Le catene del passato.

Il suono di una voce ti riporta indietro nel tempo e i ricordi riaffiorando, ti sommergono e ti riagganciano a situazioni che pensavi “disperse”, in un oceano lontano.
Ci vuole poco, per ritrovarsi di fronte al proprio passato e ripiombare nelle stesse dinamiche, sperimentando paure vecchie e ansie nuove, PURTROPPO legate a quelle ombre.
La verità è che sovente con le parole tu sostieni che il “passato è passato” e che “quello che è stato è stato”, ma nella realtà una parte di Te si oppone a lasciar andare realmente ciò che hai vissuto, soprattutto quando si tratta di relazioni.
Sei come un alpinista che un bel giorno acquista nuove funi, ma ogni volta che scala, per le sue imbragature, si ostina ad usare quelle di un tempo, anche se logore, consunte, pericolose.
Una parte di te sembra non si dia pace e nonostante le altre parti cerchino di arginarla e di tapparle la bocca, lei continua a pensarla a modo suo; permane nel silenzio ma solo fino alla prossima volta in cui, un profumo, una canzone, un timbro di voce, un oggetto o altro le daranno modo di entrare in scena e riproporre un cammino a ritroso, sempre faticoso e impegnativo.
Concentrarti sul presente e attivati per vivere nel qui ed ora.

Lo so,  è faticoso perché non appartiene alla nostra consuetudine e quindi a stento rientra nella nostra forma mentale e collima con il tipo di educazione, che riceviamo.
In famiglia, luogo della tua formazione base, vieni abituato a “rammentare”; ad ogni sacra ricorrenza, ti guidano nel frugare tra i vecchi legami di parentela,  e soprattutto ripescando quelli più arrugginiti, quelli meno scorrevoli, quelli che di solito il bambino dimentica, perché vive in una condizione molto immediata e amorevole, quindi in una condizione similare a quella della gazzella che, passato il pericolo, riprende a cibarsi tranquillamente dell’erba della savana, ma l’adulto no.
Ad ogni santa riunione di famiglia, si rispolverano le disamicizie, le rotture, quella zia antipatica che… o quel fratello così poco altruista.
In ogni famiglia esiste un “mentore del passato”.
E’ così che crescendo, ti abituano a compiere qualunque sforzo, per mantenere la tua realtà e le sue dinamiche in uno stato di fissità, di immobilità.
Arrivi così a credere che se nulla nella tua Vita vari, e se ne sei consapevole, tu hai e avrai sempre tutto sotto controllo; ciò che ora ti “appartiene”, ti appaga, ti fa stare bene e nella gioia, rimarrà immutato e ti consentirà di conservare questo tuo stato di grazia. Ciò che ti ha addolorato, ti seguirà, si ripresenterà invariato nel tempo e ti addolorerà sempre.
Ma così non è e per quanto tu ti agganci volentieri a questa modalità, perché non sei predisposto al cambiamento, non sei stato svezzato a farlo e quindi aborri qualunque cosa comporti vitalità, spostamento, disequilibrio, variazioni sul tema, la realtà si trasforma e ti porta in altre direzioni.
Nella consuetudine ordinaria attuale, tu sei come un naufrago, un naufrago che viene adagiato dal mare su nuovi lidi, spesso incantevoli, il quale, purtroppo, non si avvede né della bellezza dei luoghi, né delle infinite possibilità che lo attorniano; nulla lo cattura e lo distoglie dal suo chiodo fisso di voler ritornare sulla sua nave,  per riprendere la navigazione e poter così giungere in quella che lui considerava la sua Terra “promessa”.
Il tempo trascorre e lui passa le sue giornate a guardare l’orizzonte, consumandosi e imprecando, in attesa di veder sbucare una nave, con a bordo qualcuno che lo avvisti e lo tragga in salvo, per riportarlo indietro, esattamente dove si trovava prima che il mare si agitasse e lo facesse colare a picco.
A nessun naufrago o a pochi viene da pensare che quella, dove il mare lo ha guidato, sia una Terra benedetta.
Il naufrago vive per “ritornare” da dove è venuto.
