
che ti rende capace di tirar fuori il Diamante che Dio, un giorno, ha creato.
Capita spesso di sentire affermazioni fatte da amici, a proposito di altri amici o semplici giudizi espressi con leggerezza da persone a proposito di altre, che fanno pensare.
E’ convinzione comune che la “situazione renda l’Uomo ladro”, cioè che un contesto, un evento, un fatto siano in grado di “trasformarci” spesso nel nostro peggio, ma così non è.
Quello che ci accade ci accade per un motivo ben preciso: renderci il “nostro meglio”.
Effettivamente assistiamo però a esiti finali, nei quali ci è dato di notare una grossa differenza tra il risultato raggiunto e il risultato atteso.
Tizio vive abbastanza tranquillamente, attorniato da amici che tratta con benevolenza e attenzione. Un giorno ottiene una promozione lavorativa e da quel momento inizia una metamorfosi, secondo l’opinione di chi lo amava e conosceva, peggiorativa.
Ora è saccente, antipatico, poco propenso all’aiuto.
Ne ha per tutto e tutti, dall’alto del suo nuovo scranno.
Cosa gli è successo?
Secondo i più è solo vittima del “potere”.
La nuova situazione lavorativa lo ha trasformato, lo ha peggiorato.
No.
Tizio ha solo tirato fuori il suo vero sé, che la vita modesta di prima non lasciava emergere.
Perché?
Semplicemente perché la persona messa alla prova, sviluppa e tira fuori tutte le sue caratteristiche “forti”, quegli aspetti che lo “contraddistinguono”, nonostante noi “non pensassimo”/ non sapessimo gli appartenessero.
Queste caratteristiche possono essere buone, positive, accrescitive, già semi manifeste oppure pesanti, faticose e fino ad ora, ben celate.
L’occasione non fa l’Uomo ladro, semplicemente lo rivela nella sua “interezza e totalità”.
E’ al bisogno che tu dici e dai al Mondo ciò che sei e quel che desideri.
C’è allora chi, messo alle strette, appare nella sua leggerezza, dotato di bontà d’animo e magari generosità estrema e chi al contrario si profila in tutta la sua viltà, la sua cattiveria o nel suo lato grottesco o ladro.
Perché?
Perché è la fatica che ti consente di “esprimerti appieno”.
E’ la nuova realtà che ti avvolge, che fa emergere certe tue caratteristiche latenti e predominanti.
L’evento ti raggiunge semplicemente per “farti esprimere”, perché è tempo che tu dica chi sei.
Questo è ciò che sento, vedo e sperimento.
Una persona impertinente o accogliente?
Ognuno è esattamente il seme che è diventato nei secoli, passando da un’incarnazione ad un’altra, con quelle caratteristiche che ora lo “caratterizzano”.
Quello che sei non è però il tuo “archetipo divino”, ma ciò che tu hai permesso fosse in corso d’opera, passando da una discesa in un corpo, all’altra.
L’evento che sopraggiunge e ti sbalza dalla tua zona confort, anche se è in sé un fatto piacevole, meritevole, accrescitivo ( come una promozione, un nuovo lavoro, un riconoscimento, un’eredità, la nomina a …) bussa alla tua porta e si prospetta sulla soglia della tua Vita, solo con l’intento di “metterti alla prova” per farti esprimere, per farti entrare nel gioco.
Lì tu cogli chi sei e vederti finalmente allo specchio.
L’immagine riflessa ti mostrerà in buona parte del tuo splendore animico, oppure nella tua bruttura attuale.
In questo caso qualcuno un giorno ti rammenterà che un tempo tu eri una creatura stupenda, che aveva recato in sé un’impronta divina straordinaria, quindi che sei appartenuto al club dei “super eroi” ma che, non sapendo di esserlo, hai fatto scelte opinabili, ti sei ingrigito, hai abbracciato la via della sofferenza e sei diventato il “barbablù” che ora sei.
Il cambiamento è quindi arrivato per tirare fuori il lato no di ciascuno di noi?
Sì, ma non per fartelo abbracciare e coccolare a piene braccia, ma perché, inquadrato, tu decidessi come e con quali strumenti smantellarlo, per recuperare la tua “vera essenza, la tua origine”.
Questa è l’occasione per visualizzare il tuo cono d’ombra dove devi portare luce.
Il buio non è la conseguenza della tua promozione o della tua vincita, ma semmai questi eventi sono l’occasione per accorgerti che dentro di te ci sono lati poco luminosi, lati dove è giunto il momento di mettere nuove plafoniere o punti luce, per avere un ambiente interno radioso e ben illuminato ovunque.
Il buio porta conflitti.
Il buio ti addolora.
Il buio ti rende antipatico.
Il buio ha motivo di esistere nella sua forza di farti apprezzare la Luce.
E come accade tutto questo?
