Meno oggetti più crescita e cambiamento.

Fermiamoci un istante ad osservare tutto intorno a noi.
Con calma, senza fretta.
Guardiamoci intorno.
Cosa notiamo?
Una quantità spropositata di cose, di oggetti ed alcuni, in particolare, più presenti di altri.
Mai come oggi, sia noi che i nostri figli, necessitiamo di una nuova visione del mondo, ma soprattutto di noi stessi.
Guardandoci intorno, non importa l’ambiente in cui ci troviamo, vedremo sicuramente tanti oggetti, oggetti che già possediamo o che immaginiamo, perché li vorremmo …
Cosa sono?
I nostri specchi magici, simili allo specchio della matrigna di Biancaneve.
Sono gli oggetti di un desiderio insaziabile.
Con calma, riflettiamo per vedere quanti di essi sono realmente utili ed analizziamo le emozioni, gli stati d’animo che ciascun oggetto ci fa nascere dentro.
Cosa proviamo per la maggiore?
Desiderio, gioia, piacere, indifferenza, bramosia o repulsione???
I mezzi di comunicazione (tv, radio, web, telefonini, tablet, cartellonistica, volantini, …)stanno lavorando alacremente, incessantemente, per diffondere questo bisogno epidemico di …, che ci aggredisce, come fosse la peste del nostro secolo.
Siamo e veniamo spogliati incessantemente di noi, della nostra vera e piena, responsabile libertà, inconsapevoli di questo continuo condizionamento.
Lo stesso accade per i nostri figli, anzi … loro sono ancora più sensibili all’epidemia imperante.
Il “desiderio” sta lentamente diventando l’emozione predominante.
Se paura e desiderio dovessero contendersi il primato della scena attuale, non so, sinceramente, chi tra loro potrebbe avere la meglio, ottenendo il primo posto, visto il nostro condizionamento generale.
Ci sembra che tutto, tutta la nostra vita,  debba essere improntato sul possedere o desiderare di possedere qualcosa o qualcuno.
Viviamo infatti  per avere la casa, la macchina, un lavoro, un compagno/compagna, dei figli …
ed il nostro attaccamento al desiderio dunque, diventa sempre più il “motivo unico/ sommo/predominante della nostra esistenza“.
Ho preso un colpo di sole???
No, sto solo facendo uno spaccato, realistico, purtroppo, del come stiamo e come “siamo messi”.
Cerchiamo di riflettere rispetto alle cose che già possediamo e quelle che ancora desideriamo.
Obiettivamente e sinceramente non abbiamo ambiziosi desideri futuri?
Cosa vorremmo ancora possedere?
Una nuova casa, più grande e più bella?
Un mobile particolare?
Una nuova macchina, magari più potente e pluriaccessoriata, oppure un  pc, ultima versione, magari portatile leggero e veloce, o un telefonino nuovo nuovo, appena “sfornato”, oppure la tv  “mondovisione” con schermo gigantesco e …?
Eh sì,  mi sa, ma ora ci accorgiamo che la lista dei nostri desideri non è assolutamente esaurita, come avevamo invece pensato, o avremmo voluto leggendo poche righe sopra, quando io avevo appena iniziato a parlare di tutto questo e .
Diciamoci la verità, desideriamo molte cose o magari ne vorremmo solo alcune, ma decisamente “pluriaccessoriate, costose, simbolo di questa nostra nuova società!
Quante volte ci sentiamo davvero soddisfatti della nostra vita, appagati, senza il desiderio di possedere altri e nuovi oggetti?
Diamo una risposta sincera, veritiera …
L’alzarsi la mattina, stiracchiandosi felici, tanto da poter dire:” Che bello, come sono felice stamattina per ciò che ho e che sono!!!” a quanti fra noi è possibile? Chi lo fa realmente, in maniera spontananea? E quante volte nel corso della propria settimana?
Sempre?
Qualche volta?
Puntualmente, come un orologio svizzero?

Maiiii?

Di solito, ci alziamo con il muso, rintronati, con la stessa espressione di un rinoceronte infastidito, , con musi vari, e con una leggera nota dentro di frustrazione amara, di insoddisfazione profonda …
Perché?
Perché tutto concorre a farci sentire dei falliti cronici, persone mai pienamente e perfettamente realizzate, perché sempre manchevoli di … rispetto a ….
E quante volte, purtroppo, per alcuni di noi,  questo continuo desiderare, arriva al punto tale da divenire invidia incontenibile, rancore e rabbia?
C’ è chi, a volte, arriva a pensare che avrebbe voluto fare un percorso di vita differente, sia a livello affettivo, lavorativo ed economico, quindi guadagnare di più, avere più successo, per potersi permettere più agi, più lusso, più gratificazioni e magari prestigio.
Ma i guai non finiscono qui.
Spesso, anche quando otteniamo ciò che abbiamo a lungo desiderato, la gioia del possesso ci abbandona presto, sopraffatta da nuovi “bisogni” e desideri.
Se vi dicessi che personalmente sono felice di essere viva, di sentire il vento caldo o freddo sulla pelle, il sole sfiorarmi i capelli ribelli, probabilmente non otterrei molti plausi, ma è così.
Come faccio ad apprezzare ogni cosa come un bene inestimabile, come un piacere infinito, in un mondo dove nulla sembra appagarci e raggiungerci nel profondo?
Con il dolore, oltre che con i miei infiniti doni, in genere è stato proprio passando attraverso il dolore, come fosse stato un cerchio di fuoco vivificante e pulente, che ho sempre avuto, sentito e ritrovato la felicità, l’appagamento e la pace dentro di me.
E’ stato lui a darmi l’idea dell’immensa fortuna che posseggo.

