: che accumula soldi, che compete sul mercato.
La meditazione lo renderà un po’ più rilassato nel fare un po’ meglio queste azioni senza senso.

Ecco perchè in Occidente così tante persone praticano la meditazione trascendentale.
Maharishi Mahesh Yogi dice:
“Ti renderà più efficiente sul lavoro, ti aiuterà ad avere più successo. Se sei un venditore, diventerai un venditore di maggior successo.
Ti darà efficienza.”
E gli occidentali vanno pazzi per l’efficienza.
Darebbero ogni cosa in cambio dell’efficienza.
Ecco perchè attrae tanto.

Certo, ti può aiutare.
Ti può rilassare un po’, è un tranquillante.
Ripetendo costantemente un mantra, ripetendo costantemente una certa parola, si cambia la chimica del cervello.
E’ un tranquillante
!
Un suono tranquillante.
Ti aiuta a rilasciare lo stress, così domani, sulla piazza del mercato sarai più efficiente, più abile nella competizione – ma non ti cambia.
Non è una trasformazione.  ( OSO COMMENTARE: UN CAMBIAMENTO!!!)
Puoi ripetere un mantra, puoi praticare una meditazione; ti potrà aiutare un po’ qua e là – ma ti potrà aiutare soltanto a rimanere come sei.

Viceversa, il mio messaggio è solo per coloro che amano davvero la sfida, per i coraggiosi pronti a cambiare il modello della loro vita, che sono pronti a rischiare tutto – poichè in effetti non hai niente da perdere, se non la tua infelicità, la tua miseria.

Ma le persone si attaccano anche a questo. ( AI PROPRI DOLORI, perché zona conosciuta, COMFORT)

Che altro hai da rischiare? Solo la tua infelicità.
L’unico piacere che hai è parlarne.
Guarda le persone che parlano della loro infelicità: come diventano felici!
Pagano per questo: vanno dagli psicoanalisti per parlare della loro infelicità – pagano per farlo!
Qualcuno che li ascolti con attenzione… e loro vanno in visibilio.”

Già, continuiamo  a parlare con estremo piacere della nostra infelicità e ci gongoliamo quando gli altri ci reputano dei “poverini colpiti dalla cattiva sorte” e così  continuiamo a parlare, parlare e parlare della nostra infelicità… ancora e ancora e ancora.
E la esageriamo, la coloriamo, la facciamo sembrare più grande, la facciamo apparire più grande di quello che è.
Perchè?

Lascio che sia Osho  a risponderci …
“Non hai niente da rischiare.
Ma le persone sono aggrappate al conosciuto, a ciò che è familiare.
L’infelicità è tutto ciò che hanno conosciuto – questa è la loro vita.
Non c’è nulla da perdere, eppure si ha così tanta paura di perderlo.”

Per me, la gioia, la positività e la felicità sono al primo posto, tutto questo è al primo posto.
La gratitudine e luna modalità giocosa sono al primo posto e mi consentono di essere flessibile e mutevole.

“Gioisci!
Se non puoi gioire del tuo lavoro, cambia.
Non aspettare!
Perchè tutto il tempo passato ad aspettare… è come se stessi aspettando Godot.
Godot non arriverà mai.
Aspetta e sprecherai la tua vita!
Per chi, per che cosa stai aspettando?
Se capisci di essere un miserabile all’interno di un certo modello di vita, tutte le vecchie tradizioni dicono: tu sei sbagliato.
Io dico: il modello è sbagliato.
Cerca di capire questa differenza.
Tu non sei sbagliato!
E’ il modo in cui hai imparato a vivere che è sbagliato.
Le motivazioni che hai imparato ed accettato come tue, non sono tue.
Non soddisfano il tuo destino.

Sono contro il tuo germoglio, sono contro il tuo elemento…
Ricorda: nessuno può decidere per te.
Tutti i loro comandamenti, tutti i loro ordini, tutte le loro morali, esistono per ucciderti.
Tu devi decidere per te stesso.
Devi prenderti la tua vita nelle tue mani.
Altrimenti, la vita continua a bussare alla tua porta e tu non ci sei mai – sei sempre da qualche altra parte.
Se il tuo destino è quello di diventare un ballerino, la vita busserà a quella porta, perché la vita è convinta che tu debba essere un ballerino già adesso.
Bussa lì, ma tu non sei lì – sei un impiegato di banca.
E come ci si può aspettare che la vita ti trovi?”

