
Sto osservando moltissimo me stessa, il più possibile dall’esterno, e la stessa attenzione la sto ponendo nelle relazioni con qualsiasi persona incroci ed incontri lungo il mio cammino.
Sono consapevole di quanto lavoro si debba porre in gioco, per ottenere il meglio ed il massimo personale.
Ho ricevuto ed accolto la verità angelica trasformativa, più intensa, in base alla quale ho realizzato quanto la nostra società stia andando nella direzione opposta, rispetto a quanto richiestoci.
Siamo come ciechi, che si supportano ed incitano a vicenda a procedere, senza la consapevolezza che la direzione non è quella appropriata, quella attesa per noi, dall’alto.
Comprenderlo richiede un lavoro costante e continuo su di sé, ma soprattutto la forza di staccarsi dai “credo ordinari”, per lasciare spazio alle verità superiori.
Dovremmo smetterla di parlare al plurale e concentrarci sulla soggettività un po’ in tutto.
Quello che acquista valore e conta è la “ricchezza del singolo, le sue caratteristiche, i suoi doni, perché quello sono quelle le cose che egli è venuto a dare al mondo, all’umanità.
Noi, al contrario, lavoriamo per creare una sorta di unificazione, di “omologazione”, come la chiamo io, nella quale l’individuo scompare e cerca disperatamente di adattarsi al pensiero ed ai credo generali.
E’ così che distruggiamo il puzzle che dovremmo costruire per il benessere complessivo.
Tutto ci porta, ci guida, ci spinge in questa direzione, autodistruttiva.
Cosa fare?
Prima di tutto cercare la presenza al proprio vissuto, all’attimo in essere.
Quando? Come?
In qualsiasi momento della giornata, anche mentre scendi in cortile e raggiungi il parcheggio della tua auto.
Basta che ti interroghi sul “cosa stai facendo”. Ti metti nella condizione di essere presente, cioè ti osservi, mentre cammini, mentre ti muovi in quella direzione.
Non serve andare a ravanare su qualsiasi aspetto intimo e profondo, come ti viene spesso detto, per trovare il tuo cammino, né credere che per forza tu debba attraversare 100.000 inferni distruttivi per stare finalmente bene: ognuno di noi ha “la sua storia” ed è tempo di prenderne atto, per accoglierla, e non mettersi nella autoconvinzione che le cose vadano così per tutti e che tutti debbano essere ed avere, vivere le stesse identiche cose.
Questo modo di ragionare e queste forme pensiero, hanno portato a quel lavoro costante che sta rendendo l’umanità come un’unica massa di pasta, che deve lievitare e rimanere unita, per generare un dolce unico, ma così non è.
Noi siamo invece come moltissimi ingredienti, ciascuno pronto e adatto per un piatto, che non sarà simile a quello di nessun altro, fosse anche quello del tuo gemello.
Difficile?
No.
Ogni volta che ti accorgi che stai pensando a chissà cosa, ti ritrovi, ti ricentri e ti concentri su di te, su quello che stai facendo in quel preciso istante.
Raggiungendo la tua auto?
Lavando i piatti?
Camminando?
Cucinando?
Guardando dalla finestra?
E cerchi di riportarti lì, all’impegno preso con te stesso: osservarti.
“Avevo deciso che fino al parcheggio non dovevo pensare ai fatti miei, ma a camminare ed osservare cosa e come lo faccio? Ok. Ora mi rimetto in quota e lo faccio”.
E ricominci a farlo.
Non devi ripeterlo tantissimo, né per 10 km, ma in maniera circoscritta e saltuaria, in modo da educarti a questi momenti di “ritorno a te stesso”, di presenza, senza troppo dispendio energetico.
Come per ogni cura, devi rispettare la quantità e circoscrivere il tutto ad un certo momento.
A cosa ti serve?
Per educarti al lavoro su di te.
Tu stabilisci dove farlo e per quanto tempo.
Così ti rendi conto di quando ci sei e di quando non ci sei.
Il che non è poco, assolutamente.
Ti rendi conto che sei “preda dei pensieri”, dominato da altro, quindi un vero burattino.