E’ questo il comportamento che assumi ogni volta che la Vita agita le carte sul tavolo e ti spinge a lasciare la tua nave, a cambiare la tua rotta, e a spalancarti al cambiamento.
Tu cerchi disperatamente di fare ritorno alle tue spiagge, quelle conosciute, impedendo a te stesso di vivere realmente sull’isola dove sei approdato.
 Concentrarsi su ciò che hai, non ti sfiora, perché sei solo proiettato indietro e legato a ciò che ora, nel tuo immaginario, non hai.
“Il passato è passato. Non poteva essere niente di diverso. Altrimenti lo sarebbe stato”.
E’ una massima semplicissima, una massima che dovresti accogliere e forse tatuare con splendidi colori sulla fronte, perché sovente la tua bocca la accoglie, ma il tuo cuore e la tua mente, no.
Così i giorni passano , dando spazio a fantasie inutili, che si nutrono delle tue energie.
Continui a pensare a cosa hai lasciato, perduri nell’immaginarti come poteva essere, quasi nella convinzione e nella speranza di “riesumare”, come per incanto ciò che è svanito.
Ma se poteva essere, Dio, sta tranquillo, che lo avrebbe fatto essere.
Quando una cosa non ti raggiunge e perché non ti appartiene,
può sembrare cattiveria, ma in realtà è una sorta di “aiuto universale” per evitarti danni futuri, anche se tu non ci credi, non vivi con questa consapevolezza, non la sostieni, non la nutri.
C’è un film divertente e molto educativo, a questo proposito, dal titolo “ Se sposti un posto a tavola”, che ti consiglio caldamente, se non lo hai mai fatto, di vedere; è una storia semplice, divertente, dove si parla di un giovane cuoco, Eric, il quale, durante il ricevimento ad un matrimonio, come ospite, può visualizzare come il destino possa, a seconda della disposizione dei diversi bigliettini segnaposti degli invitati, cambiare il loro destino, per cui alla fine sceglie di …
A te guardarlo.
Il passato è una fune, una sorta di catena che, ti rende schiavo e ti procura solo parecchia sofferenza, facendoti accedere alla dinamica del “cane che si morde la coda”.
Vivere, diventa allora una parola molto impegnativa, perché in realtà le tue giornate scorrono, ma senza la tua presenza reale: tu vivi girato all’indietro, fantasticando un futuro connesso a quella tua “realtà virtuale” e intanto il presente ti scivola dalle mani, senza che tu te ne avveda.
La riprova è il “rammarico” che accompagna la vecchiaia di moltissime persone “non Vissute”, che non hanno cioè vissuto “in presenza”.
Perdi la fantasia del momento, perdi la gioia di partecipare a qualcosa, non sperimenti mai la “leggerezza del caso”, non generi nessuna premessa per un “futuro carico di felicità”.
Cambiare rotta? Impensabile!! Tu hai inserito il pilota automatico, soffri e ti senti limitato e come un “condannato a morte”, senza alcuna possibilità di cambiare la tua rotta.
Vivi!!!
Nulla è immutabile, se non quello che tu rendi tale.
 La fissità dei tuoi pensieri impedisce alla novità di farti visita.
Ti comporti esattamente com’è solita fare la persona che si lamenta della sua solitudine, ma quando un conoscente le chiede di farle visita, risponde dicendo:” Ci sentiamo!”
Quando desideri una cosa, devi darle la possibilità di entrare, di essere accolta, di esserci.
Se una persona ti fa un invito, accoglilo!
Niente è per sempre, nemmeno il dolore, perché tutto è in continua evoluzione, quindi anche la situazione che ora ti procura dolore è passeggera, ma tu devi consentire al tutto di sanarti.
Cambiare è sempre possibile e dipende esclusivamente da Te.
Tu puoi fare la differenza!
Il primo passo sarà quello di accettare ciò che è stato, con la consapevolezza che è accaduto solo ciò che poteva accadere.
Il “Ma se…” non funziona.
Se c’è stato un “se” è perché doveva esserci e nemmeno fare i salti mortali, lo avrebbe allontanato o sciolto.
“Io potevo…”
Se tu avessi potuto te lo saresti concesso, ma non lo hai fatto e questo evidenzia solo non ti è stato possibile in quel momento fare diversamente, muoverti in altra maniera.
