
Sono rientrata dalla scuola e mi frullano in testa un sacco di domande.
Apro il pc, per evadere la posta del Blog e vengo attratta da un video, di un Formatore che stimo.
Guarda caso, i miei pensieri, odierni, si agganciano e collimano perfettamente con il titolo e l’argomento del suo video.
Ho trascorso tutta la mattinata a programmare come “isolare i ragazzi” e come attuare il richiesto distanziamento sociale, in un ambiente, il mio, che dovrebbe essere a favore dell’integrazione e del contatto.
Un sacco di tempo tolto alla progettualità didattica, per mettere in scena la stessa identica situazione, che fu attuata nel secolo scorso, utilizzando addirittura il “medesimo linguaggio” per dividere e schiacciare ogni forma di contatto umano, in nome del nostro benessere.
Una motivazione diversa, sì, ma per raggiungere lo stesso fine o scopo.
E il problema è l’assoluta incapacità dell’opinione pubblica, di cogliere tutto questo.
Sembra che il paradosso stia diventando la normalità, la nostra filosofia.
Un sacco di tempo speso, con i colleghi, nello stabilire non come accogliere al meglio Pierino e Paolino, al loro ingresso nella nuova realtà scolastica, oppure nel come creare condivisione e socialità tra ragazzini provenienti da varie scuole e realtà, ma al contrario tempo speso per capire come farlo andare al bagno senza che lui venga in contatto con il vicino di banco, o come farlo mangiare in 20 minuti, in un ambiente asettico, o ancora, come farlo entrare ed uscire da scuola senza che incroci i suoi simili in maniera attiva e costruttiva.
Non voglio entrare nel merito specifico di quanto sta accadendo, ma sicuramente desidero allargare, almeno un poco, lo sguardo di chi sta leggendo questo mio scritto odierno.
Siamo, io direi, alla frutta
Sprechiamo i nostri cervelli ed il nostro tempo a dare spazio alle peggiori assurdità, dando così fondo alle nostre energie, impiegate per sostenere a volte le futilità e, in genere, devastare ogni cosa, inclusi i rapporti umani.
E’ vero, la nostra è sicuramente una forma di “filosofia” della carta igienica, dove tu strizzi il tuo cervello per creare qualcosa che permetta non il bene collettivo, ma semmai il contrario, cioè il distanziamento sociale.
Cos’è questa filosofia della carta igienica?
E’ semplicemente un modo di vedere la filosofia che ci anima, che guida il nostro modo di vivere, partendo da un semplice rotolo di carta igienica.
Perché proprio la carta igienica?
Perché è un prodotto utile, ma sicuramente non indispensabile ed è oltre tutto un prodotto, che proprio per i suoi requisiti, non si presta a tutte quelle manipolazioni consumistiche, tipiche di altre merci, e che quindi non dovrebbe richiedere, a livello di mercato, chissà quali “fatiche pubblicitarie e chissà quali studi di mercato”.
La carta igienica, per chi la produce e la vende, è però fonte di guadagno, quindi sicuramente un prodotto da far apprezzare ai potenziali clienti, esattamente come tutti gli altri, sebbene sia meno dinamica a “livello evolutivo”e quindi più difficile da trasformare, per farla apprezzare, in maniera unica.
Un biscotto, un paio di scarpe li puoi cambiare ogni mese, dando loro un nuovo look e un nuovo supporto pubblicitario, ma la carta igienica …
Il mercato ne offre di tante marche diverse, ma si tratta di un prodotto con caratteristiche limitate, quindi le possibilità di “modificarlo”, conquistandosi una buona fetta di clientela fidelizzata, sono veramente poche, se non nulle.
Cosa fare?
Negli anni, per incrementare le tue vendite l’hai resa colorata, più sottile, più spessa, profumata, hai aggiunto disegnini delicati, hai aumentato la quantità del prodotto e la qualità delle materie prime, ma ora fatichi a trovare altre possibili forme di richiamo all’acquisto.
Ecco allora che dietro un semplice rotolo scatta tutto un meccanismo complicatissimo, fatto di menti eccelse e di grandi figure creative, capaci di inventarsi qualcosa di nuovo, per riuscire a strappare all’altra ditta produttrice qualche centinaio o migliaio di acquirenti.