Semplicemente un bel giorno ti imbatti in qualcuno che ti mostra il tuo lato peggiore, alza uno specchio di fronte al tuo viso e l’immagine che tu vedi riflessa ti terrorizza, non ti piace, non ti rispecchia, non è quello che tu pensavi saresti un giorno “diventato”.
E allora? Cosa puoi fare?
Puoi, cercare di recuperare il tu che desideri, quel tu che volevi essere, in maniera conforme alla tua impronta divina, ma che si è perso lungo la strada.
Per attivare il cambiamento devi osservarti al meglio ed iniziare ad essere un “Tu Diverso”, altro da quello che stai conoscendo e che non vuoi ti rappresenti.
Per questo devi attingere dalla tua Anima, il luogo di Luce per eccellenza e da lì prendere la Luce e portarla anche negli angoli e negli spazi dove il buio è sceso.
Se la tua Luce è fatta di generosità, parti da quella e cerca di rinforzarla al massimo, per portarla a livelli di vibrazione più intensi.
Se invece è fatta di gioia, fai la stessa cosa, cercando di creare molte situazioni nelle quali questa gioia possa esprimersi, ampliarsi, accendere altre persone, catturarle.
La catena di gioia ti ritornerà e ti consentirà di acquistare forza e determinazione nuove e quindi di accendere una tale Luce, che il buio con i suoi demoni verranno sopraffatti e spariranno.
Alzare la Luce già presente, significa attivare quel dispositivo interiore, capace di fare la differenza e quindi di estinguere le tue ombre.
L’Anima è delicata e ti guida con toni pacati, senza acredini e voglia di distruzione totale.
Cosa significa questo?
Se attingi dall’Anima senti solo il bisogno di illuminare per far svanire tutti i fantasmi, che il buio alimenta, ma non provi un desiderio spasmodico e inarrestabile di farli fuori; sei amorevole anche verso queste tue fragilità, che osservi e ami.
Se invece il tuo lavoro nasce dalla tua Mente, allora è un percorso rigido nel quale tu inizi a combattere contro queste parti di te, senza accoglienza, senza amorevolezza, come fossi un integralista, una sorta di puritano che desidera ardentemente uccidere una parte di sé, che gli fa ribrezzo.
Attivi una lotta intestina, una specie di guerra civile, che non porterà a nulla di buono, perché affidata al generale sbagliato: la mente.
E’ l’Anima invece, che ti deve accogliere, nutrire e accompagnare.
L’Anima perché generata da Dio, è l’elemento che determina la tua “vera appartenenza”, è l’orma del tuo creatore, quindi è l’unico strumento intriso di amorevolezza, di pace, di ascolto, di comprensione, di Amore e di accoglienza, anche dei nostri lati meno radiosi, quindi per sistemare ogni cosa è attraverso lei che ti è dato di farlo.
La mente, al contrario, è disposta ad azzannare anche parti di sé: è guerrafondaia e aggressiva; inflessibile e autoritaria; escludente senza eccezioni.
L’Anima, invece, essendo sempre nell’amore non è aggressiva e cerca il dialogo, anche verso il peggio.
Questo, ampliando il discorso, lo vedi anche nella quotidianità, quando incontri persone amorevoli, che sono sempre in accoglienza, anche se la persona che hanno di fronte le ha trattate male o compie azioni alquanto opinabili.
L’Anima coglie l’Anima di ciascuno di noi, quindi parte da una prospettiva sua, ben diversa da quella della mente o della ragione; in questo modo, di suo, lei non conosce il rifiuto a priori.
Quindi, se a volte ti accorgi che sei peggiorato negli anni, perché ti sei chiuso, sei diventato scorbutico, hai una visione pessimista della Vita, non credi in questo e non apprezzi quello, forse è arrivato il momento, se non ti piaci, di rileggere questo articolo e di prenderti in carico che così non sei diventato per colpa della Vita e delle cattiverie che hai subito, ma che hai semplicemente tirato fuori la tua vera essenza e le sue mille sfaccettature.
Se non ti piacciono, limale, lavoraci, mettici nuovi punti Luce e fallo partendo dall’Anima.
Non importa come mai tu sia arrivato così, accogliti e renditi ciò che vorresti essere.
Un seme di papavero nasce tale e a nessuno di noi verrebbe in mente di credere che sia nato camomilla, oppure che il terreno, con la sua composizione chimica, lo abbia nutrito e trasformato in papavero.
Un papavero viene da un papavero, così come ciascuno di noi viene dal suo seme.
Sei erbaccia e vorresti essere un fiordaliso?
Pensa che fortuna ci è dato: noi, a differenza di altre forme di Vita, possiamo trasmutarci, possiamo essere alchimisti di noi stessi e trasformarci in altre forme di semenza, grazie all’Anima.
Devi volerlo e farlo.
Il resto?
Il resto non conta.
Quello che importa è il risultato e la certezza che nato così, potrai ripartire da quaggiù trasmutato e che questo ti permetterà di avvicinarti a Dio e di essere con gioia, nuovo.
L’Anima è la Fonte di ogni Bene.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
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