
In molte persone mi chiedono se sia da prediligere la Meditazione allo Yoga, oppure se l’una richieda anche l’altra o la escluda, magari alle origini.
Rispondo molto semplicemente che non esiste una ricetta valida per tutti, perché siamo “pezzi unici” e quindi ciascuno di noi deve attendere ad un sentiero che è il suo e che differisce, sicuramente, dal mio e da quello di altre persone.
Ti posso suggerire alcune cose, ma tu le devi sperimentare e di conseguenza vagliare, per poi decidere come e se metterle in atto.
Sicuramente, esiste una prima fase di accoglienza di una proposta, di un’esperienza, fase nella quale devi metterti in gioco, vale a dire devi assumerti la responsabilità di iniziare un lavoro su di te, ma successivamente dovrai entrare nella fase della massima “libertà”, rispettando il “risuono” che quella pratica crea in Te.
Siamo abituati a vivere nel gregge e ad emulare pochi comportamenti, di cui abbiamo fatto il nostro credo, cioè uno strumento abominevole che ci appiattisce e ci spinge a divenire l’uno la fotocopia dell’altro.
Tutto viene clonato e omologato e questo a discapito della nostra “vera identità divina”.
E’ come se avessimo stabilito che la pasta è buona e quindi tutti dobbiamo consumare la pasta quotidianamente, con un certo tipo di condimento, perché questo fa di noi persone a “modo”.
Il nostro vero spessore consiste invece, nel sapere cos’è la pasta, come si può consumare, quando la si può mangiare, per poi decidere se inserirla nel proprio menù personale, stabilendo autonomamente come cuocerla e come condirla a proprio piacere.
“A proprio piacere”, un’altra parola estranea a ogni forma di “dovere omologante”.
Non ti devi quindi preoccupare sul quante ore meditare e quale pratica o forma di Meditazione venga fatta dai più, ma se mai attivarti per scegliere “ciò che si adatta a te”.
Se una cosa non la “senti”, significa che non ti appartiene, quindi è perfettamente inutile fartela andare bene.
Sei stato abituato al “fare per forza”, ma è tempo di smetterla e di lasciarsi finalmente “il dovuto e amorevole spazio espressivo”.
Ciascuno ha il suo cammino e tu senti a pelle il “tuo”.
Qualsiasi cosa ti risuoni dentro, venisse fatta anche solo da 1 sola persona sulla faccia della Terra, significa che in te trova ciò che in qualche modo lo richiama; la pratica e il tuo dentro si completano, entrano in risonanza e questo perché sono tuoi, ti appartengono.
Gli altri possono parlare, possono dire, possono esprimere la propria opinione, ma sei tu a dover percorrere il “tuo sentiero”.
Meglio faticare lungo la via che ti appartiene, che camminare in maniera rigida e integerrima sul sentiero di qualcun altro.
La tua via ti realizza, la via altrui ti distrugge, perché ti offre solo l’occasione per rinnegarti, quindi di non essere.
Ti faccio un esempio molto comune, per cogliere al meglio questo aspetto, importantissimo.
Quando arriviamo in terza media, i ragazzi, generalmente, entrano in crisi, perché devono decidere il loro “futuro”.
Non sanno realmente chi sono e cosa vogliono, ma devono fare una scelta importante, una scelta che in teoria dovrebbe stabilire e caratterizzare il loro cammino.
La tensione che portano dentro è elevatissima, perché anche in modo inconsapevole, lottano tra i loro sogni, i loro desideri, e quelli della famiglia, sia che siano stati loro esplicitati o che li abbiano percepiti a pelle.
Le influenze esterne ci sono, così come le riprove.
“Faccio questa scuola, perché la Ditta di mio padre…”
Oppure: “ Meglio se scelgo questa scuola, perché mio zio dice che quello è il settore del futuro” .
“L’ha frequentata mio fratello, la scelgo anch’io!!”
Sono luoghi comuni, che rispecchiano la nostra facilità nell’adeguarci alle attese altrui, sia che provengano dai bisogni e dalle illazioni familiari o da quelli del mercato.
Ma tu cosa vorresti? Cosa senti a pelle? Cosa ti chiama e ti risuona dentro?
E’ questo che viene disatteso.
E’ questo che non viene accolto.
E’ questo che ti permette di amarti e realizzarti o al contrario di “perderti” e non essere chi e cosa dovresti essere.
Spazzino, astronauta, architetto o contadino dovresti esserlo, se ti risuona dentro.
La ricetta quindi, universale, non c’è e non te la voglio, né posso dare.
Io ti posso invitare a Meditare, ma tu potresti non sentirlo “dentro”, così come ti spiego come farlo, ma dovresti poi essere tu a trovare la posizione “migliore” perché la tua Meditazione ti faccia sentire al meglio, ti esprima, ti conduca dove devi andare e non altrove…
C’è chi medita seduto e chi medita sdraiato.
Chi al sorgere del sole e chi al tramonto.
