
“Bimbo mi chiedi cos’è l’amore?
Cresci e lo saprai.
Bimbo mi chiedi cos’è la felicità? Rimani bimbo e lo vedrai…”
JIM MORRISON
I figli hanno bisogno di una sicurezza totale e lo sperimentiamo regolarmente, soprattutto nel nostro contesto, in cui giacciono sotto l’ala, soprattutto materna, fino ad un tempo non ben precisato …
Per adempiere a ciò, li asfissiamo e li seguiamo, crediamo in maniera proficua, amorevole e costruttiva, ovunque, cercando di ovattare qualsiasi situazione possa affaticarli o procurare loro frustrazione..
Nella realtà siamo protettivi nella maniera sbagliata del termine e lo siamo anche verso noi stessi, verso la parte profonda di noi, cioè verso lo spirito indomito e piccino di noi stessi.
Invece, anziché opprimere chi è fuori di noi, ed è altro da noi, anche se lo abbiamo generato, dovremmo offrire sicurezza, attenzioni, certezze, dando premure e tantissimo affetto, alla nostra bambina e al nostro bambino interiori, così spaventati e soli, sebbene vivano dentro ciascuno di noi.
Come fare?
C’è un esercizio, molto semplice e gentile che consiste nel metterci tranquilli, in una zona tutta nostra, in casa o all’aperto non ha importanza, e lì visualizzarci, immaginarci in formato infantile, piccolo, oppure adulto, ma “rimpicciolito” e tenendoci appoggiati sulle ginocchia, accarezzarci e parlare a questa parte minuscola di noi con dolcezza, pace, comprensione, rassicurandola e coccolandola a dovere.
Un’altra modalità è quella invece, di entrare in contatto con questa/o bambina/o interiore e rassicurarla/o semplicemente parlandole.
A volte, proprio a riprova della lontananza da questa parte di noi stessi, che sembra non appartenerci assolutamente più, fatichiamo persino a ricordarci com’eravamo da piccoli ed allora potrebbe essere utilissimo cercare una fotografia, da piccoli, e prenderla con noi, per osservarla attentamente e gustarla.
Se ci succedesse di non trovarla nei cassetti di casa, niente male: basta immaginarci come eravamo, magari visualizzandoci in un momento che ricordiamo bene, così da ricreare e rivivere quel contesto …
Immaginiamoci con dentro quella piccina o quel piccolo e parliamogli.
Qualcuno tra noi, si potrà accorgere che è faticoso riviversi, ricordarsi di sé, e questo, proprio perché siamo persi, distanti da questa parte di noi.
Se ci accade, dobbiamo sforzarci di recuperarla e allora può esserci utile, osservare una bambina piccola per strada, oppure in un campo da gioco …
Stare ad osservarla dovrebbe smuovere certe situazioni emotive ed interiori, quindi farci rammentare e portarci a far riaffiorare qualche ricordo e qualche sensazione del passato.
Proviamo poi, recuperata l’immagine, a metterci comodi, appartati, nel silenzio, e a parlare con la nostra parte bambina, con la voce interiore, ma con calma, lentamente.
Se è una trentina di anni che non parliamo con lei, forse i primi momenti saranno veramente difficili, quasi buffi, per la nostra logica adulta.
Se l’abbiamo ignorata, dimenticata, denigrata o in qualche modo affaticata, chiediamole scusa, facciamole degli Ho’oponopono, ringraziamola con gioia, con freschezza, con allegria.
La nostra franchezza e sincerità ci permetterà, sicuramente, di stringere nuovamente con lei una sincera amicizia, un patto importantissimo di lealtà, di rispetto, di attenzione, necessari .
Per oggi credo possa bastare.
L’importante è mettersi in gioco, il provare a ricontattare questa nostra parte meravigliosa e, riscoprendola, tenerla vigile, vive, attiva ed operativa, come non mai …
Allora, facciamo una prima prova e poi procediamo???
Buona esercitazione!!
Con tantissimo Amore ti**** degli Angeli
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