
“Quando ami, sei tu a ricevere i benefici dell’amore.
E quando l’amore penetra nella profondità del tuo essere, scompare da te ogni paura.
L’amore è la luce, la paura è l’oscurità.” Osho
La scultura che ci mostra l’amore del bambino interiore che è in noi
Quasi per caso, anche se il caso so con matematica certezza che non esiste in nessun angolo, neppure il più remoto, della nostra esistenza, mi sono imbattuta nella scultura dedicata al nostro “Bambino Interiore”, dell’artista ucraino Aleksandr Milov.
Osserviamola insieme attentamente.
E’ un’opera d’arte che non può lasciarci indifferenti, una scultura che ci mostra l’amore del bambino interiore che è in noi.
Si tratta di un progetto straordinario, che l’artista ha presentato in occasione del Festival Art Burning Man, nel 2015 in Nevada.
La scultura, in realtà, si chiama “Love” e rappresenta un vero e proprio inno all’amore che abbiamo dentro di noi, ma che spesso per tantissime, infinite, e più o meno valide ragioni, rimane intrappolato e inespresso.
Un uomo e una donna.
Un conflitto.
La natura umana così ricca, variabile, multiforme.
L’uomo e la donna, sono adulti e si voltano le spalle, nel pieno del loro conflitto, proprio come accade spessissimo nella nostra quotidiana realtà, ma in loro è sempre presente un bambino interiore, che vorrebbe il dialogo, che cerca soltanto di avvicinarsi all’altro e di amare.
Una scultura “infinita”, nel vero senso della parola, perché ispirata dal divino e volta a farci riflettere, a rimetterci in discussione, per una crescita attenta e amorevole del nostro sé.
Questa scultura poi, ho appurato, che ha mostrato il meglio di sé, cioè tutto il suo fascino di sera e durante la notte, quando i due bambini interiori potevano essere illuminati al buio e quindi creare ed inviare ancora di più il proprio messaggio universale.
Una grata che imprigiona entrambi i corpi, proprio come ci accade nella realtà, quando offesi, feriti, alziamo il muro all’altro, e rimaniamo fermi, immobili nella nostra posizione, anche se qualcosa dentro ci parla e vorrebbe farci capitolare…
Ma il bambino è Amore e parla in questa scultura.
E’ lui, che grazie alla sua luce interiore e all’amore cerca di riemergere, sia nell’uomo che nella donna e di farsi strada nei loro cuori.
I due bambini si cercano.
Si vogliono.
Si tendono le mani per ritrovarsi e ricongiungersi.
I bambini si tengono per mano attraverso la grata che forma i corpi degli adulti e simboleggiano la nostra capacità interiore di superare tutti i disagi, i dispetti, i limiti, i conflitti e i momenti difficili per poi fare la pace e rimettersi in gioco.
C’è Luce.
E’ la luce che viene dai bambini e li crea, li illumina.
E’ simbolo di purezza e di sincerità.
L’artista vorrebbe, come ha detto, che proprio l’amore venisse riscoperto, come sentimento che possa superare l’odio e le difficoltà causate dalla guerra civile, in ogni essere umano, oltre che nella sua Terra.
Credo che nessuno si aspettasse un’opera così in Nevada, dove, ogni anno, si tiene una particolarissima e meravigliosa manifestazione dedicata al mondo dell’arte: il Burning Man Festival.
Penso che l’artista sia stato meraviglioso ad ascoltarsi e nel lasciare che un’intuizione di luce si trasfondesse nel suo pensiero e poi si concretizzasse in questo “capolavoro”.
Bello anche che proprio lì, nel deserto, che ogni anno diventa un museo a cielo aperto lui lo abbia proposto, mi riempie ancora di più di gioia.
Un lavoro che ha colto il lato più sensibile, unico, vero e al tempo stesso fragile dell’Amore, cioè la chiusura, le catene complicate, tipiche della nostra mente adulta, il conflitto eterno tra il nostro mondo sentimentale e la signora logica-razionale.