Scoprirai che ci sono meditazioni di cui tutti parlano, che non ti piacciono, ed altre, magari poco conosciute, che ti avvolgono.
Dov’è il problema? Non c’è!
E’ un fattore soggettivo e ora dovresti essere consapevole che i tempi odierni richiedono proprio che tu “ti permetta” di seguire ciò che senti “parlare al tuo cuore” o a una parte di te.
Se continui ad andare contro la tua natura, stai pur certo che arriverai al fallimento.
Voler fare la “brava mamma” a tutti i costi, se non ti appartiene, se non senti il trasporto per la prole, stai certa che prima o poi i danni emergeranno, anche se ti pare di avere tutto sotto controllo.
Le ansie dei figlie, rispecchiano quello che i nostri gesti esprimono, anche se noi pensiamo il contrario.
“Mio figlio è o non è…” è solo la sua “risposta” a un qualcosa che lo turba.
Se tu cambi, lui cambia.
Se tu non cambi, lui si adegua e tu diseduchi ciò che di divino egli ha in sé.
Ecco perché abbiamo una Società malata.
Abbiamo Milioni di persone che non si sono “espresse”, e quindi danno di rimando uno spaccato animico, prima ancora che umano, deviato.
E’ come se avessimo forzato ogni tassello del puzzle ad entrare nel buchetto che non gli appartiene, fingendo che dovesse stare lì; il puzzle si è lentamente espanso, all’apparenza è progredito, ma ora, riguardandolo, l’immagine che ci rimanda è incomprensibile e distorta.
Il paesaggio o la figura attesa NON C’è.
La nostra singola “natura” è importantissima e gioca un ruolo fondamentale.
Può succedere che il sentiero percorso da qualcun altro ci attragga, o ci influenzi?
Sicuramente sì.
L’influenza è un fattore determinante oggi come oggi.
E’ normale che il vedere, per esempio, una persona che svolge bene una certa cosa, ci attragga.
Se hai una bravissima insegnante di Danza o di Yoga, non solo ami la sua disciplina, ma puoi essere indotto a prendere in considerazione l’idea di imitarla.
Se ti accade, cosa devi fare?
Semplicemente chiederti se la ami veramente.
Spesso ciò che non “ ci appartiene” ci affascina, ma se ci ascoltiamo, è presto evidenziato; naturalmente dobbiamo saperci ascoltare e saperci mettere seriamente in gioco.
Pensa a tutti quei ragazzini che iniziamo scherma, poi passano a chitarra, e poi giocano al pallone e poi finiscono negli Scout, perchè? Esprimono solo questa ricerca di sé, esternano solo il “fascino” per un qualcosa che a loro manca, ma non è loro, nella maniera più assoluta e quindi la scartano ben presto e passano ad altro.
Il risuono di cui parlo è un qualcosa di immediato, è indipendente dal tutto e tutti.
Mentre l’attrazione è solo il richiamo di ciò che è differente da te, è il fascino del tuo esatto contrario, quindi ti attrae.
Il frutto dell’attrazione è un qualcosa che ti costa fatica, da subito o da poco dopo.
Perché?
Perché in te non c’è il terreno adatto.
Ogni frutto e fiore necessita di un certo tipo di terreno o acido o basico, sabbioso o di altra natura.
Se metti il fiore nella terra sbagliata lo uccidi.
Così se coltivi una passione non tua, ti rinneghi, ti suicidi.
Ti stimola, solo perché non la conosci e non ti appartiene, ma non puoi coltivarla.
E’ come fosse un alimento, ben presentato, che tu non hai assaggiato e che ora ti viene offerto sopra un vassoio; tu allunghi la mano curioso, lo porti alle labbra, lo assaggi e poi, spesso, decidi che non ti piace, non lo trovi buono, non fa per te.
Mentre in cucina, questo te lo concedi, nella vita normale, relazionale, emotiva, economica, lavorativa non lo fai e ti adegui, ti costringi ad assaggiare e mangiare tutti i giorni un qualcosa che non ti piace, nella maniera più assoluta e totale.
Così stai male.
Un esempio classico è quando sei una persona “impaziente”, educata alla pazienza forzata.
Da piccolo eri “agitato”; in famiglia, ti è stato posto il veto di esserlo, ed ora, sei diventato una persona adulta.
Come sei? Apparentemente un quieto, ma dentro sei un mare agitato; l’agitazione interiore ti crea disagio e quindi la esterni con diverse modalità, che vanno dagli scatti di rabbia o di collera, improvvisi, solitamente per sciocchezze, a momenti di rifiuto, di noia, di fatica a stare con gli altri, a forme di isolamento quasi periodiche, a stati di ansia e disagi, quando ti trovi in certi contesti.
Entrare dentro questi disagi, per scoprire cosa li origina è un lavoro “impegnativo” e solo chi ne è afflitto, può veramente farsene carico, in maniera proficua.