Un oggetto ci rende davvero felici?

Se la felicità è legata a lui, sicuramente no, perché può danneggiarsi, venirci tolto, scomparire.
Tutto ciò che è soggetto all’esterno va incontro a cambiamenti radicali, ingestibili e repentini, che non controlliamo e noi, soprattutto oggi, affidiamo tutta la nostra serenità e realizzazione a semplici “oggetti”, oggetti che desiderati, vengono presto sbalzati da nuovi desideri, dalla brama e inquietudine e quindi non  riusciamo mai a sentirci appagati e arriviamo, in questo ciclo perpetuo, a fare la stessa cosa con le persone, con le relazioni, con i nostri vissuti emotivi.
Beh, se tutto questo capita a tutti noi rendiamoci conto che, per i nostri figli, questo meccanismo contorto è ancor peggio e quindi veramente devastante e va bloccato, per il bene comune.
Questa sottile insoddisfazione, apparentemente incolmabile, che attanaglia tutti, è veramente incontrollabile nelle giovani generazioni, ancora da svezzare.
Sono nati in mezzo agli oggetti, considerati a loro volta, spesso come oggetti, quindi “educati ad un consumismo che tocca ogni aspetto ed elemento vitale.
Ci sentono ripetere che quella determinata cosa, quell’oggetto costa, ma poi, in brevissimo tempo se la ritrovano tra le mani e questo accade una, dieci, cento volte …
Presto si instaura una logicità traviata e deviante del nostro sistema, che incide sulla loro lettura della realtà e sulle modalità poi di farne parte.
Allora è per loro un continuo desiderare oggetti esterni, bramarli ed avere reazioni di frustrazione ed addirittura di rabbia, capaci di sfociare nella piena e inarrestabile violenza, nel caso e nel momento in cui, non abbiano la possibilità di ottenerli in qualche modo.
Nulla vale di più dell’avere.
Avere per loro è esattamente uguale all’essere.
Io ho, quindi esisto, ci sono!!! … e gli altri me lo riconoscono, attraverso l’ultimo acquisto e/o regalo.

Nei giovani in particolare, questa sensazione sta crescendo sempre di più.
Non è forse così?
La cronaca, con alcuni suoi eventi cruenti, sembra volercelo solo confermare.
Perchè accade tutto ciò?
Il desiderio e l’attaccamento derivano da una mancanza di interiorità.
Siamo abissalmente vuoti, tipo la “fossa delle Marianne” e non ci sentiamo mai appagati, perché abbiamo questo pozzo dentro, senz’acqua, senza linfa vitale, un buco nero, apparentemente incolmabile.
Coltiviamo per tutta la vita la nostra esteriorità, ma non facciamo niente per coltivare la nostra interiorità.
La nostra società, il nostro modo di esistere, non parlo di vivere, ma semplicemente di esistere, che è ben diverso, sono interamente fondati sul fare, sulla velocità, sulla competizione spietata, sulla mancanza di solidarietà & compassione e sul successo, cioè gli “unici valori”, che ci impone questa nostra balorda e misera esistenza.
Dunque avere ci sembra l’unica modalità ammessa per colmare la voragine, ma, più cerchiamo di colmare questo vuoto interiore con gli oggetti  e più entriamo in una spirale di desiderio, di negatività, di insoddisfazione, di frustrazione e a seguire la rabbia e/o la depressione.
E con le persone?
La stessa cosa!
Le cerchiamo e poi le massacriamo con le nostre critiche, i giudizi, i pregiudizi, i preconcetti.
Niente e nessuno è perfetto e supera il nostro check point.
Ma
non è questa la via.

La differenza tra la realtà e la verità è che la realtà è dove ci sono le cose, la verità è dove non ci sono le cose e noi dobbiamo cercare lei, la verità, per capirci ed essere realmente e pienamente noi.

Cosa fare ?
Invertire la rotta.

