“Il silenzio è la forma più alta della parola;
comprenderlo è la forma più alta dell’essere umano.”
(EliSaby)
Sto notando una grossa “fatica” da parte di molte persone ad accettare quanto sta accadendo.
Da una parte mi viene da sorridere, perché come popolo, non possediamo la vera cultura dell’Unità, sopportiamo qualsiasi evento in modo non attivo, né critico quindi sicuramente poco costruttivo, ossia siamo abituati ad accettare ciò che accade in campo economico, politico, medico … con estrema rassegnazione e d’altro canto brontoliamo sommessamente nei luoghi, tempi e con le persone sbagliate …
Non serve borbottare, ci si deve attivare, per cambiare le cose e spesso si tratta di un “movimento ben diverso da quello solito, ordinario, fatto secondo i nostri canoni”.
Nella sfera personale, le cose non cambiamo di molto.
Siamo dilaniati attualmente da due forze contrapposte; l’una ci tira per elevarci, l’altra ci ghermisce per affossarci.
Questo crea tensione e squilibrio.
Per farvi visualizzare come siamo, pensate ad un tratto di lago, non troppo profondo, in cui viene a cadere un grosso bolocco.
L’impatto fa sollevare una grossa colonna d’acqua.
Il fondale si smuove e viene pesantemente colpito dal macigno, che in parte vi si insabbia.
L’acqua smossa improvvisamente e violentemente diventa agitata e torbida.
Muoversi o cercare qualcosa in quel tratto in quel preciso istante, diventa inaudito e pericoloso.
La cosa migliore è aspettare e lasciare che il movimento decanti.
La stessa cosa di fronte agli eventi, a volte forti, che le forze attuali determinano, generano.
Silenzio, pace, attesa .. sono le cose più sensate da fare…
Avete mai osservato la bellezza di una goccia di rugiada sui petali di un fiore?
E’ sull’orlo di un abisso, eppure è elegante e stabile.
Perché?
Forse perché fa parte di un equilibrio a cui partecipa con la sua fiducia.
Non si chiede se il petalo crollerà, se il sole la prosciugherà, o quanto sia il tempo concessole.
Sta lì convinta che lì è il posto dove il creatore l’ha fatta posare, per essere così, esattamente com’è..
Nei momenti così inquieti dovremmo saperci sintonizzare con Dio.
Se ciò, per mille motivi non accade, l’unica cosa da fare è quella di fermarsi e dare spazio al proprio silenzio interiore: perché il vuoto e solo quello, possono in questi frangenti salvarci.
Come si salva un naufrago stremato, travolto dalla corrente del mare?
O un nuotatore che si sente sommergere dalle onde?
Si devono arrendere alla corrente …
Perché non comprendiamo che quando le due forze ci dilaniano e tutto sembra volgere al peggio, per risalire sull’onda, raggiungere la superficie, è arrendersi ai flutti …
Cos’è la resa e come può renderci la vita migliore?
Siamo soliti dare a questa parola un’accezione negativa.
La reputiamo una parola orribile, da eliminare dal nostro vocabolario personale, perchè vogliamo tutti essere, o essere considerati, persone forti, o presunte tali, che quindi combattono, lottano, … tengono sempre testa e non si fermano davanti a nessun ostacolo.
E se invece, fosse meglio fermarsi?
Se nella nebbia degli eventi, il cielo si aspettasse da noi di non pensare, di staccare da ciò che ci assorbe così intensamente, proprio per lasciare decantare le due trazioni smembranti???
Una persona tirata in due diverse posizioni, da due forze estreme e forti, rischia di venire dilaniata, perdendo entrambe le braccia.
In queste situazioni il dolore, la paura, l’ansia, la rabbia, creano ancora maggior confusione ed impediscono al Cielo di soccorrerci in modo proficuo.
Siamo nella condizione del nuotatore che trovandosi su punto di annegare, urla, chiede aiuto, ma agitandosi a dismisura, quando l’aiuto arriva, non lo accoglie, non lo vede e continua a comportarsi come se fosse solo o non volesse nessun sostegno.
E’ troppo impegnato a pensare di essere solo, per accorgersi del salvagente che gli è stato lanciato, è spaventato e pericoloso, tanto che, nei corsi di pronto intervento, a volte vi consigliano di farlo rinsavire con modi bruschi.
Cosa si deve quindi fare, se la corrente ti trascina e tende a smembrarti?
Semplicemente smettere di fare, di pensare, di combattere per lasciare che le cose vadano come devono andare …
MMM… qualcuno sta già pensando che proponga una sorta di fatalismo…
No!!
Non sto parlando di questo, assolutamente no!
Qui, non si tratta di rassegnarsi a una vita triste, senza figli, senza un compagno o una compagna, senza un lavoro, una vita insipida e … deludente…
No,tutt’altro.
Si tratta di accettarla nella sua dinamicità divina a 360 gradi, assecondandone la corrente anziché tentare a tutti i costi di risalirla, pensando di farcela a raggiungere la cima del vortice.
Mai sentito che al centro del ciclone c’è la quiete più assolta??
Il problema di chi è abituato a lottare senza supporto spirituale, o a pensare troppo, ha proprio la tendenza a fare sempre di testa sua, nella convinzione che più si fa, maggiore è la probabilità di raggiungere ciò che si desidera.
Credo che questo sia relativo.
A volte, anche inconsapevolmente, ci sono persone poco allineate con Cielo, perché mantengono l’atteggiamento del nuotatore in difficoltà.
La loro condizione le porta a mettere in atto tutti gli atteggiamenti che vengono di solito attuati anche da praticanti che appartengono a dimensioni superiori; si applicano con determinazione e molta attenzione tecnica, pensando basti.