Darsi la colpa ora non serve.
Devi solo smettere di soffrire.
La sofferenza non porta da nessuna parte.
Sei stato “educato” a gestire ogni cosa, a volerlo fare, ma la vita è come un soffio di vento che ti trasporta. N
on sei tu a stabilire la provenienza del vento, la sua durata e l’intensità; tu puoi invece decidere se farne parte, se lasciarti cullare e trasportare, senza opporre resistenza, oppure aggrapparti a qualcosa, per non essere parte del suo fluire.
Pensa ad un albero.
La sua chioma asseconda il vento, si flette e gioca con lui; le sue foglie cantano e l’albero vive e si “diverte”, entra nel ciclo della Natura.
Se al contrario l’albero immobilizzasse i suoi rami e cercasse di far muro al vento, soffrirebbe, impiegherebbe moltissime energie per contrastarlo e sovente verrebbe sradicato, soprattutto dai suoi soffi più impetuosi.
Scegli di essere fluido nel vento della Vita, ne godrai solo la sua bellezza e la sua dolcezza.
La cosa più difficile per noi?
Accogliere che ci sono momenti, aspetti, vissuti, forse addirittura l’intera vita, che non ci è dato capire, ma ci viene chiesto semplicemente di “essere accoglienti”,
di entrare nel flusso, lasciandoci trasportare dal suo scorrere, proprio come fa una foglia, scivolata nella corrente di un corso d’acqua o come del polline catturato e trasportato dal vento.
Se un qualcosa arriva è perché rientra in un mistero, un mistero spesso più grande di te, di Me, di Noi tutti.
Quindi cosa puoi fare?
Regalarti l’opportunità di aprire le mani e lasciar andare il tuo passato,
così da affidarlo al vento, senza cercare oltre, senza frugare ancora tra i ricordi, per arrivare a coglierne il senso, senza riesumare un’immagine, oppure una spiegazione o un appiglio, con la falsa speranza di poter creare un finale diverso.
Il passato è passato.
Vive solo nella tua mente, alimentato da tutto il tuo essere, che si scioglie come neve al sole d’agosto.
E allora smettila di cercare una soluzione alternativa, perché non c’è.
E’ tempo di regalarti una Vita gioiosa e leggera.
Sicuramente non è semplice, perché significa spostare tutte le tue energie, concentrandole attorno ad un altro focus, ma se lo fai,  quel nodo che ora ti serra la gola, quel peso che ti schiaccia le spalle, la sofferenza senza fine che ti infliggi svaniranno e tu, senza quasi accorgerti, ti ritroverai a vivere, assaporare e progettare ancora tutto quello che ora non ti concedi.
Devi vivere nel “Qui ed Ora!”, credimi.
Solitamente, quando qualcosa esce dalla  tua vita, anche se era imperfetto, anche se ti creava fatiche, nel momento in cui scompare, esce di scena, tu sei portato a ricordarlo come positivo e come Vita Vera, ma non è così.
Se quella fosse stata la tua “condizione migliore”, il Padre celeste non ti avrebbe accomiatato da lei per portarti in un’altra realtà.
Se nei movimenti universali, sei stato fatto uscire da un luogo è solo per farti accedere ad un altro: non restare nel limbo, non continuare a sostare nell’atrio tra una camera e l’altra, grattando la porta richiusa ermeticamente alle tue spalle.
Davanti a te c’è un bel portone che ti aspetta, non perdere questo momento, entra!
Quante persone saltano le loro “visite” alle diverse camere della vita.
Immagina di entrare in un castello con 100 stanze e di evitarne 83.
Quando giungerai all’uscita di quella magnifica residenza, come ti sentirai, sapendo ti verrà detto che non ti sarà dato visitarne mai più altri in questa vita?
Visita ogni stanza e godi di ciò che ti offre, questo è vivere!
Entra appieno nel castello che ti viene offerto e fallo tuo, diventane il castellano,
perché il numero delle stanze è sempre una sorpresa e non sai, assolutamente, quando giungerai per sempre all’ uscita dal tuo magico maniero.
Buona visita! … e buon “Regno!”
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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