Si vive quindi per far consumare e avere la piena attenzione della massa, a cui viene tolta ogni forma di attenzione, e di capacità critica verso le cose “importanti” del vivere, a favore delle cose futili.
E’ così che ci viene spremuta, attraverso questa sottile filosofia “della carta igienica”, ogni singola goccia di energia, nelle piccole inezie e assurdità del vivere quotidiano.
E sempre per sostenere tutto questo, una Ditta produttrice di carta per il bagno, ingegnosamente, ha progettato e realizzato il rotolo di carta igienica il cui interno è occupato da un piccolo rotolino, utilissimo negli spostamenti, al lavoro o durante i viaggi, perché perfettamente confezionato, salvaspazio, quindi lo puoi mettere ovunque e ti risulterà comodissimo in qualsiasi situazione di emergenza.
Una straordinaria “invenzione”, indubbiamente comoda in alcuni frangenti, ma quante ore, quante persone, quante energie, quanto denaro, quanto menti di valore, saranno state impiegate per un semplice rotolo in miniatura, di carta igienica?
La creatività e tanto ingegno, messo al servizio del superfluo.
Questa dinamica “consumistica”, rappresenta una sorta di “filosofia” pluri applicata.
E’ semplicemente assurdo, ma questo è ciò che conta nella nostra Vita e ciò che la sta distruggendo.
Ore e ore spese, in moltissimi settori produttivi, in tantissime situazioni per lavorare solo a favore del nostro peggio.
Il discorso della carta igienica calza perfettamente a proposito di tutto ciò che viene venduto e acquistato sui mercati mondiali e anche per tutte quelle infinite azioni lavorative, che ci vengono richieste così e poi pochi mesi dopo cosà, e poi, forse, cosò.
Guardiamo le sigle che esistono in tutti i settori e in tutti gli ambiti lavorativi.
Le più assurde e sempre in trasformazione, per complicare la vita agli utenti e rendere tutto di difficile decodificazione.
Ma stiamo cercando il nostro Benessere, realmente, o stiamo solo seguendo un’onda, generata da un burattinaio, atta a devastare le nostre piccole menti e a perdere di vista i nostri veri obiettivi?
Oggi, a scuola, dopo anni spesi per creare l’integrazione, sommersi da carte, create solo per rallentarti, per complicarti la vita, perché il sistema altrimenti sembra non possa funzionare, ti viene chiesto di passare intere mattinate ad accordarti in maniera chiara, con i colleghi, sul chi fa cosa e sul come lo fa, per impedire l’integrazione e non solo: lo scambio umano.
Il tempo che impegni per “amare un ragazzo” che fa fatica, che ha bisogno di te, che vive dinamiche spesso più grandi di lui, è “sublime” ed è secondo la legge animica e universale; al contrario, il tempo che ti viene chiesto per compilare 300.000 fogli, burocraticamente indispensabili, se lo vuoi aiutare, è tempo speso male, è un qualcosa di ben architettato “dal burattinaio”, non per il reale benessere sociale, e del ragazzo, ma al contrario per creare un rallentamento costante e una defezione da parte della anime soccorrevoli.
Vuoi veramente aiutarlo?
Allora devi riempire quintali di documenti e di scartoffie, indispensabili e sempre in costante aumento, per poter muovere anche un solo dito per lui, perché tutto deve essere registrato, controllato, messo agli atti.
Questa rientra, in qualche modo, nella filosofia del rotolo della carta igienica.
Non lo vuoi fare? Beh, allora sei un essere abominevole, un reietto, un egocentrico.
E scatta il lato B della faccenda. Se non ti attivi per soccorrere chi è in difficoltà, io burattinaio, ti aiuto a crearti il senso di colpa e a farti sentire inadeguato.
E di situazioni così ce ne sono tante, troppe.
Viviamo di richieste inutili, avanzate solo con l’intento reale di rallentarti, di farti stancare, di farti mollare la presa, di farti consumare ogni energia non a favore del soggetto, ma bensì nel tratto di strada che ti separa dal soggetto, così che, una volta raggiunto tu sia già in riserva e quindi possa fare ben poco per lui, con le poche energie e fondi, che ti rimangono.