Fanno meditazione, visualizzazioni creative, si concentrano al fine di vedere il loro obiettivo come fosse già realizzato, ospitano gli Arcangeli, insomma si impegnano e applicano tutte le tecniche potenzialmente utilissime, ma non raggiungono mai la riva, cioé il loro vero obiettivo.
Come mai??
Sbagliano obiettivo!!
Se l’obiettivo che ci si prefigge è sbagliato non si riesce a centrarlo.
Cosa vogliono dirci, attraverso queste mie parole gli Angeli???
Semplicemente che se il risultato che vogliamo raggiungere non è allineato con quello che siamo davvero, potrebbe dissanguarci e non esaudirsi, a dispetto della nostra tenacia e bravura nel mettere in pratica tutte le tecniche del caso.
E’ un falso obiettivo.
Si tratta di un obiettivo nostro, che scambiamo come obiettivo voluto per noi dal cielo, mentre in realtà ci appartiene.
Questo non significa che tra gli obiettivi celesti per noi quello non ci sia, ma non con le tempistiche pensate da noi, nelle situazioni e luoghi a cui noi pensiamo.
Avete presente quante donne nella Bibbia, divennero madri in tarda età …
Non avevano forse desiderato un figlio?
Non lo avevano cercato?
Non era ancora tempo che fossero Madri e solo quando lo fu ed esse si furono arrese alle leggi divine lo divennero.
Se qualche lettrice si trova in questa situazione e sta pensando:”
Ma io voglio diventare madre da giovane!”
Oppure:” Ma allora Dio vuole farmi diventare madre da vecchia??”
… mette in atto il pensiero del nuotatore …
“Aiuto , annego!!!”
“Grazie, ma faccio da solo!!!”
Cosa fare allora?
In questi casi la soluzione migliore, è confidare, cioè affidarsi al Divino e affidarsi al silenzio interiore, il solo nel quale le acque si calmano e il raggio celeste passa.
Arrendersi!!
Cioè letteralmente mettersi nelle mani di…, vale a dire rimettersi a Dio!!!
Significa permettere al vuoto di riaccompagnarci sulla strada giusta, sul sentiero dove dovremmo camminare, dove le esperienze passate dovrebbero averci portato.
E’ concedersi il vuoto del lago.
Lo stare immobile, quindi il “vuoto del movimento”, cioè il silenzio, quello che raggiungiamo in meditazione, quando finalmente i pensieri si affievoliscono, quando a dispetto della paura ci arrendiamo, ci abbandoniamo, cioè usciamo dal nostro fango, dal torbido.
I cinesi lo chiamano “latte dell’Anima”.
Noi stiamo bene quando siamo vuoti, non quando siamo pieni di pretese, di attese, quindi di pensieri; i pensieri ci sviano, ci riempiono di paure, ci fanno tremare senza motivo, a volte ci fanno ammalare.
Noi temiamo anche il vuoto, perché gli diamo un’accezione nuovamente spregiativa.
“E’ una persona vuota!”
Lo associamo al niente negativo, come se il vuoto fosse un nemico piuttosto che un prezioso alleato.
Siamo talmente abituati a ritenerlo pericoloso, insidioso, deprimente, che ribaltarne la visione, il senso, il valore è faticosissimo per noi.
Crediamo che la vita abbia un senso, quando troviamo la soluzione a tutto e nel caso del vuoto, troviamo come riempirlo, perché rappresenta un qualcosa di inconcepibile ai nostri occhi.
Invece, basterebbe assecondarlo, arrendersi ad esso per sentire il bisbiglio di Dio e trovare le risposte che spesso, da lungo tempo, cerchiamo.
Arrendiamoci!
Non entriamo nella schiera di coloro che arrivano al silenzio, al vuoto, ormai grandi, stanchi di tutto, tristissimi, delusi e amareggiati, quando si arrendono per disperazione e sfinimento.
Possiamo e dobbiamo connetterci molto prima!!!
Dobbiamo crescere, ma si sa, che le pessime abitudini sono volte molto dure da estirpare.
Nell’immobilità del silenzio c’è la medicina, la prevenzione, la cura, la risoluzione dei nostri disagi.”
Non serve fondersi il cervello per arrivare ad una risposta logica e razionale.
Serve invece arrendersi al volere divino.
Serve smettere di farsi dilaniare da chi tira di qua e chi di là.
Non ha senso arrovellarci il cervello per cercare di capire se e dove sbagliamo, oppure lamentarci sempre …
Nel vuoto, entriamo in noi stessi, quindi ci riconnettiamo agli Arcangeli, a Dio, agli Ascesi; allora le cose acquistano una sfumatura diversa, le soluzioni iniziano ad affiorare ed i problemi a svanire.
Vari filosofi pensavano che i pensieri fossero limitanti, solo riflessi di ciò che siamo.
Quando siamo stressati, spesso ci sentiamo vittime di accadimenti continui e incontrollati e allora il vocio mentale, che solleva polvere, è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno
“Non portarti dietro i tuoi pensieri, la tua conoscenza, non portarti dietro niente di ciò che riempie il secchio, e che non è altro che acqua, perché altrimenti guarderai sempre e solo il Mondo riflesso, e nient’altro.”
Dobbiamo stare nel qui ed ora, accettandolo!!!
Immaginiamoci su una bella barca a remi; arriva un vento forte, il mare si gonfia e le per noi remare diventa impensabile.
Cosa dobbiamo fare?
La stessa cosa!
Le dinamiche da adottare sono veramente identiche…
Stare in silenzio acquista veramente un grande significato nelle tempeste della vita; “il silenzio è la forma più alta della parola”…
E’ il vuoto necessario e colmo della voce di chi solo può trarci in salvo;
è cogliere quelle parole di cui abbiamo bisogno.
E’ sentire il sussurro degli Angeli …
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