  • Regalare un po’ delle 200.000 cianfrusaglie che abbiamo e che riempiono le nostre case, ridando loro valore e dignità piena!
    A chi tra noi piacerebbe giacere dimenticato in un cassetto?
    Credo che una persona “in asse”, come dico io, la cosa non andrebbe a genio.
    Pensiamo allora a quante e quali cose nelle nostre case, e non solo, “riposano” così, nel cimitero delle conquiste di poco fa.
  • Cercare quella semplicità smarrita, dove un bacio vale più di mille smartphone, una carezza ti fa vibrare l’anima, una mano che ti sfiora il viso ti sale come brivido lungo la schiena.
  • Recuperare la pace attraverso il contatto con noi stessi e gli elementi.
  • Guardare con occhi nuovi la vera bellezza, fatta di carne, non di lifting, di labbra canotto e seni gelidi al tatto, ma di carne e del suo calore.
  • Applicare un po’ di quel sanissimo e innato spirito zen, che non è una religione bacchettona, non è una filosofia, non è tante cose, ma di certo è una pratica che ci recupera e ci vivifica.
  • Amarci di più e pensare di meno …

E’ cercare e trovare finalmente una pratica personale, non importa quale, capace di spostare il nostro ”locus of control” dall’esterno, verso l’interno di noi stessi.
Questo significa non permettere più alle cose dell’esteriorità di comandarci.

 

Non è assurdo e non è impossibile, basta solo desiderarlo, sceglierlo e quindi attivarsi.
Se ce lo concediamo, allora il controllo della nostra vita si sposta verso il nostro interno e verso il cosiddetto centro e riusciamo a rimetterci in asse, come dico io, a radicarci nel centro, cioè  a cominciare a guardare in profondità in noi stessi, ma con attenzione, con consapevolezza, non con la vanità e la stupidità solite ed ordinarie.
Allora arriviamo sicuramente a riflettere sulla impermanenza, cioè sulla poca durata di ogni cosa, ma non la leggiamo come o con una connotazione negativa, anzi, al contrario, come uno stimolo a vivere con tutto noi stessi,  nel qui ed ora, per non perderci nulla, perché è questo il momento in cui possiamo farlo, in cui ci è dato e lo facciamo con passione piena, con presenza, con Amore, quello vero, perché sentiamo questo attimo appartenerci …
Anche la morte in questa visione cambia e non viene più vista come la megera che ci toglie il domani, perché nell’oggi io Amo, vivo, provo, dono, tutto ciò che sento di volere e poter dare, condividere e regalare a chi mi sta intorno e quindi sperimentando, faccio parte del presente e nulla mi manca.
Il domani perde quel pathos ed acquista solo leggerezza, perché a lui non affido il mio benessere e ogni mia speranza …
Oggi sono, amo, vivo e il domani sarà solo un ulteriore dono, nulla di più e nulla di meno.

Non ho insoluti e quindi nemmeno rimpianti, perché faccio tutto nella sua pienezza.
Questo significa non permettere più alla vita di indirizzarci solo basandoci su indicazioni istintuali, correndo dietro ai desideri, alla brama, alla voglia di realizzazione e al potere, il nostro devastatore.
Così facendo, passiamo dall’illusione alla realtà, dall’esistenza alla Vita, dalla sopravvivenza alla realizzazione piena e di vuoti nemmeno “ a rendere”!
Scegliere questo cambiamento ci porta a eliminare la sofferenza e il senso di assenza, perché rivolgerci a noi stessi ci arricchisce, ci stravolge positivamente, ci rende caldo il cuore, ci apre, ci rende più “umani” verso  tutti, anche noi stessi.
Quante parole poco gentili rivolgiamo a noi stessi ogni giorno, proprio a causa delle frustrazioni latenti e quanto male, per primi, ci procuriamo in questa tragica fase della nostra esistenza?
Parecchio!!!
Perché?
Cambiamo!!!
Cerchiamoci!!!
Cercare se stessi e cercare di comprendere cosa c’è in profondità dentro di noi, ci apre solo alla vera esistenza, ci congiunge a tutti gli esseri, ci  fa penetrare in un’armonia universale, dove il sole ha un valore, il vento sulla pelle un’importanza e gli occhi, di chi ami, diventano due fari capaci di illuminare anche la giornata più faticosa.
Lasciare questo Mondo delle cose, ci apre le porte del benessere e della felicità eterna e non parlo di un qualcosa di religiosamente ristretto, ma di provocatoriamente immenso.

Questa è la visione zen di se stessi, dell’Amore e della Vita nella sua immensa profondità.

Semplicemente e con Amore ti**** degli Angeli

 

 

 

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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1 commento

  1. Anna

    Pensare di possedere oggetti che possano risolvere gli insoluti della nostra vita, significa “affidare” alle cose materiali un’importanza che queste cose non hanno..! Gli oggetti non possono colmare le inquietudini che ci portiamo dentro, possono solo “sedare” per un attimo i bisogni che pensiamo di compensare, ma che subito dopo riemergono con la stessa insoddisfazione..! Dovremmo guardare con più attenzione dentro di noi, per capire che i bisogni che abbiamo sono di altra natura…Ritrovare noi stessi, ritrovare i valori dell’amicizia, della solidarietà e dell’amore, sono le sole cose che possono davvero fare la differenza in un mondo che ci seduce, ma subito dopo delude sempre di più le nostre aspettative! Grazie per il bellissimo articolo, davvero Illuminante..

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