Quanto tempo ci vuole per avere una consulenza neuropsichiatrica, per un bambino che presenta difficoltà o dinamiche inusuali?
Quanti fogli devi compilare?
Quante persone devi coinvolgere?
A quante persone, tue superiori, devi chiedere, devi riferire, devi riportare, … per avere un assenso o per consegnare il caso umano?
Sembra che tutto punti al creare complicazioni e problemi, non soluzioni.
Si tratta di un meccanismo del non Amore.
Io, burattinaio, per primo ti parlo dell’importanza di essere soccorrevoli e ti chiedo quindi di aiutare te stesso e i tuoi simili, poi, nella realtà dei fatti, ti ostacolo al fine che tu non possa dire male di me, vedermi come l’orco nero che vuole nutrirsi degli altri, e ti creo tutta una serie di situazioni affaticanti, in modo che tu sia indotto, da solo, a lasciar perdere o giunga al traguardo sfinito.
E la prossima volta?
La prossima volta ci penserai bene, prima di muoverti.
In questo meccanismo sociale, perverso, ci è stata ampiamente inculcata l’idea che ci vuole ordine, che certe procedure sono indispensabili, altrimenti tutti fanno quello che vogliono, e alcuni hanno e altri no.
Beh, se è per questo basta guardarsi intorno per vedere che, malgrado gli strumenti di cui disponiamo, le leggi che dovrebbero tutelare la persona, i valori che tutti predicano, ma ben pochi mettono in atto, la nostra situazione sociale è parecchio complicata, improduttiva e volutamente così farraginosa, perché sia veramente difficile venirne a capo.
Quindi è stata, diciamo, costruita ad hoc, per questo.
Quando poi le cose non quadrano, subito si fanno avanti gli assertori del “pugno di ferro”.
Non ci serve un dittatore.
Non serve il pugno di ferro.
E non ci serve lavorare così tanto, come stiamo facendo.
Serve invece semplificare.
Serve mettersi amorevolmente in ascolto.
Serve Amare, Amare persone, fatti, eventi, contesti e farne realmente parte.
Il resto viene da Sè!
Serve costruire per il Bene di tutto e di Tutti, ma questo implica avere e portare avanti Valori veri, Valori inconfutabili, Valori che non assomigliano forse neanche lontanamente a quelli che promuoviamo in maniera ridondante e inutile oggi.
Serve creare una nuova cultura, una Cultura vera, dove la persona trovi spazio ed Amore, una cultura dell’Amore.
Non mi sono svegliata male stamattina, sono solo presente, molto presente a quanto sta accadendo.
Non vedo genitori chiedere che i figli conducano a scuola e nelle strutture educanti, una vita normale.
Non ho visto persone per le strade protestare per i tagli alla Sanità, che hanno reso inadeguate le strutture durante l’emergenza, né qualche parente chiedere il motivo per cui sono state fatti certi interventi sanitari sui malati, interventi a proposito dei quali non tutti i medici erano e sono concordi.
Non ho visto e non vedo.
Ma qualcuno sa come vivrà suo figlio a scuola prossimamente?
Beh, vi suggerisco di andarvi una volta tanto a documentare, ma di farlo realmente e seriamente, con il cuore, in presenza e vi chiedo di mettervi nei panni di un bambino o di un ragazzo che a scuola, dovrà stare immobile nel banco per moltissime ore, senza il supporto emotivo del viso della Prof. o dei compagni.
Di immaginarvi un ragazzino scatenato che non farà più Attività Motoria, né Educazione Fisica, che non suonerà e non farà altro che cultura generale, respirando la sua anidride carbonica per quasi l’intera giornata.
Quel ragazzo/a di cui ti sei tanto preoccupato nei primi mesi di vita, che porti dal pediatra ogni volta che sospira, beh, sappi che non starà molto bene, legato in un banco, a far solo calcoli e testi, senza un incoraggiamento amorevole, del suo/della sua Prof., un sorriso e un contatto umano.
Pensaci!
E se lo ami, veramente, forse ora è tempo di fare qualcosa.
Amorevolmente ti
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