In un mondo come il nostro, di smemorati completi, il meno peggio, diventa re.
Per forza, poiché non sappiamo cosa sia la vera memoria, se incrociamo un persona che ne possiede anche solo una minima parte, per noi è l’eccellenza e lui, a sua volta, si crede il meglio che possa esistere.
Gli Illuminati che hanno attraversato la Terra cosa possedevano in più, rispetto a noi?
Sicuramente non i capelli, ma una “consapevolezza maggiore”.
Noi siamo i ciechi, che osannano Polifemo, perché possiede almeno un occhio, mentre i grandi mistici e ascesi hanno addirittura avuto 2 occhi, cioè la “consapevolezza somma”, che non ci appartiene.
Per questo fare questo piccolo esercizio, ti ricentra, ti riporta a te stesso, ti rende “presenza” a ciò che fai e vivi.
Tu imiti e ti ispiri a Gesù, a Buddha, a Madre Teresa o altri, perché cogli il loro aspetto morale, il lato “buono” del loro aspetto terreno, mentre dovresti sentire come lavoravano loro, quindi avere un’idea reale di loro, non “alterata”, non geneticamente omologata ai nostri credo sociali.
Se raggiungi il tuo Sé superiore lì cogli in tutta la tua vera forza.
E capisci come si sono mossi i santi e perché all’interno della società e dei tempi in cui sono vissuti.
Fare questi piccoli esercizi di presenza ti serve, per costruire una parte di te vigile, una specie di “supervisore”, utilissimo, necessario, che ti guida quando cogli le cento sfaccettature del tuo modo di essere, cioè del tuo Ego, facendoti accorgere che sei come un diamante, con più lati, ciascuno con i suoi credo e le sue richieste, spesso pure antitetiche; così inizi ad aggredirle e a cercare di smantellarle, il che va pure bene, per arrivare ad un Te centrato, unico, univoco.
Ma se distruggi, senza aver creato un supporto interiore adatto, rischi di sgretolarti, di perderti, di crollare, come un grattacielo senza più fondamenta.
Ecco allora che l’esercizio di presenza, ti aiuta affinché questo non accada.
E’ così che se tu incontri, mentre cambi il tuo modo di vivere, una persona che, come una zanzara ti punzecchia, ti rompe, ti infastidisce, tu sai “come leggerla” e dove posizionarla dentro di te.
Adesso hai un “nuovo sistema per interpretare la realtà”; il vecchio l’hai distrutto o lo stai distruggendo, ma nel frattempo hai qualcosa di nuovo, per costruire questa nuova realtà.
Nel nuovo sistema le altre persone non sono fuori di te, ma dentro, sono parte di te, non dal punto di vista morale, ma reale.
Sono sfaccettature di te.
Se una persona ti avvicina e ti chiede un euro, non ti infastidisce più, perché lui non è altro che una tua parte.
Questo sconvolge il tuo modo di vedere il Mondo, la Vita.
E’ così che diventi il “padrone della tua realtà”.
Complicato?
Pensa a Gesù che abbraccia la Samaritana o che accoglie Maddalena.
Non lo fa per buonismo, ma perché la parte animica di quelle donne, gli appartiene e lui le riconosce e le accoglie.
Anche in chi agisce moralmente non bene, c’è questo aspetto ed è quello che riconosco e accolgo.
Questo non significa più perdere, né essere succube, né ritenere allora che il male non esista e che tutti ti debbano stare bene, ma semplicemente leggere la parte immortale, intonsa anche nel crimine e nel criminale.
E’ capire il valore di ogni evento e fatto.
Pensa ad un insegnante, come me.
Oppure ad un imprenditore.
Tu sei responsabile al 100% di quelle persone e le senti parte di te e ne rispondi ed è così che sei il loro capo.
Quando rivesti, ricopri un ruolo di questo tipo, tu sei come il guerriero, il capitano: a te spetta il compito di “guidare gli altri”.
Presente la figura di un sacerdote?
Ecco perché nell’antichità aveva un posto così di rilievo ed importante.
Tu ti assumi la responsabilità di guidare gli altri quando maturi tutto questo e sei consapevole che se loro sbagliano è una parte di te che ha sbagliato.