C’è chi sostiene che in realtà esistono 2 sentieri: il primo è femminile e lo percorrono le Anime che non sono sotto l’effetto dell’Ego; è più femminile, perché si confà di più alle donne, e chi lo pratica è sicuramente una persona di estrema umiltà, che non compie azioni eclatanti, ma agisce in modo immediato e spontaneo.
E’ come l’acqua: scorre dall’alto, verso il basso.
L’altro sentiero è di chi è come il fuoco, ma si atteggia ad acqua.
Il fuoco sale e se cerca di essere altro si snatura moltissimo e sta male e di tanto in tanto brucia anche quel che trova intorno a sé.
Devi essere ciò che sei, perché solo così raggiungi nella serenità i tuoi traguardi, i tuoi veri obiettivi.
Chi percorre la propria via, qualunque cosa faccia, lo vedi sereno, tranquillo, appagato e se gli chiedi qualcosa si schernisce e dice di “non essere”, mentre chi si sta snaturando o lo è già, e quindi percorre i sentieri di altre persone, è più arrogante, più saccente, più pungente.
L’insoddisfazione interiore cresce ogni istante, ogni giorno, ogni anno e questo fa di questa persona e della sua Anima un “abominio”, quindi lo rende un vulcano pronto ad esplodere.
Per questo tu devi sapere qual è il tuo sentiero e sapere che lungo quel sentiero tu dovrai mettere in atto ogni cosa che apprendi, in maniera tua, personale, perché tu sei una “persona divina” unica; in te Dio ha espresso qualcosa che solo a te appartiene e quindi nessuno può darti la ricetta “unica” qual tu attendi, se non tu stesso.
Scimmiottare questo o quello ti toglie tempo e ti fa snaturare.
La stessa pratica Yoga viene fatta da corpi diversi, quindi diversi sono gli esiti.
Per sapere chi sei, e quale sentiero devi percorrere, non devi riempirti, ma bensì svuotarti perché tu possa udire ciò che dentro ti risuona.
Se ti “tratti” come fossi un palloncino e continui a riempirti di esperienze, di conoscenze, di traguardi, di pratiche, di letture che vorresti assorbire, come fossi una specie di aspirapolvere, prima o poi lo spazio sarà saturo e tu collasserai e scoppierai come il palloncino di tuo figlio.
Affronta ogni cosa con calma, svuotati mentre sperimenti e senti subito se c’è risonanza o meno; quando non c’è, lascia è stata solo una curiosità momentanea.
Se al contrario la tua nuova esperienza ti “risuona” dentro, coltivala, ma consentendoti di “viverla” in maniera personale, affinché ti esprima e non ti boicotti, non ti rallenti, non ti impedisca di essere te.
Non c’è un sentiero uguale ad un altro, quindi non c’è un unico sigillo per tutti.
Spesso il bisogno di praticare lo Yoga o la Meditazione è solo il frutto di una tua inquietudine interiore; ti metti seduto e esegui o ascolti.
Cosa stai facendo? Stai ancora una volta agendo e fai, perché non sei capace di non fare, di stare seduto inoperoso e quindi ti concedi, come il bambino, con i suoi giocattoli o il cellulare, di tenerti a bada eseguendo un qualcosa che tu sostieni infatti che ti “rilassa”.
Stai solo modificando il tuo “modo di operare”, ma stai operando, stai agendo, stai ancora “lavorando”, infatti la mente ti crea comunque pensieri e ti sposta comunque altrove.
Osho ci parlò a lungo della Meditazione e oggi, prima di accomiatarmi, te ne offro uno stralcio:
“Meditare è una morte, una morte di tutto quello che sei adesso.
Ovviamente ci sarà una resurrezione ma sarai un essere così nuovo, originale, fresco, qualcosa di cui non sei ancora consapevole, nascosto dentro di te.
Succede quando componi poesie, musica, ogni volta che danzi, quando esci anche per un solo momento fuori dalla tua personalità ed entri nella tua individualità. Ma poiché accade solo per qualche istante non ne hai paura, e torni sempre verso quello che già conosci.
Meditando, una volta che sei entrato dentro, persino quando resusciti, sei totale, una persona diversa. Non riesci a trovare la vecchia personalità, ma devi iniziare una nuova vita dall’abc, imparare tutto con occhi freschi ed un cuore tutto nuovo.
Per questo la meditazione crea paura.”
Osho, Rinzai: Master of the Irrational,
Quindi qual è la tua via?
Solo tu puoi dirlo e solo tu puoi sceglierla e percorrerla tutta, fino alla fine.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Carissima ti in quante cose che ho letto consigli esperienze mi sono rivista.
Sento dentro di me un grande desiderio di conoscenza e di cambiamento
Sento di essere testimone di vita nel senso che sono una donna solare positiva umile e con l aiuto del Divino Dio e angeli di Luce ho superato la mia malattia.
Grazie grazie grazie
Con immenso Amore
Dio ti benedica