Per noi occidentali, così “programmati alle origini”, non risulta che Dio si aspetti da lui un lavoro legato alla sua natura animica, eppure è così che funziona e Dio ti raggiunge,  solo se tu realizzi il tuo destino; conosce solo quell’indirizzo,  ma se non ti trova mai lì, perché sei da qualche altra parte, nascosto dietro una maschera di qualcun altro, nel costume di qualcun altro, sotto il nome di qualcun altro, proprio come Pirandello scrisse sei per lui “1 nessuno e 100.000”.
Come possiamo stare bene e aspettarci che Dio ci trovi?
Lui continua a cercarci, perché conosce il nostro nome, ma noi non sentiamo, perché abbiamo dimenticato quel nome.
Egli conosce il nostro indirizzo, ma non abbiamo mai vissuto a quell’indirizzo.
Siamo altrove, sotto “mentite spoglie”, perché abbiamo permesso al mondo di distrarci.

Dio ci può trovare solo se decideremo di ESSERE NOI E DI COMPIERE IL NOSTRO DESTINO!
Finchè non trovi la tua spontaneità, finchè non trovi il tuo elemento, non puoi essere felice.
E se non puoi essere felice, non puoi essere meditativo, sereno, veramente connesso ed altro dal nostro triste sé attuale.

“Perché in occidente le persone credono che la meditazione dia la felicità?
Di fatto ogni volta che hanno trovato una persona felice, hanno sempre trovato una mente meditativa – le due cose sono associate.
Ogni volta che hanno trovato un alone di meditazione che circonda una persona, hanno sempre trovato che era tremendamente felice – vibrante di beatitudine, radiosa.
Sono due cose associate.
Ecco perché hanno pensato: la felicità arriva quando sei meditativo.
E’ esattamente l’opposto: la meditazione arriva quando sei felice.
Ma essere felici è difficile, mentre imparare una tecnica di meditazione è facile.
Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino – perchè non c’è tempo da perdere.
Un cambiamento improvviso – un improvviso rombo di tuono – una discontinuità.
Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato.
Un improvviso rombo di tuono. Ricominci la tua vita come se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato.
Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti, e devi trovare la tua fiamma interiore.”

Noi nasciamo felici, ogni bambino nasce felice, innocente e meraviglioso.
Poi accade qualcosa e tutti quei bambini meravigliosi che abbiamo e siamo, si perdono e la nostra  innocenza viene distrutta.
Tutta la felicità che abbiamo dentro si trasforma lentamente in disperazione e in disordine interiore: il “bambino interiore” viene imprigionato come il bambino della storia di Hansel e Gretel.
Alcuni vengono addirittura, contrariamente alla fiaba, divorati.
Osho dice:
“Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco del mondo.
Qual è il suo segreto?
Quel segreto è anche il mio.
Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia.
E’ qui e ora.
Non pensa al passato, non pensa al futuro.
E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa.

Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti. Perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora.
Vivere nei ricordi, vivere nell’immaginazione significa vivere una vita non esistenziale; e vivendo fuori dall’esistenza ti sfugge cosa l’esistenza è.
Sarai inevitabilmente infelice, perché per tutta la vita ti lascerai sfuggire la vita stessa. Perdi un’occasione dopo l’altra, ma la vita non ti dà due istanti contemporaneamente: te ne dà solo uno alla volta! E quell’istante può essere vissuto oppure ce lo si può lasciare sfuggire.
Esistono due modi per farselo sfuggire: o ci si lascia appesantire dal passato oppure ci si fa attrarre dal futuro… e l’istante scompare!
Ci si lascia sfuggire ciò che è reale desiderando ciò che reale non è: l’infelicità umana è tutta qui.”

Cerchiamo di “educarci” a cogliere il presente, il nostro qui ed ora ed insegniamolo a chi amiamo, sapendo che nell’istante, non esiste infelicità, né sofferenza, né angoscia.

Essere presenti significa essere in paradiso qui e ora e ce lo meritiamo, tutti, indistintamente.
Significa prendere sempre il treno giusto, all’ora convenuta e salire sul convoglio dove potremo viaggiare sicuramente al meglio.
Chi non sale?
mi dispiace, ma presto sarà veramente perduto.
Chi vuole ora viaggiare con noi?
Buon viaggio a tutti!!!

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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