La correzione devi farla dentro, non fuori.
Questo non significa che non devi parlarne fuori, che non devi lavorare fuori, ma prima lo devi fare dentro di te, perché è lì che qualcosa si è inceppato.
Se sei responsabile di un’attività, puoi anche non presenziare nel tuo negozio o nella tua ditta, perché se sei “connesso”, sai che quello che sta succedendo dentro di te, succede anche fuori.
Se tu sei centrato, se il tuo cuore è connesso, quindi in apertura, tu sai cosa succede a chi è legato a te, anche se non sei presente, accanto a quelle persone.
Nel momento in cui dentro di te qualcosa vacilla, si spacca, qualcosa accade anche dentro la tua ditta, in mezzo ai tuoi ragazzi, nel tuo negozio.
Noi siamo un tutto e le cose procedono in questo modo, anche se sovente non ne siamo consapevoli.
Ecco perché quando succede un fatto, ne succedono anche altri, tanto che diciamo: “piove sempre sul bagnato”.
Tu sei l’alchimista nel momento in cui hai questa consapevolezza, quindi lavori su di te e sugli altri in maniera alchemica, quindi secondo una realtà ben diversa da quella attuale.
L’Alchimista ha il Mondo dentro e quindi trasforma in oro ogni cosa che fa.
E’ sicuramente un modo di pensare che son certa ti fa traballare.
E’ un mondo che va a sostituire quello vecchio, un Mondo che tu ritieni ed a ragione, che ti domini.
Tu sei portato, secondo la logica vigente a spostare sugli altri la “responsabilità.
Il negozio che vuoi aprire dipende dal mercato attuale.
Il trovare lavoro dipende, secondo il tuo vecchio sistema, dalla scuola e/o dal mercato, ancora una volta.
Il matrimonio dalla persona che troverai.
Da chi troverai? Dal mercato? Dall’economia???
No!
Tutto dipende da te, non dal fuori, non dagli altri.
L’Alchimista lo sa. Tutto dipende al 100% da te.
L’Alchimista è in parte guerriero ed in parte santo: lui fa le cose e prende la piena responsabilità di tutto.
Devi capovolgere il modo che hai di pensare e credere la realtà per arrivare a tutto questo.
Accogliere la tua responsabilità è impegnativo, soprattutto essendo stato educato a non farlo, ma a delegare la responsabilità all’esterno, mentre è all’interno che va insediata.
Nel momento in cui sposti questo baricentro tutto cambia e tu crei e vivi una nuova realtà, secondo i tuoi desideri e sogni: ciò che sogni si avvera e ciò che ti si presenta è conforme a ciò che tu desideri.
Nulla ti ostacola più, fino a quando tu non vacilli.
Sei in sintonia perfetta con il divino e presto arriverai a non pensare nemmeno più, meglio, a non desiderare, perché ciò che fa per te, ti si presenta.
Sei allora in connessione piena e perfetta con il padre tuo, celeste.
Essere alchemico è stupendo, ma richiede consapevolezza e un taglio netto taglio con il modo di percepire la realtà, secondo l’ordinario.
Significa entrare in uno stato di rifiuto della condizione attuale, per generare una “responsabilità” totale, di tipo personale.
Tu allora sei re di ogni tuo gesto e governi fatti e persone.
Sto parlando in aramaico?
No. Sto dicendo di cose che dovrebbero appartenere a tutti noi e che, una volta abbracciate e rese proprie, ti cambiano la vita e ti fanno camminare al fianco delle creature angeliche, che ti proteggono, ispirano e guidano, secondo la via tracciata per te e per il bene sia tuo, che del mondo e del prossimo.
Per oggi credo di averti “trasferito” un numero congruo di punti di riflessione.
Ci aggiorniamo al prossimo articolo, nel quale riprenderò dal passaggio centrale, per arrivare alla piena sedimentazione dell’Uno nel Padre, ma nel frattempo ti invito a rileggere queste righe, perché le vibrrazioni racchiuse possano mettere in fibrillazione le tue e spingerti e guidarti al cambiamento.
Buon lavoro!
Amorevolmente ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