Una decisione forte, che si prospetta irremovibile e che da sfogo al nostro forte ego e alle sue volontà.
E’ un’opera bella anche nella scelta dei materiali, perché è stata realizzata con del filo metallico, per dar vita e forma ai due adulti che, di schiena si auto escludono reciprocamente … proprio come spessissimo accade nella nostra realtà vera.
Semplice e complicata al tempo stesso.
Ma il fulcro, l’Anima del tutto è Lui, il “Bambino Interiore” , che sta chiuso all’interno della scultura: due bambini, letteralmente chiusi nel corpo di questi due adulti, come fossero dei preziosi gioielli in uno scrigno.
Si tendono le mani, l’uno verso l’altro, in cerca di un contatto.
Se li osservi provi un intensissimo brivido …
Il filo metallico arido, come i due corpi adulti che crea e 2 bimbi di Luce, divorati quasi da chi li contiene e non vuole accontentarli, ascoltarli, dare loro spazio …
E’ anche la canzone del conflitto, della testardaggine, del mutismo, della fatica adulta, che troppo spesso governano l’animo umano, eliminando ogni forma di contatto e di rapporto, di dialogo; ma, dall’altro lato, c’è il mondo interiore, i due bambini, che rappresentano l’amore e la purezza che è possibile trovare in ogni animo, anche nel più duro, nel più ostile.
I grandi si voltano le spalle, ma il loro bambino interiore vuole soltanto avvicinarsi all’altro e amare.
Ci sto ancora pensando e devo dire che quest’opera mi ha profondamente colpito e ora mi sta facendo anche pensare alla dipendenza emotiva, relazionale ed affettiva.
E’ una dipendenza che spesso ci brucia le ali.
Si sprigiona quando una delle due figure innamorate, si lega al bambino interiore del suo compagno, un bambino che di solito ha sofferto, non è stato capito, visto, apprezzato dalla famiglia di origine e quindi l’innamorato/a ora vogliono coccolare, assecondare, porre al centro delle loro attenzioni.
E questo non va!!!
Non va perché la relazione amorosa si evolve e si trasforma in una missione speciale, in cui ci si attiva semplicemente e unicamente per salvare il bambino trascurato o poco accolto/capito del compagno.
Così da amanti ci si trasforma in baby sitter o genitori, facendo da mamma al bambino interiore del proprio uomo, già perché in genere questa è più una prerogativa nostra, femminile.
Perché si innesca questa dinamica?
Beh, è la nostra parte infantile dimenticata e sofferente che esce alla ribalta e si attiva, ancora una volta, nel fare di noi le salvatrici dell’altro.
Fin da bambine abbiamo cercato di farci amare, occupandoci sempre degli altri e dei loro innumerevoli bisogni, oppure dei loro immensi ed infiniti dolori, nella speranza di venire prima o poi ricambiate.
E ora???
Abbiamo pane per i nostri denti!!!
La cura del “bambino ferito” del nostro partner è un tentativo, inconsapevole, di lenire le ferite della nostra bambina interiore, donando al partner tutte le attenzioni e quanto reputiamo possa servigli, ma che in realtà serve anche a noi.
Funziona?
In genere tassativamente e sicuramente NO!!!
Questa “mission impossible” non ottiene quasi mai gli effetti sperati, portando al contrario ad un frullato del compagno, che si deresponsabilizza di più e diventa ancora più debole e dipendente.
Si diventa simbiotici in senso non luminoso, cioè si innesca una relazione di reciproca dipendenza, sempre più forte e viva, che porta alla luce solo la parte ferita dei nostri bambini interiori.
Abbiamo fame d’amore e le nostre parti infantili, letteralmente affamate, cercano nell’altro una soluzione alla loro sete ed arsura continua d’amore, senza pace.
Oggi quindi voglio salutarvi con una canzone che penso richiami parecchio questo aspetto, cioè la canzone di Giorgia Chiamami tu, che … può sempre servirci …
Un abbraccio dolcissimo
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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